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Graham Greene


Libri di quest'autore

Murder for the wrong reason
RecensioneInglese

Murder for the wrong reason

Si tratta di un breve racconto, che è suddiviso in tre capitoli. Nel primo viene scoperto il cadavere e come nei classici racconti polizieschi arriva lʼispettore con il suo assistente. Lʼautore sembra divertirsi a ricostruire le dinamiche ormai collaudate dalla letteratura gialla tra il capo esperto e il giovane poliziotto. Emergono, tuttavia, sin dallʼinizio alcune singolarità. Lʼispettore dichiara di essere arrivato troppo tardi per salvare la vittima ( ma allora sapeva che stava per essere ucciso?), la quale si meritava, sempre per lʼispettore, di essere uccisa, in quanto era un ricattatore e aveva numerose storie con le donne. È difficile risolvere il caso, poi aggiunge, «in quanto ci sono cinquecento uomini, ed altre donne, con un motivo». Bisogna dire che il lettore rimane disorientato dal primo capitolo, sospettando qualche cosa di particolare ma non riuscendo ancora a capire il senso del racconto. Il secondo capitolo si apre aperto a qualsiasi sviluppo. Lʼispettore va a casa del presunto assassino ( e guarda caso ci va da solo senza lʼassistente) e qui il racconto diventa un continuo oscillare tra il passato e il presente. Lʼispettore parla al sospettato, il quale non risponde, e gli ricorda avvenimenti trascorsi: la persona era stata innamorata di una donna, che gli ha poi preferito la vittima, perchè ricca e potente. Il racconto abbandona ormai lʼordine e la razionalità di una storia poliziesca e diviene sempre più una serie di immagini della mente dellʼispettore. Il ricordo della sua vita ritorna alla superficie: > una sequela di immagini gli oscillarono nella mente, di giorni e di notti di una grande passione, tenerezza e continuamente di pace. Dimenticò i giorni durante i quali aveva osservato la lenta disintegrazione della propria personalità e la corruzione, dimenticò persino di essere lʼispettore investigativo Mason di Scotland Yard . Ma il legame tra passato e presente è come uno specchio di fronte al quale ci si riflette e attraverso il quale si può vedere il presente dal passato e viceversa. A questo punto il mistero avvince il lettore e come in tutti romanzi polizieschi la soluzione è semplice: lʼispettore è lʼassassino. Si capisce che il secondo capitolo ha riportato i pensieri dellʼispettore e il tutto è durato pochi minuti. Il terzo capitolo descrive la dinamica del delitto nonché le prove che inchiodano lʼassassino. Un racconto breve ma affascinante, anche se di difficile lettura. Innanzitutto emerge il tema dellʼambiguità del reale,che solo con la morte trova una consistenza al di là dellʼimmaginazione: «dopotutto ogni cosa si riduceva ad un fatto biologico». In secondo luogo il racconto è un virtuosismo, sia dal punto di vista della struttura narrativa, capace di creare disorientamento ed attesa nel lettore, che per quanto riguarda la tecnica di scrittura. Lʼautore ricorre volentieri a modi di dire e ad un vocabolario che appartengono alla lingua colloquiale, rendendo non sempre il testo di immediata comprensione: ciò contribuisce al fascino misterioso del racconto. Perché leggerlo? Per apprezzare la tecnica narrativa dallʼautore.

Graham GreeneL'Espresso
The power and the glory
RecensioneInglese

The power and the glory

Il romanzo è ambientato in Messico nel periodo delle guerre civili tra il 1911 e il 1924 quando i diversi governi rivoluzionari portarono avanti una energica politica anti-cattolica, in aperto contrasto con la Chiesa di Roma. Il protagonista è un prete, «un whisky priest», alcolizzato, padre di una bambina che ha abbandonato, codardo al punto di far condannare a morte alcuni ostaggi che non volevano denunciarlo, insomma un «bad priest». Inseguito per anni dalla polizia, riesce a passare il confine e, quando è in ormai in salvo, decide di ritornare in Messico per confessare un assassinio sul punto di morte. Viene quindi catturato e fucilato: muore come un santo e la Chiesa trionfa in definitiva. Interpretato generalmente in chiave religiosa come una celebrazione della superiorità della fede e della capacità della Chiesa di risorgere continuamente dalle persecuzioni, la parte più interessante del romanzo è costituita dalla descrizione del profondo squallore materiale e umano di una società povera e miserabile, nella quale, a danno della quale, si sviluppano le vicende del protagonista. È il Messico contadino e meticcio, fatto di gente ignorante ma dotata di una grande dignità e di una religiosità ingenua e sentita al punto di rischiare la vita per conservarla. Sono molto suggestive le pagine che descrivono l’arrivo del prete nel villaggio, dove è stato parroco e dove ha avuto una amante (anche se per sola sera) dalla quale ha avuto una figlia. La gente del villaggio ha paura e lo invita ad andarsene, eppure lo ospita, chiede di confessarsi e di assistere alla messa, anche se i soldati sono a poche miglia di distanza. Quando questi arrivano, prendono un ostaggio e interrogano la gente del villaggio, il prete si nasconde e non viene comunque tradito. Sempre in questa circostanza, come in altre, emerge il contrasto tra la forza dei sentimenti dei contadini e la vacuità del protagonista, che, appena riprende il suo ruolo di sacerdote, riacquista immediatamente l’arroganza, la sicumera e la sicurezza di chi sa di avere in mano le coscienze del popolo. Altro che romanzo celebrativo della Chiesa di Roma! Forse malgrado le stesse intenzioni dello scrittore, ne esce in modo drammatico la desolazione di una religione che si basa sull’ipocrisia e sulla manipolazione della coscienze. Il romanzo sembra essere un complemento delle splendido colloquio di Dostoevskij tra Cristo e il grande inquisitore. Il romanzo dovrebbe concludersi alla fine della seconda parte, quando il prete ritrova finalmente una chiesa e > si sedette improvvisamente sul prato intriso di pioggia e appoggiando la testa contro la parete bianca cadde addormentato, con la casa dietro le spalle. Il suo sogno fu pieno di suoni gioiosi . Invece lo scrittore ha voluto dare una conclusione che esaltasse il sacrificio, con una lunga e noiosa descrizione della cattura, con inverosimili colloqui tra il prete e un ufficiale di polizia, con una celebrazione finale che contempla la ricomparsa di un altro prete: capitoli totalmente inutili che riducono pesantemente la qualità del libro in termini sia di contenuti che di ritmo narrativo. Lo stile è quello tipico di Greene, articolato in differenti episodi e comunque suggestivo nella descrizione delle situazioni: come al solito, i dialoghi e l’introspezione dei personaggi non sono all’altezza dell’illustrazione del contesto.

Graham GreenePenguin
Our man in Havana
RecensioneInglese

Our man in Havana

Il romanzo è ambientato a Cuba nel periodo immediatamente precedente alla rivoluzione. Il protagonista, venditore di aspirapolvere (gli affari vanno male) e vedovo con una figlia quattordicenne, viene ingaggiato dallo spionaggio inglese come agente all’Avana. Attirato dai soldi, il protagonista crea una falsa rete di spie e si inventa una serie di informazioni, ovviamente totalmente false. A causa dell’importanza che assume la sua attività, Londra invia due agenti a sostegno, tra i quali Beatrice, della quale il protagonista si innamora. Il racconto si sviluppa intorno a questo tema paradossale, che ironizza sui sistemi di spionaggio. Anche quando verrà scoperto, al protagonista verrà offerto una posizione all’interno dell’organizzazione, in quanto non è possibile ammettere l’errore e comunque qualche cosa di vero può esserci comunque nelle informazioni fornite, anche se chiaramente false. Lo stesso Graham Greene ha inserito questo romanzo nella categoria «divertimenti» e questo giudizio ha senza dubbio influenzato i critici e i lettori nell’interpretazione del libro: una derisione del mondo dello spionaggio e un’accusa, anche se in forma di scherno, della sua tendenza a falsificare la realtà (tema molto attuale). In realtà , se si legge il romanzo al di fuori di questa chiave di lettura, emergono altri temi interpretativi: il mondo immaginario creato dal protagonista (una rete di spie e le false informazioni) mette in moto un meccanismo di vicende anche tragiche, che distrugge la serenità e i legami di amicizia che contraddistinguevano la vita del protagonista. Inoltre quest’ultimo si muove privilegiando i sentimenti familiari (dare alla figlia un futuro di prosperità) rispetto alle esigenze della politica e ai valori di fedeltà al proprio paese. Emerge la contraddizione tra i valori "veri«, costituiti dall’amicizia e dai legami familiari, rispetto a quelli»falsi > , rappresentati dal senso di appartenenza a entità astratte, quali la nazione e le ideologie. Nell’epilogo Beatrice, in realtà l’unico carattere veramente positivo del romanzo, spiega ai propri superiori che anche se lo avesse saputo non avrebbe fermato il protagonista, perché stava lavorando per qualche cosa di importante non per la convinzione di qualcuno su una guerra globale che potrebbe non capitare mai... e poi cosa significa il proprio paese: una bandiera che qualcheduno inventò duecento anni fa«. Il limite più significativo, che rende appropriata la definizione di»divertimento", sta proprio nella figura del protagonista, che non sembra rendersi conto di ciò che ha creato, subendo di fatto gli avvenimenti e lasciando che siano gli altri a creare e a risolvere i problemi. Si tratta di un atteggiamento passivo, che rende a certi tratti monotono e scontato il romanzo. Lo stile è molto efficace, molto legato ai dialoghi e con una struttura della frase con evidenti connotati cinematografici: l’inglese è quello classico.

Graham GreeneHeinemann
Stamboul Train
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Stamboul Train

Il romanzo narra il viaggio da Ostenda a Istanbul di un gruppo di viaggiatori: una giornalista con la sua amante, un giovane commerciante ebreo in viaggio di affari, un ladro divenuto suo malgrado un assassino (in fuga), un famoso ricercato politico e una giovane ragazza di nome Coral. Durante il viaggio si intrecciano avventure e storie di amore, in particolare quella tra il giovane commerciante e Coral, tra i quali sembra nascere una vera e duratura relazione. Al confine con l’Ungheria la polizia arresta il ricercato politico (su indicazione della giornalista) e insieme il ladro e Coral. I tre riescono a fuggire ma nella fuga il ricercato politico viene ferito mortalmente e Coral si ferma per assisterlo. Il giovane commerciante, che attendeva con un automobile parte comunque per Costantinopoli, dove si sposa per interesse. Tutti i personaggi si muovono secondo interessi egoistici (il denaro, la fama, gli affari ecc. ) a eccezione di Coral che rinunzia al giovane commerciante pur di assistere il ricercato politico. La ragazza è quindi l’unica figura che riflette sentimenti sinceri, non mediati da sovrastrutture economiche e ideologiche, ma orientati agli aspetti profondi della vita umana, come la solidarietà verso una persona in difficoltà. Anche questo romanzo appartiene al filone «divertimento» di Greene, ma sinceramente da questo punto di vista è senza dubbio deludente: il ritmo è lento per la nostra abitudine di romanzi moderni del genere poliziesco e comunque non tale da creare suspense e interesse nella trama. La parte più interessante è quella della prigionia ai confini con l’Ungheria in quanto emergono finalmente le contraddizioni dei diversi personaggi ed emerge la figura di Coral. A differenza del «nostro uomo all’Avana» il romanzo è caratterizzato da una forte e diffusa amarezza: prevalgono sempre l’egoismo e la vacuità rispetto all’altruismo e alla sincerità. I rapporti tra le persone sono dominati da sentimenti falsi e dalla ricerca della soddisfazione del proprio narcisismo e dell’interesse.

Graham GreeneWilliam Heinemann