J.K. Rowling
Libri di quest'autore
The Casual Vacancy
Una scrittrice di successo decide di abbandonare il suo genere per inoltrarsi in altri filoni narrativi. Come succede spesso, questo tentativo si rivela un clamoroso insuccesso. La critica ne dà, invece, un apprezzamento molto positivo: sulla rivista Internazionale il romanzo è stato recensito con il massimo dei voti, cinque stelle. Sono io che non ho capito le qualità del libro o sono le attese di profitto delle case editrici a determinare i giudizi? Lʼidea alla base del racconto è interessante. Siamo in una piccola cittadina inglese, percepita dai suoi abitanti come «unʼisola felice», dove la buona borghesia pensa di poter vivere in modo confortevole e sereno, isolata dai problemi del mondo moderno. Peccato che nel recente passato un grande proprietario abbia venduto un appezzamento di terreno sul quale è stato costruito un quartiere popolare, i cui problemi sociali impattano negativamente sul presunto benessere della cittadina. Inoltre, su proprietà del Comune, viene gestito un centro per tossico dipendenti, con tutti i disagi ne conseguono. Ebbene, la morte improvvisa di un consigliere, di forte sensibilità sociale e quindi favorevole al mantenimento del centro, è lʼopportunità per cambiare le maggioranze nel consiglio comunale, chiudere il centro e trasferire il quartiere popolare alla città vicina, che potrebbe essere interessata a sua volta per modificare i propri equilibri politici. Si scatena la corsa per conquistare il posto, reso vacante nel consiglio comunale. Ci si sarebbe aspettato un racconto di forte impronta sociale e politica, con i suoi intrighi ed eventuali colpi di scena. Non è così. Il racconto procede stancamente con la narrazione delle diverse famiglie coinvolte, i rapporti tra i coniugi, le relazioni tra genitori e figli, lʼambiente scolastico e così via. Nella prima parte del romanzo il lettore si perde nei personaggi, che sembrano tutti avere lo stesso peso nella struttura narrativa. Successivamente il libro diviene meno noioso e meglio delineato, in quanto alcuni personaggi, generalmente i «figli», inviano email diffamatorie sul sito del Comune, non per ragioni politiche ma per sfogare in qualche modo rancori e voglia di ribellione. Sarebbe stata unʼidea interessante, ma anche questa si perde nel nulla. Alla fine, il lettore si trova con unʼedizione romanzata di «Desperate Housewives», che chiude, perché qualsiasi romanzo deve finire, in modo lacrimevole, così da permettere qualche lacrimuccia. Lʼautrice scrive molto bene, in un inglese elegante e moderno ad un tempo. Anche se si accetta lʼapproccio psicologico del romanzo ai problemi sociali, stupisce il modo generico con il quale vengono affrontati temi molto complessi, come quelli dei rapporti intergenerazionali e dei minori in famiglie ad alto disagio sociale. Il punto più debole è la struttura narrativa. Innanzitutto la trama è dispersiva, frammentata e priva di azioni. Come è possibile che unʼautrice così esperta non sia stata capace di dare unitarietà e dinamicità alla narrazione? In secondo luogo, la scrittrice non disegna una gerarchia di personaggi, alcuni più importanti intorno ai quali gira il racconto e sui quali sviluppare gli eventuali approfondimenti psicologici, esistenziali e sociali. Tutti i personaggi sono sullo stesso piano, restando superficiali e perdendo il lettore in molteplici filoni narrativi. Perché non leggerlo? È noioso, banale e inutilmente lungo.
Harry Potter & the Philosopher's Stone
Harry Potter vive presso gli zii, una prosaica famiglia borghese, la quale odia soprattutto che > si parli di qualcosa che non dovrebbe essere, non importa se sia in un sogno o persino in un cartone animato, (...) potrebbe essere una idea pericolosa . Come nella favola di Cenerentola Harry è trattato malissimo dagli zii, è oggetto degli scherzi stupidi e brutali del cugino, insomma è una vittima perché rimasto orfano di genitori considerati eccentrici e dei quali è meglio non parlare. Iniziano ad arrivare strane lettere: invitano Harry ad un college per streghe e stregoni. Lo zio distrugge la posta, ma essa continua ad arrivare; allora fugge con la famiglia in luoghi irraggiungibili; tutto è inutile, misteriosamente la posta arriva ovunque. Deve accettare che il nipote sia stato ammesso in una scuola dove si insegna «ciò che non dovrebbe essere»; deve persino accompagnarlo al marciapiede «nove e tre quarti», il binario che non cʼè. La prima parte del libro è tutta giocata sul paradosso, tra ciò che è reale e ciò che potrebbe essere, che spesso noi vorremmo che fosse e lo viviamo con la fantasia. È la parte migliore del romanzo. Da quel momento in poi seguiamo Harry nella sua particolare scuola, dove si insegnano le arti magiche, i segreti delle streghe, dove però operano i meccanismi di ogni collegio: le rivalità, le amicizie, la disciplina e come infrangerla, gli insegnanti severi, quelli indulgenti, i simpatici e gli antipatici. Il collegio, un tenebroso castello, nasconde un mistero: un cane a tre teste difende una Pietra Filosofale, il possesso della quale dà lʼimmortalità e fornisce poteri tali da conquistare il mondo. Harry sospetta che un insegnante se ne voglia impossessare per darla a Voldemort, il signore del Male, il cui nome nessuno osa pronunciare, tanta è la paura. Avventure, pericoli, atti di coraggio mettono a dura prova Harry e il suo gruppo di amici; alla fine ci sarà un colpo di scena, con uno scontro diretto tra Harry e Voldemort. Come ha fatto il ragazzo a resistere alla forza del male? > Se cʼè una cosa che Voldemort non può comprendere, è lʼamore. Non capì che lʼamore, potente quale era quello di tua madre per te, avrebbe lasciato il suo proprio segno , ha dato a Harry una protezione per sempre. Ed ancora, > soltanto uno che voleva trovare la Pietra, trovarla, ma non usarla, sarebbe stato capace di prenderla . Lʼautrice mescola abilmente gli elementi magici e quelli avventurosi con un ambiente familiare agli adolescenti, qualʼ è la scuola. Il ritmo narrativo non è così intenso e sorprendente come ci si aspetterebbe, anche perché si è consapevoli che il pericolo è solo apparente e si risolverà sempre per il meglio. Il ruolo salvifico del super mago Dumbledore appiattisce lʼautonomia di Harry, aiutato eccessivamente da forze e da personaggi al di sopra di lui. Il libro non riesce ad essere fino in fondo un romanzo di formazione, in quanto il giovane protagonista non diviene totalmente adulto. Se si confronta «Harry Potter» con, «Lʼ Isola del Tesoro», colpisce la differenza tra Jim ed Harry: il contesto è sempre eccezionale, ma il primo ne esce uomo, il secondo resta un adolescente, subalterno ai grandi. Forse per questo che i ragazzi leggono Harry Potter e non il grande libro di Stevenson? Perché possono illudersi che ci sia qualcuno o qualcosa che li aiuterà sempre nella vita? Il pregio principale del romanzo di Rowling è la scrittura: elegante, chiara, efficace, grammaticalmente perfetta. Il libro potrebbe essere usato tranquillamente per insegnare le forme più difficili della lingua inglese. Perché leggerlo? Un bellissimo inglese

