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Jane Austen

Jane Austen è stata una scrittrice britannica, figura di spicco della narrativa neoclassica del periodo della reggenza inglese, nonché della transizione tra il romanticismo e il realismo. È una delle autrici più celebri e conosciute del panorama letterario del Regno Unito e mondiale..

Libri di quest'autore

Northanger Abbey
RecensioneInglese

Northanger Abbey

> Una eroina che ritorna, alla conclusione della sua storia, al villaggio nativo, in tutto il trionfo di una reputazione conquistata.... è un evento sul quale la penna di uno scrittore potrebbe ben compiacersi di trattenersi.... Ma la mia storia è molto differente, io porto indietro la mia eroina a casa in solitudine e disgrazia e nessuna dolce esaltazione di spiriti può indurmi ad un resoconto dettagliato . Austen scrive un libro, che gioca abilmente sul confine tra realtà ed immaginazione per prendere amabilmente in giro la moda dei romanzi romantici che cominciavano a diffondersi tra le giovani della buona società. Catherine, una ragazza diciassettenne, si allontana per la prima volta dalla famiglia per una vacanza in una nota città termale. Con ingenuità e fiducia stringe amicizie e fa incontri. Conosce una coppia di fratelli, Eleanor ed Henry, il cui padre, un importante generale, la invita a prolungare la vacanza presso la loro antica residenza. Lettrice di romanzi di ambiente medioevale, Catherine si lascia suggestionare dalle stanze, dai corridoi, dalle porte apparentemente segrete e dai cassettoni che sembrano nascondere misteri e storie tenebrose. Corre lʼimmaginazione di Catherine. È soprattutto la figura del generale, di cui coglie intuitivamente la natura falsa ed autoritaria, che la spinge ad indagare dietro lʼidea di delitti e soprusi. Un colloquio chiarificatore con Henry, che la coglie errare nel grande palazzo, la riporta bruscamente alla realtà: «il romanzo è finito», forse violenze e assassini capitano in altri paesi, > tra le Alpi e i Pirenei dove o si é angeli o demoni. In Inghilterra non è così, tra gli Inglesi, ella pensava, tra i loro cuori e le loro abitudini, cʼ è una generale benché ineguale mistura di buono e di cattivo . E Catherine si imbatte proprio in questa verità: il generale scopre che la ragazza non proviene da una ricca famiglia, non è un buon partito, e la rimanda rudemente a casa. Il romanzo è proprio finito. Il romanzo è unʼiniziazione. Catherine esce dallʼadolescenza ed entra nel mondo degli adulti, dove ai giovani è possibile solo momentaneamente intrecciare relazioni che non tengono conto della posizione delle famiglie nella società. Appena lʼamicizia si trasforma in storia dʼamore, le differenze sociali e il denaro riportano tutti al loro posto. Se questa è la realtà, sono soprattutto lʼipocrisia e lʼinganno a calpestare la dignità della persona. Con una sapiente e piacevole costruzione sintattica, Austen scava nei sentimenti della giovane ragazza, cogliendo le sfumature di un carattere in fase di formazione. Perché leggerlo? Allʼinizio il romanzo ci sembra lontano nel tempo ma poi leggendolo ne comprendiamo lʼattualità e si apprezza la profondità dellʼindagine psicologica e sociale.

Jane AustenDent & Sons
Pride and Prejudice
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Pride and Prejudice

Nella società inglese del primo ottocento ciò che conta sono le regole della buona società: le maniere educate ed amabili, le ragazze da marito moderatamente istruite, i buoni matrimoni che danno una prospettiva di stabilità e di benessere. Lʼapparenza così come il denaro dominano sovrani. A queste due regole auree fanno eccezione due personaggi: Elizabeth, seconda di cinque sorelle appartenente ad una modesta famiglia, e Darcy, giovane ricco e di alto lignaggio. Elizabeth è una ragazza orgogliosa e indipendente, che non accetta che il suo destino sia determinato da altri: «sono soltanto decisa ad agire secondo la mia opinione per avere la mia felicità». Darcy è un uomo silenzioso, brusco e poco simpatico, cui interessa solo agire secondo le proprie convinzioni senza dar conto a nessuno. Una società fatta di apparenze può essere, tuttavia, una trappola per una ragazza orgogliosa. Le voci che circolano su Darcy sono negative e spingono Elizabeth a rifiutare con sdegno la proposta di matrimonio del giovane: la ricchezza non può sopperire alla cattiva opinione che la ragazza si è fatta di Darcy! Ma lʼorgoglio può portare al pregiudizio se non si guarda alla sostanza. Saranno gli avvenimenti, il racconto dellʼinfanzia del giovane, la visita alla casa dove è cresciuto, ossia una migliore conoscenza, a far capire ad Elizabeth la vera personalità di Darcy, a maturare lentamente lʼamore per il giovane. Ma sarà la forza di carattere di Elizabeth a permetterle di superare le resistenze e le pressioni dei parenti di Darcy che non vogliono accettare un matrimonio, considerato troppo modesto. Orgoglio e pregiudizio sono due lati dello stesso problema: pieni di sé stessi, chiusi nel proprio mondo, non si è capaci di comprendere gli altri. > Ella si vergognò di sé stessa. Non poteva pensare a Darcy senza sentire che era stata cieca, parziale, pregiudizievole, assurda. Come avevo agito male, ella gridò, Io, che mi ero orgogliosamente basata sul mio discernimento! Io che avevo valutato me stessa sulle mie abilità! Che avevo spesso disprezzato il generoso candore di mia sorella e gratificato la mia vanità, in un inutile e colpevole sfiducia. Come è umiliante questa scoperta! È un libro estremamente moderno, che invita alla conoscenza e ai giudizi aperti non precostituiti. Scritto in un inglese elegante, è tuttavia appesantito dalla complessità della struttura sintattica, che richiede una lettura attenta e non sempre facile. Il ritmo narrativo è lento e alla fine risulta scontato. Se si esclude la figura di Elizabeth, i personaggi sono spesso stereotipi, piatti e privi di vita. Perché leggerlo? Il fascino del libro è concentrato nella figura di Elizabeth, donna già moderna alla ricerca della propria affermazione.

Jane AustenPenguin
Emma
RecensioneItaliano

Emma

Emma è una giovane donna, determinata, indipendente, ma incline «a pensare un poʼ troppo bene di sé stessa». Vive in una cittadina della campagna inglese insieme con il padre: un vedovo fragile, timoroso delle novità e soprattutto di essere abbandonato dallʼadorata figlia. Dʼaltra parte perché sposarsi? > Se dovessi innamorarmi, in verità, sarebbe una cosa differente! Ma non mi sono mai innamorata; non è nel mio modo di essere o nella mia natura; e non penso che dovrei. E, senza amore, sono convinta che sarei una folle a cambiare una situazione come la mia; (...) e mai, mai potrei aspettarmi di essere così veramente amata e importante; così sempre prima e unica negli occhi di qualsiasi uomo come lo sono in quelli di mio padre . Non sono solo lʼorgoglio e il voler essere padrona di sé stessa, è anche il suo ideale di marito: alta integrità, aderenza alla verità e ai principi, disprezzo dellʼinganno e delle piccolezze. Si manterrà fedele a questi criteri, con tanta sicurezza affermati e vissuti? In parte. La storia inizia con la decisione della governante, Mrs. Weston, di sposarsi e di lasciare la casa dove per tanto tempo è stata al servizio. Se il padre è sconvolto, per Emma significa perdere lʼunica persona con la quale ha potuto confidarsi, lʼunica che riusciva in qualche modo a frenare il carattere della ragazza, sensibile, riflessivo ma anche caparbio e deciso ad imporsi agli altri. Ci sarebbe anche il cognato, Mr. Knightely, la conosce fin da bambina, ma con lui è un continuo battibecco, un perenne confrontarsi da differenti punti di vista. Emma incontra Harriet Smith, con la quale stringe una intensa amicizia. Ma se > Mrs. Weston era oggetto di rispetto , che aveva le basi nella gratitudine e nella stima, Harriet sarebbe stata amata come una alla quale lei poteva essere utile. Per Mrs. Weston non cʼera niente da farsi; per Harriet ogni cosa . Harriet è priva di dote e proviene da un basso ceto sociale, ma non per questo si deve degradare a sposare qualsiasi pretendente! Con una bella dose di presunzione e di imprudenza Emma convince la docile Harriet a non sposare Martin (un modesto fittavolo!) e ad ambire alla mano di Mr. Elton, il vicario della piccola città. Quando Mr. Elton, rifiutato dalla stessa Emma (ma allora perché è il giusto marito per lʼamica?) si sposa con una ragazza vacua e superficiale, ma con un bel patrimonio, Emma consola Harriet, facendole presente che Elton non era poi un uomo così affidabile. Compaiono due nuovi personaggi: Jane, una bella ma sofferente ragazza, la quale viene a vivere con la zia ed ha come unica prospettiva quella di andare a fare la governante presso famiglie benestanti; Frank, figlio del marito di Mrs. Weston, e che vive presso una zia, ricca e autoritaria. Emma cerca di stringere amicizia con Jane (unʼaltra ragazza da gestire?), ma viene in qualche modo respinta e tenuta distante. Nei pochi giorni che sta presso il padre, Frank riesce a fare la corte ad Emma e poi ad Harriet. Se Emma, dapprima compiaciuta ed intrigata dal giovane intuisce che cʼè qualcosa di falso nel comportamento di Frank, sembra la volta buona per Harriet, almeno così pensa Emma, la quale convince in tal senso lʼamica. Inutilmente Mr. Knightley la mette in guardia, facendole presente il debole carattere di Frank, ma ancora una volta Emma testardamente non si attiene al ben più saggio giudizio dellʼamico. Proprio durante uno di questi colloqui, spesso puntigliosi e contrastati, avviene un fatto premonitore. > Con un piccolo movimento, ben diverso dalla comune amicizia, (...) Mr. Knightley le prese la mano, se non era stata lei stessa a fare il primo gesto non lʼavrebbe potuto dire, ella poteva, forse, averla piuttosto offerta . Muore la zia di Frank ed allora il giovane, libero da costrizioni, confessa che era segretamente fidanzato con Jane e che il suo presunto corteggiamento per Emma e per Harriet era stata solo un modo per distogliere lʼattenzione dal vero oggetto del suo affetto. Ecco il motivo del malessere di Jane, la falsa situazione nella quale si trovava. Emma è dispiaciuta per Harriet e si rende conto di aver sbagliato ancora una volta nelle sue valutazioni, ma è profondamente offesa per il comportamento nei confronti di Jane, si è dovuta prestare allʼinganno per la mancanza di coraggio e di dignità di Frank. Dʼaltra parte > si potrebbe ben dire che il mondo non è della donna, le sue regole non sono le sue . Per Emma cʼè una sorpresa. Quando va ad informare Harriet della vicenda, scopre che lʼamica è innamorata di Mr. Knightley ed è convinta di essere ricambiata. Emma dovrebbe essere felice, perché allora sente un senso di dispetto, di sottile gelosia, di perdita dellʼoggetto amato? > Quale cecità, quale pazzia lʼaveva condotta! Ciò la colpì con una forza di travolgente sofferenza! Emma scopre di amare e di aver sempre amato lʼamico, e quindi qualʼ è la gioia quando Mr. Knightley, dapprima timidamente e poi sempre più sicuro, le confessa che lʼama anche lui e che la vuole sposare. Ma Harriet è di nuovo ingannata? Nessun problema, Emma con un sotterfugio la manda a Londra dalla sorella, per togliersela di torno, e poi, quando infine la deve affrontare, apprende che Harriet lʼha sempre ingannata, ha sempre amato Martin, che ha continuato a vedere, nonostante Emma. Tutto finisce bene, ma cosa resta dellʼindipendente ed orgogliosa Emma? Andrà ad abitare con il padre e con Mr. Knightley, chiudendosi nella dimensione familiare, tipica della donna. Ed anche le amicizie femminili, quella per Harriet in particolare, si muteranno in semplici superficiali conoscenze, è difficile portarle avanti quando si ama un uomo. È un romanzo molto articolato, anche troppo lungo e complesso, nella trama così come nella scrittura. Il fulcro è sempre lʼindipendenza della donna, con alcuni elementi distintivi rispetto ad altri romanzi dellʼautrice. Se negli altri libri il contesto, la cittadina, la piccola borghesia del primo ottocento, la campagna inglese, sono di sottofondo, qui sono al centro della narrazione. Basti pensare al secondo volume: le conversazioni superficiali, gli incontri salottieri e le scampagnate forniscono lʼimmagine di una società vacua, bigotta, molto attenta alle apparenze e ai patrimoni. Sembra di leggere i «Guermantes» di Marcel Proust e, come in questo volume della Ricerca, i dialoghi senza fine sono altrettanto noiosi, prolissi e inconcludenti. Un altro aspetto che accumuna il romanzo allʼopera di Proust è il tema della discrepanza tra ciò che si immagina e la realtà. «Me stesso creai ciò che vidi», cita ad un certo punto Mr. Knightley; ed infatti Emma immagina situazioni che si rivelano ben diverse da quelle costruite dalla sua fantasia. Rivolgendosi ad Harriet, esclama Emma «o Dio! come non lʼho mai vista!». La storia si sviluppa lentamente, senza ritmo narrativo, senza azioni. Predominano i dialoghi, spesso ripetitivi. Solo a tratti sono approfonditi i personaggi, i quali ruotano tutti intorno ad Emma, senza però completarla e spiegarla. La sintassi è estremamente difficile e tortuosa, quasi che lʼautrice abbia voluto mostrare la sua abilità nella scrittura e nel possesso dellʼinglese «colto». Perché leggerlo? Vale la pena leggerlo se si vuole avere una visione completa degli splendidi personaggi di Austen; in caso contrario è meglio non prenderlo in mano perché è lungo, difficile e prolisso.

Jane AustenAnthem Classics Edition
Sense and Sensibility (Ragione e sentimento)
RecensioneInglese

Sense and Sensibility (Ragione e sentimento)

I romanzi di Jane Austen paiono fuori dall'ambiente storico, gli anni tra il 1790 e il 1815 caratterizzati dall'avvio della rivoluzione industriale e dalle lunghe guerre napoleoniche. Questo profilo «senza tempo» è avvalorato da quanto disse la stessa Austen a sua nipote: > tre o quattro famiglie in una cittadina di campagna sono la vera cosa su cui lavorare («Austen's letters» pagina 275 citazione riportata da Katie Halsey nell'introduzione). L'affermazione della scrittrice è contradditoria e rivelatrice a un tempo; è proprio immergendosi nella società di provincia che è possibile comprendere  come e perché «un uomo cambia le sue maniere e una giovane donna cambia la sua mente», e quindi qual è l'impatto delle profonde trasformazioni della società inglese a cavallo dei due secoli. (Tony Tanner introduzione a Pride e Prejudice pagina 368 citata da Katie Halsey). Elinor e Marianne sono figlie della vedova Dashwood, costretta ad abbandonare la bella casa e una vita agiata a seguito della morte del marito e del subentro nelle proprietà di Henry, nato da un precedente matrimonio del defunto marito. A inquadrare con efficacia le problematiche patrimoniali che faranno da sfondo all'intero racconto, è un lungo e cinico colloquio tra il figliastro e la moglie; prima di morire il padre si era fatto promettere da Henry che avrebbe garantito alle sorelle una rendita; > non è certamente piacevole avere un prelievo annuale sul proprio reddito, (...) un regalo di cinquanta sterline (...) mi libererà, penso, dalla promessa fatta a mio padre. Elinor e Marianne devono vivere  con le proprie forze, perseguendo un difficile equilibrio tra sentimenti e realismo. Elinor > possedeva una capacità di comprensione e una freddezza di giudizio, che la rendeva, solo diciannovenne, la consigliera della madre. (...) aveva un animo generoso, una natura affettuosa, forti sentimenti; ma sapeva come governarli.Marianne, ancora diciassettenne, > era per molti aspetti simile a Elinor. Era sensibile e intelligente ma appassionata in ogni cosa, nei dispiaceri come nella gioia poteva non avere alcuna moderazione.Elinor si è innamorata di Edward. Il giovane > non era attraente, le sue maniere richiedevano un minimo d' intimità per renderle piacevoli; (...) ma quando la sua naturale timidezza era superata, il suo carattere mostrava un sincero affetto d'animo, (...) tutti i suoi desideri si concentravano sui conforti domestici e la tranquillità della vita privata. In un colloquio con sua madre Marianne dichiara cosa lei intende per amore, e lo fa proprio parlando di Edward e dell'incomprensibile attrazione della sorella per questo giovane. > Oh! Mamma, quanta mancanza di spirito, quanta affettato è stato il modo di leggere di Edward l'altra sera! Sentì un dispiacere così forte per mia sorella. Tuttavia ella lo sopportò con tanta compostezza, sembrava scarsamente notarlo. (...) Elinor non ha la mia sensibilità. (...) Mamma, quanto più conosco del mondo, quanto più sono convinta che io non vedrò mai un uomo, che non posso realmente amare Sono stata aperta e sincera quando sarei dovuta essere riservata, senza spirito, fredda e falsa. Su entrambe le ragazze arriva una cocente delusione. Il bel gentiluomo, che aveva frequentato con leggerezza Marianne, si sposa d'improvviso con una ricca ereditiera, perché è abituato a una vita ricca di piaceri e denaro. Marianne si chiude in sé stessa, travolta dal dolore e dallo scandalo, fino al punto di rischiare di morire. Anche Elinor scopre che Edward è già fidanzato con la maliziosa Lucy, che, tra l'altro, deve frequentare per convenienza sociale. Il racconto del suo tradimento, della bugia di Edward, > era chiaro e semplice; e benché non potesse essere narrato senza emozione, non era accompagnato da una violenta agitazione, né da un' incontrollabile sofferenza. (...) Elinor doveva essere la consolatrice di altri per quanto riguarda la propria sofferenza, non meno con quanto concerne la loro; e tutto il conforto che poteva essere dato si affidava alla propria lucidità e al proprio controllo. La promessa di riservatezza verso Lucy, che le aveva aperto il suo cuore, e l'affetto per Edward, nonostante tutto, la obbligavano al silenzio, le impedivano di confessare la sua infelicità. In una società di provincia, tra rigide convenzioni sociali e dominanti preoccupazioni patrimoniali, fra donne e uomini fragili e ipocriti, Elinor emerge come un'eroina, con la sua saldezza morale, la sua caparbietà di essere d'aiuto agli altri prima che a sé stessa. Austen vuol dare una conclusione felice alla storia delle due ragazze, ma il romanzo potrebbe terminare quando la madre e Marianne riconoscono, con sorpresa e rimorso, la celata fragilità di Elinor: presa di coscienza alla base di più intensi legami familiari. La trama narrativa è come una variazione musicale, dove il tema originario si ripete con continui mutamenti; i sentimenti di Elinor e Marianne sono descritti nei loro più minuti cambiamenti, via via che l'ambiente sociale e gli altri personaggi incidono, anche dolorosamente, sugli affetti e le certezze delle due ragazze. Solo una donna poteva svolgere un'analisi psicologica così profonda degli stati d'animo del mondo femminile, ricco di sensibilità e buon senso che mancano troppo spesso agli uomini. Si pensi alla figura di Edward, dell'altro è inutile parlarne tanto è mascalzone; Edward è un bravo giovane, ma che fa? Non ha il coraggio di dire la verità a Elinor, e cioè che è già impegnato; si ripresenta solo quando Lucy ha preferito un altro uomo. C'è da chiedersi perché Elinor l'abbia accolto, ma ciò fa parte del buon senso e della sensibilità: Edward è un brav'uomo, fragile ma fondamentalmente onesto, e poi è tempo di maritarsi. Elinor non è Emma né Fanny di Mansfield Park, figure forti e sicure (vedi la recensione dei due romanzi in questo sito) ; è ancora una tenera ragazza, e forse pure una vittima della struttura sociale. Ricorda la protagonista di «Dalla parte di lei» di Alba De Cespedes (vedi recensione in questo sito); oggi Elinor avrebbe forse ucciso Edward. Il fascino dei romanzi di Austen deriva in misura notevole dalla scrittura, in particolare dalle forme grammaticali del suo inglese, forse un po' arcaico, ma così avvolgente e articolato da sommergere il lettore in un fluire di piccoli passaggi narrativi, d' introspezioni psicologiche, di osservazioni sociali, tutte delicate ma puntuali. Perché leggerlo? Sublime nella scrittura, intenso nell' analisi delle donne protagoniste.

Jane AustenAnthem Press
Mansfield Park
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Mansfield Park

Una bambina di 10 anni, una parente povera, viene accolta dallo zio, Sir Thomas Bertram, un ricco possidente, autorevole membro del parlamento e della comunità. Sin dallʼinizio devono essere chiare le regole: > senza mortificarla troppo, farle ricordare che non è una Miss Bertram ; e Fanny Price risponde bene alle aspettative: piccola per la sua età, senza una particolare bellezza, eccessivamente timida, ritrosa e schiva, > la coscienza di essere una parente povera si accresceva di pari passo con la convinzione che per un essere insignificante come lei fosse giusto non essere felice . In un colloquio con il cugino Edmund, con il quale entra in sintonia sin dalla prima adolescenza, Fanny afferma: > non potrò mai essere importante a qualcuno, che cosa lo impedisce? (chiede perplesso il cugino), ogni cosa, la mia situazione, la mia mancanza di giudizio, la mia bruttezza . Ma sono proprio la solitudine, la sensazione di essere unʼestranea, di dover sempre essere attenta alla forma e alle norme sociali, che contribuiscono a creare una forte personalità, indipendente, impregnata di saldi valori etici. Tutto ciò non le fa perdere la «bussola» nel momento in cui lʼintera famiglia si lascia travolgere dal fascino del teatro; approfittando della mancanza di Sir Thomas, lontano per lungo tempo a causa di affari nelle Antille, decidono di mettere in scena una commedia allora famosa, Loverʼs Vows (Giuramenti di innamorati). È un periodo di «generale follia», come dirà in seguito Edmund, nel quale tutti escono dai rigidi ruoli sociali, ai quali si devono attenere, per assumere i panni dei diversi protagonisti della commedia, considerata allora licenziosa per la trama e i personaggi. Lʼunica che si rifiuta con ostinazione a non partecipare è Fanny; ciò le permette di osservare il comportamento degli altri, ed in particolare quello di Edward Crawford, un brillante giovane, che corteggia senza ritegno la cugina più grande di Fanny, malgrado sia già fidanzata. Al ritorno di Sir Thomas tutto sembra tornare nella normalità, con Fanny maggiormente apprezzata dallo zio per il virtuoso contegno tenuto durante la «generale follia». Arriviamo ad un punto di svolta. Sino a questo momento Fanny appare come una ragazza un poʼ bigotta, unʼacqua cheta, anche leggermente opportunista e servile; la sua personalità emergerà pienamente quando dovrà misurarsi con un grave pericolo, per lei così indipendente: un uomo vuole decidere il suo destino. Edward intende «espugnare» Fanny, lui abituato a essere cercato dalle donne ne ha trovato una che lo tiene a distanza, e tutto ciò lo intriga, forse è un capriccio ma lʼuomo sembra avere intenzioni serie: è generoso, affabile, con le sue conoscenze ha fatto in modo che il fratello di Fanny fosse nominato luogotenente di marina, è un buon partito, che darebbe agiatezza e sicurezza alla povera ragazza. Ma lei, ormai diciottenne, non lo può accettare. > Stava soffrendo, pensando, tremando, intorno ad ogni cosa, agitata, felice, miserabile, infinitamente grata, enormemente arrabbiata. (...) No, no, no, ella gridò, nascondendo il viso, tutto questo non ha senso, (...) Non voglio, non posso sopportarlo. Non devo ascoltare queste cose. No, no, non pensi a me. Ma lei non sta pensando a me. So bene che tutto questo è niente . Se riesce a resistere facilmente allʼassalto di Edward, è ben più difficile contrastare lo zio. Sir Thomas, forte della sua autorevolezza, cerca di convincere Fanny; stupefatto ed anche adirato, per la mancanza di gratitudine e di rispetto, si imbatte in un drastico rifiuto della ragazza. > Con gli occhi fissi intensamente su una delle finestre, ascoltava lo zio, nel più grande turbamento e sgomento . E alla domanda sconcertata dello zio sulle ragioni del rifiuto, la risposta di Fanny è semplice ma rivoluzionaria per i tempi: > non posso amarlo, Sir, abbastanza per sposarlo. (...) Hai qualche ragione, bambina, per pensare male del carattere di Crawford? (chiede gentilmente lo zio). No, sir, (...) e avrebbe voluto agggiungere, ma ne ho dei suoi principi, e le mancò il cuore di raccontare al padre della cattiva condotta di Crawford verso la cugina. I problemi di Fanny non sono finiti. Prima deve confrontarsi con Edmund ed anche lui cerca di convincerla, poi viene mandata per alcuni mesi presso i genitori; è uno stratagemma di Sir Thomas per farle vedere quali sono le misere condizioni sociali nelle quali potrebbe vivere in futuro, qualora venisse a mancare lʼappoggio dello zio; è opportuno che accetti lʼofferta di Edward, il matrimonio con un ricco giovane. La questione si risolve da sola, la commedia non è stato solo un periodo di «generale follia», ha scatenato le forze sottostanti alla rigida vita borghese. La famiglia di Sir Thomas si sgretola, in particolare la cugina abbandona il marito e fugge con Edward. Per Fanny la storia ha un lieto fine: torna a Mansfield trionfalmente e sposa il cugino Edmund. Affrontare il romanzo dal punto di vista di Fanny è forse una prospettiva ovvia e riduttiva, se si considerano i numerosi personaggi, le problematiche sociali affrontate sotto traccia, ed in particolare il ruolo del teatro nel racconto, la sua funzione demoniaca e liberatrice: tema che ha attirato lʼattenzione della maggior parte dei critici, tanto da far dire che non sarebbe possibile leggere il libro senza conoscere Loverʼs Vows. Al di là del contesto storico, la questione è di grande attualità: quanto può essere scossa lʼesperienza di una diciottenne? Le traversie di Fanny lʼhanno rafforzata, è certo, dandole quella personalità che le ha permesso di governare il destino; ma tutto questo è giusto? Non si sarebbe dovuto proteggere la ragazza, lasciarle la possibilità di crescere serenamente? Sono queste le questioni che rendono ancora attuale il romanzo. Il romanzo è molto lungo e non sempre regge il ritmo narrativo; la scrittura è quella tipica di Jane Austen, involuta e complessa. Per essere apprezzato i libro va letto con attenzione e pazienza, ricercando il suo valore nel dettaglio, negli scorci inattesi e sempre puntuali sulla psicologia dei personaggi, nello spirito di indipendenza che anima lʼintero libro, nei giudizi taglienti e sempre azzeccati sugli uomini e sulla società. Perché leggerlo? Un poʼ lungo ma vale la pena leggerlo, con pazienza ed attenzione.

Jane AustenAnthem Press