John Updike
Libri di quest'autore
Rabbit Redux
Sono gli anni ʼ 60 in una città di provincia degli Stati Uniti. La guerra del Vietnam e i profondi cambiamenti, culturali e nei costumi, anche sessuali, fanno da sfondo al romanzo, il cui filone conduttore è sintetizzato molto bene da quanto dice il protagonista alla fine del racconto: > la confusione è soltanto un punto di vista personale di cose che operano in termini generali . Si può rimanere sé stessi, come se niente fosse, in un «periodo terribile, di profonda confusione», quale quello che attraversava lʼAmerica negli anniʼ 60? Henry fa il tipografo e conduce una vita apparentemente serena con sua moglie Janice e Nelson, il loro unico figlio. I rapporti di coppia sono stati profondamente sconvolti dalla morte dellʼaltra figlia, generando un muro tra i due coniugi che non può non riflettersi anche nel sesso. Henry può essere definito un conservatore: crede nei valori dellʼAmerica, nella giustezza della guerra del Vietnam e nel fatto che i negri debbano stare al loro posto. Questo difficile equilibrio viene travolto dalla relazione di Janice con un collega, un greco, con il quale Henry ha una lite furiosa, proprio sulla guerra del Vietnam. Janice abbandona la famiglia, per andare a vivere con lʼamante, ed Henry si fa carico della casa e del figlio. Apparentemente sembra un uomo solido, in realtà sotto un apparente rispetto delle funzioni e delle convenzioni imposte da una società perbenista, Henry è profondamente inquieto. Una sera viene invitato a cena da una amica, che è stata appena lasciata dal marito, e tutto farebbe pensare che la serata debba concludersi a letto, come vorrebbe la tradizione. Invece, Henry non accetta gli evidenti segnali della donna e va a finire la serata in un bar, frequentato soprattutto da negri. Qui conosce Jill, una strana ragazza fuggita da casa, e Skeeter, una sorta di visionario negro. Li ospita in casa ed allaccia con Jill una relazione. Una lunga parte del romanzo, resa prolissa e noiosa dalla forte impronta ideologica, racconta la vita dei quattro ( Henry, Jill, Skeeter e Nelson) e dellʼintreccio sempre più complesso ed ambiguo tra di loro. Dagli spinelli si passa alla droga. Jill va a letto anche con Skeeter e forse con Nelson, ma sono soprattutto dominanti la figura di Skeeter e la lettura dei testi della rivoluzione negra. In qualche modo Henry ricompone il proprio mondo cognitivo al punto da difendere Skeeter con i vicini di casa. Poi, un terribile incendio, forse attivato dagli stessi vicini, distrugge la casa e uccide Jill. Henry, che aiuta a fuggire Skeeter, presunto colpevole per la polizia, perde tutto, anche il lavoro. Il romanzo si conclude stancamente: Janice vorrebbe ritornare con Henry e lo convince a fermarsi in un hotel. Ma troppo cose sono avvenute ed in particolare il peso della colpa grava su Henry: «Mi sento così colpevole» «Di che cosa?» , risponde Janice. «Di tutto» «Rilassati, non tutto è colpa tua» «Non posso accettarlo» «Egli lascia i suoi seni scivolare, li lascia fluttuare via, detriti meravigliosi». Il pregio principale di Updike è lo stile narrativo e soprattutto la capacità di dare colore ai personaggi e alle vicende tramite un uso sapiente e ricco di aggettivi. In questo romanzo manca proprio questo tocco, mentre prevale il bisogno dellʼautore di esprimere il suo punto di vista, conservatore e nostalgico dellʼAmerica anniʼ 50, sui grandi avvenimenti che hanno sconvolto gli Stati Uniti. Il personaggio di Skeeter, lʼesaltazione dei principi rivoluzionari, le discussioni politiche sono banali e scontate. Rendono prolisso il romanzo e soprattutto mettono in seconda luce la complessa trasformazione di Henry e la sua sofferenza, sostanzialmente esistenziale. Perché non leggerlo? È prolisso e profondamente datato.
Villages
Owen, il protagonista del romanzo, è cresciuto in una piccola cittadina, dove > sesso e religione avevano distinti, antichi odori; le famiglie stavano in equilibrio come fragili nidi su rami nodosi di storie precedenti . È un mondo di vaghe certezze, che Owen abbandona per andare a studiare informatica allʼuniversità. Qui sposa Phyllis, una brillante studentessa di matematica. Owen è affascinato dallʼintelligenza e dalla cultura della moglie, ma sente inconsapevolmente una sorta di distacco, quasi che ella vivesse in un suo mondo, fatto di matematici e di poeti e il mondo reale fosse un «noioso e insignificante luogo di esilio». La coppia si trasferisce in una piccola cittadina, dove Owen, con un socio, avvia una società informatica, che avrà un grosso successo. Vengono quattro figli, Phyllis si dedica alla famiglia, con gli anni sessanta cambiano i costumi dellʼAmerica, anche a seguito della rivoluzione sessuale, si evolve rapidamente lʼinformatica costringendo Owen ad una continua sfida tecnologica. La coppia partecipa alla vita di società e in questo ambiente, ipocrita e pettegolo, Owen comincia ad avere una serie di relazioni, le prime più coinvolgenti sotto il profilo sentimentale, le altre, via via, sempre più a solo sfondo sessuale. Owen è un uomo che piace ed è disponibile, ma gli scandali e i pettegolezzi non riescono a distruggere il matrimonio per la volontà di Phyllis a salvaguardare la famiglia e soprattutto perché perdona il marito in quanto lo ama. Il matrimonio precipita quando Owen, ormai stanco delle avventure, incontra Julia e chiede il divorzio. In una discussione, lʼunico vero litigio del loro matrimonio, Owen giustifica questa decisione, dicendo che Julia, donna molto religiosa, lo salverà dalle sue debolezze. Phyllis si ribella ma viene disgustata dallʼipocrisia del marito e fugge. Per casualità o per suicidio, la donna muore in un incidente stradale ed ancora una volta Owen viene aiutato a compiere le scelte della sua vita. Uno dei temi del libro è senza dubbio lʼevoluzione della società americana, letta sotto due angoli di visuale: la rivoluzione dei costumi sessuali ( le avventure di Owen diventano sempre più spinte) e la rivoluzione informatica, dai grandi calcolatori al personal computer. Un altro tema è la descrizione della vita della piccola cittadina americana, che ricorda, per molti aspetti, gli episodi della serie televisiva «disperate casalinghe». Cʼè poi la figura di Owen, malleabile, fragile ed ad un tempo opportunista, che subisce gli avvenimenti approfittando, tuttavia, di un mondo protettivo, la madre, le due mogli e il socio, che gli permettono di restare adolescente per tutta la vita. Non è un caso che il romanzo si conclude con la descrizione dei sogni di Owen, che ricorda con nostalgia la madre e il villaggio della propria infanzia. Lo stile di Updike è rigoglioso di aggettivi e di costruzioni barocche, che danno musicalità ed efficacia espressiva al racconto. Pur essendo un libro povero di episodi, è lo stile che sorregge il ritmo narrativo rendendo piacevole la lettura. La ridondanza delle parole non aiuta, tuttavia, la sintesi e il lettore si perde fra «tanti fuochi dʼartificio». Perché leggerlo? La lettura è molto piacevole, soprattutto in lingua originale.
Terroriste
L’autore è uno scrittore americano ma ho letto il libro nella sua traduzione francese. Un ragazzo, figlio di una irlandese e di un egiziano che lo ha abbandonato, vive in un forte conflitto con la società americana, che riflette anche il suo difficile rapporto con la madre, donna libera e piena di idee artistiche, e una visione idealizzata della società del padre: quella mussulmana. Sviluppa una profonda fede in questa religione seguendo il corso di letture coraniche di un imam da cui è profondamente influenzato. Nel frattempo si sviluppa un’altra storia: un insegnante ebreo, del liceo frequentato anche brillantemente dal ragazzo, conduce una vita opaca, piena di disillusione e di stanchezza esistenziale. Nel suo ruolo di tutor contatta il ragazzo per convincerlo ad andare all’università, ma ne ottiene un netto rifiuto in quanto il giovane ha deciso di prendere la patente da camionista. Infatti va a lavorare presso un negozio di mobili, il cui proprietario, un libanese, è amico dello sceicco. In realtà si tratta di una copertura di terroristi e il ragazzo viene convinto a condurre un camion, pieno di materiale esplosivo, in un tunnel cittadino, con forte traffico, in modo da produrre una strage. L’insegnante ebreo, venuto a conoscenza che la polizia sospetta di un attentato e il libanese è stato ucciso dai libanesi in quanto era un infiltrato della polizia, lo insegue per convincerlo a desistere. Sale quindi sul camion, sembra decidere anche lui di andare alla morte e poi infine il libro si conclude lasciando il lettore nell’incertezza riguardo all’esplosione: non è chiaro se il ragazzo ha deciso comunque di compiere l’attentato o se invece ha desistito, convinto dall’insegnante. Il tema fondamentale del romanzo è l’innocenza del ragazzo a fronte di una società americana ormai in fase di disfacimento morale e spirituale e di un mondo degli adulti ipocrita e rassegnato. Anche le figure che il ragazzo considerava di esempio, come l’imam e il commerciante libanese, si rivelano poi dei falsi che utilizzano il giovane e lo abbondano al proprio destino. La ragazza idealmente amata è invece una prostituta che viene pagata dal commerciante libanese per andare a letto con il giovane. La madre ama il figlio, ma ha sempre la «testa» per altre cose, non lo ascolta neanche nel momento più difficile della sua vita, quando deve andare verso l’attentato suicida. Solo l’insegnante ebreo è vicino al ragazzo e ne comprende le motivazioni. E qui si tratta di un accostamento di forte impatto politico: proprio i credenti di due religioni, che sembrano oggi lontane, si rivelano invece più vicini, forse perché nella Torah ci sono così tante somiglianze con il Corano e forse perché l’insegnante ebreo è così disgustato dalla società americana che capisce la spinta verso il suicidio del giovane. L’idea di fondo del libro è quindi molto forte e riprende, se vogliamo, l’Idiota di Dostoevskij: il giovane è un idiota, è un anti-eroe, perché non capisce le regole del mondo. Il problema è che il ritmo è sempre molto lento, spesso prolisso e ridondante, assumendo solo alla fine, nell’ultimo capitolo, una velocità che sarebbe stato meglio incontrare prima. Per contro i personaggi sono poco studiati, restano piatti, talvolta incomprensibili. Anche l’ambiente di contorno è stereotipato, scontato e quindi la sua descrizione risulta poco efficace.


