Philip Roth
Libri di quest'autore
American Pastoral
Il libro si articola in tre capitoli, che hanno ciascuno una propria identità. Nel primo, dal titolo significativo di Paradise Remembered, lʼio narrante è lo scrittore stesso. Lʼidolo della sua giovinezza è costituito da Seymour Levov, lo Svedese: bello, biondo, atletico, un grande sportivo. Il ricordo delle sue imprese sintetizza unʼera felice, dove lʼarmonia trionfa. Ormai sessantʼenne lo scrittore viene invitato a pranzo da Seymour con un pretesto. Lʼincontro si rivela banale e senza senso, ma in seguito,ad un party di vecchi compagni, lo scrittore viene a sapere che Seymour era malato di cancro ed era travolto dalle vicende di sua figlia, che aveva dato fuoco ad un supermercato uccidendo una persona. > Lʼuomo gentile con i suoi modi delicati di trattare con i conflitti e le contraddizioni, lʼex atleta fiducioso, sensibile e pieno di risorse in qualsiasi lotta con avversari corretti, si trova contro un avversario che non è corretto, un diavolo emergente dai sentimenti umani, ed è travolto. Egli impara a vivere dietro una maschera . Lo scrittore decide di scrivere un libro su Seymour, anche se si chiede con una nota profondamente autobiografica, se lʼuomo allʼinterno dellʼuomo è conoscibile, se è una «giara che tu non puoi aprire». Ma allora la storia che scrive risponde alla realtà o è solo lʼimmaginazione dellʼautore? Nei due capitoli successivi è lo scrittore che narra in terza persona. Nel secondo capitolo, intitolato The Fall, viene descritta la vicenda drammatica di Merry, la figlia balbuziente di Seymour, che allʼetà di sedici anni scompare dopo aver commesso un terribile delitto e via via sprofonda nella clandestinità e nellʼauto distruzione. Alla base del comportamento della figlia, cʼè lʼodio verso i genitori, la loro ordinata casa, la loro vita fatta di valori borghesi,ma anche verso la società americana. Ma come poteva > sua figlia essere così cieca da voler distruggere quel sistema che aveva dato alla sua famiglia tante opportunità di successo? Distruggere i suoi genitori capitalisti come se la loro ricchezza non fosse altro che il prodotto dellʼimpegno costante di tre generazioni? . Ma allora Merry è unʼanomalia inspiegabile? In realtà nellʼultimo capitolo, Paradise Lost, che per la maggior parte descrive un pranzo tra i coniugi Levov e i loro amici (pranzo che si chiude tragicamente con lʼuccisione del padre di Seymour) appare evidente che «la malattia morale» non riguarda solo la ragazza ma unʼintera società nella quale > ciò che dovrebbe esistere non esisteva. La devianza prevaleva. Tu non puoi fermarla. Indubitabilmente, ciò che non era supposto di accadere era accaduto e ciò che era supposto di accadere non era accaduto. Il vecchio sistema che creò lʼordine non funziona più. Tutto ciò che ha lasciato è la paura e lo sgomento, ma adesso nascosti dal niente . I temi di un libro senza dubbio poderoso sono sostanzialmente due: i rapporti tra generazioni e, soprattutto, il travaglio di un genitore, che si sente perfetto, che vorrebbe difendere la famiglia e non capisce perchè una figlia così amata sia cresciuta così lontana dal suo mondo; il travolgimento di una società, fatta di immigranti che hanno lavorato sodo per essere integrati ed ammessi come cittadini di successo, che vede invece esaurirsi i valori fondanti la coesione sociale. Il dramma di Seymour è quello di un padre, ma è anche la tragedia dellʼarmonia americana. La struttura narrativa di Roth è estremamente ricca ed articolata. Essa non si affida alla ricchezza degli aggettivi, come succede con Updike, nè al lungo periodare di Bellow ( tutti scrittori che trattano della crisi della società americana). È proprio la struttura sintattica il punto di forza di Roth ma ne è anche la debolezza: le frasi sono spesso troppo complesse, rendendo faticosa la lettura e favorendo una ridondanza di parole e soprattutto di costruzioni sintattiche. Una maggiore frugalità avrebbe sicuramente reso meglio gli argomenti del libro, che sono invece interessanti. Perché non leggerlo? È molto pesante, soprattutto il terzo capitolo. Andrebbe letto a piccoli bocconi.
Portnoy's Complaint
Come mai un giovane, di una rispettabile famiglia ebrea e con una apprezzata posizione sociale, ricerca il sesso più sordido e depravato invece di sposarsi con ragazze della buona società borghese, «con le quali allevare intelligenti, amorevoli e robusti bambini»? > Dignità, Benessere, Amore, Industria, Conoscenza, Fiducia, Decenza, Alti Valori, Compassione! Perché diavolo inseguo il sesso sensazionale? Come posso perdermi in qualche cosa così semplice, così stupido, come la figa? Il libro è un lungo, divertente e isterico monologo, nel quale il protagonista ripercorre le vicende della propria vita, solo apparentemente per una ricerca psicoanalitica delle ragioni dei propri orientamenti ( voyerismo, feticismo, auto erotismo, coito orale), ma in realtà per affermare, a sé e agli altri, che la sua è stata la scelta di vita più giusta. Per dare il senso di un racconto, difficilmente sintetizzabile e comprensibile se non si entra in una scrittura vorticosa e ridondante di parole e modi di dire, si può riportare un brano nel quale il protagonista spiega perché non ha sposato una delle brave e borghesi ragazze che ha frequentato. > Bene, cʼera il suo ostentato, ricorrente gergo scolastico , tanto per iniziare. Non si poteva sopportare... E poi cʼerano i soprannomi dei suoi amici: cʼerano gli amici stessi! Poody e Pip and Peddle... Ma poi il mio gergo le causava imbarazzo. La prima volta che dissi scopare in sua presenza ( in presenza dellʼamica Pebble, con il suo colletto alla Peter Pan e i suoi attillati cardigan, e abbronzata come un indiano da così tanto tennis al Chevy Chase Club), un tale sguardo di agonia passò sul viso dellʼerede dei Padri Pellegrini che tu avresti pensato che avessi appena piantato le quattro lettere nella sua pelle. Perché, chiese in modo così pietoso una volta che fummo soli, perché devo essere così maldestro? Quale possibile piacere mi dà essere così di male maniere? Cosa diavolo ho provato? Perché devi essere così pus-y? «Dove questa parola, spiega il protagonista, sta per» propensione ad essere sgradevoli ". > A letto? niente di divertente, nessuna acrobazia o tentativi di osare; come noi lo facemmo la prima volta così continuammo, io assaltavo e lei si arrendeva . Se si pensa che «ostentato, ricorrente gergo scolastico» è la traduzione approssimativa di un inglese intraducibile, quale «cutesy- wootsy boarding school argot» e che per dire attillato usa il neologismo «cablestitch», si può avere lʼidea della scrittura del romanzo, che è tutto giocata sugli aggettivi e sulle frasi gergali. La struttura sintattica si sviluppa senza ordine ( come il ricorrersi di pensieri) e le parole inglesi sono spesso qualificate da forme verbali dellʼebraismo americano. La lettura è esilarante anche se il libro va letto tutto di un fiato. In caso contrario si rischia di perdersi nella successione disordinata di racconti e di personaggi. Al di là della evidente vocazione per il sesso sensazionale, come lo chiama lʼautore, il filo conduttore del romanzo può essere individuato nelle regole, da trasgredire. > Che cosʼaltro, ti chiedo, erano tutte quelle proibizioni e regole legate alle diete con le quali cominciavi ( sin da piccolo), che cosʼaltro se non darci a noi piccoli bambini ebrei lʼabitudine ad essere repressi? Pratica, caro, pratica, pratica, pratica. Lʼinibizione non cresce negli alberi, tu lo sai, ci vuole pazienza, richiede concentrazione, comporta genitori attenti e che si sono sacrificati e un bambino obbediente e dedito al lavoro duro così da creare in solo pochi anni un essere umano realmente inibito, con il culo stretto . È evidente che questa ripulsione verso le regole trova le sue radici nella società ebraica, verso la quale lʼautore porta avanti una critica caustica, anche se in fondo ricca di affetto e di nostalgia. Non è un caso che la fuga del protagonista abbia termine proprio in Israele, quasi alla ricerca della tradizione e delle salde radici. Il tema delle proibizioni è tuttavia un argomento di importanza generale se si pensa al continuo richiamo a regole morali e a norme di comportamento da parte di presunte, e spesso ipocrite, autorità spirituali e religiose. Perché leggerlo? È un romanzo divertente, ma va letto tramite unʼottima traduzione.
Nemesis
Nella mitologia greca Nemesis è la dea della giusta e fatale vendetta per colpe rimaste impunite.Quante volte abbiamo pensato che malattie, incidenti, disgrazie fossero fatalità che dovessero avere origine in una colpa? Dobbiamo trovare comunque un responsabile in una tragedia, non possiamo accettare che ciò che accade non sia una necessità, non abbia una ragione; non ammettiamo che Dio > è lʼeco di tutto il nostro vano gridare. (...) Colui che conosce il prima e il dopo e le ragioni del tutto e però purtroppo non può dircele per questʼunico motivo, così futile!: che non esiste (Sebastiano Vassalli La Chimera). Philip Roth parla di questo e lo fa raccontando dellʼepidemia di polio che travolse una cittadina degli Stati Uniti nel 1944, in piena seconda guerra mondiale. > Perché anche questa era una guerra reale, una guerra di massacri, rovine, perdite e sventure, guerra con i danni di una guerra, guerra sui bambini di Newark . Bucky Cantor è un giovanissimo istruttore sportivo, campione di giavellotto, un ragazzo solido e forte; ha evitato di andare in guerra per un grave difetto alla vista. Orfano di madre, abbandonato dal padre, è stato educato dal nonno materno alla dedizione al lavoro, ai valori morali, ad uno spropositato senso di responsabilità. È un supervisore estivo. Chiuse le scuole, il suo compito è di gestire i ragazzi e le ragazze del quartiere ebraico della città di Newark, e lo fa con grande impegno, addestrandoli allo sport, educandoli ai giochi di squadra e insegnando lealtà e determinazione. Le sue qualità gli sono riconosciute dagli alunni così come dalle famiglie. Unʼepidemia di polio, allora incurabile e senza vaccino, si sta diffondendo nei vari quartieri e inizia a colpire anche i ragazzi affidati alla supervisione di Bucky. I casi di polio, alcuni gravi e mortali, si intensificano e il giovane non riesce a capire le ragioni della calamità: è stravolto, è convinto di non fare abbastanza, ma cerca comunque di mantenere la calma e di trasmetterla ai ragazzi. La fidanzata sta trascorrendo lʼestate in un campo estivo, ai bordi di un lago. Gli ha trovato un posto di istruttore di nuoto, disciplina nella quale Bucky eccelle. Perché non lasciare una città ammorbata dalla polio e trascorrere invece lʼestate in un luogo sicuro e meraviglioso, insieme con la ragazza? Bucky è incerto, si sente già in colpa per non essere stato arruolato, non vorrebbe abbandonare i suoi ragazzi, ma poi accetta. Ma non può sfuggire alla colpa (quale?). Dopo pochi giorni dal suo arrivo si verificano i primi casi di polio nel campeggio; è quindi lui lʼuntore? È sua la responsabilità dei ragazzi morti o gravemente resi disabili, che gli furono affidati a Newark? È lui che ha portato la terribile pestilenza nel campeggio? Deve scontare la giusta punizione; e lo farà con ottusa volontà, senza perdonarsi nulla: si ammala anche lui di polio, resta disabile per tutta la vita, rifiuta le profferte della fidanzata, la quale lo ama comunque, si condanna a vivere da solo. > Sorrise (...) con un sorriso molto simile ad una smorfia dolorosa, che indicava stanchezza e non gioia. Non cʼera luce in lui. Ciò che mancava era lʼenergia e la capacità che un tempo erano al centro del suo carattere. E di certo la sua componente atletica era completamente svanita. Non erano soltanto un braccio ed una gamba ad essere inutili. La sua personalità originale, tutta quella vitale determinazione che ti avrebbe colpito nel momento in cui lo avessi incontrato sembrava essa stessa strappata via. È un racconto che si legge di un fiato: la scrittura è fluida, il ritmo narrativo è incalzante malgrado le divagazioni di carattere filosofico. Roth riesce abilmente a descrivere il percorso del protagonista: tutto è già scritto nel suo destino, nelle colpe del padre, ed eppure per il lettore è una sorpresa rendersi conto di quanto sia inutile combattere e come non valga la virtù se una mano invisibile, un Dio crudele, conduce i fili della nostra vita. Ma allora non siamo liberi? Roth cerca di recuperare nellʼultimo capitolo, con il confronto da Bucky e un altro giovane anchʼesso reso disabile dalla polio, il quale, tuttavia, è stato capace di avere unʼesistenza normale e felice. Purtroppo, è un capitolo un poʼ appiccicato, ridondante e prolisso: una caduta nella narrazione, un voler comunque offrire una conclusione non totalmente negativa. Il romanzo si chiude con unʼ affascinante descrizione del lancio del giavellotto da parte di Bucky, una esaltazione della bellezza del movimento di un atleta, ma anche il melanconico riconoscimento di un gesto non più possibile: una chicca stilistica che toglie il respiro. Perché leggerlo? Si legge molto bene e apre riflessioni sul bene e sul male.


