Saturday
Henry è un neurochirurgo che vive a Londra con la moglie, avvocato, e due figli, il maschio musicista e la figlia poetessa che abita momentaneamente a Parigi. Si sveglia un sabato mattina e assiste dalla finestra allʼatterraggio di emergenza di un aereo e immagina sia un atto di terrorismo. Inizia in tal modo la giornata di sabato, che è caratterizzata da alcuni fatti generali (le notizie in televisione sulla prossima guerra in Iraq, la marcia dei pacifisti contro la guerra, le vicende dell’aereo atterrato dʼemergenza), e da alcuni fatti privati (le relazioni con la moglie, la gara di squash con un amico, la visita alla madre malata di Alzheimer, la partecipazione a un concerto del figlio, la preparazione della cena per il ritorno della figlia e l’arrivo del suocero, anche lui grande poeta). Il racconto si sviluppa in questo contrasto tra il catastrofismo del contesto esterno e la ricerca della pace famigliare, di una vita serena al di là della turbolenza esterna. Questo tentativo non ha successo e basta un piccolo incidente automobilistico per fare irrompere la violenza e l’imprevisto nella vita intima e famigliare. Per evitare la marcia dei pacifisti, Henry compie una scorrettezza in auto e urta la macchina di alcuni balordi, che cercano di aggredire il chirurgo. Henry riesce tuttavia a liberarsi da una situazione difficile in quanto destabilizza il ruolo del capo dei balordi, di nome Baxter, riconoscendo che è afflitto da una grave forma degenerativa del cervello. Baxter intende vendicarsi per l’affronto e irrompe in casa di Henry proprio nel momento in cui la famiglia sta festeggiando l’arrivo della figlia e del nonno, il grande poeta. Baxter minaccia la moglie di Henry e ordina alla ragazza di spogliarsi: in una situazione di grande tensione la ragazza legge alcune brani di poesia, che addolciscono Baxter che rinunzia alla violenza e viene spinto giù dalle scale da Henry e da suo figlio. Il romanzo si conclude con la decisione di Henry di operare Baxter, che era rimasto gravemente ferito e poi su una serie di riflessioni esistenziali da parte del chirurgo: > tutto ciò che sente è la paura. È debole e ignorante, spaventato delle conseguenze imprevedibili di un’azione che è sfuggita dal controllo ed è generatrice di nuovi eventi, di nuove conseguenze, sino a quando sei condotto in un posto dove mai sognavi di essere e che non avresti mai scelto, il coltello alla gola . Il libro si sviluppa intorno a tematiche di forte contenuto filosofico: l’impotenza dell’uomo verso un contesto sempre meno spiegabile, l’impatto del catastrofismo sulla vita quotidiana, la ricerca della serenità nell’ambito famigliare, la debolezza delle barriere tra esterno ed intimità, il peso dell’ereditarietà e la vita fuori dal nostro controllo e il ruolo delle relazioni affettive. Ma il tema più interessante del racconto è il contrasto tra la cultura scientifica, che cerca di portare ordine e razionalità e la cultura letteraria, in particolare la poesia, che interpreta il mondo secondo schemi non riconducibili alla razionalità scientifica e riesce, forse per questo, a cogliere il senso più intimo delle cose e a risolvere le situazioni. È la poesia recitata dalla figlia che fa uscire Baxter dalla pazzia e non i ragionamenti logici di Henry. E allora qual è l’uscita da una situazione non più comprensibile sulla base dei canoni della razionalità scientifica? Si è in una situazione di impasse, che si sintetizza dalle parole del poeta, Matthew Arnold: > oh amore portaci a essere autentici l’uno all’altro! Per il mondo che sembra giacere davanti a noi come una terra di sogni, così vario, così bello, così nuovo. Non c’è realmente né gioia, né luce, né amore, né certezza, né pace, né aiuto al dolore; e noi siamo qui come su una piana oscura, sballottati con confusi allarmi di lotta e di combattimento, dove armate ignoranti si scontrano di notte . Lo scontro tra il desiderio (l’amore che ci fa vedere il mondo come una terra di sogni) e la realtà, che ci appare solo portatrice di morte, non è questa contraddizione risolvibile solo da un approccio razionale?I forti contenuti filosofici e la molteplicità dei temi non vanno a beneficio del ritmo narrativo e dell’unitarietà del discorso. È, come al solito, scritto molto bene, ma talvolta si presenta troppo intellettualistico e i personaggi risultano piatti su un ruolo affidato che risponde più a stereotipi che a un vero approfondimento dei caratteri.
Selected Short Stories
Secondo l’introduzione i quattro racconti sintetizzano lo stile e l’evoluzione dell’autore. Il primo racconto ruota attorno all’amore del mito e del bello. In the last of the Valerii, un conte italiano ha sposato una ricca e bella ereditiera americana, ma si innamora di una statua di Giunone, scoperta nel suo palazzo. La vicenda è raccontata da un personaggio, che sembra rappresentare lo scrittore, che guarda divertito, stupito e interessato l’innamoramento di un essere vivente per una statua. In the Real Thing un artista, che lavora abitualmente all’illustrazione di libri, viene coinvolto da una coppia di persone distinte cadute in miseria. Essi chiedono di poter lavorare come modelli per l’artista, il quale, dapprima accetta, ma poi si rende conto che un conto è la vita reale e un’altra cosa è un personaggio di una rappresentazione. Il racconto è quindi tutto condotto sulla contraddizione tra vita reale ed espressione artistica, figlia a sua volta dell’immaginazione. The lesson of the master, il meno riuscito dei racconti, ha come oggetto la falsità. Un giovane scrittore si innamora di una ragazza ma viene convinto da un anziano scrittore a darsi totalmente all’arte: il matrimonio o un forte legame sentimentale sono comunque elementi di disturbo perché costringono ad affrontare la prosaicità della vita normale. Quando ritorna da un lungo viaggio in Italia, il giovane scrittore viene a sapere che il suo «maestro» ha sposato la giovane: era tutto un tranello. Infine, l’ultimo racconto, Daisy Miller, è ambientato in Europa continentale e in particolare a Roma. Sono presenti alcuni temi cari all’autore: gli americani all’estero, una giovane donna americana, indipendente ma ingenua, l’italiano corruttore e il giovane innamorato. Gli ambienti sono quelli dell’alta borghesia che viaggia all’estero e Roma portatrice di febbri malariche, anche se affascinante per i resti di una grande civiltà. La contraddizione tra la società americana, rude ma sana, e la società europea, in particolare italiana, decadente ma figlia di una grande cultura, è evidente. Lo stile di James è sempre affascinante, talvolta involuto ma ricco di suggestioni. In particolare sono le descrizioni della natura, delle città e degli ambienti a costituire il pezzo forte dell’autore, mentre i dialoghi si rivelano spesso noiosi e scontati.
Sense and Sensibility (Ragione e sentimento)
I romanzi di Jane Austen paiono fuori dall'ambiente storico, gli anni tra il 1790 e il 1815 caratterizzati dall'avvio della rivoluzione industriale e dalle lunghe guerre napoleoniche. Questo profilo «senza tempo» è avvalorato da quanto disse la stessa Austen a sua nipote: > tre o quattro famiglie in una cittadina di campagna sono la vera cosa su cui lavorare («Austen's letters» pagina 275 citazione riportata da Katie Halsey nell'introduzione). L'affermazione della scrittrice è contradditoria e rivelatrice a un tempo; è proprio immergendosi nella società di provincia che è possibile comprendere come e perché «un uomo cambia le sue maniere e una giovane donna cambia la sua mente», e quindi qual è l'impatto delle profonde trasformazioni della società inglese a cavallo dei due secoli. (Tony Tanner introduzione a Pride e Prejudice pagina 368 citata da Katie Halsey). Elinor e Marianne sono figlie della vedova Dashwood, costretta ad abbandonare la bella casa e una vita agiata a seguito della morte del marito e del subentro nelle proprietà di Henry, nato da un precedente matrimonio del defunto marito. A inquadrare con efficacia le problematiche patrimoniali che faranno da sfondo all'intero racconto, è un lungo e cinico colloquio tra il figliastro e la moglie; prima di morire il padre si era fatto promettere da Henry che avrebbe garantito alle sorelle una rendita; > non è certamente piacevole avere un prelievo annuale sul proprio reddito, (...) un regalo di cinquanta sterline (...) mi libererà, penso, dalla promessa fatta a mio padre. Elinor e Marianne devono vivere con le proprie forze, perseguendo un difficile equilibrio tra sentimenti e realismo. Elinor > possedeva una capacità di comprensione e una freddezza di giudizio, che la rendeva, solo diciannovenne, la consigliera della madre. (...) aveva un animo generoso, una natura affettuosa, forti sentimenti; ma sapeva come governarli.Marianne, ancora diciassettenne, > era per molti aspetti simile a Elinor. Era sensibile e intelligente ma appassionata in ogni cosa, nei dispiaceri come nella gioia poteva non avere alcuna moderazione.Elinor si è innamorata di Edward. Il giovane > non era attraente, le sue maniere richiedevano un minimo d' intimità per renderle piacevoli; (...) ma quando la sua naturale timidezza era superata, il suo carattere mostrava un sincero affetto d'animo, (...) tutti i suoi desideri si concentravano sui conforti domestici e la tranquillità della vita privata. In un colloquio con sua madre Marianne dichiara cosa lei intende per amore, e lo fa proprio parlando di Edward e dell'incomprensibile attrazione della sorella per questo giovane. > Oh! Mamma, quanta mancanza di spirito, quanta affettato è stato il modo di leggere di Edward l'altra sera! Sentì un dispiacere così forte per mia sorella. Tuttavia ella lo sopportò con tanta compostezza, sembrava scarsamente notarlo. (...) Elinor non ha la mia sensibilità. (...) Mamma, quanto più conosco del mondo, quanto più sono convinta che io non vedrò mai un uomo, che non posso realmente amare Sono stata aperta e sincera quando sarei dovuta essere riservata, senza spirito, fredda e falsa. Su entrambe le ragazze arriva una cocente delusione. Il bel gentiluomo, che aveva frequentato con leggerezza Marianne, si sposa d'improvviso con una ricca ereditiera, perché è abituato a una vita ricca di piaceri e denaro. Marianne si chiude in sé stessa, travolta dal dolore e dallo scandalo, fino al punto di rischiare di morire. Anche Elinor scopre che Edward è già fidanzato con la maliziosa Lucy, che, tra l'altro, deve frequentare per convenienza sociale. Il racconto del suo tradimento, della bugia di Edward, > era chiaro e semplice; e benché non potesse essere narrato senza emozione, non era accompagnato da una violenta agitazione, né da un' incontrollabile sofferenza. (...) Elinor doveva essere la consolatrice di altri per quanto riguarda la propria sofferenza, non meno con quanto concerne la loro; e tutto il conforto che poteva essere dato si affidava alla propria lucidità e al proprio controllo. La promessa di riservatezza verso Lucy, che le aveva aperto il suo cuore, e l'affetto per Edward, nonostante tutto, la obbligavano al silenzio, le impedivano di confessare la sua infelicità. In una società di provincia, tra rigide convenzioni sociali e dominanti preoccupazioni patrimoniali, fra donne e uomini fragili e ipocriti, Elinor emerge come un'eroina, con la sua saldezza morale, la sua caparbietà di essere d'aiuto agli altri prima che a sé stessa. Austen vuol dare una conclusione felice alla storia delle due ragazze, ma il romanzo potrebbe terminare quando la madre e Marianne riconoscono, con sorpresa e rimorso, la celata fragilità di Elinor: presa di coscienza alla base di più intensi legami familiari. La trama narrativa è come una variazione musicale, dove il tema originario si ripete con continui mutamenti; i sentimenti di Elinor e Marianne sono descritti nei loro più minuti cambiamenti, via via che l'ambiente sociale e gli altri personaggi incidono, anche dolorosamente, sugli affetti e le certezze delle due ragazze. Solo una donna poteva svolgere un'analisi psicologica così profonda degli stati d'animo del mondo femminile, ricco di sensibilità e buon senso che mancano troppo spesso agli uomini. Si pensi alla figura di Edward, dell'altro è inutile parlarne tanto è mascalzone; Edward è un bravo giovane, ma che fa? Non ha il coraggio di dire la verità a Elinor, e cioè che è già impegnato; si ripresenta solo quando Lucy ha preferito un altro uomo. C'è da chiedersi perché Elinor l'abbia accolto, ma ciò fa parte del buon senso e della sensibilità: Edward è un brav'uomo, fragile ma fondamentalmente onesto, e poi è tempo di maritarsi. Elinor non è Emma né Fanny di Mansfield Park, figure forti e sicure (vedi la recensione dei due romanzi in questo sito) ; è ancora una tenera ragazza, e forse pure una vittima della struttura sociale. Ricorda la protagonista di «Dalla parte di lei» di Alba De Cespedes (vedi recensione in questo sito); oggi Elinor avrebbe forse ucciso Edward. Il fascino dei romanzi di Austen deriva in misura notevole dalla scrittura, in particolare dalle forme grammaticali del suo inglese, forse un po' arcaico, ma così avvolgente e articolato da sommergere il lettore in un fluire di piccoli passaggi narrativi, d' introspezioni psicologiche, di osservazioni sociali, tutte delicate ma puntuali. Perché leggerlo? Sublime nella scrittura, intenso nell' analisi delle donne protagoniste.
Shantaram
Shantaram è un libro di circa 1.200 pagine e, in alcune recensioni, è stato paragonato a Guerra e Pace. In realtà é un polpettone, una storia inverosimile, nella quale si mescolano tutti gli stereotipi sullʼIndia( di noi occidentali) con lʼimmancabile ritornello secondo cui lʼarretratezza economica dovrebbe essere vista come autenticità culturale. Il problema è che il libro, scritto peraltro in un ottimo inglese, è prolisso, noioso, privo di azioni e senza alcun approfondimento dei personaggi, i cui caratteri restano solo accennati, a cominciare da quello del protagonista. Devo confessare che il mio giudizio, così drastico, si basa solo su meno della metà del libro, perché, sfinito e sconsolato, ho deciso di interrompere la lettura, cosa che non faccio mai. Può darsi che la seconda parte del romanzo sia splendida, ma lascio lʼonere della prova ad altri lettori, più pazienti del sottoscritto. La storia dovrebbe riprendere la vita dellʼautore. Il protagonista è fuggito da una prigione australiana e ha trovato rifugio nella grande e multiforme Bombay. Qui conosce un gruppo di occidentali, che vivono sul confine tra il mondo indiano e quello occidentale. Le occasioni, la curiosità e lʼamicizia con un uomo del posto ( Prabaker, lʼunico personaggio tratteggiato con cura) lo portano ad abbandonare questa posizione da «spettatore»: > improvvisamente ho realizzato che se volevo vivere qui, a Bombay, la città di cui mi ero innamorato, dovevo cambiare, dovevo farmi coinvolgere.... dovevo aspettarmi che mi avrebbe trascinato nel flusso della sua gioia e della sua rabbia. Presto o tardi, lo sapevo, avrei dovuto abbandonare le zone sicure e gettarmi fra la violenza della gente, e mettere il mio corpo in gioco . E così ha fatto, andando a vivere in una delle tante baraccopoli della città. E da qui in poi cominciano le vicende inverosimili: apre una clinica per fornire le prime cure agli abitanti dello slum, fa amicizia con un gruppo di mafiosi che governano la baraccopoli ( criminali che amano discutere di filosofia), ha persino occasione di abbracciare un orso, combatte contro i cani selvaggi e così proseguendo. Gli episodi si susseguono senza un filo conduttore, mettendo insieme tutto ciò che noi turisti ci aspetteremmo dellʼIndia, La narrazione, che vorrebbe essere realistica e cruda, è invece pervasa di ipocrisia e di artefatto. Certo, il nostro protagonista è colpito dalla sofferenza, dalla miseria e dagli scoppi di violenza del popolo, ma si adagia, serenamente, sui valori di solidarietà che pervadono la povera gente, senza accorgersi che questi valori non hanno fondamento nella coscienza di cambiare, ma derivano dalla rassegnazione, dallʼaccettazione di un mondo ingiusto. Anzi non ha senso il cambiamento: > quando noi agiamo, perfino con le migliori intenzioni, quando noi interferiamo con il mondo, noi rischiamo sempre un nuovo disastro che potrebbe anche non derivare dalla nostra azione, ma che non sarebbe avvenuto senza di noi. Alcune delle peggiori ingiustizie sono causate da gente che cercava di cambiare le cose . Con questa filosofia non ci si stupisce che il protagonista si trovi più a suo agio con i mafiosi che governano la città e con il gruppo di occidentali che passano il tempo a fumare marijuana. Né si può essere sorpresi che il protagonista si troverà coinvolto nelle lotte tra le bande criminali. Ma di questa parte non posso scrivere perché, come ho già detto, ho interrotto la lettura. Lʼeleganza e la fluidità dellʼinglese fanno venire il sospetto che questo libro sia un prodotto di marketing, ossia sia stato costruito ad arte intorno ad un tema ricorrente e abusato nella letteratura e nella cultura occidentale: il fuggitivo che trova una nuova vita nella multiforme India. > Come tutti i fuggitivi, tanto più avevo successo, tanto più a lungo e avanti andavo, tanto meno conservavo la mia identità. Ma cʼera gente, alcuni che potevano raggiungermi, alcuni nuovi amici per la mia nuova identità che stavo imparando ad avere..... un tale gruppo così disperato, i più ricchi e più disgraziati, educati e illetterati, virtuosi e criminali, vecchi e giovani, sembrava che lʼunica cosa che avessero in comune fosse il potere di farmi sentire qualchecosa Un bellʼegocentrismo occidentale! Perché non leggerlo? È noioso, stucchevole e fastidioso.
Smoke
Si tratta di un breve racconto. L’ambiente è la società contadina del Sud degli Stati Uniti. Un padre autoritario ha di fatto cacciato i due figli dalla proprietà: il più giovane perché aveva richiesto la divisione della terra, il più anziano perché non sopporta più il padre. Mentre il più giovane vive come un eremita, il più vecchio va a vivere da un cugino. Il padre muore apparentemente ucciso da un cavallo e viene anche assassinato il giudice, esecutore testamentario dell’eredità. Il procuratore riesce, con la sua capacità dialettica e l’uso attento delle parole, a spingere il vero colpevole, il cugino, a confessare. L’espediente è costituito proprio dal fumo, che il procuratore nasconde in una scatola del giudice e la cui presenza nel luogo del delitto mette con le spalle al muro il colpevole, che risulta essere un forte fumatore. La trama vorrebbe essere quella poliziesca, ma in realtà il vero oggetto del racconto è costituito dall’aridità e asprezza del mondo contadino e dei rapporti familiari, che si sviluppano dietro alla volontà di possesso della terra. In contrasto con questa brutalità e con una vita quotidiana squallida si sviluppa il periodare elegante del procuratore: > si era laureato ad Harvard... capace di trascorrere interi pomeriggi in compagnia degli uomini accovacciati contro i muri degli empori di campagna, parlando con loro nella loro lingua. Li chiamava i suoi momenti di svago . Il mondo della campagna viene in qualche modo manipolato dalla parola, dall’intellettuale che sa parlare bene e sa costruire trucchi e trappole per i contadini ingenui. Lo stile del racconto, la struttura della frase in particolare, si sviluppa in modo molto complesso, e quindi di difficile lettura.
Solar
Michael Beard ha ottenuto, appena ventʼenne, il premio Nobel. Lui stesso non si spiega i motivi di un riconoscimento così prestigioso ( forse il comitato lʼha confuso con Sir Michael Bird?), ma da allora, > come un naufrago, si è aggrappato a questʼunico pezzo di legno, e vedeva sé stesso come un privilegiato . Il romanzo ha poco da fare con la scienza e con lʼenergia solare, ma narra soprattutto la storia di un misero uomo, bugiardo, egoista, opportunista, che attraversa con indifferenza gli affetti delle persone più vicine. Il racconto ha inizio al momento della separazione di Michael dalla sua quinta moglie, che lo tradisce per vendicarsi dei tanti adultéri del marito. Michael è presidente di un centro di ricerca governativo, che dovrebbe trovare soluzioni per ridurre lʼanidride carbonica e quindi contrastare il cambiamento climatico. In realtà il nostro protagonista non crede affatto agli effetti disastrosi dellʼinquinamento atmosferico ma, con la stessa superficialità con la quale porta avanti la sua vita sentimentale, avvalla un progetto assurdo di installare piccole pale eoliche in tutte le case degli inglesi. È questa lʼidea di un giovane ricercatore, fanatico delle fonti rinnovabili, che infastidisce il cinico Michael con il suo idealismo ambientalista. Ritornando da un viaggio nel continente antartico, dove è stato costretto a partecipare ad uno strampalato gruppo di ricerca sullo scioglimento dei ghiacci , Michael sorprende il giovane ricercatore a casa sua: è uno degli amanti di sua moglie. Nel colloquio che segue alla scoperta, il giovane ricercatore si uccide inciampando in un tappeto mentre si sta dirigendo verso Michael per pregarlo di non licenziarlo. Il nostro protagonista non è certo colpevole ma capisce che potrebbe essere il primo ad essere sospettato. E così fa in modo che venga condannato un altro amante della moglie, un uomo violento e assurdamente geloso. A questo primo inganno se ne aggiunge un altro: Michael viene in possesso delle carte del giovane ricercatore nelle quali è dimostrata la possibilità di ricavare lʼidrogeno dallʼacqua utilizzando lʼenergia solare. È la scoperta del secolo, che risolverebbe in un colpo solo il problema delle emissioni di anidride carbonica e quello dellʼesaurimento delle fonti di energia. Il racconto si sposta, poi, molti anni avanti. Michael, un uomo obeso, mangiatore e bevitore insaziabile, ha continuato la sua vita cinica e superficiale. Dal punto di vista sentimentale, oltre alle amanti occasionali, ha, suo malgrado, due relazioni fisse: con una inglese, che gli ha dato una figlia, anche se lui si era opposto in tutti modi, e con una americana, conosciuta nel New Messico dove sta realizzando il prototipo di fabbricazione dellʼidrogeno dallʼacqua, fondamentale per dimostrare la validità industriale dellʼidea. Dal punto di vista del business deve combattere con gli investitori, spesso scettici sul progetto e che soprattutto si chiedono se ne vale la pena spendere i soldi in una tecnologia così innovativa, quando non si è certi se ci sarà la catastrofe ambientale e se, quindi, bisognerà abbandonare i combustibili fossili ( come il carbone, il petrolio e così via). Dinanzi alle preoccupazioni del socio, che ha investito diversi milioni di dollari e riporta le opinioni di molti esperti che dicono che non cʼè un riscaldamento planetario, Beard ,forte del suo premio Nobel, > mise una mano sul braccio dellʼamico, un chiaro segno che egli era oltre i sui limiti. Toby ascolta, ci sarà la catastrofe . Lui che non aveva mai creduto nel riscaldamento globale! Ma a differenza della teoria che gli ha dato il premio Nobel, che districa in modo matematicamente ineccepibile le complesse interazioni tra energia e massa, Michael resta attorcigliato nel groviglio di falsità e di contraddizioni, proprie della sua vita. Nel momento in cui sta per dimostrare la grandezza del suo genio ( ma è ciò che veramente gli interessa o ciò che vale è il piacere del momento?) le sue «donne» gli chiedono il conto delle promesse fatte, ritorna lʼuomo ingiustamente condannato per vendicarsi e gli viene intentata unʼazione legale perché ha utilizzato un progetto non suo. Capisce che ha fallito e percepisce con chiarezza il cancro che lo sta uccidendo. Finalmente consapevole della sua meschinità vede la figlia, che lo ama di un amore incondizionato, andargli incontro, ma > egli dubitò mentre lʼabbracciava, che qualcuno avrebbe mai potuto credergli adesso che fosse vero amore . La scrittura è brillante, la trama si sviluppa a tratti in modo accattivante, i personaggi sono ben descritti: il tutto dovrebbe avvincere il lettore. Ma, come per il protagonista del romanzo, cʼè una sorta di leggerezza e di eccessiva ironia, che rende evanescente il racconto. Tutto sembra paradossale e quindi la falsità e il cinismo, i temi fondamentali del racconto e tratti così tipici della nostra epoca, restano narrati in modo superficiale e non si assiste a quello svelamento che ci si aspetterebbe. McEwan è un grande autore, che spreca la sua arte. Perché leggerlo? È scritto molto bene e la storia è intrigante.
Stamboul Train
Il romanzo narra il viaggio da Ostenda a Istanbul di un gruppo di viaggiatori: una giornalista con la sua amante, un giovane commerciante ebreo in viaggio di affari, un ladro divenuto suo malgrado un assassino (in fuga), un famoso ricercato politico e una giovane ragazza di nome Coral. Durante il viaggio si intrecciano avventure e storie di amore, in particolare quella tra il giovane commerciante e Coral, tra i quali sembra nascere una vera e duratura relazione. Al confine con l’Ungheria la polizia arresta il ricercato politico (su indicazione della giornalista) e insieme il ladro e Coral. I tre riescono a fuggire ma nella fuga il ricercato politico viene ferito mortalmente e Coral si ferma per assisterlo. Il giovane commerciante, che attendeva con un automobile parte comunque per Costantinopoli, dove si sposa per interesse. Tutti i personaggi si muovono secondo interessi egoistici (il denaro, la fama, gli affari ecc. ) a eccezione di Coral che rinunzia al giovane commerciante pur di assistere il ricercato politico. La ragazza è quindi l’unica figura che riflette sentimenti sinceri, non mediati da sovrastrutture economiche e ideologiche, ma orientati agli aspetti profondi della vita umana, come la solidarietà verso una persona in difficoltà. Anche questo romanzo appartiene al filone «divertimento» di Greene, ma sinceramente da questo punto di vista è senza dubbio deludente: il ritmo è lento per la nostra abitudine di romanzi moderni del genere poliziesco e comunque non tale da creare suspense e interesse nella trama. La parte più interessante è quella della prigionia ai confini con l’Ungheria in quanto emergono finalmente le contraddizioni dei diversi personaggi ed emerge la figura di Coral. A differenza del «nostro uomo all’Avana» il romanzo è caratterizzato da una forte e diffusa amarezza: prevalgono sempre l’egoismo e la vacuità rispetto all’altruismo e alla sincerità. I rapporti tra le persone sono dominati da sentimenti falsi e dalla ricerca della soddisfazione del proprio narcisismo e dell’interesse.
Star of the Sea: Farewell to Old Ireland
Tra il 1845 e il 1849 una carestia colpì lʼIrlanda, dando vita ad una grande emigrazione verso la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e il Canada. Fu una massa enorme di gente allo stremo delle forze, denutrita e afflitta da tifo, tubercolosi e colera, già ridotta alla povertà e alla fame negli anni precedenti dalle avide politiche dei proprietari terrieri. Il romanzo vorrebbe raccontare questa tragedia umana e lo fa in modo originale ed intrigante: nel rigido inverno del 1847 una nave salpa per New York con a bordo centinaia di persone in fuga da una terra devastata. > La nave non era diretta in America, ma in qualsiasi paese o territorio che non fosse il Regno Unito; non importa quanto ostile e freddo potesse essere . Con toni che richiamano Conrad se non persino Melville, lʼautore presenta la nave come > una colossale bestia di un peso opprimente, le sue vertebre scricchiolanti come se potessero spaccarsi, trascinate da una divinità in una loro ultima tribolazione, lʼossatura già a metà priva di vita e noi passeggeri suoi parassiti. (...) un organo a pezzi di una cattedrale un tempo maestosa ; la metafora, insomma, di unʼIrlanda distrutta, di un popolo disperato. Seducono pure le molte voci narrative, come il giornale di bordo del capitano, il quale scandisce i giorni del viaggio con lʼelenco dei deceduti per malattia e deperimento; oppure le lettere di alcuni passeggeri, che testimoniano la speranza, ma anche la fatica e la disperazione degli emigranti. Peccato che la trama e i personaggi non sorreggono lʼapproccio narrativo né tanto meno rispecchiano la tragicità storica ed esistenziale che si intende narrare. A bordo, insieme con centinaia di emigranti, ci sono una cameriera con un segreto devastante, un proprietario terriero in bancarotta con la sua famiglia, uno scrittore alla ricerca di un successo che non arriva, un assassino desideroso di vendetta. Le vite di questi personaggi sono tra loro intrecciate. Dissolvendo ogni cosa la grande carestia ha rotto le convenzioni e le gerarchie, liberando ad un tempo energie potenziali e desideri repressi: si è liberi finalmente ma questa libertà porta anche allʼauto distruzione. Al centro della storia cʼè la figura del proprietario terriero, David Merridith: innamorato della cameriera, che scopriremo essere sua sorella, deve limitarsi ad una relazione platonica, che non ha più senso nella nuova situazione; attratto dal sesso più torbido ed ambiguo ha contratto matrimonio per convenzione, e non certo per amore, e rimpiange la vita che avrebbe potuto avere; animato da aspirazioni sociali ha assunto, suo malgrado, il ruolo del «cattivo» verso i suoi contadini, tanto da alimentare lʼodio e il desiderio di vendetta. Alla fine David Merridith muore misteriosamente (assassinato? suicida?), liberando della sua presenza ormai ingombrante gli altri protagonisti, che possono rifarsi una vita in America. Personalizza la vecchia società e la sua scomparsa testimonia la rottura con il passato? Iniziato con grande aspettative il romanzo si riduce ben presto allʼennesimo zibaldone: si dilunga nella vita dei personaggi, abbandonando la nave e i suoi passeggeri per raccontare le premesse con dovizia di particolari, facendoci perdere la sorpresa; si sofferma a lungo su scene scabrose, violente, persino sulla sifilide del misero David Merridith; si sforza di fornire un ampio ma scontato affresco dellʼIrlanda e dellʼInghilterra della metà dellʼottocento. Volendo mettere insieme troppi argomenti e troppe situazioni lʼautore rende la trama noiosa e prolissa, sfilaccia lo stile narrativo, che perde le suggestioni immaginifiche alla Conrad per divenire banale e ridondante. Perché non leggerlo? È lungo e noioso.
Sugar (in Sugar and other stories)
Si tratta di un breve racconto. Il padre della narratrice è ricoverato in un ospedale di Amsterdam, dove gli è stato diagnosticato un cancro alla prostata, che lo porterà in tempi brevi alla morte. È un uomo taciturno e schivo, che si apre alla figlia, la narratrice, raccontando della famiglia e del nonno. Uno dei temi è costituito dall’abitudine della moglie di «raccontare delle bugie», ossia di inventare episodi della famiglia. La narratrice si rende quindi conto che «buona parte del mio passato poteva essere stata confezionata da mia madre». Il tema del racconto è il mito della famiglia, ossia la capacità di mitizzare, idealizzare e immaginare una memoria famigliare, che incide poi in modo determinante nell’evoluzione mentale, psicologica e culturale dei discendenti. > Durante quelle settimane estreme in Amsterdam pensavo alle origini. Pensavo intorno a mio nonno. Pensavo anche a certi miti delle origini che avevo messo insieme da bambina per spiegare cose che erano importanti, il mio senso di essere del nord, la paura dell’arte, l’inevitabilità della fine . L’elaborazione mitologica è l’elemento determinante di questa memoria, che non fotografa la realtà, non è storia, ma permette di ricevere un mondo di valori e di sensazioni. La narratrice immagina che la sua famiglia paterna fosse come il sistema degli dei nordici «selvaggi, stravaganti, duri, robusti e terrorizzanti» e che > le bugie di sua madre fossero per addolcire e mitigare il mondo tempestoso e freddo di mio padre . L’invenzione nella narrazione è un modo per liberarci dal dolore, dall’aridezza della vita, dall’avvicinarsi inesorabile della morte: > che cos’è tutto questo, tutta questa storia che vi sto raccontando se non un’accurata selezione di cose che si possono dire, che possono essere portate alla luce del giorno? A lato di questa costruzione si allungano le ombre nere delle cose non dette, perché non voglio, o non oso dirle, oppure non le ricordo, le ho fraintese, le ho dimenticate, o non le ho mai sapute . Se la vita non è quella reale, ma ciò che si ricorda e quindi si racconta, la vita è letteratura. Essa non ci restituisce le persone: «nessuna di queste parole ce lo può restituire». Restano solo il mito e il racconto. Un racconto breve, ma di grande spessore, sia filosofico che letterario. Lo stile è molto efficace, costruito intorno a una sintassi elaborata, ma chiara, che rende la lettura piacevole ed agevole.
Sunset Park
Moris Heller, il padre del protagonista, è in aereo e guarda un vecchio film hollywoodiano («I migliori anni delle nostre vite»), il quale parla del ritorno a casa dei soldati dalla seconda guerra mondiale, delle loro vite che si devono ricomporre; e gli viene in mente quanto gli ha detto un vecchio amico, un noto scrittore: > lʼidea con la quale sto giocherellando è di scrivere un saggio sulle cose che non succedono, sulle vite non vissute, le guerre non combattute, il mondo oscuro che corre parallelo al mondo che noi pretendiamo che sia reale, il non detto e il non fatto, il non ricordato. Un territorio rischioso, forse, ma potrebbe valere la pena esplorarlo . Miles Heller, figlio di Moris, ha la passione di fotografare le cose abbandonate da chi deve lasciare in fretta la propria casa, a seguito di un ingiunzione di sfratto. Non ha progetti, non ha speranze, «pezzo per pezzo» ha ridotto i desideri al minimo. Perché un giovane ventenne, un tempo brillante studente, conduce una vita così vuota? Fugge dal senso di colpa, da un male di vivere che non riesce a confessare: è convinto di avere ucciso il fratellastro spingendolo sotto una macchina. A indurlo a scomparire è stato quanto ha origliato in una conversazione fra il padre e la matrigna. > È un ragazzo brillante, lo ammetto. Ma freddo, fragile, disperato, ho i brividi se penso al suo futuro. (...) Lo stavano tagliando a pezzi. Sezionandolo con incisioni calme ed efficienti come patologhi in unʼautopsia, parlando di lui come se fosse già un morto che cammina. (...) Forse la cosa migliore per tutti è di rimuovere se stesso dalle loro vite, di scomparire . La sofferenza è così profonda che non riesce neanche ad aprirsi con una giovane ragazza, della quale si è fortemente innamorato. Lʼha conosciuta casualmente perché leggevano tutte e due «Il Grande Gastby», il romanzo emblematico di una forte personalità. Per alcune pagine speriamo che Miles possa trovare nellʼamore la soluzione alle sue angosce, ritrovare la serenità ed essere felice. Ma è costretto a lasciare la Florida in fretta e furia e ritornare a New York, perché potrebbe essere accusato di aver abusato di una minorenne, la fidanzata, infatti, non ha ancora compiuto la maggior età. Accetta lʼinvito di un amico (Bing Natham), il quale ripara oggetti di tutti i tipi in una sorta di «Ospedale delle cose rotte», ed è andato a vivere in una casa abbandonata, insieme con due ragazze: Ellen ed Alice. Il racconto si concentra, quindi, sulle storie degli altri personaggi, così come ripercorre le vite dei genitori di Miles, del padre, della matrigna e della madre. Scopriamo che tutti hanno una sofferenza interiore, un non detto e un non ricordato: qualcosa che non sono capaci di esprimere, di riconoscere, di ammettere. Andando avanti nel racconto sembra che si aprano squarci di luce, prospettive di speranza: Miles prende contatto con i genitori e finalmente confessa i motivi della fuga, liberandosi in apparenza dei sensi di colpa. Poi tutto precipita indietro. Durante lo sgombero dellʼappartamento da parte delle forze dellʼordine Miles reagisce colpendo un poliziotto. Rischia il carcere, potrebbe consegnarsi ma preferisce la fuga. > Si chiede se vale la pena sperare in un futuro se non cʼè nessun futuro, e da adesso in poi, dice a sé stesso, egli smetterà di sperare in qualche cosa, e vivrà soltanto per lʼoggi, questo momento, questo attimo che passa, lʼoggi che è qui e che non è qui, lʼadesso che se nʼè andato per sempre . Perché? Forse non riusciremo mai a liberarci dallʼangoscia che è dentro di noi, è possibile sopportare lʼesistenza solo se ci rinchiudiamo nella quotidianità della vita. Come in gran parte dei romanzi di Auster prevale una impronta intellettualistica; dietro la fine psicologia dei personaggi emerge un senso di artificioso, quasi che essi siano figuranti di un ragionamento astratto, chiuso nella mente dellʼautore, poco attento ai meccanismi reali della vita. Di fatto Miles, Bing, Ellen, Alice e così via non sono il vero oggetto del racconto: sullo sfondo cʼè New York, lʼambiente colto e raffinato degli intellettuali, un recinto fuori dal quale cʼè il mondo reale, quello del quale Auster non può o non vuole parlare. Lo stile narrativo è caratterizzato da lunghi periodi, nei quali la virgola separa frasi in sé stesse compiute. È come un fiume in piena, un susseguirsi di parole e di strutture sintattiche; dapprima affascinano e mettono in risalto lʼindiscussa abilità dellʼautore, ma poi lentamente annoiano trasformando il racconto in un lungo soliloquio: è Auster che parla? È un saggio o un romanzo? Perché non leggerlo? Bello dapprima poi diviene noioso..
Super Sad True Love Story
> Privatizzazione, statalizzazione, incentivi al risparmio, stimolo alla spesa, regolazione, deregulation, cambio fisso, cambio fluttuante, controllo dei cambi, cambi liberi, più tariffe, meno tariffe. E il risultato netto: bancarotta . Siamo in un America immaginaria, governata da un regime «bypartisan» di stampo autoritario e poliziesco, in pieno declino economico e politico: > zero per la nostra economia, zero per la potenza militare, zero per tutto ciò che ci rendeva orgogliosi di noi stessi . In un mondo tecnologico, nel quale non si leggono più libri ma si consulta continuamente il proprio tablet ( con il risultato che > si sa ogni schifoso dettaglio del mondo, mentre i miei libri conoscono soltanto le menti dei loro autori ), Lenny Abramov è un quarantenne ebreo di origine russa, che lavora per unʼ azienda di genetica specializzata nel prolungare la vita dei propri ricchi clienti. Il romanzo prende lʼavvio dagli ultimi giorni di soggiorno del protagonista a Roma, dove è vissuto per un anno, bevendo, facendo sesso e godendo della dolce vita italiana, dissipando allegramente i soldi dellʼazienda con scarsi risultati commerciali. Proprio il giorno prima di partire incontra una ragazza americana di origine coreana, Eunice, di cui si innamora follemente. «Come posso indurla a conciliare la sua giovinezza con la mia decrepitezza?» Si chiede Lenny: > noi siamo una coppia talmente improbabile, così inverosimile perché lei è splendida ed io sono il più brutto quarantenne in questo locale... lo so che stiamo vivendo nellʼAmerica di Rubenstein ( il presidente degli Stati Uniti)... ma ciò non ci fa persino più responsabili per i destini di entrambi? E sono proprio la cura attenta e la protezione affettuosa, che permettono a Lenny di conquistare, passo dopo passo, il cuore, peraltro bizzarro e capriccioso, di Eunice. Nasce una storia dʼamore in una New York devastata e decadente. Lʼamore per Eunice è per Lenny anche lʼamore per la sua città, il disperato desiderio di fare una vita normale tra le macerie di un impero. > È ancora la mia città? ( si chiede Lenny) Ho una pronta risposta, rivestita di una disperazione ostinata: lo è. E se non lo fosse, lʼamerò ancora di più. Lʼamerò al punto che lei diventerà di nuovo mia . Ma si arriva inesorabilmente al crollo. Le manifestazioni di protesta sono represse violentemente da una polizia privatizzata dalle grandi corporation. Cinesi, venezuelani e norvegesi conquistano lʼAmerica e ne spartiscono le spoglie, destinando New York ad essere una società di ricchi e cacciando con la forza gli abitanti dalle loro case. In questa catastrofe hanno fine anche la storia dʼamore e con essa il mondo di riferimento di Lenny e non resta che «il silenzio nero e completo». È un romanzo sofisticato, che si appoggia su una struttura narrativa duale. Da un lato cʼè il diario di Lenny, prezioso nei vocaboli, colto ed ironico, con evidenti riferimenti allʼAmerica di oggi, dallʼaltro lato ci sono i messaggi di Eunice scritti in una lingua giovanilistica. Ne deriva una contrapposizione narrativa e stilistica che esprime bene il modo diverso di intendere gli affetti e gli avvenimenti. Per Lenny si tratta di sfuggire alla paura della morte e di trovare un senso alla vita dinanzi al crollo del proprio mondo. Per Eunice la storia di amore è una parentesi, da affrontare in modo opportunistico, mettendo in primo piano la famiglia di origine e le proprie aspirazioni. Una peculiarità del romanzo è lʼuso delle parole, ricercate, vezzeggiate, seducenti, con significati inconsueti. In una giornata ventosa Lenny incontra una anziana e stanca donna che > guardò su al vento incombente e disse una parola: Bufera. Soltanto una parola, una parola che significava niente più che un periodo di tempo caratterizzato da forti venti, ma mi prese di sorpresa, mi ricordò di come era usato una volta il linguaggio, la sua precisione e semplicità, la sua capacità di suscitare ricordi.... e cento altri giorni di bufera mi apparvero dinanzi.... noi stavamo comunicando con parole . Ed è proprio la ricercatezza delle parole ad appesantire la lettura, resa difficile da una narrazione lenta, ripetitiva ( anche a causa della struttura duale) e sovente prolissa. Prevale un intellettualismo newyorkese che va a scapito della freschezza del racconto. Perché leggerlo? È una triste storia dʼamore, ultima difesa dinanzi al crollo del mondo occidentale.










