Canada
Un insegnante alla fine della carriera, sposato senza figli, con una moglie contabile di professione, decide di narrare due fatti fondamentali della sua adolescenza. Se fosse stato, che ne so?, un astronauta, un avventuriero della Silicon Valley o più semplicemente una persona sensibile, e quindi fragile, ci avrebbe dato un racconto meno prosaico ed intellettualistico, ma ricco di emozioni e sentimenti; ed invece il lungo romanzo vuole dimostrare come > la migliore cosa da fare nella vita, per sopravvivere, è di sopportare bene le perdite. (...) al mondo che cambia intorno a noi non importa come io mi sento . Il romanzo è diviso in due parti. Nella prima lʼambiente è una piccola città del Montana: una famiglia normale, marito e moglie, due gemelli quindicenni, una ragazza ed un ragazzo (il nostro insegnante narrante). Il padre è aitante, divertente, il classico piacione: ex ufficiale dellʼesercito, dopo aver abbandonato le forze armate ha inseguito inverosimili progetti, finendo per fare piccoli traffici anche al limite della legalità; la madre è esile, timida, introversa e sognatrice. > La strana unione delle loro caratteristiche fisiche così male assortite è sempre nella mia mente come una delle ragioni della loro tragica fine: essi erano senza dubbio semplicemente sbagliati lʼuno per lʼaltro e non si sarebbero dovuti sposare . Ai ragazzi la casa sembra normale, quando i genitori compiono un atto incredibile ed imprevedibile: una rapina in banca, a seguito della quale vengono arrestati, condannati a molti anni di prigione. Perché lo hanno fatto, che cosa li ha spinti a fare un gesto così assurdo? Vada per il padre, superficiale e irrimediabilmente ottimista, ma perché lo ha fatto la madre, così assennata e sul procinto di separarsi dal marito? > Ella potrebbe avere sentito non disperazione o terrore o una più grande alienazione (che sarebbe stato normale). Ma libertà. Da tutte le forze che la opprimevano. Potrebbe aver concluso che questa sensazione senza controllo venisse direttamente dalle stesse qualità che la isolavano. (...) Questo la potrebbe aver fatto sentir meglio di quanto le accadeva da lungo tempo. La madre è senza dubbio il personaggio più interessante del romanzo e sarebbe stato utile investigarlo meglio per capire fino in fondo le ragioni del suo folle gesto, che la porterà al suicidio. Ma > i miei genitori cominciarono a recedere nella mia visione, come quando sei malato e la febbre rimpicciolisce il mondo e allunga le distanze. I miei genitori diventarono sempre più piccoli fino a che io ero da solo nella cucina male illuminata, ed essi erano sul punto di svanire, quasi scomparire . Ed infatti nella seconda parte del romanzo lʼambiente e le circostanze sono molto lontane dal mondo ancora adolescenziale della prima parte. Per sfuggire alle grinfie dellʼautorità pubblica unʼamica della madre porta il ragazzo in Canada, in una cittadina dove il fratello Arthur gestisce un albergo. Qui il racconto assume connotati artificiosi, tipici di una costruzione letteraria a tavolino. Il ragazzo diviene adulto in poco tempo (romanzo di formazione?) ed è attratto dalla figura di Arthur: un mancato rivoluzionario colto e violento che pare voler assumere il ruolo di mentore del protagonista: una sorta di Grande Gatsby, di super eroe misterioso, di intellettuale mancato e comunque arrogante. Lʼamicizia tra Arthur e il ragazzo si interrompe brutalmente, quando il giovane viene coinvolto in un omicidio. Arthur uccide due persone e il ragazzo viene usato, a sua insaputa, per creare un diversivo e ingannare le vittime. Ed allora il protagonista comprende come lʼunica possibilità sia mantenere la vita in uno stato complessivamente accettabile, senza riguardo alle frontiere che si attraversano: come un puzzle, come una sinfonia, come > il gioco degli scacchi, nei quali i singoli concorrenti sono parte di una lunga ed unica impresa, che persegue una condizione non di avversità o conflitto, o sconfitta o persino vittoria, ma di un ʼequilibrio sottostante al tutto . È una conclusione cinica e pessimista, secondo la quale per sopravvivere, per non farsi travolgere e distruggere, bisogna non farsi coinvolgere, ossia bisogna non vivere. È un pessimo romanzo, non solo per la sua lunghezza spropositata, ma soprattutto perché è privo di tensione, di ritmo e di effettivo approfondimento psicologico; i personaggi sono stereotipi, mere occasioni per riflessioni filosofiche, peraltro spesso incomprensibili. Sarebbe stata uno buono spunto lʼidea, sulla quale si appoggia la prima parte: un evento incomprensibile sconvolge la vita di tutti, i genitori possono compiere gesti che cambiano la vita dei propri figli, radicalmente e in peggio. Quante volte lʼabbiamo visto accadere! Ma lo svolgimento dellʼidea delude per la mancanza di emozioni, di reali sofferenze. La seconda parte è una serie di luoghi comuni, di personaggi e contesti che rimandano alla letteratura e non alla vita reale. Che cosʼ è il Canada per il protagonista narratore? Una fuga, un paese irreale, il luogo della maturazione, non lo sapremo mai perché troppe sono le divagazioni inutili. Perché non leggerlo? È lungo, prolisso, noioso e artificioso.
Career Move
Si tratta di un breve racconto dove vengono sviluppate due storie parallele. Nella prima un aspirante sceneggiatore, costretto per vivere a vendere assicurazioni, insegue disperatamente un selezionatore di sceneggiature, al quale ha inviato il proprio materiale. Nella seconda un poeta, ormai famoso e ricco, è costretto a sottoporsi a futili incontri con gli impiegati della casa editrice e a subire le richieste di modifiche ai propri poemi. Al di là della situazione di partenza, il mondo editoriale è comunque stupido, superficiale e arrogante e le conclusioni possono essere impreviste: l’aspirante sceneggiatore riesce a far accettare la propria opera integralmente, mentre il famoso poeta è costretto a subire rimaneggiamenti. La storia poteva anche essere interessante, ma lo stile è talmente sconclusionato con continui salti narrativi, l’uso spasmodico di forme colloquiali e di neologismi, da rendere il testo di difficile lettura e di fatto incomprensibile.
The Casual Vacancy
Una scrittrice di successo decide di abbandonare il suo genere per inoltrarsi in altri filoni narrativi. Come succede spesso, questo tentativo si rivela un clamoroso insuccesso. La critica ne dà, invece, un apprezzamento molto positivo: sulla rivista Internazionale il romanzo è stato recensito con il massimo dei voti, cinque stelle. Sono io che non ho capito le qualità del libro o sono le attese di profitto delle case editrici a determinare i giudizi? Lʼidea alla base del racconto è interessante. Siamo in una piccola cittadina inglese, percepita dai suoi abitanti come «unʼisola felice», dove la buona borghesia pensa di poter vivere in modo confortevole e sereno, isolata dai problemi del mondo moderno. Peccato che nel recente passato un grande proprietario abbia venduto un appezzamento di terreno sul quale è stato costruito un quartiere popolare, i cui problemi sociali impattano negativamente sul presunto benessere della cittadina. Inoltre, su proprietà del Comune, viene gestito un centro per tossico dipendenti, con tutti i disagi ne conseguono. Ebbene, la morte improvvisa di un consigliere, di forte sensibilità sociale e quindi favorevole al mantenimento del centro, è lʼopportunità per cambiare le maggioranze nel consiglio comunale, chiudere il centro e trasferire il quartiere popolare alla città vicina, che potrebbe essere interessata a sua volta per modificare i propri equilibri politici. Si scatena la corsa per conquistare il posto, reso vacante nel consiglio comunale. Ci si sarebbe aspettato un racconto di forte impronta sociale e politica, con i suoi intrighi ed eventuali colpi di scena. Non è così. Il racconto procede stancamente con la narrazione delle diverse famiglie coinvolte, i rapporti tra i coniugi, le relazioni tra genitori e figli, lʼambiente scolastico e così via. Nella prima parte del romanzo il lettore si perde nei personaggi, che sembrano tutti avere lo stesso peso nella struttura narrativa. Successivamente il libro diviene meno noioso e meglio delineato, in quanto alcuni personaggi, generalmente i «figli», inviano email diffamatorie sul sito del Comune, non per ragioni politiche ma per sfogare in qualche modo rancori e voglia di ribellione. Sarebbe stata unʼidea interessante, ma anche questa si perde nel nulla. Alla fine, il lettore si trova con unʼedizione romanzata di «Desperate Housewives», che chiude, perché qualsiasi romanzo deve finire, in modo lacrimevole, così da permettere qualche lacrimuccia. Lʼautrice scrive molto bene, in un inglese elegante e moderno ad un tempo. Anche se si accetta lʼapproccio psicologico del romanzo ai problemi sociali, stupisce il modo generico con il quale vengono affrontati temi molto complessi, come quelli dei rapporti intergenerazionali e dei minori in famiglie ad alto disagio sociale. Il punto più debole è la struttura narrativa. Innanzitutto la trama è dispersiva, frammentata e priva di azioni. Come è possibile che unʼautrice così esperta non sia stata capace di dare unitarietà e dinamicità alla narrazione? In secondo luogo, la scrittrice non disegna una gerarchia di personaggi, alcuni più importanti intorno ai quali gira il racconto e sui quali sviluppare gli eventuali approfondimenti psicologici, esistenziali e sociali. Tutti i personaggi sono sullo stesso piano, restando superficiali e perdendo il lettore in molteplici filoni narrativi. Perché non leggerlo? È noioso, banale e inutilmente lungo.
Cat on a hot tin roof (la gatta sul tetto che scotta)
Il tema di fondo è la menzogna; lʼautore sviluppa questo argomento nel contesto della famiglia, ossia in quellʼambiente sociale, che più di altri, dovrebbe favorire la fiducia reciproca. Per anni i membri di questa famiglia hanno agito in una apparente concordia; quando, però, si scopre che Big Daddy, il capo famiglia e «padre padrone», è malato di cancro, la morte attesa travolge i protagonisti: da questa sorta di catarsi nasce la verità o una nuova menzogna? Come spiega Tennessee Williams nelle «note per il regista» la scena è la stanza da letto di una grande casa di campagna del Mississippi; in questa camera sono vissuti due scapoli, precedenti proprietari della piantagione, e quindi > la stanza deve evocare dei fantasmi: è stata gentilmente e poeticamente frequentata da una relazione che deve aver avuto una tenerezza non comune . È la scena appropriata per una commedia > che tratta delle emozioni umane più profonde, e ha bisogno di dolcezza come sottofondo . Il lavoro teatrale si sviluppa in tre atti. I protagonisti del primo atto sono Brick, un ex giocatore di football ormai alcolizzato, e la moglie Margaret. Lʼuomo non vuole più avere rapporti con la donna, dopo che lei lo ha tradito con il suo migliore amico: morto, forse suicida, a seguito dellʼadulterio. La perdita dellʼunica persona importante per Brick ha spinto questʼultimo a trovare conforto nellʼalcol. Se Brick persegue vittimisticamente «il fascino dello sconfitto», Margaret non si dà per vinta: è consapevole che la famiglia sta per andare a pezzi, e non vuole che il marito perda la propria posizione sociale ed economica a favore del fratello. Brick, amatissimo dai genitori, è in grande difficoltà in una eventuale successione: è alcolizzato e per di più non ha ancora avuto figli, mentre il fratello ne ha ben sei. Nel lungo colloquio con il marito, di fatto un soliloquio, Margaret si chiede quale sia la vittoria di «una gatta su un sottile tetto che scotta»: «soltanto stare su di esso, penso, per quanto possa....» ma poi aggiunge che il silenzio non funziona, > serrare la porta e chiudersi un una casa che brucia nella speranza di dimenticare che la casa sta bruciando . Nel secondo atto assistiamo al confronto tra Big Daddy e Brick, tra padre e figlio. Anche in questo caso si tratta in gran parte di un soliloquio: parla soprattutto Big Daddy e veniamo a sapere che questʼuomo, apparentemente forte, deciso ed autoritario, è pieno di disgusto. > Per tutte queste maledette bugie e bugiardi con i quali ho dovuto vivere, e per tutta questa maledetta ipocrisia con la quale ho vissuto per tutti questi quarantʼanni ; tale è il disgusto che talvolta pensa che sia molto meglio > un maledetto vuoto (...) che tutta questa porcheria con la quale la natura lo riempie . Dinanzi a questa disperata confessione Brick risponde che la conversazione è > come tutte le altre che noi abbiamo avuto insieme nelle nostre vite! È senza senso, senza senso, è, è dolorosa (...) tu non hai una maledetta cosa da dirmi! La passività di Brick si trasforma improvvisamente in furia, quando il padre solleva il sospetto che nei rapporti tra Brick e lʼamico ci sia stato qualcosa di più intimo di una semplice amicizia; ed allora Brick, vigliacco come tutti i deboli, rivela al padre la verità, che gli è stata fin ora nascosta: ha il cancro e sta per morire. Con lʼurlo disperato di Big Daddy («tutti bugiardi, tutti bugiardi... mentire, morire, bugiardi») si chiude il secondo atto. Nel terzo atto i figli e le nuore informano la moglie di Big Daddy, anchʼessa ignara, della vera malattia del marito; il fratello di Brick cerca di convincere la madre a mettere tutti i beni in un fondo fiduciario, escludendo di fatto Brick dallʼeredità. Brick è indifferente come al solito, mentre Margaret combatte disperatamente, al punto che dice una evidente bugia: dichiara di essere incinta e quindi di poter dare un nipote a Big Daddy. Ci sono due versioni del terzo atto. Nella prima stesura lʼ autore immagina che la storia si concluda con una dichiarazione di amore di Margaret a Brick, alla quale questʼultimo risponde in modo elusivo e crudele ad un tempo: «sarebbe divertente se fosse vero!». Nella seconda stesura, quella che è andata in scena, su consiglio del regista lʼautore prevede che Brick sostenga la bugia della moglie e accetti lʼamore incondizionato di Margaret: «Ti ammiro, Maggie» (dice Brick), e così risponde la donna: > ciò che tu hai bisogno è qualcuno che prenda cura di te, gentilmente, con amore (...) ed io posso! Sono determinata a farlo, e niente è più determinata di una gatta su un sottile tetto che scotta. La morte ha finalmente disperso il velo della menzogna? Con la prima versione Tennessee Williams risponde in modo negativo, neanche la «nera cosa» che arriva «senza invito» ci libera dallʼipocrisia e dalla sfiducia reciproca: sui rapporti umani grava una condizione esistenziale di vuoto, riempito da troppa menzogna, siamo condannati a non comunicare. Di certo, questa visione pessimistica non può essere rimossa dalla conclusione proposta dal regista, troppo stucchevole e banale per essere reale. Tennessee Williams fa una osservazione, particolarmente utile alla comprensione della commedia: > un poʼ di mistero deve essere lasciato alla rivelazione dei caratteri in una commedia, così come un grande mistero è sempre lasciato nellʼespressione di una personalità nella vita, perfino nella conoscenza del proprio animo . E pertanto dobbiamo guardare a come si evolvono i personaggi nella storia, tenendo presente che «gli attori devono muoversi liberi sulla scena». Ed allora è evidente come Brick rimanga chiuso nel suo mondo, al contrario la personalità di Margaret emerge con sempre maggiore forza, quasi che non voglia più essere solo la moglie di un uomo fallito, ma sia invece pronta a prendere in mano le redini della famiglia. La morte rivela i veri caratteri dellʼessere umano. La commedia è pressoché perfetta e ciò spiega il grande successo. Mentre il terzo atto, nella versione finale, è estremamente mosso e ricco di personaggi, i primi due atti peccano di una certa staticità, a stento mitigata dai rumori di sotto fondo, esterni alla scena, e dallʼingresso temporaneo di alcuni personaggi minori. Alla lettura i due atti risultano prolissi e ridondanti; certo il giudizio potrebbe cambiare alla luce della recitazione in teatro. Perché leggerlo? È un grande lavoro teatrale, di grande fascino sono le figure di Brick e di Margaret; per apprezzarlo bisogna andare a teatro.
The children's book
Il romanzo è ambientato in Inghilterra tra la fine dellʼOttocento e lʼinizio del Novecento. È lʼera trionfante della borghesia, che terminerà tragicamente con la prima guerra mondiale. Lʼinnovazione della tecnica e nellʼarte, anche in quella artigianale, la libertà dellʼindividuo e lʼuguaglianza, il ruolo della donna e il femminismo, le idee socialiste ed anarchiche sono i tratti distintivi di questo periodo storico e fanno da cornice ad un tema profondamente attuale: quello dellʼinfanzia tradita. Alla fine dellʼottocento, > i bambini erano differenti dai bambini prima e dopo. Essi non erano né bambole né adulti in miniatura. Essi non erano nascosti in nursery, ma erano presenti ai pranzi familiari, dove i loro caratteri in sviluppo venivano presi seriamente e razionalmente discussi, durante i pasti e durante lunghe passeggiate in campagna. E tuttavia, nello stesso tempo, i bambini in questo mondo avevano le loro proprie separate, largamente indipendenti vite, come bambini. I genitori trovavano difficile fare in pratica ciò che essi credevano in teoria che essi dovrebbero fare, ossia amare tutti i bambini in modo eguale . Non bisogna, tuttavia, pensare ad un romanzo storico e sociale, si tratta infatti di un racconto complesso, nel quale i diversi piani narrativi, interiori ed esteriori, si intersecano tramite le storie fantastiche di una delle madri di queste grandi famiglie borghesi: Olive. I suoi sette figli ( che si scoprirà non essere tutti figli della stessa madre e dello stesso padre) sono oggetto ciascuno di un racconto. Ma qui sta il primo tradimento: le storie non sono in realtà per loro, ma per il pubblico, come Olive confessa ad un certo punto: > a me realmente non piace costruire bambini immaginari. Divento spaventosamente annoiata dalle loro piccole dispute e dalla loro innocenza. Ma i lettori hanno un insaziabile desiderio per queste intelligenti piccole persone che compiono comiche avventure . Non cʼè da parte dei genitori una vera attenzione ai bambini: le loro idee utopistiche sullʼeducazione, sulla libera scelta dei figli, su un ambiente affettuoso e stimolante dove far crescere i giovani, sono solo parole, che nascondono una reale indifferenza. E i bambini crescono a prescindere dai genitori ma scoprendo via via le menzogne dei padri e delle madri, i loro sotterfugi e in alcuni casi anche la loro violenza. Essi si adattano a non svelare la verità, a non disturbare la dominante ipocrisia e a non svelare i segreti famigliari. Ciascuno reagisce in modo diverso: chi si rifugia nella vita dei boschi isolandosi da tutti, chi nasconde, abilmente, le sue vere idee politiche, chi scarica la propria rabbia contro gli oggetti amati dal padre, chi rimane sospeso, in attesa, lasciando che la vita rotoli via. Cʼè anche chi fugge dalla vaghezza ideologica dei genitori inseguendo professioni concrete, come quelle del medico e dellʼoperatore di borsa. La prima guerra mondiale chiude tragicamente molte delle vite dei giovani protagonisti e lascia i sopravvissuti profondamente trasformati. Ma la guerra è solo lʼepilogo di una tragedia che si era già espressa nei racconti fantastici, quasi psicanalitici, di Olive, tutti centrati intorno a storie del mondo sotterraneo, quasi ad anticipare la vita delle trincee. Capita talvolta che scrittori anche di valore si misurano con narrazioni troppo superiori alle proprie forze e alle proprie abilità. È questo il caso di questo libro, che non solo affronta troppi temi ( i bambini e gli adulti, le storie interrelate di diverse famiglie, le opere dʼarte e la nascita dei musei moderni, il femminismo e molti altri ancora) e troppi personaggi, ma soprattutto risulta ridondante a causa di una prosa ricca, ricercata e barocca. Troppe parole, troppi argomenti ma poca capacità di trasmettere tensione e coinvolgimento da parte del lettore. La trama narrativa, così come i personaggi sembrano artefatti, monotoni e in molti casi scontati. Perché non leggerlo? È prolisso e la fatica di arrivare fino in fondo non viene premiata da momenti espressivi di alto livello.
Un colpo di Stato
Si tratta di un breve racconto, ambientato nel Benin e che descrive alcuni episodi di un colpo di stato. Lʼautore si trova nel paese africano e viene catturato, insieme con un francese, da forze militari, che non si capisce se fanno parte dellʼesercito regolare o dei colpisti. Nelle vicende narrate predomina una generale confusione, in merito alle origini del colpo di stato, ai ruoli svolti dalle forze militari e agli stessi personaggi che si incontrano. Predomina nellʼautore un senso di frustrazione: viene interrogato, mantenuto in prigionia senza mangiare e bere, viene colpito e poi liberato con molte scuse per lʼequivoco. Sembra una vicenda irreale, come se fosse stata inventata e proprio per questa emblematica di una follia collettiva. È lʼAfrica che si disgrega e lʼautore ne è uno spettatore sbalordito ed incredulo. Perché non leggerlo? È un racconto troppo esile per risultare interessante ed attrattivo.
Complete Shorter Fiction
Il libro raccoglie i principali racconti di Oscar Wilde, nei quali è soprattutto rimarchevole lo stile, in particolare la struttura della frase. Il periodo non è particolarmente elaborato privilegiando le frasi corte, ma l’accostamento delle parole (semplici e vicine a un linguaggio quotidiano) riesce a dare caratteristiche poetiche, in certi casi elegiache allo scritto. Ne risulta un inglese splendido, che recupera l’essenzialità dei vocaboli con il ritmo discorsivo. Il contenuto dei racconti è generalmente fantastico e in molti casi paradossale: attinge al mondo della natura e del soprannaturale che rappresentano il contesto e forniscono spesso i protagonisti. A una prima lettura sembra predominare un approccio generalmente moralistico accompagnato da una ricerca dell’inverosimile e dalla nostalgia della «bontà» della natura rispetto all’egoismo e alla grettezza degli uomini. In realtà emergono una diffusa melanconia, quasi una ricerca di qualche cosa che si è perso (una ricerca del tempo perduto?) e un elogio della bellezza. Tutti i protagonisti (le persone, gli animali, gli ambienti naturali) sono caratterizzati da sublimi tratti fisici e da notevoli peculiarità intellettuali: il brutto non esiste. Prevale quindi l’estetica nei confronti dell’etica: una sorta di esaltazione dell’estetismo. Si chiarisce in tal modo anche il tema della melanconia: si tratta della nostalgia della bellezza perduta. Di particolare interesse è il racconto «The portrait of Mr W. H.» nel quale l’autore formula alcune ipotesi sul destinatario di alcuni sonetti di Shakespeare. Per apprezzarlo sarebbe necessario conoscere meglio le poesie e il teatro di Shakespeare ma è evidente come anche in questo caso uno dei temi sia l’amore per la bellezza, che emerge dall’opinione del protagonista che la persona descritta nei sonetti fosse un giovane attore, che recitava le parti femminili nelle tragedie. Shakespeare non voleva lusingare un personaggio importante ma scriveva soltanto di amore per chi lavorava con lui (senza dubbio meno «altolocato») e con il quale aveva un comune modo di sentire.
The Confidential Agent
Il romanzo è ambientato in Inghilterra, dove un agente segreto deve negoziare per il suo paese in guerra l’acquisto di carbone. Il libro è noioso, forse perché non così differente dagli altri libri di avventura di Greene, e manca comunque dell’ironia e del ritmo narrativo del «nostro uomo all’Avana».
Cosmopolis
Eric Packer è un giovane brillante della finanza, che perde e guadagna milioni di dollari in pochi secondi giocando sulle monete e sulla borsa. Il romanzo descrive una giornata, nella quale Eric si muove per la città con la sua limousine, alternando fugaci incontri amorosi, rapide colazioni, blocchi del traffico dovuti a violente manifestazioni di dimostranti e la funerale di idolo della musica,la visita di un dottore con un costante monitoraggio dellʼandamento dello yen, moneta rispetto alla quale sta perdendo milioni di dollari.Se allʼinizio il racconto sembra surreale e ironico volendo descrivere la vita assurda di un giovane uomo della finanza, ad un certo punto del romanzo si capisce che si va verso la tragedia. In realtà la vita stessa di Eric, ben protetta dalle guardie del corpo e dalla limousine, è minacciata da unʼondata di attentati, anche lontani, verso gli esponenti della finanza. Via via che si sviluppa la giornata, cadono le barriere, psicologiche e fisiche, che separano il giovane milionario dal mondo violento che lo circonda. Eric va incontro alla morte ( sarà ucciso), ma sembra quasi che la desideri e la ricerchi per fuggire ad una vita che gli potrebbe diventare pesante e insopportabile se non può più godere dellʼeccitazione che deriva dalla conquista del denaro. > Egli capì che cosa gli mancava, lʼimpulso predatoe, il senso di grande eccitazione che lo guidava attraverso i suoi giorni, il puro e intenso bisogno di vivere . Lʼidea di partenza del romanzo è senza dubbio brillante e si sviluppa su diversi livelli: la crisi esistenziale del protagonista (si sveglia desiderando di andare dal barbiere come una persona comune), la descrizione di una città caotica ed assurda, i rapporti umani frettolosi tipici dellʼera del business e dellʼinformatica ed infine la morte come epilogo al quale non si può sfuggire. Lʼinsieme della trama, ricca di episodi e di personaggi incomprensibili, e una struttura del linguaggio estremamente difficile sia per quanto riguarda i vocaboli che la sintassi, contribuiscono a rendere criptica e pesante la lettura. Il libro è giustamente dedicato a Paul Auster, in quanto domina lʼimpronta intellettualistica di questo autore: caratteristica di molti autori di New York.








