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The Adventures of Tom Sawyer
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The Adventures of Tom Sawyer

Tom Sawyer è un ragazzino che vive con la zia in un piccolo paese di campagna sulle rive del Mississippi.   Mark Twain lo introduce in questo modo: > era tornato a casa appena in tempo utile per aiutare Jim, il piccolo ragazzo di colore, a tagliare la legna per l'indomani e spaccare i fuscelli per la cena.-- almeno aveva il tempo per raccontare a Jim le sue avventure mentre Jim faceva tre quarti del lavoro. (...) Se egli fosse stato un grande e saggio filosofo, come l'autore di questo libro, avrebbe adesso compreso che il Lavoro consiste in qualunque cosa una persona è obbligata a fare, e che Giocare consiste in qualunque cosa una persona non è obbligata a fare. Tom non ha chiara questa differenza e prende per cosa seria una vita spensierata e libera, passando dalla malinconia, che lo spinge a desiderare di morire temporaneamente, per far sentire la sua mancanza, a un mondo fantastico, in cui sogna di essere un pirata o un bandito. E così con i suoi amici fedeli, in particolare il vagabondo Huckleberry Finn, detto Huck, s' inoltra in una serie d'imprese, dalla vita da pirati in un'isola in mezzo al fiume a vagare di notte nel cimitero, assistendo a un omicidio, sino a mettersi alla ricerca dei tesori, che sicuramente bande di ladroni hanno nascosto. Questa vorticosa attività non impedisce a Tom di fare la corte a Becky, una ragazzina di buona famiglia, coinvolta anch'essa nelle sconsiderate avventure di Tom. E' inutile raccontare la storia, a tratti involuta e banale ma mai noiosa: è più interessante soffermarsi su due peculiarità del romanzo. La prima è l'ambiente contadino; con lieve e affettuosa ironia Mark Twain descrive la scuola, dove domina l'autoritarismo del maestro, le riunioni religiose con i sermoni noiosi e moraleggianti del pastore, l'esilarante rituale del saggio annuale, quando gli allievi migliori presentano un loro componimento all'intera comunità. Si può sorridere, come fa Mark Twain, dell'inglese forbito, fatto di parole che i più probabilmente non capiscono, dei valori puritani e bigotti, dell'istruzione imposta a forza; emerge, comunque, un forte spirito comunitario, che pare superare anche le differenze di classe. E' una società bianca, placida nei propri valori, con un unico e chiaro confine: la discriminazione verso i neri, i quali restano sullo sfondo, pur contribuendo all'economia agricola del piccolo paese; si può essere solidali con il vagabondo Huck, non con il servo Jim. L'altro aspetto interessante è dato dalle capacità affabulatorie di Tom. A differenza dei protagonisti di altri romanzi di formazione, Gian Burrasca o Jim dell'Isola del Tesoro (si vedano le recensioni del «Giornalino di Gian Burrasca» e di «Treasure Island» in questo sito), sorprende la dialettica di Tom, di come riesce a gestire la zia, profittando del suo amore ingenuo, di come circuisce gli amici, convincendoli ad avventure e vincendo la loro ritrosia, di come persuade Becky a seguirlo in situazioni pericolose e intime, paradossali per una società così bigotta. E quando Mark Twain dice che può fermarsi a scrivere la storia di un Ragazzo, perché > il racconto non potrebbe andare molto avanti senza divenire la storia di un Uomo. (...) Quando si scrive di giovani, ci si deve fermare dove è meglio , forse intende dire che l' innocente astuzia di Tom diverrebbe una colpevole capacità di ingannare, come spesso succede tra gli adulti. Nel mondo fantastico di Twain è meglio continuare a giocare con i piccoli sotterfugi degli adolescenti. Di là del personaggio e della storia, il valore letterario di Tom Sawyer risiede nella scrittura, attenta al dettaglio, magicamente realista, lievemente ironica. Si prenda come esempio questo brano, che descrive il risveglio di Tom nell'isola dei pirati immaginari: > quando Tom si svegliò all'alba, si chiese dov'era. (...) Ora, lontano tra gli alberi un uccello chiamava; un altro rispondeva; adesso si udivano distanti i colpi di un boscaiolo. (...) Un piccolo verme verde veniva strisciando sopra una soffice foglia, sollevando due terzi del suo corpo in aria di tanto in tanto e «annusando in giro», (...) poi procedendo di nuovo, (...) e quando il verme gli si avvicinò, spontaneamente, lui rimase immobile come una pietra, (...) poi (...) quando cominciò un viaggio sopra di lui, il suo cuore era tutto contento. (...) Ora una processione di formiche apparve da chi sa dove. (...) Una coccinella a macchie marrone saliva la vorticosa altezza di un filo d'erba (...) e Tom si chinò giù vicino e disse, > coccinella, coccinella, vola via a casa, la tua casa è in fiamme, i tuoi bambini sono soli. Sono prodigi di un mondo abitato di notte dagli spiriti e la Natura pare ancora dotata di un'anima. E che dire della descrizione della scuola, scandita da quel ripetitivo showing off«(in italiano ostentare o vantarsi)? Tutti gli insegnanti»se la tirano"

Benediction
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Benediction

Dad Lewis e sua moglie tornano da Denver > via dalle montagne, indietro negli altopiani: nei pascoli una distesa d'erba per i buffali, cespugli di artemisia, erbacce infestanti e gramigna azzurrina, nei campi coltivati frumento e cotone. Su entrambi i lati dell'autostrada c'erano strade bianche di campagna in tutte le direzioni sotto un puro cielo blu. Holt é una cittadina del Colorado come tante altre, un luogo che è inutile identificare perché è uguale dappertutto, è dove si vive un'esistenza normale, > la preziosa vita ordinaria: storie banali, con niente di eccezionale, che potrebbero essere di chiunque, ma che racchiudono in sé l'amore, gli affetti familiari, l'infelicità, i sensi di colpa, i ricordi e l'attesa della Morte.  Dad ha appena saputo che ha pochi mesi di vita, per un cancro ai polmoni. Assistiamo al lento e inesorabile declino fisico dell'uomo. Con frequenti flash back l'autore ci offre scorci su ciò che oggi attanaglia Dad. Nel passato, proprietario di un supermercato, ha licenziato un dipendente che aveva rubato; Dad è stato inesorabile, tutto di un pezzo, non ha dato alcuna possibilità, neanche alla moglie, che aveva persino offerto il suo corpo per ripagare quanto sottratto. L'uomo si è ucciso lasciando la famiglia in povertà. Quest rigido atteggiamento ha portato alla rottura con il figlio maschio. Quando l' ha sorpreso, ancora adolescente,  a indossare gli indumenti della sorella più grande, lo ha picchiato , timoroso dello scandalo e rifiutando la sua omosessualità; il ragazzo è scappato da casa, non lasciando traccia di sé. Anche con la figlia più grande, tornata a casa per assisterlo, è stato anaffettivo, severo e distante. Ora, realizza di non aver mai accarezzato la figlia. > ero troppo occupato. Non feci attenzione. No, lei disse, Non lo eri. Gli mise la mano sulla sua guancia, adesso. Perdonami, sussurrò. Mi sono mancare molte cose. Potevo fare di meglio. Ti ho sempre amato. Vuole rivedere il figlio, lo aspetta, desidera avvicinare la donna per chiederle scusa, vorrebbe tornare indietro, ma ormai le persone della sua vita, quelle che ha perduto, fanno parte degli incubi di un malato terminale. Se l'inesorabile percorso di Dad verso la Morte è la storia principale, intorno ad essa ruotano altre vicende, tutte impresse dalla sofferenza. > Ogni vita scorre attraverso qualche tipo d' infelicità, (...) ma c'è anche qualcosa di buono. (...) Ci sono solo brevi momenti. E come in «Il pappagallo volò sull'Ijssel» di Kader Abdolah ( vedi recensione in questo sito), si sussegue il ciclo delle stagioni nelle grandi pianure. > In autunno i giorni volgevano al freddo e le foglie cadevano dagli alberi e in inverno il vento veniva dalle montagne e fuori, negli altipiani della Contea di Holt, ci furono temporali notturni e tre giorni di bufere di neve.   Il romanzo dice come la nostra vita trascorra senza che noi ne cogliamo le occasioni per esprimere umanità verso gli altri, per comprendere la sofferenza di chi ci circonda. Certo, Dad ha mostrato una grande integrità morale a rifiutare le avances di una bella donna; ma non sarebbe stato meglio che le accettasse, che fosse più indulgente verso se stesso? Anche nella nostra vita prosaica, così lontana da quella dei grandi uomini, ci troviamo sempre di fronte a delle scelte, e queste decisioni riguardano le relazioni con gli altri. Alla fine della vita non resta che la rimembranza, ma la Morte dissolve anche quella. > Se non si muore, si vive.,così scrive Salvatore Satta in «Il giorno del giudizio» (vedi la recensione in questo sito). > E questa verità, che sembra ovvia, è invece gravida di conseguenze, perché la vita trasforma tutto, non cʼè nulla che resista alla sua implacabile verità. (...) Per conoscersi bisogna svolgere la propria vita fino in fondo, fino al momento in cui si cala nella fossa. La qualità fondamentale del libro è la scrittura: nitida, essenziale e affascinante nello stesso tempo. Si susseguono frasi brevi, dialoghi serrati e rare dissertazioni sull'ambiente, i personaggi non sono descritti, ma si svelano da soli, sempre con quell'aura di mistero, d' incomprensibile, che ci segue per tutta la vita. Se Dad si svela nella Morte, gli altri chi sono? Dispiace che il ritmo narrativo, così intenso, sia compromesso da un finale di timbro melodrammatico e sinceramente prolisso. Perché leggerlo? Splendida la scrittura.

Kent HarufPicador
The Broken Window
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The Broken Window

Chi ha letto o visto al cinema il Collettore di Ossa conosce già i principali personaggi del libro. Lincoln Rhyme è un famoso criminologo, che basa le proprie tecniche di indagine su un uso rigoroso e attento di evidenze «fisiche», anche le più insignificanti. Malgrado sia rimasto paralizzato a seguito di un scontro a fuoco. Rhyme continua a collaborare con la polizia, coadiuvato da un gruppo di detective e da Amelia Sachs, stretta e valida collaboratrice, nonché compagna di vita. Il cugino di Rhyme viene accusato di stupro e di omicidio. Tutti gli indizi portano a pensare che sia colpevole. Rhyme si convince rapidamente che le prove sono stati confezionate da un serial killer, che «conosce ogni cosa». Nel corso delle indagini Rhyme e i suoi scoprono che esiste una grande organizzazione privata, che raccoglie, archivia ed elabora informazioni su qualsiasi cosa, vendendole ad aziende ( per esempio per indagini di mercato) così come a organizzazioni pubbliche e statali. È un «Grande Fratello Informatico», le cui informazioni sono apparentemente inaccessibili, ma che invece il criminale è stato in grado di utilizzare e persino di manipolare. Il thriller è sapientemente costruito, con una trama ricca di colpi di scena e con una conclusione imprevedibile. La parte migliore del libro è la descrizione del mondo delle grandi società di trattamento delle informazioni. Il gruppo di Rhyme si rivela molto inesperto ( forse anche troppo, visto che non conosce neanche excel) e si inoltra in questo mondo gradualmente, restando stupefatto, affascinato e spaventato. Lo stesso Rhyme è sconcertato: lʼaccessibilità a tante informazioni può sostituire il metodo e lʼintuito che devono presiedere alla criminologia? Ed anche il lettore si pone alcune domande. Apparentemente avere potenti data base e strumenti sofisticati per la rilevazione dei dati sembrerebbe una grande conquista. Ma ne vale la pena, se un criminale se ne serve per compiere impunemente stupri ed omicidi? La disponibilità di tante informazioni, che permette persino di predire gli avvenimenti, è veramente utile per trovare gli assassini o sono più efficaci le tradizionali ed obsolete modalità di indagine? Il tema è interessante, la scrittura è concisa ed efficace, la trama è ben costruita e i personaggi, soprattutto quello di Amelia Sachs, sono avvincenti; peccato, che come succede in molti trhiller, la lunghezza del libro lo rende prolisso e dispersivo. Ma questi autori li pagano per il numero di parole, come succedeva per Salgari? Perché leggerlo? È un bel thriller e il tema è interessante.

Jeffery DeaverPocket Star Books
David Copperfield
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David Copperfield

Il romanzo narra la vita di David Copperfield, che dopo un’infanzia felice con la madre e una nutrice, viene perseguitato dal patrigno. Viene mandato in una scuola severa e autoritaria e, alla morte della madre, è costretto a lavorare in fabbrica ancora bambino. Viene quindi accolto da una zia, che gli fornisce benessere, educazione e i mezzi per un apprendistato presso uno studio di notai. Via via il giovane David diventa un uomo, lavorando duramente, sposandosi e affermandosi gradualmente come scrittore. Alla morte della moglie compie un lungo viaggio, che gli permette di comprendere il suo amore per un’amica di infanzia (Agnese), che sposa al suo ritorno in Inghilterra. Il romanzo è ricco di personaggi e di situazioni (grottesche, melodrammatiche, emblematiche della società del tempo e della diffusa ingiustizia sociale, rappresentative di una morale severa e ipocrita) così che le vicende di David si intrecciano con altre storie, tutte a lieto fine, ma che spesso appesantiscono il romanzo rendendolo prolisso, dispersivo e frammentario. Emergono più le singole pagine che la trama complessiva, mentre l’accentuazione dei caratteri, nel bene e nel male, va a scapito dello spessore e della profondità nella descrizione dei sentimenti e delle peculiarità dei personaggi. In realtà tutto ruota interno a David e alla sua rappresentazione della realtà; l’affollamento degli altri protagonisti e gli ambienti stessi rappresentano «un rumore di fondo» o una cornice all’interno della quale si sviluppa l’immaginazione dell’autore e del principale protagonista. David Copperfield è stato definito un romanzo autobiografico, ma ciò è vero solo in parte. Di fatto è il romanzo della nostalgia dell’infanzia e del ritorno a un paradiso, costituito appunto dal sereno ambiente materno e dalla figura di Agnese, sempre amata e ricercata proprio per la sua tranquillità e solidità. Prevale una realtà letta da una melanconica immaginazione: tutte le vicende sono viste con gli occhi di un bambino, che narra unʼInghilterra irreale in quanto abbellita (pur nelle sue sofferenze e ingiustizie) dalla visione fiduciosa e idealizzata tipica dell’infanzia. Da questo punto di vista è emblematico, e particolarmente suggestivo, come l’autore identifichi lʼideale luogo di accoglienza: è una barca, all’interno della quale ci si sente sicuri anche se fuori crescono le onde e sale il vento, in quanto assicura un equilibrio di sentimenti e una pace che vengono distrutti dall’ingresso del tradimento e della passione tipiche dell’età adulta e, metaforicamente, da una tempesta che uccide il traditore e il tradito. Lo stile è molto ricco di vocaboli e caratterizzato da una struttura della frase che spesso è difficile da seguire. L’uso frequente di forme dialettali accresce la difficoltà di lettura.

Charles DickensBradbury & Evans
Dreams in a time of war
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Dreams in a time of war

Thiongʼo è uno scrittore keniano e in questo libro narra la sua giovinezza nel Kenya degli anniʼ50, dilaniato dalla spietata repressione inglese. Non è un testo politico o storico, anche se numerosi sono i riferimenti a personaggi e fatti della storia del paese africano. > A dispetto delle mie dissolte speranze, gli eventi, anche lʼarrivo dei battaglioni inglesi, erano largamente astratti, capitando in una terra nebbiosa, lontana come una storia in un distante ambiente, che si alterna tra sogni ed incubi . Ed infatti, tra fatti drammatici e sconvolgimenti sociali, il giovane Thionʼgo persegue un ostinato desiderio di istruzione e di educazione, che lo porta da un destino apparentemente segnato di contadino a quello di scrittore. È questo il senso profondo del libro: é possibile conservare vivi i sogni persino in tempi di guerra. Thionʼgo nasce in una tipica famiglia Kikuyu. Il padre è un piccolo possidente con quattro mogli e molti figli. La descrizione di questa comunità, con tanti fratelli e sorelle, è la parte più bella del libro. Lʼautore ci dà una rappresentazione viva, affettuosa, ricca di ricordi, piena di nostalgia. È una infanzia felice con un caposaldo, la madre, la quale vuole che il figlio «cerchi sempre il meglio quale che siano le difficoltà e gli ostacoli». Ed è sentendo le storie e i canti contadini, che il bambino «inizia ad ascoltare la musica nelle parole», la magia della scelta, degli arrangiamenti, della cadenza, di tutto ciò che fa sì che un racconto sia così bello e viva così a lungo nella memoria. Thionʼgo si innamora delle parole, scritte e raccontate, e da quel momento il suo destino è deciso. Le vicende familiari e nazionali segnano profondamente lʼadolescenza del ragazzo: la madre viene ripudiata dal padre, la grande famiglia si disgrega, la repressione inglese porta morte, ingiustizie, distruzioni. Lo stesso percorso dellʼistruzione è accidentato, perché le scuole devono spesso chiudere o allinearsi ai dettami inglesi, che non vogliono una crescita culturale della popolazione. Malgrado tutto, il ragazzo si appropria dellʼinglese, anche se deve studiarlo in uno stupido manuale che descrive il viaggio di due ragazzini di Oxford alla scoperta di Londra. Sa tutto della capitale inglese e poco o nulla del proprio paese! Divora i grandi romanzi della letteratura inglese e mondiale, impara a memoria lʼIsola del Tesoro ed è proprio per merito di questa passione per il grande romanzo di Stevenson che supera brillantemente lʼesame per la scuola superiore. Viene ammesso in uno dei migliori istituti scolastici del Kenya. Lʼintera comunità partecipa al successo del ragazzo, anche contribuendo collettivamente a pagare la retta scolastica e a dotare del necessario corredo il giovane Thionʼgo. Infatti, tutti sanno bene che > nei nostri tempi, lʼeducazione e lʼistruzione sono la strada per migliorare gli uomini e le donne . Il racconto si sviluppa in modo discontinuo. La descrizione dellʼinfanzia, della grande famiglia paterna, così come alcune annotazioni sullʼambiente scolastico sono vivaci e coinvolgenti. Lʼautore le ha vive nella sua memoria e gli piace ritornare ad esse. Quando passa a raccontare le vicende del paese, la lotta dʼindipendenza, la repressione inglese, anche quando narra episodi drammatici nei quali si è trovato coinvolto, la prosa diviene fredda, resoconto di uno storico, cronaca di uno spettatore. La narrazione si appesantisce, perde di vitalità e il lettore viene confuso da avvenimenti e personaggi, molto lontani dalle sue conoscenze. Né, dʼaltra parte, si ricava un quadro delle vicende che hanno portato allʼindipendenza, perché tutto resta frammentario, poco delineato, come se lo stesso autore non fosse in grado di ricostruire la storia del suo paese. Lʼinglese è scolastico, elegante e preciso, ma, almeno apparentemente,non concede nulla, nelle parole e nelle costruzioni sintattiche, alla lingua madre dellʼautore. Ed anche questo contribuisce ad una impressione generale di sterilità e di astrattezza. Perché leggerlo? La prima parte del libro dà uno spaccato molto interessante ed intrigante della società Kikuyu.

wa Thiong'o NgugiHarvill Secker
From the land of Green Ghosts (Il ragazzo che parlava col vento)
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From the land of Green Ghosts (Il ragazzo che parlava col vento)

Mi sono sempre chiesto per quale ragione le edizioni italiane non mantengano il titolo originario. Spesso dà meglio il senso del libro, come nel caso di «From the land of green ghosts», diventato, chi sa perché, «il ragazzo che parlava col vento». Il titolo «dalla terra dei verdi fantasmi» sintetizza bene lʼautobiografia di chi, per salvarsi, ha dovuto perdere la propria identità, con il distacco dagli spiriti di un mondo ancestrale, fatto di frutti rigogliosi, coltivazioni di riso, foreste, acqua, uccelli e animali. Dʼaltra parte, deve essere lʼincomprensione il destino di questo romanzo, se nella sua prefazione lo stesso John Casey, salvatore, mentore e amico di Pascal, dà questa definizione: > questo è meno un libro di politica e di storia che una autobiografia spirituale, nel quale, in modo unico, (Pascal) scrive dal punto di vista di un membro di una tribù della società del bronzo, recentemente apertasi al mondo esterno, e nel contempo di chi è riuscito alla fine a ricevere una educazione occidentale in una famosa università inglese . Veramente una sintesi arrogante e riduttiva per chi ha attraversato terribili atrocità, assistendo alla distruzione materiale e sociale della Birmania! Il romanzo si articola in tre parti. La prima parte, «Lʼidillio della tribù», parla di un mondo tribale e contadino, ai margini delle grandi foreste. > Eravamo Paduang, eravamo cattolici e ci sembrava di vivere in un nostro proprio mondo, con le nostre cerimonie e tradizioni. Non avevamo nessuna sensazione che qualche cosa di diverso potesse irrompere. Il senso di essere al sicuro mi mostrava che noi vivevamo in paradiso . Lʼautore ci descrive, minuziosamente come fosse un antropologo, i costumi, il modo di vivere, lʼambiente naturale dei Paduang, persino, con dovizia di particolari per noi curiosi, il cibo e il modo di cucinarlo. Scopriamo il culto degli antenati, la grande autorità degli anziani, gli elementi spiritualistici e magici che caratterizzano ogni momento della vita. Anche se cattolici, ma lo stesso vale per i buddisti, la tribù continua a conservare, gelosamente, le proprie tradizioni, pur osservando i precetti della nuova religione. Le storie della nonna paterna permeano lʼinfanzia di Pascal: sono fiabe terribili, come tutte quelle delle società contadine, ma in esse gli animali, in particolare gli uccelli, segnano il destino degli uomini. Un giorno, il bambino Pascal cattura una civetta e vorrebbe cucinarla, ma la nonna gli dice di parlarle e liberarla, in tal modo un domani potrà chiederle aiuto. > Anni più tardi, quando fui nei più grandi pericoli, quel ricordo divenne per me carico di significati . Frequentando la parrocchia, Pascal riceve una prima istruzione e si appassiona allo studio. Si allontana dal villaggio per andare prima in seminario, poi allʼuniversità. Diviene uno studente, ossia si trova ad appartenere alla parte più dinamica e politicizzata della società birmana. Rispetto al regime, autoritario, crudele, bugiardo e corrotto, Pascal non prende ancora posizione. Non cʼè coscienza politica ed anche il dolore per la carcerazione e la morte della sua fidanzata non sembra tradursi in una consapevole scelta di campo. Ma è uno studente e quindi un nemico del regime. Deve fuggire e nascondersi nella giungla. La seconda parte, «Rivoluzione e lotta» narra appunto le vicende di Pascal tra i ribelli, che si sono asserragliati nelle zone di confine tra la Birmania e la Tailandia. Assistiamo, tramite la penna di Pascal, a innumerevoli atrocità; basti pensare che i soldati birmani avanzano nei campi minati, tra lʼaltro da loro stessi, mettendo dinanzi dei poveri civili, bastonati, terrorizzati e affamati, così da farsi aprire il cammino dai loro corpi disgregati dalle esplosioni. Tanto è la crudeltà che persino > gli animali e gli uccelli, che regolarmente bevevano dal fiume, sono scappati, lasciando soltanto gli esseri umani intrappolati in un accesso di pazzia . La terza parte, «Salvataggio», parla di come Pascal sia riuscito a fuggire in Tailandia e ad andare in Inghilterra, dove diventerà un professore di letteratura inglese. La storia ha un lieto fine, ma cʼè una scoperta inquietante. A Cambridge, ad una cena a casa di amici inglesi, viene a sapere che è stato prescelto per essere salvato, in quanto molti anni prima i commensali avevano assistito in un circo allʼesibizione delle «donne giraffa», ossia di donne Paduang dai lunghi colli, adornati da cerchi di metallo; insomma allʼuomo occidentale piace proteggere esemplari di specie rare e in via di estinzione. Ma Pascal ne è consapevole? No, perché come ci dicono le ultime righe, ormai i suoi sogni sono > immagini tutte mescolate, gli elementi sovrapposti. La neve potrebbe cadere sulle giungle, o le palme crescere sulle Alpi. Le visioni sono spesse rese indistinte dalla foschia . È un lungo romanzo, nel quale prevale uno stile narrativo piatto, incapace di trasmettere sensazioni e sentimenti. È come se fosse un cronista che indaga, descrive, dà un resoconto. È vero che i fatti parlano da soli, ma non è la scrittura a coinvolgerci; è la storia stessa della Birmania. Non è un caso che la narrazione catturi il lettore nella seconda parte, quanto il ritmo narrativo si accelera e gli episodi di guerra e di violenza non possono non sconvolgere. Ma anche in questa parte lʼio narrante e protagonista, Pascal, sembra quasi uno spettatore, uno scienziato sociale. Non sarà che lʼautore deve scrivere in una lingua che non è la sua? Oppure la sua apparente estraneità è una corazza psicologica per sopravvivere, per difendersi dalla memoria, da un dolore esistenziale distruttivo? Perché non leggerlo? Conviene leggere il libro solo se si è molto interessati allʼambiente e alla storia della Birmania.

Khoo Thwe PascalHarperCollins
The given day
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The given day

Siamo a Boston nel 1919, a conclusione della prima guerra mondiale. I protagonisti del romanzo sono Danny, un poliziotto appartenente ad una famiglia bianca tradizionale, il cui capo famiglia è un importante ufficiale del dipartimento di polizia, e Luther, un uomo di colore, che potrebbe essere un formidabile giocatore di baseball, ma, perché negro, deve rassegnarsi ad umili lavori. Si tratta, quindi, di una società americana molto stratificata, nella quale sono chiari i rapporti tra le classi sociali e tra le diverse etnie. Entrambi i due protagonisti si sentono a disagio in questo contesto sociale così rigido. Danny vive nel quartiere italiano ed è interessato dai sommovimenti sociali ed ideali che caratterizzano gli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale. Dapprima si tratta di una semplice curiosità, ma presto si trova sempre più coinvolto. Viene inviato come spia in gruppi di anarchici e bolscevichi, per scoprire che essi chiedono solo una società più giusta.. Nel frattempo partecipa alle riunioni dei poliziotti che richiedono un salario più equo e condizioni di lavoro meno pesanti. Ne diviene ben presto il leader. A sua volta Luther è costretto a fuggire dalla sua città, dove lascia una moglie e un figlio, perché ha ucciso dei delinquenti. Viene a Boston e lavora presso la famiglia del padre di Danny: viene ricattato da un poliziotto cattivo, lo vuole coinvolgere nella costruzione di prove in grado di incolpare di attività sovversive la comunità negra. Come si può vedere da questa breve sintesi, la storia è particolarmente complessa ed è ricca di colpi di scena, come nei migliori thriller americani. Essa si conclude in modo drammatico con lo sciopero dei poliziotti di Boston del 1919, che lascia la città per due giorni in balia di criminali, piccoli delinquenti e sovversivi. Danny ne uscirà sconfitto, in quanto come capo dei poliziotti in sciopero viene accusato di avere spinto i propri colleghi ad abbandonare il servizio ( in realtà sono stati gli intrighi dei politici a lasciare abbandonata la città). Allʼinizio del romanzo Danny pensa che questo mondo è dominato da persone come suo padre ( gerarchico, autoritario, per quale tutti devono stare al proprio posto) ma ha capito che questo non è un mondo vero e giusto. > - Ti dirò, Luther, è stato un anno terribile-. Luther pensò indietro al suo proprio anno e ciò lo fece ridere, ridere veramente.- Che cosa-, disse Danny, Luther gli diede la mano:- tu ed io insieme- Che cosa pensi di fare, rispose Danny, quando ogni cosa che hai fatto nella tua vita si rivela una maledetta bugia? Costruire una nuova vita. Immagino rispose Luther. Lʼelemento più interessante del libro è che un tema sociale, quale il grande sciopero di Boston del 1919 e la nascita del movimento sindacale americano, venga trattata nella forma del thriller, rendendo avvincente e veloce la narrazione. Come tutti i thriller americani, alla fine si rivela prolisso, ridondante e anche confuso. Molti degli spunti si perdono nella montagna di pagine e lo stile, colloquiale e tipicamente americano, non aiuta la tenuta del ritmo, in quanto più adatto a narrare colpi di scena che ad approfondire i caratteri e le situazioni. Tutto rimane troppo in sospeso. Perché leggerlo? È interessante il contesto per noi europei che non conosciamo la storia americana.

Dennis LehaneHarperCollins
The Good Earth
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The Good Earth

Il libro è la sagra di una famiglia contadina cinese, che da una situazione di estrema povertà diviene estremamente ricca a seguito della scoperta di un tesoro di gioielli, investiti tutti nell’acquisto della terra. Il protagonista è Wang Lung, un povero contadino, che sposa la serva di una grande e potente famiglia. La sposa, O-lan, è una donna brutta, taciturna ma tenace e forte lavoratrice. Costituisce la vera fortuna del contadino, sia per le sue capacità di lavoro che per la sua saggezza e buon senso. Costretti a lasciare la terra a seguito di una grave carestia, la coppia si trasferisce in città, dove vive una vita di stenti. Durante una sommossa, O-lan, forte della sua esperienza di serva, scopre il nascondiglio di un tesoro di gioielli e li dà al marito, tranne due perle, che tiene con sé. Inizia la fortuna di Wang Lang, che tradisce la moglie prendendosi una nuova sposa e relegando la donna a una posizione subalterna. La malattia e la morte di O-lan fanno capire al marito l’importanza della moglie, di cui sente profondamente la mancanza. Il libro si chiude tristemente con la decisione dei figli di vendere la terra, chiudendo un ciclo familiare, che aveva fatto della terra un solido punto di riferimento. Il soggetto del libro è la terra e quindi l’aspirazione di qualsiasi contadino di possedere più terra possibile. Un altro protagonista è O-lan, che rappresenta il ruolo tradizionale della donna, la sua funzione sociale e familiare. Ed è proprio l’esame di questo personaggio, che non esprime mai una vera rivolta contro il marito a dimostrare la visione conservatrice dell’autrice, la sua incapacità a leggere in modo realistico e crudo le vicende della donna nel mondo cinese né ad esprimere un percorso di emancipazione, che eppure era possibile individuare, anche se, probabilmente, con forzature rispetto alla realtà. Nello stesso modo, gli altri personaggi, femminili e maschili, si muovono all’interno dei canoni sociali, ad eccezione di uno dei figli che preferisce la strada della rivoluzione a una tranquilla vita di possidente. Non esiste una aspirazione al cambiamento e tutto viene ricondotto ad un fatalismo «buonista». Le pagine più intense del libro sono quelle iniziali (Wang Lang che va a prendersi la futura sposa presso la potente famiglia) e la descrizione della vita in città, con il contrasto tra il mondo urbano e quello contadino, con l’impatto delle prime rivoluzioni sociali e la presenza degli stranieri. In seguito il racconto diviene compassionevole e sommerso da un pietismo, spesso stucchevole. Se nell’avvio sembra esserci la volontà di fornire un quadro, anche crudo e realistico, della vita cinese della campagna (con assonanze, anche lievi, con Terra di Zola), poi tutto si perde in un approccio giustificativo, che pone l’ambiente cinese sullo sfondo. Il ritmo del libro si mantiene sempre efficace, permettendo una lettura veloce e leggera, la lingua è molto ricca all’inizio, con l’uso di vocaboli propri della vita contadina, per poi rarefarsi in un inglese sempre meno personale e colloquiale. La lingua accentua il percorso verso una narrazione sempre meno pregnante e viva.

S. Pearl BuckJohn Day
Harry Potter & the Philosopher's Stone
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Harry Potter & the Philosopher's Stone

Harry Potter vive presso gli zii, una prosaica famiglia borghese, la quale odia soprattutto che > si parli di qualcosa che non dovrebbe essere, non importa se sia in un sogno o persino in un cartone animato, (...) potrebbe essere una idea pericolosa . Come nella favola di Cenerentola Harry è trattato malissimo dagli zii, è oggetto degli scherzi stupidi e brutali del cugino, insomma è una vittima perché rimasto orfano di genitori considerati eccentrici e dei quali è meglio non parlare. Iniziano ad arrivare strane lettere: invitano Harry ad un college per streghe e stregoni. Lo zio distrugge la posta, ma essa continua ad arrivare; allora fugge con la famiglia in luoghi irraggiungibili; tutto è inutile, misteriosamente la posta arriva ovunque. Deve accettare che il nipote sia stato ammesso in una scuola dove si insegna «ciò che non dovrebbe essere»; deve persino accompagnarlo al marciapiede «nove e tre quarti», il binario che non cʼè. La prima parte del libro è tutta giocata sul paradosso, tra ciò che è reale e ciò che potrebbe essere, che spesso noi vorremmo che fosse e lo viviamo con la fantasia. È la parte migliore del romanzo. Da quel momento in poi seguiamo Harry nella sua particolare scuola, dove si insegnano le arti magiche, i segreti delle streghe, dove però operano i meccanismi di ogni collegio: le rivalità, le amicizie, la disciplina e come infrangerla, gli insegnanti severi, quelli indulgenti, i simpatici e gli antipatici. Il collegio, un tenebroso castello, nasconde un mistero: un cane a tre teste difende una Pietra Filosofale, il possesso della quale dà lʼimmortalità e fornisce poteri tali da conquistare il mondo. Harry sospetta che un insegnante se ne voglia impossessare per darla a Voldemort, il signore del Male, il cui nome nessuno osa pronunciare, tanta è la paura. Avventure, pericoli, atti di coraggio mettono a dura prova Harry e il suo gruppo di amici; alla fine ci sarà un colpo di scena, con uno scontro diretto tra Harry e Voldemort. Come ha fatto il ragazzo a resistere alla forza del male? > Se cʼè una cosa che Voldemort non può comprendere, è lʼamore. Non capì che lʼamore, potente quale era quello di tua madre per te, avrebbe lasciato il suo proprio segno , ha dato a Harry una protezione per sempre. Ed ancora, > soltanto uno che voleva trovare la Pietra, trovarla, ma non usarla, sarebbe stato capace di prenderla . Lʼautrice mescola abilmente gli elementi magici e quelli avventurosi con un ambiente familiare agli adolescenti, qualʼ è la scuola. Il ritmo narrativo non è così intenso e sorprendente come ci si aspetterebbe, anche perché si è consapevoli che il pericolo è solo apparente e si risolverà sempre per il meglio. Il ruolo salvifico del super mago Dumbledore appiattisce lʼautonomia di Harry, aiutato eccessivamente da forze e da personaggi al di sopra di lui. Il libro non riesce ad essere fino in fondo un romanzo di formazione, in quanto il giovane protagonista non diviene totalmente adulto. Se si confronta «Harry Potter» con, «Lʼ Isola del Tesoro», colpisce la differenza tra Jim ed Harry: il contesto è sempre eccezionale, ma il primo ne esce uomo, il secondo resta un adolescente, subalterno ai grandi. Forse per questo che i ragazzi leggono Harry Potter e non il grande libro di Stevenson? Perché possono illudersi che ci sia qualcuno o qualcosa che li aiuterà sempre nella vita? Il pregio principale del romanzo di Rowling è la scrittura: elegante, chiara, efficace, grammaticalmente perfetta. Il libro potrebbe essere usato tranquillamente per insegnare le forme più difficili della lingua inglese. Perché leggerlo? Un bellissimo inglese

J.K. RowlingBloomsbury
How to get Filthy Rich in Rising Asia
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How to get Filthy Rich in Rising Asia

Il romanzo si presenta nella forma di un manuale. Lʼautore immagina di insegnare come diventare ricchi in Asia, continente in profonda trasformazione. > Perché persisti a leggere i tanto incensati, ma così noiosi, romanzi stranieri... se non per il desiderio di capire quei paesi distanti che, a causa della globalizzazione, influenzano in misura crescente la tua vita? Che cosʼè questo tuo desiderio, nella sua essenza, se non una ricerca di auto apprendimento? . I titoli e la successione dei capitoli rispecchiano i momenti topici di una scalata sociale. Per ciascuno dei quali lʼautore offre le giuste istruzioni: abbandonare la campagna ed andare in città, istruirsi anche sulle spalle dei familiari, evitare di innamorarsi e di perseguire degli ideali, imparare a fare affari da un padrone e poi liberarsene senza scrupoli, essere pronti alla violenza, a venire a patti con la criminalità, a corrompere i burocrati e i militari, ricorrere ai debiti senza paura. > Indebitarsi è un modo per il piccolo per diventare grande, per il grande per essere enorme, una gloriosa astrazione, la promessa del domani oggi, si, una liberazione dal tempo..... indebitarsi è essere immortali . Splendida definizione del capitalismo rampante! Insomma, ci vuole tanto lavoro ma bisogna anche essere spregiudicati, disponibili alla truffa. È pur vero che in ciascuna di queste fasi ci sono alternative. La vita è una continua biforcazione tra ciò che si è diventati e ciò che si poteva essere. Per esempio, si poteva aiutare di più i propri genitori e fratelli rinunziando ad istruirsi, si poteva seguire la ragazza che si è poi amato, vanamente, per tutta la vita, oppure si poteva stare più vicino alla propria moglie e al proprio figlio per non perderli, per non farli diventare estranei. Uno stile lievemente ironico e apparentemente leggero conduce il lettore lungo le peregrinazioni del protagonista, il quale si dirige verso la ricchezza in modo risoluto ma con intima tristezza, come se fosse costretto dal destino, da una forza irresistibile. È lʼAsia, tumultuosa, violenta e ricca di opportunità: o si sta al gioco o si soccombe. > Attraverso le finestre del tuo ufficio vedi la tua città mutare intorno a te, scivolar via qualsiasi vincolo urbanistico e di pianificazione, profonde fondazioni e scheletri di edifici stanno occupando la terra che soltanto pochi anni fa una fotografia aerea avrebbe mostrato spumeggiante di opulenti ville barocche . Come capita spesso, al successo segue la caduta sociale, in questo caso la malattia e il fallimento. Il consiglio è di «focalizzarsi sui fondamentali»: ridurre le spese, rendersi visibili il meno possibile, accettare la sconfitta. E così fa il nostro protagonista e noi ci aspetteremo un declino sino alla morte, in totale solitudine. Così non avviene, perché il nostro autore offre una strategia dʼuscita, insperata benché inverosimile. Il nostro protagonista incontra la ragazza amata da giovane, la quale a sua volta ha raggiunto il successo per ritrovarsi tristemente sola. Lʼamore tanto vagheggiato diviene realtà nella vecchiaia ed entrambi capiscono che la vera felicità sta nel darsi allʼaltro, nel desiderare che lʼaltro «non sia solo». Ma allora il tutto si riduce ad una favola? Dʼaltra parte, > noi tutti siamo in fuga dalla nostra infanzia. E così ci rivolgiamo, tra le altre cose, alle storie. Scrivere una storia, leggere una storia, è come fuggire dal nostro stato di fuggitivi...cʼera un momento quando ogni cosa era possibile. E ci sarà un momento quando niente è possibile. Ma in mezzo noi possiamo creare . Il romanzo è un affresco di una delle possibili vite. Ne potremo pensare altre e, quindi, è giusto che lʼautore ci offra un lieto e tenero fine. Perché non è possibile immaginarlo? Se si legge il libro in inglese, emerge la peculiarità della scrittura, ricca di vocaboli inusuali, ma non di neologismi, e caratterizzata da una struttura sintattica complessa, talvolta difficile da seguire. Mohsin è senza dubbio uno scrittore raffinato, con una propria impronta stilistica. Dovrebbe, tuttavia, riportarla ad una maggiore sobrietà. Anche lui è dinanzi ad una biforcazione. Perché leggerlo? È molto piacevole.

Hamid MohsinPenguin Books
The invention of solitude
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The invention of solitude

Si tratta di un libro sulla memoria, che è come > un posto, una sequenza di colonne, di cornici, portici. Il corpo all’interno della mente, andare da un posto all’altro, e il rumore dei nostri passi quando camminiamo, movendoci da un posto al prossimo . L’occasione per parlare della memoria è costituita dalla morte del padre dello scrittore (la prima parte del libro): un uomo che è vissuto sempre in modo solitario, non fisicamente ma perché in qualche modo separato da quanto succedeva intorno a lui. Lo scrittore ricorda la vita del padre, alcuni episodi e risale indietro sino a richiamare l’uccisione del nonno da parte della madre del padre. Ed emerge come il ricordo sia un insieme di frammenti e di immagini che si cerca di conservare: «l’aneddoto come forma di conoscenza». Può lo scrivere su una persona cara riportarla alla memoria e permettere di conoscerla meglio e di conoscersi meglio? Il libro è anche la ricerca di un padre che non si è conosciuto sino in fondo, il racconto di una profonda nostalgia ma anche di una scoperta. > La rampante, totalmente mistificante forza della contraddizione. Capisco adesso che ogni fatto è annullato da un altro fatto, che ciascun pensiero si porta un altro e opposto pensiero. Impossibile dire qualche cosa senza riserve . Come tutti i libri di Auster è scritto in un inglese elegante e chiaro, in un contesto paradossale, che contribuisce a scavare i sentimenti e gli stati d’animo, muovendosi al confine con la filosofia.

Paul AusterFaber & Faber
Little women e Good Wives (piccole donne e piccole donne crescono)
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Little women e Good Wives (piccole donne e piccole donne crescono)

> Quattro piccole ceste tutte in fila/Velate dalla polvere, e consumate dal tempo, /Quattro donne, che hanno imparato da cicatrici e dolori,/ Ad amare e resistere nel fiore degli anni. Questi versi di Jo sintetizzano il senso dell'intero romanzo, che racconta il passaggio dall'adolescenza all'età adulta, e ci dice anche come ogni donna abbia un unico destino: divenire una «buona sposa». Le «quattro piccole ceste tutte in fila» sono quattro sorelle, che conosciamo sin dalle prime pagine di «Piccole donne»: Mag è la maggiore, > con la pelle chiara e grandi occhi, con folti e soffici capelli castani, una dolce espressione, e bianche mani, di cui era particolarmente orgogliosa, (...) Jo era alta, magra, olivastra di carnagione, e somigliava a un puledro poiché pareva non saper mai cosa fare delle sue lunghe gambe, (...) occhi grigi, attenti, che vedevano ogni cosa, ed erano di volta in volta fieri, divertiti, o pensosi; (...) Beth, una rosea ragazza di tredici anni, (...) di maniere schive, una voce timida, e un' espressione tranquilla. (...) Amy, benché fosse la più giovane, era la persona più importante, almeno secondo lei. (...) Occhi azzurri, capelli biondi, (...) pallida e snella, si comportava sempre come una signorina di buone maniere. Vivono in una casa modesta, pervasa da > una piacevole atmosfera di pace , governata da una madre > non elegantemente vestita, ma donna di nobile portamento, e le ragazze pensavano che il soprabito grigio e il cappellino non alla moda vestissero la più splendida madre del mondo. C'è l' aria da piccole cose di Guido Gozzano, ma senza la lieve ironia del poeta; il tutto è pervaso da un moralismo pedagogico, fatto di saldi valori e buoni costumi. Il padre, un uomo religioso e dedito all'insegnamento, è andato volontario in guerra (il romanzo è ambientato durante la guerra di secessione americana); la presenza paterna si palesa nelle lettere alla famiglia, un decalogo di buoni propositi. Le ragazze crescono giudiziose e laboriose, consapevoli delle difficoltà economiche della famiglia, convinte di quanto dice la madre e cioè che essere poveri non è una colpa, anzi può essere una virtù. Accontentarsi pare essere il motto del vivere, d'altra parte la sorellanza pare sufficiente ad arricchire e movimentare la vita, tanto più se vivacizzata da Laurie, un ragazzo irrequieto, accolto come un fratello dalle ragazze. Chi è cresciuto in una famiglia numerosa si ritrova perfettamente nel racconto, così come in «Piccole Donne» si sono probabilmente rispecchiate ancora le adolescenti degli anni '50 del Novecento, prima dell'esplosione dei consumi. Come scrive Gozzano, > Carlotta canta. Speranza suona. Dolce e Fiorita,/ si schiude alla romanza di mille promesse la vita (da «L'amica di Buona Speranza» scelta da «Poesia italiana del Novecento» a cura di Eduardo Sanguineti). In uno degli episodi più belli di «Piccole Donne», le quattro sorelle fanno un picnic con Laurie: sono cinque adolescenti che costruiscono dei «castelli in aria», di cui hanno le chiavi, ma non sanno se potranno aprire la porta, come dice Jo. Meg > vorrebbe una bella casa, (...) Io devo essere la padrona, e gestirla come mi piace. Jo > vuole scrivere libri, e divenire ricca e famosa: questo mi piacerebbe, questo è il mio sogno più caro. Il mio è stare a casa serena con il papà e la mamma, e prendere cura della famiglia, disse Beth felice.  Amy > ha così tanti desideri, ma il principale è di essere un'artista, e andare a Roma, (...) ed essere la migliore artista del mondo. Alla fine di «Piccole Donne Crescono», le ragazze si chiedono cosa si sia realizzato di questi sogni. Come in «Nessuno torna indietro» di Alba De Cèspedes (si veda la recensione in questo sito), la vita è stata ben diversa dal castello in aria. Meg ha una piccola casa, un marito devoto ma povero, due cari bambini; ha conosciuto le fatiche e le privazioni di una casalinga. > Il mio castello è ben diverso da quello che avevo pensato , dice Amy, che ha dovuto abbandonare le aspirazioni da grande artista, ma il matrimonio con Laurie la resa > più dolce, profonda, e più tenera, mentre Laurie è cresciuto più serio, forte e determinato, ed entrambi hanno imparato che la bellezza, la gioventù, la ricchezza, persino l'amore stesso, non possono allontanare dalla maggior parte dell'esistenza gli impegni e le pene, il lutto e la sofferenza.  Come dice Ungaretti la vita > scorre sempre come sempre il vivere, /Dono e pena inattesi/Nel turbinio continuo/Dei vani mutamenti (da > Ultimi cori per la Terra Promessa). Jo è quella che ha avuto le delusioni più gravi, non dal destino, ma a causa delle sue stesse scelte: ha rifiutato la mano di Laurie, semplicemente perché non lo amava, lo considerava solo un fratello; ha smesso di scrivere romanzetti d'avventura, che le davano da vivere ma che erano indegni dei suoi valori morali e della buona letteratura; è tornata a casa dei genitori ad assistere l'agonia di Beth, di cui, dopo la morte, ha ereditato il ruolo di angelo del focolare > , futura zitella e solo zia. Quando un giorno, complici la pioggia e un ombrello, scopre l'amore per un professore tedesco, ben più vecchio di lei, ma saggio ed eccentrico come il padre. Con lui aprirà una scuola per ragazzi, casa di accoglienza per bambini poveri,  dove portare avanti pedagogie innovative. Agli elogi della madre per un così coraggioso progetto di crescita di ragazzi, Jo risponde gridando, > con quegli slanci impetuosi che mai poteva controllare, (...) Nemmeno metà è buono come il tuo, madre. Qui siamo, e mai possiamo ringraziarti a sufficienza per la tua paziente semina e per il raccolto che hai fatto. Il libro è un romanzo autobiografico. Jo è senza dubbio la scrittrice così come il personaggio del padre rispecchia il padre stesso di Alcott, che perseguì per tutta la vita metodi educativi inusuali, avviando scuole sempre destinate a fallire. Apparentemente le protagoniste sono le quattro sorelle, le cui storie sono la trama dei due romanzi: una saga familiare, che continuerà con Piccoli Uomini" e «I ragazzi di Jo». La vera protagonista è tuttavia la madre, concreta, affettuosa, di solidi principi morali e pronta a dare i giusti consigli: suggerimenti rivolti a far accettare alle figlie la realtà della vita, che siano i rapporti coniugali per Meg che le esuberanze di Jo. E' lei a dire a quest'ultima che Laurie non è l'uomo giusto, perché, come Jo, è irrequieto e imprevedibile. Il bello è che questa sarà l'argomentazione di Jo per giustificare il suo mancato assenso al matrimonio! A differenza delle ragazze di Jane Austen, indipendenti e volitive (si veda le recensioni dei libri della scrittrice inglese in questo sito) le «Piccole Donne» non si ribellano, accettano stancamente il destino di «buone spose». Non sono loro che interessano ad Alcott: è la società americana ed europea; la prima che si sta allontanando dalle virtù puritane, travolta dalle trasformazioni capitalistiche del secondo Ottocento, la seconda, quella europea, vacua ed evanescente, non certo un paradigma per le giovane americane. Le storie delle «Piccole donne», così vicine alla nostra sensibilità e soprattutto a quelle delle ragazze, servono a consolidare e diffondere un moralismo protestante (questo sì così distante dal cattolicesimo), un'etica intrisa di idealità sociali, di frugalità di costumi, filantropica, ma sempre conservatrice. Di là della trama, molto articolata e ben condotta, il pregio fondamentale dei due romanzi è la scrittura. Non ci riferiamo tanto all'analisi dei sentimenti (siamo ben distanti da Jane Austen!), il mondo femminile è stereotipato, ovvio nelle sue dinamiche (forse da qui il successo, perché le ragazze di ogni parte del mondo si possono ritrovare nelle > Piccole Donne). Il fascino di Alcott nasce dalla ricchezza lessicale, di forte impronta americana, tanto che molti vocaboli sono difficili da trovare in un dizionario standard. Se in Henry James, vissuto come Alcott nella seconda metà dell'Ottocento, lo stile è ancora profondamente inglese, nelle parole come nella scrittura grammaticale (si veda in questo sito Selected Short Stories" una raccolta di racconti ben rappresentativa della produzione letteraria di questo scrittore), la forte e orgogliosa impronta americana di Alcott la spinge a recuperare modi di dire, costruzioni sintattiche, vocaboli, a volte arcaici (si pensi all'uso di blest invece di blessed), a volte attingendo al linguaggio comune del nuova Nazione trionfante. Siamo dinanzi ad un capolavoro linguistico che non poteva non lasciare il segno nell'evoluzione della letteratura degli Stati Uniti, favorito dal successo popolare dei romanzi. Perché leggerlo? Bella la lingua, affascinanti alcuni passaggi, ma è prolisso e alla fine melodrammatico.

May Louisa AlcottGood Press
The Long Good-bye
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The Long Good-bye

Il contesto è quello tipico del «giallo americano»: personaggi (Terry e Sylvia Lennox, Roger e Eileen Wade) apparentemente estranei ma con storie intrecciate, il potere invisibile e sovrastante, la criminalità organizzata, la polizia corrotta, alcool in abbondanza; ed ancora > una città non peggiore di altre, una città ricca e vitale e piena di orgoglio, una città persa e sconfitta e vuota . La trama si dipana secondo uno schema convenzionale. Terry Lennox viene accusato dellʼomicidio della moglie, fugge in Messico dove si uccide confessando il delitto. Il caso è chiuso. Philip Marlowe, un detective privato, viene accusato di aver favorito la fuga di Lennox. Rilasciato, continua ad indagare perché è convinto che lʼuomo sia innocente e non si sia affatto ucciso. Diversi personaggi lo invitano ad abbandonare la ricerca: boss criminali, il potente padre di Sylvia e la polizia stessa. Marlowe assume lʼincarico di proteggere un noto scrittore, Roger Wade, alcolizzato e violento. Veniamo a sapere che Eileen è la vedova, almeno lei crede, di Terry Lennox, il quale ha combattuto sotto altro nome in Inghilterra, dove sarebbe stato dato per deceduto. La storia si sbroglia: il passato di Terry è ben diverso da quello che appariva. In un susseguirsi di colpi di scena Roger viene assassinato da Eileen, la quale poi si uccide. E Marlowe? È presente nel momento dellʼomicidio di Roger, ma è distratto dal rumore di una barca; intuisce che Eileen potrebbe commettere un gesto insano; ma non interviene. «It just kind of grew up around me», una frase letteralmente intraducibile; potrebbe essere interpretata nel senso che tutto avviene intorno a lui senza che lui lo voglia: una visione rassegnata di un destino contro il quale è inutile lottare. Dʼ altra parte è così per tutti: > venti ore al giorno qualcuno sta correndo, qualcunʼaltro sta cercando di prenderlo. Là fuori nella notte la gente sta morendo di un migliaio di crimini. (...) La gente è picchiata, derubata, strangolata, violentata, e uccisa. La gente è affamata, malata, annoiata, disperata perché sola o piena di rimorso e di paura, arrabbiata, crudele, eccitata e scossa dalla disperazione . Il romanzo si conclude con una sorpresa, che purtroppo va detta perché in caso contrario non si renderebbe il senso dellʼintero libro. Prima di farlo bisogna parlare di Philip Marlowe; la sua figura, infatti, rende il racconto qualcosa di ben diverso da un «giallo» tradizionale. > Sarei potuto essere persino un uomo ricco (pensa Marlowe), un ricco di provincia, una casa di otto stanze, due auto nel garage, pollo ogni domenica, (...) ed io con un cervello come un sacco di cemento. È per te amico, io prenderò la grande, sordida, sporca, disonesta città . Non è per fare lʼeroe; Marlowe è profondamente pessimista, quasi cinico. > Così sono gli esseri umani. (...) Che cosa ti aspetti, farfalle dʼoro svolazzanti su un cespuglio di rose? Eppure questʼuomo, apparentemente disilluso, incontra un altro uomo, Terry Lennox, e, chi sa perché?, lo aiuta, testardamente cerca di dimostrarne lʼinnocenza. > Pensavo di essere un duro, ma cʼera qualcosa in quellʼuomo che mi conquistò. Non sapevo che cosa fosse, a meno che fossero i capelli bianchi e la faccia sfregiata e la voce pulita e la gentilezza . «Quanto ingenuo può essere un uomo, Marlowe?» gli dice un poliziotto. Ed infatti, alla fine del romanzo, Marlowe scopre di essere stato ingannato. Terry Lennox è vivo, ha voluto soltanto scomparire. Ed allora il cinico e generoso detective ammette che un tempo Terry valeva qualcosa per lui, oggi neanche un arrivederci. > Non ti sto giudicando. Non lo feci mai. È soltanto che tu non sei più qui. Da tempo te ne sei andato. Hai bei vestiti e profumi e sei elegante come una puttana da cinquanta dollari . Erede del grande Dashiell Hammett, forse il più grande giallista di tutti i tempi, come dice Jeffery Deaver, Chandler ha portato il romanzo criminale verso nuove frontiere, aprendolo al grande racconto: e ciò è merito della figura di Marlowe, ma anche di una particolare scrittura, elegante e difficile, fatta di neologismi, di nuove costruzioni sintattiche, e soprattutto orientata a creare un clima di sospensione, di estraniamento rispetto alla narrazione. Il romanzo è troppo lungo, eccessivamente tortuoso, con dialoghi serrati e spesso ridondanti. Non è quindi perfetto, è faticoso, si percepisce lʼinsoddisfazione di Chandler di non riuscire pienamente a investigare > i reali nemici: le aspettative, il tradimento, il desiderio per il potere e la ricchezza (Deaver). Perché leggerlo? È una lettura faticosa ma vale la pena se si vuole approfondire lʼanimo umano.

Chandler RaymondPenguin Books
Mansfield Park
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Mansfield Park

Una bambina di 10 anni, una parente povera, viene accolta dallo zio, Sir Thomas Bertram, un ricco possidente, autorevole membro del parlamento e della comunità. Sin dallʼinizio devono essere chiare le regole: > senza mortificarla troppo, farle ricordare che non è una Miss Bertram ; e Fanny Price risponde bene alle aspettative: piccola per la sua età, senza una particolare bellezza, eccessivamente timida, ritrosa e schiva, > la coscienza di essere una parente povera si accresceva di pari passo con la convinzione che per un essere insignificante come lei fosse giusto non essere felice . In un colloquio con il cugino Edmund, con il quale entra in sintonia sin dalla prima adolescenza, Fanny afferma: > non potrò mai essere importante a qualcuno, che cosa lo impedisce? (chiede perplesso il cugino), ogni cosa, la mia situazione, la mia mancanza di giudizio, la mia bruttezza . Ma sono proprio la solitudine, la sensazione di essere unʼestranea, di dover sempre essere attenta alla forma e alle norme sociali, che contribuiscono a creare una forte personalità, indipendente, impregnata di saldi valori etici. Tutto ciò non le fa perdere la «bussola» nel momento in cui lʼintera famiglia si lascia travolgere dal fascino del teatro; approfittando della mancanza di Sir Thomas, lontano per lungo tempo a causa di affari nelle Antille, decidono di mettere in scena una commedia allora famosa, Loverʼs Vows (Giuramenti di innamorati). È un periodo di «generale follia», come dirà in seguito Edmund, nel quale tutti escono dai rigidi ruoli sociali, ai quali si devono attenere, per assumere i panni dei diversi protagonisti della commedia, considerata allora licenziosa per la trama e i personaggi. Lʼunica che si rifiuta con ostinazione a non partecipare è Fanny; ciò le permette di osservare il comportamento degli altri, ed in particolare quello di Edward Crawford, un brillante giovane, che corteggia senza ritegno la cugina più grande di Fanny, malgrado sia già fidanzata. Al ritorno di Sir Thomas tutto sembra tornare nella normalità, con Fanny maggiormente apprezzata dallo zio per il virtuoso contegno tenuto durante la «generale follia». Arriviamo ad un punto di svolta. Sino a questo momento Fanny appare come una ragazza un poʼ bigotta, unʼacqua cheta, anche leggermente opportunista e servile; la sua personalità emergerà pienamente quando dovrà misurarsi con un grave pericolo, per lei così indipendente: un uomo vuole decidere il suo destino. Edward intende «espugnare» Fanny, lui abituato a essere cercato dalle donne ne ha trovato una che lo tiene a distanza, e tutto ciò lo intriga, forse è un capriccio ma lʼuomo sembra avere intenzioni serie: è generoso, affabile, con le sue conoscenze ha fatto in modo che il fratello di Fanny fosse nominato luogotenente di marina, è un buon partito, che darebbe agiatezza e sicurezza alla povera ragazza. Ma lei, ormai diciottenne, non lo può accettare. > Stava soffrendo, pensando, tremando, intorno ad ogni cosa, agitata, felice, miserabile, infinitamente grata, enormemente arrabbiata. (...) No, no, no, ella gridò, nascondendo il viso, tutto questo non ha senso, (...) Non voglio, non posso sopportarlo. Non devo ascoltare queste cose. No, no, non pensi a me. Ma lei non sta pensando a me. So bene che tutto questo è niente . Se riesce a resistere facilmente allʼassalto di Edward, è ben più difficile contrastare lo zio. Sir Thomas, forte della sua autorevolezza, cerca di convincere Fanny; stupefatto ed anche adirato, per la mancanza di gratitudine e di rispetto, si imbatte in un drastico rifiuto della ragazza. > Con gli occhi fissi intensamente su una delle finestre, ascoltava lo zio, nel più grande turbamento e sgomento . E alla domanda sconcertata dello zio sulle ragioni del rifiuto, la risposta di Fanny è semplice ma rivoluzionaria per i tempi: > non posso amarlo, Sir, abbastanza per sposarlo. (...) Hai qualche ragione, bambina, per pensare male del carattere di Crawford? (chiede gentilmente lo zio). No, sir, (...) e avrebbe voluto agggiungere, ma ne ho dei suoi principi, e le mancò il cuore di raccontare al padre della cattiva condotta di Crawford verso la cugina. I problemi di Fanny non sono finiti. Prima deve confrontarsi con Edmund ed anche lui cerca di convincerla, poi viene mandata per alcuni mesi presso i genitori; è uno stratagemma di Sir Thomas per farle vedere quali sono le misere condizioni sociali nelle quali potrebbe vivere in futuro, qualora venisse a mancare lʼappoggio dello zio; è opportuno che accetti lʼofferta di Edward, il matrimonio con un ricco giovane. La questione si risolve da sola, la commedia non è stato solo un periodo di «generale follia», ha scatenato le forze sottostanti alla rigida vita borghese. La famiglia di Sir Thomas si sgretola, in particolare la cugina abbandona il marito e fugge con Edward. Per Fanny la storia ha un lieto fine: torna a Mansfield trionfalmente e sposa il cugino Edmund. Affrontare il romanzo dal punto di vista di Fanny è forse una prospettiva ovvia e riduttiva, se si considerano i numerosi personaggi, le problematiche sociali affrontate sotto traccia, ed in particolare il ruolo del teatro nel racconto, la sua funzione demoniaca e liberatrice: tema che ha attirato lʼattenzione della maggior parte dei critici, tanto da far dire che non sarebbe possibile leggere il libro senza conoscere Loverʼs Vows. Al di là del contesto storico, la questione è di grande attualità: quanto può essere scossa lʼesperienza di una diciottenne? Le traversie di Fanny lʼhanno rafforzata, è certo, dandole quella personalità che le ha permesso di governare il destino; ma tutto questo è giusto? Non si sarebbe dovuto proteggere la ragazza, lasciarle la possibilità di crescere serenamente? Sono queste le questioni che rendono ancora attuale il romanzo. Il romanzo è molto lungo e non sempre regge il ritmo narrativo; la scrittura è quella tipica di Jane Austen, involuta e complessa. Per essere apprezzato i libro va letto con attenzione e pazienza, ricercando il suo valore nel dettaglio, negli scorci inattesi e sempre puntuali sulla psicologia dei personaggi, nello spirito di indipendenza che anima lʼintero libro, nei giudizi taglienti e sempre azzeccati sugli uomini e sulla società. Perché leggerlo? Un poʼ lungo ma vale la pena leggerlo, con pazienza ed attenzione.

Jane AustenAnthem Press
Middlesex
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Middlesex

Il libro narra di Callie Stephanides, nato con caratteristiche femminili che si evolvono con l’adolescenza in tratti chiaramente maschili. L’ambiguità sessuale, che deriva da una caratteristica genetica, determina la vita del protagonista, che non riesce ad accettare se stesso, un maschio con organi sessuali poco sviluppati, se non alla fine del romanzo, che ripercorre le vicende di diverse generazioni della sua famiglia. Il romanzo si può articolare in tre parti: le vicende dei nonni, che dalla Grecia aggredita dai turchi si trasferirono in America, la storia dei genitori e quindi l’infanzia di Callie, come bambina e ragazza, e infine la scoperta dell’ambiguità sessuale, in realtà sempre sospettata dal protagonista, e quindi la decisione di diventare un maschio e la fuga dalla casa dei genitori. La parte migliore del romanzo è senza dubbio la prima parte, perché la narrazione perde poi di suggestione e di ritmo per diventare via via sempre più noiosa e scontata. Il romanzo ha due temi fondamentali: l’ambiguità dell’identità di ciascuno di noi, perché possiamo essere contemporaneamente molti individui e culture nello stesso tempo; l’eredità genetica, nel senso che noi siamo quello che l’evoluzione, anche biologica, della nostra famiglia ha in qualche modo determinato. L’ambiente, le vicende della vita, le persone che si incontrano sono tutti fattori molto importanti, ma ciò che incide soprattutto è la nostra storia, della quale noi non abbiamo responsabilità e colpa. In un periodo storico nel quale ogni malattia viene ricondotta ai comportamenti, il libro riporta invece a una visione complessiva delle caratteristiche dell’individuo. Da questo punto di vista il romanzo appare superficiale nel momento in cui deve descrivere il momento di svolta del protagonista, il quale decide di rifiutare la scelta del medico di forzare la sua natura verso il lato femminile e di scegliere invece la sua nuova vita da maschio. Che cosa lo trascina in questa direzione? Coma fa ad abbandonare così facilmente un mondo di sentimenti e di comportamenti che aveva dominato la sua infanzia? È sufficiente tagliarsi i capelli? Il romanzo non tratta di tutto questo e sembra prevalere come tema narrativo di fondo la storia della famiglia piuttosto che le vicende e i sentimenti del protagonista. È forse per questo che sembra più evidente la ricerca di unʼidentità culturale (la matrice greca che si mescola a quella americana) che quella sessuale e individuale, che sembra persino un espediente per rendere più accattivante il romanzo.

Jeffrey EugenidesBloomsbury
Nemesis
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Nemesis

Nella mitologia greca Nemesis è la dea della giusta e fatale vendetta per colpe rimaste impunite.Quante volte abbiamo pensato che malattie, incidenti, disgrazie fossero fatalità che dovessero avere origine in una colpa? Dobbiamo trovare comunque un responsabile in una tragedia, non possiamo accettare che ciò che accade non sia una necessità, non abbia una ragione; non ammettiamo che Dio > è lʼeco di tutto il nostro vano gridare. (...) Colui che conosce il prima e il dopo e le ragioni del tutto e però purtroppo non può dircele per questʼunico motivo, così futile!: che non esiste (Sebastiano Vassalli La Chimera). Philip Roth parla di questo e lo fa raccontando dellʼepidemia di polio che travolse una cittadina degli Stati Uniti nel 1944, in piena seconda guerra mondiale. > Perché anche questa era una guerra reale, una guerra di massacri, rovine, perdite e sventure, guerra con i danni di una guerra, guerra sui bambini di Newark . Bucky Cantor è un giovanissimo istruttore sportivo, campione di giavellotto, un ragazzo solido e forte; ha evitato di andare in guerra per un grave difetto alla vista. Orfano di madre, abbandonato dal padre, è stato educato dal nonno materno alla dedizione al lavoro, ai valori morali, ad uno spropositato senso di responsabilità. È un supervisore estivo. Chiuse le scuole, il suo compito è di gestire i ragazzi e le ragazze del quartiere ebraico della città di Newark, e lo fa con grande impegno, addestrandoli allo sport, educandoli ai giochi di squadra e insegnando lealtà e determinazione. Le sue qualità gli sono riconosciute dagli alunni così come dalle famiglie. Unʼepidemia di polio, allora incurabile e senza vaccino, si sta diffondendo nei vari quartieri e inizia a colpire anche i ragazzi affidati alla supervisione di Bucky. I casi di polio, alcuni gravi e mortali, si intensificano e il giovane non riesce a capire le ragioni della calamità: è stravolto, è convinto di non fare abbastanza, ma cerca comunque di mantenere la calma e di trasmetterla ai ragazzi. La fidanzata sta trascorrendo lʼestate in un campo estivo, ai bordi di un lago. Gli ha trovato un posto di istruttore di nuoto, disciplina nella quale Bucky eccelle. Perché non lasciare una città ammorbata dalla polio e trascorrere invece lʼestate in un luogo sicuro e meraviglioso, insieme con la ragazza? Bucky è incerto, si sente già in colpa per non essere stato arruolato, non vorrebbe abbandonare i suoi ragazzi, ma poi accetta. Ma non può sfuggire alla colpa (quale?). Dopo pochi giorni dal suo arrivo si verificano i primi casi di polio nel campeggio; è quindi lui lʼuntore? È sua la responsabilità dei ragazzi morti o gravemente resi disabili, che gli furono affidati a Newark? È lui che ha portato la terribile pestilenza nel campeggio? Deve scontare la giusta punizione; e lo farà con ottusa volontà, senza perdonarsi nulla: si ammala anche lui di polio, resta disabile per tutta la vita, rifiuta le profferte della fidanzata, la quale lo ama comunque, si condanna a vivere da solo. > Sorrise (...) con un sorriso molto simile ad una smorfia dolorosa, che indicava stanchezza e non gioia. Non cʼera luce in lui. Ciò che mancava era lʼenergia e la capacità che un tempo erano al centro del suo carattere. E di certo la sua componente atletica era completamente svanita. Non erano soltanto un braccio ed una gamba ad essere inutili. La sua personalità originale, tutta quella vitale determinazione che ti avrebbe colpito nel momento in cui lo avessi incontrato sembrava essa stessa strappata via. È un racconto che si legge di un fiato: la scrittura è fluida, il ritmo narrativo è incalzante malgrado le divagazioni di carattere filosofico. Roth riesce abilmente a descrivere il percorso del protagonista: tutto è già scritto nel suo destino, nelle colpe del padre, ed eppure per il lettore è una sorpresa rendersi conto di quanto sia inutile combattere e come non valga la virtù se una mano invisibile, un Dio crudele, conduce i fili della nostra vita. Ma allora non siamo liberi? Roth cerca di recuperare nellʼultimo capitolo, con il confronto da Bucky e un altro giovane anchʼesso reso disabile dalla polio, il quale, tuttavia, è stato capace di avere unʼesistenza normale e felice. Purtroppo, è un capitolo un poʼ appiccicato, ridondante e prolisso: una caduta nella narrazione, un voler comunque offrire una conclusione non totalmente negativa. Il romanzo si chiude con unʼ affascinante descrizione del lancio del giavellotto da parte di Bucky, una esaltazione della bellezza del movimento di un atleta, ma anche il melanconico riconoscimento di un gesto non più possibile: una chicca stilistica che toglie il respiro. Perché leggerlo? Si legge molto bene e apre riflessioni sul bene e sul male.

Philip RothJonathan Cape London
No longer at ease (non più tranquilli)
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No longer at ease (non più tranquilli)

Il romanzo fa parte di una trilogia, un grande affresco della storia recente della Nigeria; è possibile leggere in questo sito la recensione del primo libro, «Things Fall Apart». «No longer at ease» è una citazione tratta da un verso del poema di Eliot («il viaggio dei magi»), che così recita: > tornammo ai nostri luoghi, ai nostri regni/ ma ormai non più confidenti (no longer at ease), nelle antiche leggi/ fra un popolo estraneo che è rimasto aggrappato ai propri idoli/io sarei lieto di un'altra morte . Così come i tre Magi, tornati ai loro Palazzi, non sono più come prima, non possono più adattarsi ai vecchi costumi, così Obi, nipote di Okonkwo il protagonista di «Things Fall Apart», non riesce più a comprendere la Nigeria, apparentemente occidentalizzata ma sempre ancorata all'antica morale ancestrale. A spese dell' Umuofia Progressive Union, un'associazione che raggruppa i maggiorenti del villaggio natale di Obi e della sua famiglia, il ragazzo è stato mandato a studiare in Inghilterra; si è laureato in letteratura inglese, al suo ritorno è stato assunto in un ufficio del nascente Ministero dell'Istruzione (siamo negli anni' 50, poco prima dell'indipendenza). Deve restituire ottocento sterline ricevute dall'associazione; Obi chiede una dilazione e un ulteriore contributo, è inebriato dall'intensa vita di Lagos, brulicante di gente, una mescolanza di etnie e di lingue, protesa verso il futuro. Il ragazzo stesso crede fermamente nella nuova Nigeria, che emergerà dal colonialismo. Rifiuta con sdegno ogni offerta di denaro per favorire un candidato agli esami e ai concorsi. La città è piena di tentazioni, ad Obi piace anche il lusso (noleggia un auto con la quale va in giro), non tiene conto delle tasse e degli anticipi ricevuti. Sono tutti piccoli peccati, che gli verrebbero perdonati, se non fosse che Obi si innamora di Clara, una ragazza appartenente all'etnia "osu > , considerata dagli igbo alla stregua di lebbrosi. Con molta ingenuità il ragazzo informa il padre della sua intenzione di sposare Clara. Suo padre rise. Ed era il tipo di riso che talvolta si udiva da uno mascherato da spirito ancestrale. (...) Noi siamo cristiani, ma questa non è una ragione per sposare un "osu > . (...) I nostri padri nella loro oscurità ed ignoranza chiamarono un uomo innocente osu > , una cosa data agli dei, e da allora egli divenne un emarginato, e i suoi figli, e i figli dei suoi figli per sempre . Obi è arrabbiato, ma è anche convinto che può convincere il padre, uomo in fondo buono e remissivo, cristiano sincero e devoto. In un secondo colloquio, dopo un lungo silenzio, il padre narra al figlio la storia di Ikemefuna. > Cominciò lentamente e in modo sommesso, così sommesso che era difficile udire le parole. Sembrava che non stesse realmente parlando ad Obi. Il viso era rivolto di lato così che Obi lo vedeva in un vago profilo . Ikemefuna fu ucciso da Okonkwo per rispettare le regole ancestrali, il padre di Obi abbandonò la famiglia e si fece cristiano, Okonkwo si impiccò per la vergogna. Che cosa voleva dire il padre raccontando al figlio questa tragedia? Chi abbandona il proprio "chi > , dio, ruolo e destino, crea terribili conseguenze a sé e alla famiglia. Questo messaggio non è esplicito, ma è così che lo interpreta Obi. Come succede spesso nei romanzi di Adache, ai personaggi viene lasciata la libertà di scelta e quindi sono responsabili delle proprie azioni; infatti il racconto poteva essere anche un invito al figlio ad intraprendere con coraggio la propria strada, così come il padre aveva fatto diventando cristiano. Obi torna a Lagos, convinto che non può sposare Clara; ma la ragazza è incinta e quindi bisogna interrompere la gravidanza. Obi l'accompagna da un medico compiacente e ritorna in macchina. Quando li vede uscire per andare alla clinica, dove verrà effettuato l'aborto, vorrebbe uscire dall'auto e gridare: Ferma! Andiamo, sposiamoci ora, ma non ci riuscì e non lo fece. L'auto del dottore scivolò via. (...) Clara guardò nella direzione di Obi e immediatamente distolse gli occhi > .Il ragazzo è un codardo: straccia con rabbia il manifesto della nuova Nigeria, ma è lui ad non aver combattuto fino in fondo per il futuro del proprio paese. E poiché come dice Stevenson, il male ha un suo fascino e richiama altro male, Obi inizia a farsi corrompere in modo spudorato, affascinato dalla pila di soldi contanti. Come dissero i vecchi di Umuofia, vedi questa cosa chiamata sangue. Non c'è niente come il sangue. Questo è il motivo per cui quando tu pianti una patata essa produce un'altra patata, e se tu pianti un arancio esso produce arance. (...) Ma non ho mai ancora visto che un banano produca una patata«. Su Obi incombe una maledizione:»è una strana e sorprendente cosa, ma posso dirti che l'ho visto prima. Lo fece suo padre«. Affascinati dal tono elegiaco di»Things Fall Apart > , dalla forza della sua trama e dei suoi personaggi, si rimane un po' delusi da questo romanzo. Obi è un piccolo uomo, non ha niente della tragicità di Okinkwo, l'ambiente cittadino non evoca misteri come il precoloniale villaggio di Umuofia. Lo stile basato sui dialoghi, serrati e concisi, ci getta in una commedia borghese", in una storia apparentemente piatta e banale. I personaggi sono tratteggiati, non approfonditi, in particolare la figura di Clara: serpeggia una sottile ironia insieme con una prevalente rassegnazione. Tutto sembra già scritto: la vicenda di Obi così come il futuro della Nigeria. Avevano ragione i vecchi di Umuofia, un banano non può produrre una patata? Perché leggerlo? Non so per quale motivi leggendo il romanzo mi è venuta in mente l'Italia.

Chinua AchebePenguin Books
Northanger Abbey
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Northanger Abbey

> Una eroina che ritorna, alla conclusione della sua storia, al villaggio nativo, in tutto il trionfo di una reputazione conquistata.... è un evento sul quale la penna di uno scrittore potrebbe ben compiacersi di trattenersi.... Ma la mia storia è molto differente, io porto indietro la mia eroina a casa in solitudine e disgrazia e nessuna dolce esaltazione di spiriti può indurmi ad un resoconto dettagliato . Austen scrive un libro, che gioca abilmente sul confine tra realtà ed immaginazione per prendere amabilmente in giro la moda dei romanzi romantici che cominciavano a diffondersi tra le giovani della buona società. Catherine, una ragazza diciassettenne, si allontana per la prima volta dalla famiglia per una vacanza in una nota città termale. Con ingenuità e fiducia stringe amicizie e fa incontri. Conosce una coppia di fratelli, Eleanor ed Henry, il cui padre, un importante generale, la invita a prolungare la vacanza presso la loro antica residenza. Lettrice di romanzi di ambiente medioevale, Catherine si lascia suggestionare dalle stanze, dai corridoi, dalle porte apparentemente segrete e dai cassettoni che sembrano nascondere misteri e storie tenebrose. Corre lʼimmaginazione di Catherine. È soprattutto la figura del generale, di cui coglie intuitivamente la natura falsa ed autoritaria, che la spinge ad indagare dietro lʼidea di delitti e soprusi. Un colloquio chiarificatore con Henry, che la coglie errare nel grande palazzo, la riporta bruscamente alla realtà: «il romanzo è finito», forse violenze e assassini capitano in altri paesi, > tra le Alpi e i Pirenei dove o si é angeli o demoni. In Inghilterra non è così, tra gli Inglesi, ella pensava, tra i loro cuori e le loro abitudini, cʼ è una generale benché ineguale mistura di buono e di cattivo . E Catherine si imbatte proprio in questa verità: il generale scopre che la ragazza non proviene da una ricca famiglia, non è un buon partito, e la rimanda rudemente a casa. Il romanzo è proprio finito. Il romanzo è unʼiniziazione. Catherine esce dallʼadolescenza ed entra nel mondo degli adulti, dove ai giovani è possibile solo momentaneamente intrecciare relazioni che non tengono conto della posizione delle famiglie nella società. Appena lʼamicizia si trasforma in storia dʼamore, le differenze sociali e il denaro riportano tutti al loro posto. Se questa è la realtà, sono soprattutto lʼipocrisia e lʼinganno a calpestare la dignità della persona. Con una sapiente e piacevole costruzione sintattica, Austen scava nei sentimenti della giovane ragazza, cogliendo le sfumature di un carattere in fase di formazione. Perché leggerlo? Allʼinizio il romanzo ci sembra lontano nel tempo ma poi leggendolo ne comprendiamo lʼattualità e si apprezza la profondità dellʼindagine psicologica e sociale.

Jane AustenDent & Sons
The Ottoman Cage: a novel of Istanbul
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The Ottoman Cage: a novel of Istanbul

Un cadavere viene trovato in un vecchio edificio, tipicamente in legno, adiacente al Topkapi Museo, a Istanbul. È un ragazzo, tenuto rinchiuso per anni, sedato dallʼuso costante di droghe. Non è circonciso, così come lʼinquilino dellʼappartamento viene descritto dai vicini come un riservato signore armeno. Tutto fa pensare ad un delitto allʼinterno della comunità armena, ma > gli abitanti di Istanbul non sono conosciuti per la loro predilezione per le cose semplici . Inizia una difficile indagine. A condurla è lʼ ispettore Ikmen: un tipico turco moderno, laico, apparentemente di larghe vedute, ma di fatto fortemente legato alle tradizioni. Dedito al lavoro e alla frequentazione notturna dei bar, trascura la numerosa famiglia e la moglie malata. Malgrado il suo grave stato di salute, le ha affidato il padre, ormai sconvolto dalla demenza senile. Il coroner, e migliore amico di Ikmen, è un agiato medico armeno, mentre il principale collaboratore nella polizia è un ebreo. È un miscuglio di comunità, che riflette la storia di Istanbul, con la particolarità che gli armeni, per il genocidio del 1915, sono > in qualche modo un caso speciale, perfino rispetto alle altre comunità non turche . Questa particolarità si chiama sfiducia. Ci si può fidare di un armeno, anche se da anni amico e collega? Oppure, invece, è vero che il legame tra gli armeni è più forte dellʼamicizia e del ruolo istituzionale, che si ricopre? Accanto alle indagini, che si evolvono con scoperte inaspettate, il romanzo parla della cooperazione tra persone che appartengono a culture, storie e religioni differenti. Solo se la lealtà istituzionale fa premio sulla solidarietà di clan cʼè la garanzia che esista la libertà. Come dice Ikmen > noi che abbiamo scelto di servire la legge, la dobbiamo mettere per prima, davanti ai nostri sentimenti personali , perché fino a quando «ci sono uomini come noi gli»altri«non possono realmente prendere il controllo». È un noir ben costruito. Lʼautrice dipana con perizia gli indizi, anche se con uno ritmo narrativo privo di suspense, talvolta noioso. A latere della storia principale, si sviluppano le vicende personali dei diversi protagonisti. In particolare, il racconto si sofferma sulla figura di Ikmen. La sua indifferenza verso la moglie lo rende sinceramente antipatico, al di là della funzione emblematica, che sembra affidargli lʼautrice: quella della contraddizione della Turchia moderna tra occidente ed oriente. Lʼinclinazione a soffermarsi sulle perversioni sessuli e il finale banale e scontato compromettono la qualità di un romanzo, per altri aspetti di buona fattura. Perché leggerlo? È un buon noir.

Barbara NadelSt. Martin's Press
The portrait of a Lady
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The portrait of a Lady

Il romanzo è ambientato in Inghilterra e in Italia. Isabel è una giovane ragazza americana, che, rimasta orfana, si trasferisce in Inghilterra presso la zia e il marito di quest’ultima, un ricchissimo banchiere. Stringe amicizia con il cugino, Ralph, che è tuttavia malato; riceve inoltre due proposte di matrimonio, da un lord ricchissimo e da un giovane e promettente imprenditore americano, proposte che la ragazza rifiuta, sorprendendo tutti, in quanto intende restare indipendente e libera per conoscere il mondo e se stessa. Su volontà di Ralph, lo zio lascia a Isabel un capitale elevato, che la rende ricca e le permette di viaggiare e vivere con una notevole autonomia finanziaria. Alla morte dello zio, segue quindi la zia in Italia, prima a Sanremo e poi a Firenze, dove incontra nuovamente Madame Merle, una donna brillante e piena di relazioni, che fa in modo che la ragazza conosca e frequenti Gilbert Osmond, un americano che vive a Firenze raccogliendo e studiando opere d’arte. Isabel resta affascinata di Gilbert Osmond, dalla sua cultura e raffinatezza, e dopo un lungo viaggio con Madame Merle decide di sposarlo, malgrado l’opposizione di Ralph, della zia e della sua migliore amica, una brillante giornalista americana. Il matrimonio è un fallimento, in quanto Osmond si rileva una persona egoista, convenzionale e falsa, che ha sposato Isabel solo per il denaro. Isabel si sente schiacciata da questo uomo, che vuole uniformarla alla sua volontà e al suo modo di vedere la vita che è basata sull’ipocrisia e sul formalismo, in forte contrasto con lo spirito indipendente e concreto di Isabel. Quest’ultima vive in un profondo conflitto, tra l’impegno che ha assunto sposandosi (le convenzioni, le regole della società ecc. ) e la sua ricerca di felicità e di autonomia. La grave malattia del cugino, ormai sul punto di morte, la induce a tornare in Inghilterra, anche in contrasto con la volontà del marito. Nel frattempo viene a sapere che Madame Merle è la madre della figlia del marito e per darle una buona sistemazione economica ha fatto in modo che Isabel sposasse Osmond. Isabel si rende conto di essere stata tradita e che i suoi veri amici sono quelli della sua infanzia, la giornalista americana e il giovane imprenditore, nonché il cugino. Ritornata in Inghilterra assiste il cugino sino alla morte e quindi, dopo un drammatico colloquio con l’imprenditore americano, che cerca di convincerla ad abbandonare il marito, ritorna da quest’ultimo nella loro casa di Roma. Isabel, la figura centrale, è un personaggio sconcertante, in bilico tra il desiderio di indipendenza e il dovere sociale al punto tale da sacrificare per quest’ultimo anche la propria felicità: sotto un’apparenza di forza e di autonomia, emerge un carattere debole, incapace non solo di assumere decisioni e azioni vigorose, ma anche di conoscere sino in fondo se stessa, di essere capace di confessare a sé e agli altri di avere sbagliato. Isabel è una perdente, che si muove in mezzo a caratteri forti, che vorrebbero gestirla e imporle la sua volontà, con l’unica eccezione del cugino, che, anche sbagliando, la vuole aiutare e ascoltare, sino all’ultimo. In realtà tutti i personaggi si muovono in questo contrasto tra modernità e tradizione: la brillante giornalista americana, che esalta la società statunitense e l’indipendenza della donna, finisce per sposare un nobiluomo inglese; la figlia di Osmond è ubbidiente ai voleri del padre, pur sentendo un desiderio di vivere con il giovane del quale è innamorata; Madame Merle, che sembrava così poco dipendente dagli uomini, in realtà si rivela una povera donna, che compie una serie di infamie per amore di un uomo, Osmond, che non la vuole e la disprezza. Il messaggio del libro sembra in fondo conservatore: la donna non può trovare la propria strada senza l’uomo e senza accettare le regole sociali. In questo senso il romanzo, anche se molto diverso come ambientazione e stile, ha molte analogie con Madame Bovary e Anna Karenina. Un altro tema del libro è senza dubbio il contrasto tra società americana, piena di energia e attenta all’essenziale, e quella europea, decadente e futile. Questo contrasto si esprime, mirabilmente e con grande perspicacia, nella descrizione dei paesaggi e degli ambienti, quali le prime pagine del romanzo (la descrizione del giardino della dimora inglese), l’introduzione delle vicende fiorentine e soprattutto il contesto romano. La casa di Isabel a Roma con le sue grandi e fredde stanze, i suoi cimeli e mobili antichi, la passeggiata di Isabel tra i ruderi dell’antichità di Roma sono pagine molto belle, dalle quali emerge in misura chiara la decadenza e la rovina di una società, destinata a soccombere e a distruggere, non a creare. L’ Italia è un simulacro per Isabel e per l’energia americana. Non è chiaro se l’autore abbia voluto dare ai rapporti tra Ralph e Isabel un significato più ampio e profondo rispetto al solo affetto tra cugini; c’è l’impressione che i due non siano riusciti ad esprimere l’amore reciproco e quindi siamo in presenza di un altro tema di grande interesse: la difficoltà a comunicare i veri sentimenti e a esprimere con sincerità ciò che si pensa e si sente. Solo di fronte alla morte Ralph e Isabel esprimono sino in fondo l’amore reciproco. Lo stile dell’autore è tortuoso e complesso e richiede unʼelevata concentrazione per seguire il percorso delle frasi e dei capoversi: non è quindi di facile lettura anche se occorre ammettere che la struttura della narrazione è di grande effetto e crea, in alcuni casi, suggestioni e immagini quasi pittoriche. L’analisi dei personaggi non assume mai profondità psicologiche, restando sempre in superficie; ma, in realtà, essi sono sintomatici di un ruolo sociale piuttosto che di individualità. Il tema del femminismo, del cambiamento sociale, del contrasto tra società sembra avere il sopravvento sulla vita autonoma dei personaggi. La scoperta della maternità di Madame Merle e della sua relazione con Osmond è una caduta di stile, che avvicina il romanzo a una moderna fiction fornendo al comportamento di Isabel (la decisione di andare in Inghilterra in contrasto con la volontà del marito) una motivazione esterna, che indebolisce la sua decisione.

Henry JamesHoughton
Pride and Prejudice
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Pride and Prejudice

Nella società inglese del primo ottocento ciò che conta sono le regole della buona società: le maniere educate ed amabili, le ragazze da marito moderatamente istruite, i buoni matrimoni che danno una prospettiva di stabilità e di benessere. Lʼapparenza così come il denaro dominano sovrani. A queste due regole auree fanno eccezione due personaggi: Elizabeth, seconda di cinque sorelle appartenente ad una modesta famiglia, e Darcy, giovane ricco e di alto lignaggio. Elizabeth è una ragazza orgogliosa e indipendente, che non accetta che il suo destino sia determinato da altri: «sono soltanto decisa ad agire secondo la mia opinione per avere la mia felicità». Darcy è un uomo silenzioso, brusco e poco simpatico, cui interessa solo agire secondo le proprie convinzioni senza dar conto a nessuno. Una società fatta di apparenze può essere, tuttavia, una trappola per una ragazza orgogliosa. Le voci che circolano su Darcy sono negative e spingono Elizabeth a rifiutare con sdegno la proposta di matrimonio del giovane: la ricchezza non può sopperire alla cattiva opinione che la ragazza si è fatta di Darcy! Ma lʼorgoglio può portare al pregiudizio se non si guarda alla sostanza. Saranno gli avvenimenti, il racconto dellʼinfanzia del giovane, la visita alla casa dove è cresciuto, ossia una migliore conoscenza, a far capire ad Elizabeth la vera personalità di Darcy, a maturare lentamente lʼamore per il giovane. Ma sarà la forza di carattere di Elizabeth a permetterle di superare le resistenze e le pressioni dei parenti di Darcy che non vogliono accettare un matrimonio, considerato troppo modesto. Orgoglio e pregiudizio sono due lati dello stesso problema: pieni di sé stessi, chiusi nel proprio mondo, non si è capaci di comprendere gli altri. > Ella si vergognò di sé stessa. Non poteva pensare a Darcy senza sentire che era stata cieca, parziale, pregiudizievole, assurda. Come avevo agito male, ella gridò, Io, che mi ero orgogliosamente basata sul mio discernimento! Io che avevo valutato me stessa sulle mie abilità! Che avevo spesso disprezzato il generoso candore di mia sorella e gratificato la mia vanità, in un inutile e colpevole sfiducia. Come è umiliante questa scoperta! È un libro estremamente moderno, che invita alla conoscenza e ai giudizi aperti non precostituiti. Scritto in un inglese elegante, è tuttavia appesantito dalla complessità della struttura sintattica, che richiede una lettura attenta e non sempre facile. Il ritmo narrativo è lento e alla fine risulta scontato. Se si esclude la figura di Elizabeth, i personaggi sono spesso stereotipi, piatti e privi di vita. Perché leggerlo? Il fascino del libro è concentrato nella figura di Elizabeth, donna già moderna alla ricerca della propria affermazione.

Jane AustenPenguin
Smoke
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Smoke

Si tratta di un breve racconto. L’ambiente è la società contadina del Sud degli Stati Uniti. Un padre autoritario ha di fatto cacciato i due figli dalla proprietà: il più giovane perché aveva richiesto la divisione della terra, il più anziano perché non sopporta più il padre. Mentre il più giovane vive come un eremita, il più vecchio va a vivere da un cugino. Il padre muore apparentemente ucciso da un cavallo e viene anche assassinato il giudice, esecutore testamentario dell’eredità. Il procuratore riesce, con la sua capacità dialettica e l’uso attento delle parole, a spingere il vero colpevole, il cugino, a confessare. L’espediente è costituito proprio dal fumo, che il procuratore nasconde in una scatola del giudice e la cui presenza nel luogo del delitto mette con le spalle al muro il colpevole, che risulta essere un forte fumatore. La trama vorrebbe essere quella poliziesca, ma in realtà il vero oggetto del racconto è costituito dall’aridità e asprezza del mondo contadino e dei rapporti familiari, che si sviluppano dietro alla volontà di possesso della terra. In contrasto con questa brutalità e con una vita quotidiana squallida si sviluppa il periodare elegante del procuratore: > si era laureato ad Harvard... capace di trascorrere interi pomeriggi in compagnia degli uomini accovacciati contro i muri degli empori di campagna, parlando con loro nella loro lingua. Li chiamava i suoi momenti di svago . Il mondo della campagna viene in qualche modo manipolato dalla parola, dall’intellettuale che sa parlare bene e sa costruire trucchi e trappole per i contadini ingenui. Lo stile del racconto, la struttura della frase in particolare, si sviluppa in modo molto complesso, e quindi di difficile lettura.

William FaulknerReview of Reviews Corporation
Solar
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Solar

Michael Beard ha ottenuto, appena ventʼenne, il premio Nobel. Lui stesso non si spiega i motivi di un riconoscimento così prestigioso ( forse il comitato lʼha confuso con Sir Michael Bird?), ma da allora, > come un naufrago, si è aggrappato a questʼunico pezzo di legno, e vedeva sé stesso come un privilegiato . Il romanzo ha poco da fare con la scienza e con lʼenergia solare, ma narra soprattutto la storia di un misero uomo, bugiardo, egoista, opportunista, che attraversa con indifferenza gli affetti delle persone più vicine. Il racconto ha inizio al momento della separazione di Michael dalla sua quinta moglie, che lo tradisce per vendicarsi dei tanti adultéri del marito. Michael è presidente di un centro di ricerca governativo, che dovrebbe trovare soluzioni per ridurre lʼanidride carbonica e quindi contrastare il cambiamento climatico. In realtà il nostro protagonista non crede affatto agli effetti disastrosi dellʼinquinamento atmosferico ma, con la stessa superficialità con la quale porta avanti la sua vita sentimentale, avvalla un progetto assurdo di installare piccole pale eoliche in tutte le case degli inglesi. È questa lʼidea di un giovane ricercatore, fanatico delle fonti rinnovabili, che infastidisce il cinico Michael con il suo idealismo ambientalista. Ritornando da un viaggio nel continente antartico, dove è stato costretto a partecipare ad uno strampalato gruppo di ricerca sullo scioglimento dei ghiacci , Michael sorprende il giovane ricercatore a casa sua: è uno degli amanti di sua moglie. Nel colloquio che segue alla scoperta, il giovane ricercatore si uccide inciampando in un tappeto mentre si sta dirigendo verso Michael per pregarlo di non licenziarlo. Il nostro protagonista non è certo colpevole ma capisce che potrebbe essere il primo ad essere sospettato. E così fa in modo che venga condannato un altro amante della moglie, un uomo violento e assurdamente geloso. A questo primo inganno se ne aggiunge un altro: Michael viene in possesso delle carte del giovane ricercatore nelle quali è dimostrata la possibilità di ricavare lʼidrogeno dallʼacqua utilizzando lʼenergia solare. È la scoperta del secolo, che risolverebbe in un colpo solo il problema delle emissioni di anidride carbonica e quello dellʼesaurimento delle fonti di energia. Il racconto si sposta, poi, molti anni avanti. Michael, un uomo obeso, mangiatore e bevitore insaziabile, ha continuato la sua vita cinica e superficiale. Dal punto di vista sentimentale, oltre alle amanti occasionali, ha, suo malgrado, due relazioni fisse: con una inglese, che gli ha dato una figlia, anche se lui si era opposto in tutti modi, e con una americana, conosciuta nel New Messico dove sta realizzando il prototipo di fabbricazione dellʼidrogeno dallʼacqua, fondamentale per dimostrare la validità industriale dellʼidea. Dal punto di vista del business deve combattere con gli investitori, spesso scettici sul progetto e che soprattutto si chiedono se ne vale la pena spendere i soldi in una tecnologia così innovativa, quando non si è certi se ci sarà la catastrofe ambientale e se, quindi, bisognerà abbandonare i combustibili fossili ( come il carbone, il petrolio e così via). Dinanzi alle preoccupazioni del socio, che ha investito diversi milioni di dollari e riporta le opinioni di molti esperti che dicono che non cʼè un riscaldamento planetario, Beard ,forte del suo premio Nobel, > mise una mano sul braccio dellʼamico, un chiaro segno che egli era oltre i sui limiti. Toby ascolta, ci sarà la catastrofe . Lui che non aveva mai creduto nel riscaldamento globale! Ma a differenza della teoria che gli ha dato il premio Nobel, che districa in modo matematicamente ineccepibile le complesse interazioni tra energia e massa, Michael resta attorcigliato nel groviglio di falsità e di contraddizioni, proprie della sua vita. Nel momento in cui sta per dimostrare la grandezza del suo genio ( ma è ciò che veramente gli interessa o ciò che vale è il piacere del momento?) le sue «donne» gli chiedono il conto delle promesse fatte, ritorna lʼuomo ingiustamente condannato per vendicarsi e gli viene intentata unʼazione legale perché ha utilizzato un progetto non suo. Capisce che ha fallito e percepisce con chiarezza il cancro che lo sta uccidendo. Finalmente consapevole della sua meschinità vede la figlia, che lo ama di un amore incondizionato, andargli incontro, ma > egli dubitò mentre lʼabbracciava, che qualcuno avrebbe mai potuto credergli adesso che fosse vero amore . La scrittura è brillante, la trama si sviluppa a tratti in modo accattivante, i personaggi sono ben descritti: il tutto dovrebbe avvincere il lettore. Ma, come per il protagonista del romanzo, cʼè una sorta di leggerezza e di eccessiva ironia, che rende evanescente il racconto. Tutto sembra paradossale e quindi la falsità e il cinismo, i temi fondamentali del racconto e tratti così tipici della nostra epoca, restano narrati in modo superficiale e non si assiste a quello svelamento che ci si aspetterebbe. McEwan è un grande autore, che spreca la sua arte. Perché leggerlo? È scritto molto bene e la storia è intrigante.

Ian McEwanVintage
Stamboul Train
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Stamboul Train

Il romanzo narra il viaggio da Ostenda a Istanbul di un gruppo di viaggiatori: una giornalista con la sua amante, un giovane commerciante ebreo in viaggio di affari, un ladro divenuto suo malgrado un assassino (in fuga), un famoso ricercato politico e una giovane ragazza di nome Coral. Durante il viaggio si intrecciano avventure e storie di amore, in particolare quella tra il giovane commerciante e Coral, tra i quali sembra nascere una vera e duratura relazione. Al confine con l’Ungheria la polizia arresta il ricercato politico (su indicazione della giornalista) e insieme il ladro e Coral. I tre riescono a fuggire ma nella fuga il ricercato politico viene ferito mortalmente e Coral si ferma per assisterlo. Il giovane commerciante, che attendeva con un automobile parte comunque per Costantinopoli, dove si sposa per interesse. Tutti i personaggi si muovono secondo interessi egoistici (il denaro, la fama, gli affari ecc. ) a eccezione di Coral che rinunzia al giovane commerciante pur di assistere il ricercato politico. La ragazza è quindi l’unica figura che riflette sentimenti sinceri, non mediati da sovrastrutture economiche e ideologiche, ma orientati agli aspetti profondi della vita umana, come la solidarietà verso una persona in difficoltà. Anche questo romanzo appartiene al filone «divertimento» di Greene, ma sinceramente da questo punto di vista è senza dubbio deludente: il ritmo è lento per la nostra abitudine di romanzi moderni del genere poliziesco e comunque non tale da creare suspense e interesse nella trama. La parte più interessante è quella della prigionia ai confini con l’Ungheria in quanto emergono finalmente le contraddizioni dei diversi personaggi ed emerge la figura di Coral. A differenza del «nostro uomo all’Avana» il romanzo è caratterizzato da una forte e diffusa amarezza: prevalgono sempre l’egoismo e la vacuità rispetto all’altruismo e alla sincerità. I rapporti tra le persone sono dominati da sentimenti falsi e dalla ricerca della soddisfazione del proprio narcisismo e dell’interesse.

Graham GreeneWilliam Heinemann
The thin man
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The thin man

The thin man ( generalmente tradotto con il termine uomo ombra) è un ricco inventore scomparso da alcuni giorni, proprio quando la sua segretaria viene uccisa. Da questi due avvenimenti prende le mosse la classica storia poliziesca: un famoso ex detective (Nick lʼio narrante) si trova a New York con sua moglie, Nora, e viene coinvolto, suo malgrado, dalla famiglia dellʼinventore ( lʼex moglie e i due figli, una ragazza viziata e un giovane strampalato) e dallʼavvocato della persona scomparsa. Non si possono raccontare le vicende di un giallo né il finale, ovviamente. Il racconto si sviluppa leggero e smaliziato intorno a Nick e a Nora, questʼultima apparentemente un personaggio minore ma in realtà una spalla eccezionale: volutamente assente, ironica e paziente. La sua idea è che un detective debba trovare qualsiasi cosa, anche un pezzo di anatra in un piatto affollato di cibo. Ci sono poi i parenti dellʼinventore, avidi, egoisti, indifferenti alla sorte del marito e padre scomparso, «non sono forse il primo di una nuova razza di mostri?», si chiede Nora. La storia poliziesca e i personaggi sono anche il pretesto per una raffigurazione dellʼAmerica degli anniʼ 30, travolta dalla crisi della borsa che non viene ancora percepita come uno sconvolgimento profondo della società, quale poi sarà: si continua a bere molto, a frequentare locali notturni, a pensare che i soldi possano continuare a girare. La forza del romanzo di Hammett è senza dubbio lo stile narrativo. È fatto di dialoghi serrati, di frase concise, giocate tutte su un uso sapiente dei verbi, spesso composti, propri del linguaggio familiare anche se non scivolano mai nellʼuso gergale. Si ha lʼimpressione che Nick abbia fretta, che le azioni sono troppo veloci per permettersi di soffermarsi a lungo in descrizioni e approfondimenti di carattere. O è la noia che pervade il protagonista e lo spinge a correre nella vita? Perché leggerlo? È un grande classico del genere poliziesco ma è anche una rappresentazione efficace di una società in crisi, nella quale, però, si riesce ancora a non essere sciatti.

Dashiell HammettVintage
The Thing Around Your Neck
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The Thing Around Your Neck

Il libro è una raccolta di brevi storie, che si incentrano intorno alla solitudine della donna. Nel racconto che dà il titolo al libro, la protagonista ha lasciato la Nigeria per andare a vivere negli Stati Uniti presso uno zio, che cerca di molestarla. La ragazza abbandona la casa dei parenti e il suo sogno americano si infrange in un lavoro sotto pagato di cameriera. Vorrebbe scrivere ai genitori, ma > non cʼè niente di cui scrivere... Nessuno sapeva dove tu fossi, perché non lo dissi a nessuno.Talvolta ti sentivi invisibile.....Di notte, qualche cosa si stringeva intorno al collo, qualche cosa che quasi ti soffocava prima di cadere addormentata . La libertà della donna è possibile solo nella solitudine, in quanto in tal modo il destino non è determinato dallʼuomo, sia che sia marito, padre o fratello. In Tomorrow is too far, ( un racconto che ricorda la Morrison di Beloved) la vicenda si sviluppa abilmente in unʼalternanza tra presente e passato. La protagonista, ormai adulta, vive negli Stati Uniti. Ritorna dopo molti anni in Nigeria, dove bambina aveva spinto il fratello a salire su un albero e poi gli aveva urlato che cʼera un serpente velenoso che lo poteva morsicare. Il ragazzo, spaventato, era caduto uccidendosi. Questo episodio condannerà la bambina al rimorso e allʼesclusione, ma era lʼunico modo, crudele e incosciente, per ribellarsi ai privilegi che la tradizione concedeva ai maschi: > tu sapevi che qualche cosa doveva capitare a Nonso ( il fratello) così che tu potessi sopravvivere . La solitudine nasce anche dalla fuga da un paese violento, eppure amato: la Nigeria. The American Embassy è la narrazione, tra la cronaca giornalistica e la sospensione psicologica, di una lunga attesa su «un marciapiede palpitante», dinanzi allʼAmbasciata americana per avere il visto di espatrio. La protagonista, con il suo dolore «da qualche parte tra gli occhi», vuole abbandonare la Nigeria, perché la polizia nigeriana le ha ucciso il figlio, ancora bambino. Quando si trova davanti al funzionario americano la donna capisce che non può abbandonare il suo paese, dove è sepolto il suo bambino: «voleva ritornare alla loro dimora ancestrale», ai fiori della sua terra, ai piatti cucinati con olio di palma e così «si voltò lentamente e prese la direzione dellʼuscita». Lo sradicamento tra il legame con la propria terra e lʼespatrio negli Stati Uniti è presente in tutti i racconti, non dipende, tuttavia, da una libera scelta della donna ma dalla volontà del marito e della famiglia. Il pregio principale dei racconti sono la struttura narrativa e la scrittura. Lʼautrice usa con grande sapienza la seconda persona singolare ( il " tu") per mantenere la narrazione sospesa tra lʼautobiografia e la forma impersonale. Ne deriva un senso di inevitabilità, quasi che le vicende non possono essere che così, non sono possibili soluzioni diverse, in quanto i fatti si sviluppano al di fuori della volontà e della possibilità dei protagonisti. La vita è questa e non ci sono alternative. La scrittura è elegante, semplice e misurata, senza indulgenze a neologismi o a lingue nazionali e locali. Anzi, con malizia, la scrittrice evidenzia spesso il diverso impiego dei vocaboli, tra quelli tipicamente inglesi, che vorrebbero adoperare le protagoniste ( tutte appartenenti alla classe colta nigeriana) e gli usi americani, quasi che lʼestraniazione, la fuga e la solitudine trovino riscontro anche nellʼabbandono dei soliti modi dellʼinglese. Il limite del libro sta proprio nella struttura narrativa dei racconti, che lʼautrice non riesce a chiudere, restando sempre incompiuti e sospesi. Ne emerge una frammentazione, che rende difficile riannodare il filo narrativo e i suoi significati. Perché leggerlo? È una lettura piacevole e interessante.

Chimamanda Ngozi Adichie,HarperCollins
Villages
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Villages

Owen, il protagonista del romanzo, è cresciuto in una piccola cittadina, dove > sesso e religione avevano distinti, antichi odori; le famiglie stavano in equilibrio come fragili nidi su rami nodosi di storie precedenti . È un mondo di vaghe certezze, che Owen abbandona per andare a studiare informatica allʼuniversità. Qui sposa Phyllis, una brillante studentessa di matematica. Owen è affascinato dallʼintelligenza e dalla cultura della moglie, ma sente inconsapevolmente una sorta di distacco, quasi che ella vivesse in un suo mondo, fatto di matematici e di poeti e il mondo reale fosse un «noioso e insignificante luogo di esilio». La coppia si trasferisce in una piccola cittadina, dove Owen, con un socio, avvia una società informatica, che avrà un grosso successo. Vengono quattro figli, Phyllis si dedica alla famiglia, con gli anni sessanta cambiano i costumi dellʼAmerica, anche a seguito della rivoluzione sessuale, si evolve rapidamente lʼinformatica costringendo Owen ad una continua sfida tecnologica. La coppia partecipa alla vita di società e in questo ambiente, ipocrita e pettegolo, Owen comincia ad avere una serie di relazioni, le prime più coinvolgenti sotto il profilo sentimentale, le altre, via via, sempre più a solo sfondo sessuale. Owen è un uomo che piace ed è disponibile, ma gli scandali e i pettegolezzi non riescono a distruggere il matrimonio per la volontà di Phyllis a salvaguardare la famiglia e soprattutto perché perdona il marito in quanto lo ama. Il matrimonio precipita quando Owen, ormai stanco delle avventure, incontra Julia e chiede il divorzio. In una discussione, lʼunico vero litigio del loro matrimonio, Owen giustifica questa decisione, dicendo che Julia, donna molto religiosa, lo salverà dalle sue debolezze. Phyllis si ribella ma viene disgustata dallʼipocrisia del marito e fugge. Per casualità o per suicidio, la donna muore in un incidente stradale ed ancora una volta Owen viene aiutato a compiere le scelte della sua vita. Uno dei temi del libro è senza dubbio lʼevoluzione della società americana, letta sotto due angoli di visuale: la rivoluzione dei costumi sessuali ( le avventure di Owen diventano sempre più spinte) e la rivoluzione informatica, dai grandi calcolatori al personal computer. Un altro tema è la descrizione della vita della piccola cittadina americana, che ricorda, per molti aspetti, gli episodi della serie televisiva «disperate casalinghe». Cʼè poi la figura di Owen, malleabile, fragile ed ad un tempo opportunista, che subisce gli avvenimenti approfittando, tuttavia, di un mondo protettivo, la madre, le due mogli e il socio, che gli permettono di restare adolescente per tutta la vita. Non è un caso che il romanzo si conclude con la descrizione dei sogni di Owen, che ricorda con nostalgia la madre e il villaggio della propria infanzia. Lo stile di Updike è rigoglioso di aggettivi e di costruzioni barocche, che danno musicalità ed efficacia espressiva al racconto. Pur essendo un libro povero di episodi, è lo stile che sorregge il ritmo narrativo rendendo piacevole la lettura. La ridondanza delle parole non aiuta, tuttavia, la sintesi e il lettore si perde fra «tanti fuochi dʼartificio». Perché leggerlo? La lettura è molto piacevole, soprattutto in lingua originale.

John UpdikeBallantine Books