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Wait until spring, Bandini
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Wait until spring, Bandini

Il racconto appartiene alla sagra del «The Bandini quartet» che racconta le vicende della famiglia italo-americana Bandini e in particolare di Arturo Bandini. L’ambiente è la famiglia: un padre che fa il muratore ed è quindi disoccupato nei lunghi inverni del Colorado, una madre che cerca di mantenere un decoro e un minimo di sopravvivenza e tre fratelli maschi, di cui Arturo, il più grande, che deve anche farsi carico delle ripetute scomparse del padre, spesso ubriaco. In questa situazione familiare già pesante, il tradimento del padre con una ricca signora del paese scatena la follia della madre, che trascorre lunghi periodi di depressione e rifiuta di accettare nuovamente il marito in casa. Sarà compito di Arturo andare a cercare il padre e ricondurlo a casa. I temi sono quelli familiari all’autore: i rapporti familiari, il legame del figlio con i genitori, la cultura cattolica e così via. Il racconto si sviluppa in modo lento, a tratti noioso e prolisso. Sono assenti gli accenti musicali che caratterizzano il romanzo precedente. Sembrano prevalere spesso i temi scontati, legati alla società italiana e alla religione cattolica (per esempio, il senso di colpa e il ricorso alla confessione, le cerimonie). La rivolta della madre, la sua ribellione a fronte di una dignità offesa, emergono come momenti di grande rilievo del racconto e costituiscono le pagine migliori. Un altro tema è il percorso verso l’età adulta di Arturo, percorso necessariamente reso più rapido dalla fragilità della madre e dall’assenza del padre.

John FanteBlack Sparrow Press
Washington Square
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Washington Square

Il libro è ambientato nella New York di fine Ottocento. Catherine, figlia di un noto medico della città, viene corteggiata da un giovane, che è interessato alla sua dote. Il padre di Catherine si rifiuta e dichiara che non fornirà la ragazza della sua eredità. Si sviluppa una vicenda sentimentale, nella quale assume un ruolo importante la zia di Catherine, una donna che, per un’idea romantica dell’amore e anche per la futile ricerca di avvenimenti eccezionali, vorrebbe che la ragazza abbandonasse il padre e sposasse comunque il giovane. Dopo un viaggio in Europa con il padre, Catherine si rende conto che lui non ha nessuna stima di lei e decide di sposare il giovane anche contro la volontà del genitore. Ma il giovane, che sperava che il padre cambiasse idea, abbandona la ragazza in quanto sa di non potere accedere al patrimonio del medico. Passano gli anni, Catherine non si sposa e dopo la morte del padre si ripresenta il giovane, ormai uomo attempato, sperando di poter riprendere la vecchia relazione. Ma Catherine lo caccia via. Il tema di fondo del libro è la storia di una ragazza, che è oggetto delle aspirazioni e delle idee di altri. Il padre pensa che la figlia sia una ragazza stupida, priva di qualità e sino all’ultimo ha con lei un atteggiamento sprezzante, orientato più ad affermare la propria intelligenza e preveggenza (aveva capito sin dall’inizio che il giovane era alla ricerca della dote) che a pensare ai sentimenti della figlia. La zia è alla ricerca di emozioni che le riempiano la vita e non pensa che le sue azioni (la sua amicizia con il giovane, il suo tentativo di manipolare la ragazza ecc. ) possano fare del male sino al punto di rovinare la vita di Catherine. Il giovane è chiaramente un furfante, un personaggio vacuo, che cerca fino all’ultimo di utilizzare la ragazza per trovare una sistemazione, noncurante di ripresentarsi dopo tanti anni per ferirla ulteriormente. In tutta questa storia, emerge via via la personalità di Catherine, che trova la forza per assumere una posizione in solitudine, decisa a non venire a compromessi con nessuno, anche a scapito della sua felicità. Èstata e viene continuamente manipolata, il padre ha di lei unʼopinione fatta di stereopiti, ma lei vive la propria vita, ormai indifferente e in contrapposizione con gli altri. Al giovane, ormai uomo maturo, che le chiede se è arrabbiata, Catherine risponde: > no, non sono arrabbiata, la rabbia non dura in quel modo per anni. Ma ci sono altre cose. Impressioni che durano, quando esse sono state forti. Ma non posso parlare... Catherine riprese i suoi ferri a maglia, sedette con essi di nuovo, per la vita, come se fosse .

Henry JamesHarper & Brothers
Water
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Water

Nella tradizione indù una vedova > deve stare in lutto perpetuo... la testa viene rasata a zero. i suoi ornamenti rimossi... non deve mangiare cibi cotti al fine di raffreddare le energie sessuali, evitare occasioni mondane perché una vedova porta disgrazia (avendo causato la morte del marito), e deve restare casta, devota e fedele alla memoria del marito . Alla tradizione religiosa si aggiungono motivi economici. Con lʼ emarginazione delle vedove, rinchiuse in edifici dedicati, i familiari, della donna e del defunto, si liberano di una pretendente allʼeredità. Ma > la combinazione della morale indegnità e di innocenza dà (alle vedove) una irresistibile attrattiva erotica. E lʼerotismo è esaltato dalla loro vulnerabilità e disponibilità . La mancanza di mezzi economici (sono spesso abbandonate dai familiari), la solitudine ed esclusione sociale rendono le vedove facili vittime della prostituzione. Il libro tratta della vita e del destino delle vedove. Lo fa con la storia di una bambina. Chuyia non ha sei anni quando viene data in sposa ad un uomo molto più anziano di lei. Vive ancora con la sua famiglia in attesa di diventare donna, quando il marito muore. Viene cacciata senza pietà in una casa per vedove. Sradicata dal suo mondo, abbandonata e dimenticata dai genitori, la bambina si deve ricostruire un mondo di affetti. Lo ritrova in alcune compagne di sventura, più anziane di lei: la vecchia Bua, che ancora ricorda i dolci e le leccornie che furono servite al suo sfarzoso matrimonio, Shankuntala, che vive con profonda religiosità il suo destino di vedova e che si chiede se la sua vita non sia > unʼillusione che scoppiò come una bolla ed aprì in unʼaltra illusione nella quale lei era una vedova , e la splendida Kalyani, che proprio per la sua bellezza, è stata costretta a prostituirsi e ha imparato a «vivere come un loto, non corrotto dallʼacqua sporca». La vita di Kalyani è , infatti, una serie di episodi distinti, di scatole, che alcune apriva alla luce del sole, altre («le chiamate notturne») rimosse e nascoste a sé stessa. In qualche modo ciascuna delle vedove ha trovato un modus vivendi per rendere accettabile la vita, altrimenti insopportabile. E questo sarebbe il destino di Chuyia, quando sopraggiungono due fatti terribili: Kalyani si uccide, avendo appreso che il giovane, di cui si è innamorata, è figlio dellʼuomo al quale si prostituisce; Chuyia, non ancora compiuti nove anni, viene drogata e violentata, anche per essere, in questo modo, introdotta alla prostituzione. Come può la pia Shankuntala credere ancora in una religione, che giustifica questi destini crudeli e ingiusti? È proprio vero che Dio è la verità o non è vero ciò che dice Gandhi che è la Verità ad essere Dio? Ossia che noi dobbiamo operare secondo la coscienza di essere parte di un tutto, nel quale ogni essere ha la stessa dignità e diritto di vivere. Con questa consapevolezza, che la rende finalmente libera, Shakuntala decide di salvare almeno Chuyia, affidandola a Gandhi. Il lieto fine non è una sorpresa, peraltro gradita. È la conseguenza di una maturazione culturale e psicologica. È il segno di una liberazione. Il romanzo si sviluppa lentamente, con un ritmo che rispecchia lʼineluttabilità del destino delle vedove. La scena di avvio emana una serenità infantile, che precocemente si disperde. > Uccelli saltavano tra i rami degli alberi, facendo tremare le foglie e riempiendo la foresta di cinguettii... Tutti i sensi di Chuyia si acuivano nella selvaggia bellezza della foresta, la sua respirazione rallentava per conciliarsi con il profondo ritmo del mondo vegetale, e il suo cuore era in pace . È lʼimmagine di quella compenetrazione con il «tutto», con la Verità, il messaggio di Gandhi: compenetrazione spezzata dalle regole crudeli della società. Seguiamo, poi, la bambina nella casa delle vedove. Non ci sono facili moralismi o denunce sociali: è così ed è sempre stato così. È vero ci sono piccole scene di rivolta, ma domina una malinconica accettazione del proprio destino. Le donne tornano sempre ai ricordi, si concentrano nella preghiera e nel culto dei morti. Prevale una nostalgica dolcezza, che si riflette nella scrittura: ricca nei vocaboli, piena di aggettivi ricercati, tranquilla come devono essere le vedove. Il romanzo prende velocità nelle ultime pagine, quando, dinanzi allʼorrore di quanto è avvenuto, Shankuntala riprende in mano il proprio destino e prevalgono il tumulto della folla, le grida del popolo, il precipitarsi degli avvenimenti. Perché leggerlo? Descrive il mondo indiano, sospeso tra tradizioni ancestrali e rinnovamento. Descrive, anche, le assurde ed opprimenti regole di qualsiasi religione e tradizione.

Bapsi SidwhaMlkweed Editions
The way home
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The way home

Chris è cresciuto in una buona famiglia del ceto medio. Il padre ha unʼ azienda di installazioni: dedito al lavoro, carattere chiuso ma attento alle esigenze della famiglia , è come tutti i genitori pieno di aspettative sul futuro del figlio. La madre è protettiva, affettuosa, pronta ad accettare qualsiasi cosa dal suo ragazzo, così amato e desiderato. È una casa serena e benestante, ma allora come è possibile che Chris spacci droga, sia coinvolto in piccoli furti e in risse? > Non stava cercando di ferire i suoi genitori, veramente. Ma nella sua mente cʼera questo pensiero: essi hanno delle irragionevoli aspettative su di me. Non capiscono chi sono... io non voglio essere il loro buon ragazzo e non voglio le cose che essi vogliono per me. Se non lo capiscono, è un loro problema, non il mio . Accusato di spaccio di droga, di aggressione e di aver creato incidenti cercando di fuggire alla polizia, Chris subisce una pesante condanna. Viene rinchiuso in un istituto di correzione per minori, frequentato prevalentemente da ragazzi di colore. Dimostrando di avere un carattere più forte di quanto ci si potesse aspettare, il ragazzo riesce a sopravvivere in un ambiente che gli dovrebbe essere ostile. Si crea, anzi, una serie di amicizie, che si manterranno, una volta fuori dal carcere. Gli unici momenti di attrito li ha con un giovane più grande, violento ed aggressivo, di nome Lawrence. Lʼautore non approfondisce, tuttavia, lʼambiente del carcere, che sembra assomigliare più ad un collegio che ad una prigione, anche se minorile. Lʼattenzione è tutta rivolta a descrivere i rapporti tra Chris e suo padre: una relazione fredda, assente, di reciproca diffidenza. Per il padre troppo forte è stata la delusione per riuscire a dare solidarietà ed affetto al figlio. Il ragazzo percepisce la disistima del genitore e si chiude in sé stesso, forte della sua nuova esperienza, che vive come una conquista. Le relazioni genitore - figlio sono così difficili che si rimane stupiti quando, nella seconda parte del romanzo, si ritrova Chris a lavorare per il padre. Durante un intervento di installazione in un appartamento, Chris e Ben, un suo ex compagno di carcere, scoprono una borsa di denaro sotto un pavimento. Non rubano il denaro, lo lasciano dove lo hanno trovato ripromettendosi di non farne notizia. Ben, tuttavia, lo dice a Lawrence con il quale è andato a bere una sera. Lawrence ruba il denaro senza sapere che è di due pericolosi criminali, che lo hanno nascosto per riprenderselo, una volta usciti dal carcere. I due delinquenti uccidono Ben nel tentativo di scoprire chi ha il denaro. Chris non rivela la verità al padre e alla polizia, ma contatta Lawrence per vendicarsi insieme della morte dellʼamico. È il codice dʼonore del carcere. Alla fidanzata, che lo invita a non farlo, Chris risponde che > ci sono due personalità in me, cʼè la persona che tu conosci, e quella che é ancora dentro di me. Il ragazzo che fece delle cose sbagliate e fu rinchiuso in prigione. Quello che tu non hai mai incontrato . Sembra che Chris sia ormai perso, ma a salvarlo è proprio Lawrence, che fa in modo che Chris non compia la vendetta, che ricade solo su di lui, il ragazzo cattivo. Infatti il destino è segnato dalla nascita: Chris è «nato in un buon sobborgo, cresciuto in una amorevole casa», Lawrence > non aveva mai trovato quel posto ( dove) ti parlano con gentilezza e pazienza invece che con sarcasmo e crudeltà . Il romanzo persegue diversi filoni narrativi: i conflitti intergenerazionali, lo sviluppo dallʼadolescenza allʼetà adulta, che spesso ha sbocchi positivi solo per fortuna, la presa di consapevolezza da parte dei genitori che i figli hanno proprie aspirazioni e desideri. Il lieto fine non deve portarci ad un facile ottimismo sul cambiamento sociale. Tutto è già segnato dalla nascita: chi è bianco si può salvare, anche se ha perso talvolta la retta strada, chi è nero non può che essere trascinato in basso, al mondo dal quale cerca disperatamente di elevarsi. Temi sociali e psicologici interessanti sono annacquati in un ritmo narrativo lento, privo di azioni e talvolta banale. Soprattutto nella narrazione della vita del carcere, sembra che lʼautore voglia dare una visione serena e rassicurante della così detta riabilitazione dei giovani delinquenti. Il salto tra la prima parte, il Chris cattivo, e la seconda, il Chris buono, è così rilevante e poco approfondito che rende inverosimile lʼintero racconto. Infine, le recensioni presentano Pelecanos come un autore di noir, anche se di carattere sociale. Da questo punto di vista si resta delusi per la mancanza di azione e di suspense. Perché leggerlo? Si legge piacevolmente, ma niente di più.

George PelecanosThe Orion Book
We need new names
RecensioneItaliano

We need new names

Lʼautrice è nata in Zimbabwe e vive negli Stati Uniti dallʼetà di diciottʼanni. Il romanzo si sviluppa in questi due mondi, così diversi ma nella sostanza simili, perché in entrambi lʼindividuo è lacerato ed oppresso dalla violenza delle circostanze e degli uomini. La prima parte del racconto, senza dubbio la più riuscita, è ambientata in un villaggio dello Zimbabwe: > Paradise è un insieme di lattine distese al sole come una pelle di pecora bagnata e fissata sul terreno ad asciugarsi; le baracche hanno il colore fangoso di sporche pozzanghere dopo le piogge. Le baracche stesse sono orrende ma da qui esse sembrano molto meglio, quasi belle persino, come se guardassi un dipinto . Darling, protagonista e narratrice, ci accompagna in una susseguirsi di episodi, scene della distruzione materiale e morale del paese. È un racconto con gli occhi di una banda di ragazzini, i quali ritraggono con il gioco le drammatiche circostanze alle quali devono assistere. Quando due reporter della Bbc chiedono stupiti cosa stanno facendo, tra le tombe del cimitero del villaggio simulando la morte e la sepoltura, il capo della piccola banda risponde con altrettanto stupore: «non vedete che è la realtà?» Dʼaltra parte tramite il gioco i bambini riescono a liberarsi della rabbia, che opprime gli adulti, impotenti, come «un grosso, terribile cane senza denti». Ad un certo punto non resta che la fuga. > Guardali lasciare in frotte, i figli della terra, soltanto guardali lasciare in frotte. (...) Muoversi, correre, emigrare, andare, abbandonare, camminare, lasciare, in volo, in fuga; dovunque, in paesi vicini e lontani, in paesi mai sentiti, in paesi i cui nomi non sanno pronunciare. (...) Guardali lasciare in frotte malgrado sappiano che saranno accolti con diffidenza in quelle strane terre alle quali non appartengono, sapendo che dovranno sedersi su una sola natica perché non devono sedersi comodamente, per essere pronti ad alzarsi e andarsene, sapendo che dovranno parlare sottovoce perché le loro voci non devono sovrastare quelle dei nativi . Darling va in America, accolta da una zia. È sempre lei a raccontarci le vicende di una bambina, che diviene adolescente in un mondo che non è il suo ma lo deve diventare, per forza. Non è lʼ America che aveva sognato, quando viveva in Zimbabwe. > Questo posto non sembra la mia America, non è persino reale, E come se noi fossimo in una terribile storia, come se fossimo in qualche parte pazzesca della Bibbia, laddove Dio è occupato a punire gli uomini per i loro peccati e a renderli miserabili.(...) In America le strade sono come le mani del diavolo, come lʼamore di Dio, che raggiunge tutti, soltanto che la cosa triste è che queste strade non mi portano realmente a casa . La giovane Darling cresce come qualsiasi teenager americana di colore: si integra benissimo ma gli episodi che la coinvolgono, le amicizie e le persone che incontra, la riportano continuamente allʼ infanzia, ai compagni di gioco, alla sua terra natale. Un giorno, per tornare a casa, anche se solo via internet, si mette in contatto tramite Skype con sua madre, in Zimbabwe; risponde invece unʼ amica dʼinfanzia. Darling assume lʼatteggiamento tipico di noi occidentali verso lʼAfrica, che esprimiamo da lontano, comodi e tranquilli, la nostra solidarietà per le sofferenze di questi popoli. > Ma non sei tu quella che soffre (reagisce lʼamica). Pensi che guardare sulla Bbc significa che tu sai quello che accade? No non lo sai; (...) siamo noi che stiamo qui che sentiamo veramente la sofferenza, dunque siamo noi che abbiamo il diritto di dire qualche cosa (...) Se fosse il tuo paese, lo avresti amato per viverci e non lasciarlo. Dovevi combattere per esso (...) Tu lo lasciasti, Darling, mia cara, lasciasti la casa bruciare e hai il coraggio di dirmi con questo stupido accento (...) che questo è il tuo paese? (...) Il suo tono sarcastico (...) mi schiaffeggia in faccia, prendendomi di sorpresa. Sono così scioccata che non so cosa dire . Bisogna appartenere a qualche luogo, non si può restare in bilico fra troppi mondi, da estranei. Dobbiamo avere nuovi nomi, vivere intensamente nuove esperienze, farsi coinvolgere, sentirsi parte di qualche cosa. > Quando qualcuno parla della propria casa, devi ascoltarlo con attenzione perché così sai esattamente chi è . Questo libro, complesso e profondo, vuol dire anche qualcosʼaltro. Nelle ultime pagine Darling ricorda (o forse solo sogna) di quando bambini giocavano a prendere Bin Laden. Non era un gioco molto divertente per cui ad un certo punto la piccola banda si era interessata a un vecchio cane, solitario e scorbutico, e che stava al centro della strada. Quando improvvisamente sopravvenne un camion che investì lʼanimale, spappolandolo ma non uccidendolo subito. Ed è con questa terribile immagine, di lacerazione e di incomprensibile morte, che lʼautrice chiude il libro. Allora comprendiamo cosa significa il titolo del romanzo: abbiamo bisogno di nuovi nomi per parlare di popoli in fuga, per integrarci con altre culture e costumi, ma ci servono anche nuove parole per narrare la cieca violenza, che ci opprime e divide tutti, occidentali e non, accumunandoci in un comune destino. La scrittura è il pregio fondamentale di questo splendido libro. Lʼautrice si muove su due mondi, che sono distinti anche dal punto di vista stilistico. Nella prima parte la lingua inglese è mescolata con vocaboli e modi di dire della lingua nativa, per cui il lettore è portato ad immedesimarsi con i luoghi e la gente non solo dalla storia, ma soprattutto dallʼuso delle parole. Quando invece ci racconta dellʼadolescente Darling in America, lʼautrice ricorre spesso al gergo giovanile, senza trascurare anche la promiscuità linguistica delle differenti etnie che compongono il grande popolo degli immigranti. Cʼè, poi, una chicca stilistica, che indica la grande cura nella scrittura. Quando Darling parla in America della sua terra, non usa più il miscuglio creativo di parole inglesi e di quelle native: la graduale separazione dalla sua terra si rispecchia nella lingua, sempre più distante ed asettica. Si riflette quindi nella sua coscienza. Perché leggerlo? È un libro di grande livello, bellissimo.

Noviolet BulawayoChatto & Windus
What a carve up: la famiglia Winshaw
RecensioneItaliano

What a carve up: la famiglia Winshaw

Il titolo inglese del libro, «What a Carve Up» è un esplicito riferimento ad una commedia horror del 1961, nella quale i diversi personaggi si ritrovano in occasione di un testamento e vengono uccisi uno per uno. Michael, il protagonista del romanzo di Coe, è stato portato dai genitori, ancora bambino, a vederne la versione cinematografica, insieme con un documentario sul suo eroe, Yurin Gagarin. La scena di sesso del film e la morte dellʼastronauta in un misterioso incidente aereo pongono fine allʼinfanzia innocente di Michael e lo scaraventano nel mondo dei «misteri apparenti e insolubili degli adulti», dando origine ad una «storia senza un vero fine, ( di cui) dovevo presto svelarne ( i misteri)». Tabitha Winshaw, una anziana signora da tutti considerata una pazza, affida a Michael, scrittore promettente e squattrinato, il compito di scrivere la storia della sua famiglia. Il giovane scrittore si accinge ad unʼopera letteraria, nella quale la rabbia e la passione prendono il sopravvento, impedendogli di proseguire nellʼindagine e nella scrittura. Se questo libro, fa dire Coe al suo protagonista, > comunica qualche cosa, è quanto odio questa gente, come diavolo sono, quanto hanno spogliato ogni cosa, con i loro vasti interessi e la loro influenza e i loro privilegi e la loro presa su tutti i centri di potere: come ci hanno messi tutti allʼangolo, come si sono spartiti il sangue di tutto il paese . La biografia dei singoli componenti della famiglia Winshaw permette di delineare un quadro sociale estremamente duro ma purtroppo realistico dellʼera di Margaret Thatcher. Lʼidea generale, che si ha della «dama di ferro», è di una donna decisa e irremovibile, conservatrice ma rigorosa ed onesta. In realtà lʼera Thatcher è stato un assalto alla diligenza da parte di uomini di affari spregiudicati e senza scrupoli. Talvolta ridondante e prolissa, questa parte del libro è una forte denuncia di uno spregio e di un tradimento ad un intero paese. Quando viene a sapere che un componente della famiglia Winshaw è stato assassinato, un altro membro della perversa congrega dice ironicamente > Pugnalato alle spalle, come è appropriato, ciò significa che Mrs Thatcher è in casa da qualche parte? In parallelo alla narrazione sociale e politica si sviluppa la vita di Michael, con continui salti cronologici, che spesso frammentano e distraggono la lettura. È tuttavia la parte migliore del romanzo, ma anche la più indecifrabile. Michael passa le sue giornate a guardare la televisione, travolto dalle notizie e rivedendo in modo ossessivo il film che non aveva potuto vedere completamente da piccolo, in quanto i genitori, dinanzi alla scena di sesso, lo avevano trascinato via. Ma gli era rimasto > la strana sensazione che quel film non fosse mai finito, che avevo continuato a viverci dentro . Le vicende che si susseguono in modo spesso inesplicabile e i personaggi che entrano o ritornano nella vita di Michael sembrano essere > potenziali ponti al passato: un modo per rintracciare i miei passi sino a quando mi sarei trovato faccia a faccia con il bambino innocente di otto anni che amava scrivere e che adesso sembrava un così perfetto straniero . Ma se la vita, reale o immaginata?, non è altro che un continuo ritorno su sé stessi, il romanzo non poteva non concludersi che con una ripetizione della scena dellʼamato film: i membri della famiglia Winshaw si ritrovano tutti insieme alla lettura di una eredità e vengono progressivamente uccisi dal parente che credono defunto. E anche Michael non poteva che morire misteriosamente in volo, come Yurin Gagarin. Lo stesso autore, tramite il protagonista, definisce il libro > un libro tremendo, un libro senza precedenti, parte memoria personale, parte narrazione sociale, tutti legati insieme in un letale e devastante intruglio in fermentazione . Questa enunciazione esprime bene il tentativo dellʼautore di raccontare una vicenda sociale e politica mediante il filtro dellʼimmaginazione. La vita di Michael è in fondo il ritorno continuo allʼetà della libertà, quando da bambini tutto ci pare possibile, anche essere degli astronauti. La perdita di questa libertà è un fatto privato ( si diviene adulti, si affronta la realtà, ci si misura con la malattia) ma è anche un fatto sociale, ossia si assiste, spesso come spettatori inerti, ad un disastro politico, la scomparsa di una società, della sua cultura, dei suoi meccanismi di solidarietà, di una stampa onesta, della pace e del rifiuto della guerra. E che cosa ci rimane in fondo? La speranza di un avvenimento straordinario, ossia che tutti i cattivi vengano messi in una stanza e si possa perpetuare una vendetta collettiva. Ed allora si può pensare di perdersi nuovamente nella libertà, come fece Yurin Gagarin che morì da eroe. Il problema del libro è che questa mescolanza tra memoria personale e narrazione sociale non riesce pienamente, in quanto è eccessiva la tentazione dellʼautore a lasciarsi trascinare in espedienti letterari ( banale è il finale del libro), in riferimenti chiaramente psicoanalitici, in un eccessivo ricorso allʼincastro, alle storie dentro le storie. Si perde in tal modo la sintesi, i personaggi impallidiscono e lʼintero racconto si frammenta. Perché leggerlo? È senza dubbio scritto molto bene ed è piacevole ed ironico.

Jonathan CoePenguin Books
White Fang
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White Fang

Zanna Bianca è il racconto della nascita dellʼamicizia tra il lupo e lʼuomo, ma anche la narrazione di una catarsi, di un passaggio dalla solitudine alla socievolezza. Il romanzo prende lʼavvio dal conflitto mortale tra le due specie animali. Due uomini, con i loro cani, sono inseguiti da un branco di lupi, disperatamente alla ricerca del cibo nel freddo inverno del Nord America. Pazientemente, con unʼazione lucida e spietata, i lupi eliminano progressivamente i diversi componenti del gruppo per dare lʼassalto finale allʼunico sopravvissuto. In questo momento fatale non cʼè più spazio per lʼarroganza della specie umana, per i suoi contorcimenti intellettuali, per la sua presunta supremazia. Lʼuomo > lanciava uno sguardo di terrore al cerchio di lupi che si sarebbe disegnato prevedibilmente intorno a lui, e improvvisamente lo colpì la consapevolezza che questo suo meraviglioso corpo, questa carne pulsante, era niente più che carne, ricerca di animali voraci, da essere lacerata e squarciata dalle zanne fameliche( dei lupi) per essere nutrimento per loro, così come il topo e il coniglio erano stati spesso nutrimento per lui . Al sopraggiungere di alcuni cacciatori, il branco di lupi si dà alla fuga, sciogliendosi. Una femmina e due maschi si allontano insieme. È questa la parte più bella del libro, nella quale London descrive efficacemente la natura selvaggia della foresta, la lotta dei due maschi per la femmina, lʼaccoppiamento e la nascita dei cuccioli, la scoperta da parte di questʼultimi del mondo circostante, la fame che distrugge la famiglia, tranne la lupa ed uno dei cuccioli, Zanna Bianca. La natura è affascinante ma brutale, tra le diverse specie cʼè una lotta senza quartiere per il cibo, nella quale vince il più forte e il più astuto. La visione competitiva dellʼOttocento, di una borghesia trionfante, emerge nelle pagine di London, insieme con un romanticismo che si alimenta della ricchezza e del mistero dellʼambiente. La madre di Zanna Bianca è un incrocio tra un lupo ed un cane. Lʼeredità genetica è per London un imprinting da cui nessun essere può sfuggire, > perché la vita raggiunge il suo culmine quando si realizza al massimo ciò per cui è equipaggiata per fare . Lʼincontro con una tribù di indiani fa riemergere nella madre di Zanna Bianca la sua natura di «cane», dipendente dallʼuomo. Il contatto con lʼuomo è per Zanna Bianca una prova estremamente dura, un continuo conflitto tra la sua natura indipendente e la devozione per la forza dellʼuomo, che nella sua psicologia animale è vissuto come un " dio > . Non cʼè affetto verso lʼuomo, cʼè invece in Zanna Bianca timore ed ammirazione. Insieme con gli uomini ci sono i cani. Solo contro tutti Zanna Bianca cresce duro, spietato, guerriero: non imparò mai a giocare con ( i cani), sapeva soltanto come combattere > . Diviene un freddo lottatore, ma anche un animale solitario e triste, perché non ha conosciuto lʼaffetto e il gioco degli altri cuccioli. Le sue qualità di lottatore gli saranno preziose quando, venduto ad un crudele uomo bianco, viene usato nei combattimenti tra cani, nei quali risulta sempre vincitore. Zanna Bianca conosce sino in fondo il mondo dellʼodio, da cui sa di potersi difendere solo con la forza e lʼastuzia: non ha amici e non li cerca. Ed è proprio in occasione di un combattimento che Zanna Bianca, gravemente ferito, viene salvato, curato e custodito da un ricco cacciatore dʼoro. Da qui in poi la storia diviene banale e scontata. Pian piano, giorno dopo giorno, Zanna Bianca scopre che è capace di affetto e di devozione verso lʼuomo, non è più solo, è circondato da un ambiente pieno di amore, scopre lʼamicizia e con essa la paternità: il cucciolo si stravaccò di fronte a lui. ( Zanna Bianca) sollevò le orecchie e lo guardò curiosamente. Poi i loro nasi si toccarono ed egli sentì la piccola calda lingua del cucciolo sulla mascella. La lingua di Zanna Bianca venne fuori, egli non capiva perché, e leccò il muso del cucciolo. Le prime due parti del libro sono splendide e chiare nel loro significato. Lʼattacco dei lupi contro gli uomini e la descrizione da esperto naturalista della foresta sono una evidente esaltazione della natura selvaggia, della forza indomita degli ambienti dove si combatte ad armi pari" per sopravvivere e non per divertirsi. Poi invece subentra la complessità dei rapporti umani: lʼodio, il divertimento sulla pelle degli innocenti ( gli animali), lʼambiguità dellʼaffetto umano, che vuole comunque fedeltà e ubbidienza. Zanna Bianca è in fondo una vittima dellʼuomo, come lo sono tutti gli animali. Il suo istinto deve piegarsi alle leggi dellʼuomo e solo nella paternità ritrova il suo destino di lupo. Sotto il profilo della scrittura, il pregio fondamentale di Jack London è il ritmo narrativo, ricco di azioni pur allʼinterno di una eccezionale compattezza della trama. Lʼautore non ha bisogno di ampliare il racconto, che invece è un continuo approfondimento dello stesso tema, affidato ad un uso ricco e multiforme di verbi ed aggettivi. Perché leggerlo? E un piacere lasciarsi trascinare dallʼamore di London per i lupi e la natura.

Jack LondonLumiRead
The White Tiger
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The White Tiger

Negli splendidi racconti di «Between the Assassinations» Arvind Adiga aveva sviluppato una cronaca pessimistica di un destino sociale immutabile, al quale si può sfuggire solo con una disperata scelta individuale. Lo scrittore indiano torna sul tema con questo romanzo, che narra la storia della ribellione di un uomo, contro la cristallizzazione delle caste, lo sfruttamento del ricco sul povero, la prigionia sociale costituita dalla tradizione e dai legami familiari. Non ci sono grandi idealità dietro la rivolta; cʼè banalmente il desiderio di avere > lʼopportunità di essere un uomo, e per questo, valeva la pena uccidere . Lʼautore immagina che il protagonista scriva al primo ministro cinese per spiegare come si diventi imprenditori di successo nellʼIndia moderna, «centro della tecnologia e dellʼoutsourcing». Non bisogna aver fatto lʼuniversità e vestire abiti eleganti: gli imprenditori sono fatti di «argilla mal riuscita», devono provenire dalla parte oscura della società ed avere la determinazione di chi non ha nulla da perdere, di chi sa che ci sono «solo due destini: mangiare o essere mangiati». Il protagonista ha il profilo giusto. È vero che nel povero villaggio, dove è nato e cresciuto, non gli hanno dato neanche un nome, ma lo chiamano soltanto Munna, ragazzo, ma, sin da bambino, sente che non è destinato a «restare uno schiavo». Solo che non è così facile «sputare il proprio passato». Bisogna liberarsi dalla «gabbia», nella quale si è stati rinchiusi fin dalla nascita. Per rappresentare questo stato sociale, e psicologico, lʼautore usa una efficace metafora: il macello del pollame. > Va nella vecchia Delhi e guarda come tengono i polli là nel mercato. Centinaia di pallide galline e di brillanti galli colorati, rinchiusi strettamente in gabbiette di metallo, addensati come vermi in uno stomaco (...). Su un tavolo di legno (...) siede un giovane macellaio, che sorride soddisfatto, mostrando la carne e gli organi di un pollo appena macellato (...). I galli vedono gli organi dei loro fratelli che giacciono intorno. Sanno che saranno i prossimi. Tuttavia non si ribellano. Non cercano di fuggire dalla gabbia.(...) Perché il desiderio di essere un servo è stato inseminato in me; scolpito nel mio cervello, chiodo dopo chiodo, e iniettato nel mio sangue, nello stesso modo in cui rifiuti e veleni industriali sono stati riversati nella Madre Gange. (...) I servi devono impedire gli altri servi dal divenire innovatori, sperimentatori o imprenditori. (...) La gabbia è conservata dallʼinterno . Il racconto è appunto la liberazione del protagonista da questa sottile ma indissolubile prigione. Per un caso, riesce a trasferirsi a Nuova Delhi come autista del fratello del boss del villaggio. È ancora un servo a tutti gli effetti, a disposizione per qualsiasi esigenza; ma guidare lʼauto gli permette di accedere a tutti gli aspetti della vita del suo padrone, da quelli intimi ai loschi affari. È una sorta di svelamento, di scoperta dei peccati e della vacuità dei ricchi. Lʼubbidienza e la soggezione inculcati per secoli lo avrebbero, tuttavia, mantenuto un servo fedele; al massimo, si sarebbe concesso qualche innocente piacere, come fanno gli altri autisti: urinare nelle piante dei padroni, schiaffeggiarli mentre dormono, battere i loro animali domestici. Un episodio contribuisce a fargli prendere coscienza. La moglie del padrone investe un povero e la famiglia del boss vuole che Munna si dichiari colpevole e vada in carcere. Gli stessi parenti del protagonista lo invitano a compiere questo sacrificio, come se fosse una cosa naturale. Per fortuna la polizia, opportunamente pagata, chiude lʼinchiesta e non ci sono, quindi, conseguenze; ma il protagonista capisce lʼinconsistenza dei tradizionali valori di fedeltà e lʼipocrisia del benevolo paternalismo mostrato dal padrone. Spesso deve condurre questʼultimo, con una borsa piena di contanti, a corrompere dei funzionari governativi. Decide di approfittarne: uccide il padrone e si appropria dei soldi, ponendo le basi per divenire imprenditore di successo. La caustica ironia della narrazione non deve ingannare: il romanzo è fortemente realista, un freddo resoconto sociale e una vigorosa denuncia politica. Lʼintera società indiana ne esce dissacrata e palesata nella sua vera natura, sia quella moderna (il mito della più grande democrazia del mondo, lo sviluppo economico impetuoso e risolutore) che quella tradizionale, che tanto affascina gli occidentali. Il protagonista è una figura stereotipata, freddo e cinico come il padrone che ha ucciso: una vera «tigre bianca», perché crudele e nel contempo rara. Munna raggiunge il successo, ma non è questo che consola il lettore. La speranza sta nel fatto che compie due atti di umanità: fuggendo dopo il delitto, rischia di essere catturato dalla polizia per salvare un cuginetto, che vive con lui; rimborsa la madre di un uomo che è stato investito da un suo autista. Piccole cenni di solidarietà, che non ci fanno dimenticare come il protagonista non abbia avvisato i parenti della vendetta della famiglia del boss, che infatti li truciderà tutti. Laddove ciò che è importante è «la dimensione della pancia», i soldi, cʼè poco spazio per essere «buoni»! Il pregio principale del romanzo è lo stile narrativo: una scrittura sobria ma ricca. Il difetto risiede nella trama, che non riesce a mantenere un intenso ritmo narrativo, rendendo il racconto spesso ripetitivo, con troppe parentesi di carattere sociologico e politico. Nello svolgimento lʼautote non mantiene le aspettative che nascono dallʼ intrigante espediente letterario della lettera al primo ministro cinese. Perché leggerlo? Una forte impronta realista, una efficace scrittura.

Aravind AdigaAtlantic Books
Women in love
RecensioneInglese

Women in love

Il racconto si sviluppa all’interno di uno schema di relazioni tra quattro protagonisti: due uomini legati da un rapporto di forte amicizia, e due sorelle, entrambe giovani insegnanti. Il contesto storico è l’Inghilterra della seconda metà dell’Ottocento, caratterizzata dall’introduzione delle macchine, dal positivismo e dalla nostalgia di un mondo poetico, sintetizzato dalla campagna inglese. I due uomini si muovono all’interno dei ruoli attribuiti al maschio dalla società inglese. Birkin è un giovane romantico, che ricerca nella donna una compagna sottomessa (una moglie e una madre) ritenendo che la vera amicizia, indispensabile per la completezza di un uomo, sia quella con gli altri uomini. Si può dire che il suo riferimento è il Simposio di Platone, anche se non si spinge sino al rapporto omosessuale, che, anzi, quando proposto dall’amico, rifiuta gentilmente. Gerald è un giovane ingegnere, ricco imprenditore, che ha modificato radicalmente l’organizzazione delle miniere, di cui è proprietario, in contrasto con l’autorità del padre. Un fatto terribile della sua infanzia (ha contribuito senza volerlo alla morte del fratello), un rapporto difficile con il padre e una visione positivista del mondo, che contrasta tuttavia con una forte sofferenza interiore, operano a dargli unʼapparente sicurezza ma a ricercare nella donna il conforto e il sostegno. In lui l’amicizia maschile sconfina, in modo quasi palese, nella ricerca di un rapporto omosessuale. Se gli uomini sono un riferimento, chiusi come sono nel proprio ruolo sociale e nel proprio io, chi rompe totalmente gli schemi sono le due donne: e questo non perché spinte da unʼidea di emancipazione sociale, ma in quanto la sensualità e l’irrequietezza anche fisica contribuiscono a ribaltare l’idea della donna, moglie e madre. È Ursula, una delle sorelle, a circuire Birkin spingendolo in un rapporto sessuale, fortemente erotico anche per gli standard attuali, che forse l’uomo stesso non ricercava. E ancora Ursula che non vuole sposarsi, tergiversa e quando lo fa si mette in contrasto con i genitori. Più complessa appare la personalità di Gudrun: anch’essa è spinta da una forte sensualità, che si sublima in una ricerca intellettuale della libertà, di una vita fuori dagli schemi. Il suo rapporto con Gerald si sviluppa proprio in questa contraddizione: da un lato subisce una forte attrazione fisica, dall’altro lo disprezza per la sua prosaicità, per la visione tradizionale dei ruoli. Da questa contraddizione esplode poi il dramma finale, nel quale Gerald cerca di uccidere la ragazza e poi si uccide. Accanto ai protagonisti esiste la natura, che è parte integrante del racconto. È una sorta di panteismo, una natura vivente che si fonde con i protagonisti: > nient’altro opererebbe, nient’altro darebbe soddisfazione, eccetto questa freschezza e questo reticolo di vegetazione, che si introduce dentro il sangue. Comʼera fortunato che c’era questa piacevole, sottile vegetazione che interagiva, aspettandolo come egli l’aspettava; quale pienezza, quale gioia! . Ma la natura porta anche verso la dissoluzione, verso la morte. > Una piccola luna lucente brillava subito più avanti, una cosa brillante portatrice di pena, che era sempre là, eterna, dalla quale non c’era fuga. Egli (Gerald) voleva andare alla fine, non ne poteva più. Tuttavia non riusciva a dormire . La trama si sviluppa lentamente. All’inizio c’è la rappresentazione della piccola città inglese con la descrizione dei protagonisti. In realtà sembrano scene a se stanti, non inquadrate all’interno di una vicenda. Ciascuna di queste scene dovrebbe introdurre alcuni argomenti interiori, legati allo schema delle relazioni, che poi esploderanno nella seconda parte del racconto. Talvolta l’autore sviluppa alcune digressioni di filosofia sociale, utilizzando anche i protagonisti (in particolare Birkin) come espositori. La morte del padre di Gerald e la scena erotica di Ursula con Birkin rappresentano la svolta del romanzo che si dirige, sempre con lentezza, verso il matrimonio di Ursula con Birkin, la decisione di Gudrun di accettare la relazione d’amore con Gerald e infine il viaggio in Austria, tra la neve e il freddo. Qui la gelosia di Gerald per Gudrun, la presa di consapevolezza dell’uomo di non poter governare la ragazza e la decisione di quest’ultima di abbandonarlo portano il tutto alla tragedia finale. Lo scrittore scrive benissimo con uno stile pervaso nelle parole e nel ritmo della frase di un sensualismo panteista che ricorda D’Annunzio. I due autori sembrano molto simili anche nell’eleganza e nella ricercatezza del linguaggio.

Lawrence D.H.Thomas Seltzer
RecensioneInglese

World without end

Dopo duecento anni dalle vicende raccontate nei «Pilastri della Terra», Kingsbridge è diventata una ricca città, le cui possibilità di crescita sono, tuttavia, pregiudicate dal governo dei monaci, che limitano la libertà imprenditoriale a favore di un rigido immobilismo e di una tassazione pesante. Esiste quindi il rischio di un declino economico e sociale. Motore dell’innovazione e del cambiamento è una donna, Caris. Essa non accetta il ruolo tradizionale affidato alla donna, madre e sposa, e decide di vivere una vita indipendente, rinunziando ai figli e portando avanti una difficile storia di amore con Merthin. Caris sarà successivamente una accorta mercante di lana, una innovatrice, introducendo la fabbricazione dei tessuti e quindi dando origine all’industria tessile inglese, monaca e badessa (paradossalmente in questo ruolo più indipendente di quanto sarebbe stata se si fosse sposata), medico di grande fama, coraggiosa donna politica ed infine sposa di Merthin. A sua volta questo personaggio rappresenta l’ingegnere e la tipica figura maschile, capace di innovare profondamente le tecniche costruttive, ma a sua volta incapace di comprendere la complessità del carattere femminile. Sintetizzato in questo modo il libro potrebbe risultare interessante. In realtà il numero enorme di vicende, situazioni e personaggi non riesce a dare dinamicità ed attrattività al racconto: non c’è suspense per un libro di azione e nello stesso tempo i personaggi risultano scontati e piatti. La vita tormentata di Caris, la sua evoluzione problematica e complessa non vengono approfondite, quasi che questo personaggio rinunzi alla sua vita di amore e accetti il suo destino di donna indipendente senza soffrire, quasi come un «automa», privo di sentimenti e di rimorsi. La vastità degli argomenti trattati rende poi la stessa ricostruzione storica estremamente fragile e comunque tale da non catturare l’attenzione del lettore. Basti pensare alla descrizione della battaglia durante la guerra dei cent’anni, precisa per quanto riguarda la funzione determinante degli arcieri, ma noiosa, prolissa e di scarso coinvolgimento.

Follett KenMacmillan
Wuthering Heights
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Wuthering Heights

Un ambiente selvaggio e personalità libere e violente sono i tratti distintivi di un romanzo complesso e difficile. La complessità deriva dallʼarchitettura «a matrioska» del libro: cʼè un io narrante che raccoglie la storia narrata da un secondo io narrante. Inoltre, il romanzo si sviluppa in tempi diversi, con frequenti flashback. La difficoltà è connessa alla lingua, al frequente uso dellʼinglese dialettale, ad un periodare ricco di vocaboli e caratterizzato da una sintassi involuta. Un gentiluomo si trasferisce in campagna e, in una sera burrascosa, si ritrova a Wuthering Heights ( Cime tempestose) e vive una esperienza sconcertante e per certi aspetti spaventosa. Sembra di essere ritornati indietro nel tempo, in unʼepoca pre industriale dove non si conoscono le buone maniere dellʼInghilterra vittoriana e dove domina ancora una lettura magica del mondo. Questa regressione, che marca la distanza tra città e campagna, tra civiltà e barbarie, è accentuata dallʼuso del dialetto da parte di molti degli abitanti di Cime Tempestose. Lʼincipit del romanzo preannuncia sin dallʼinizio quello che sarà il tema di fondo del libro: lʼesplosione dei sentimenti primordiali dellʼuomo. Ritornato a fatica nella sua casa, il gentiluomo si fa raccontare da Nelly, la governante che ha allevato tutti i protagonisti, la storia della famiglia. Senza pretendere di narrare la trama, si può dire in sintesi che la vicenda si gioca tutta sullʼamore tra Heathcliff e Catherine; amore che si basa proprio sulla comune natura dei due personaggi: liberi, selvaggi e violenti. Il loro amore non si può realizzare in un rapporto matrimoniale, e quindi riconosciuto dalla società, proprio perché il perbenismo vittoriano non può accettare che Heathcliff, un orfano povero dalla pelle scura, possa ambire alla mano di una signorina di buona famiglia. Ma si dà il caso che Catherine ha lo stesso carattere di Heathcliff e quindi mal sopporta le regole della buona società. La morte di Catherine, a seguito di un drammatico incontro con Heathcliff, scatena lʼanima vendicativa e sinistra di questʼultimo. A questo punto il racconto scivola sempre più negli effetti di terrore e di mistero, tipici della narrativa di genere gotico, al punto tale che in certi momenti il fantasma di Catherine ritorna ad aleggiare nelle Cime Tempestose e a ricordare a Heathcliff il loro amore ma anche le sue colpe. Ma la fine è scontata: la razionalità borghese prevale ( non cʼè nessun fantasma) e i rampolli della famiglia si sposano felicemente. Ma la storia è vera o frutto della fantasia di Nelly, la narratrice? Non è che la governante interpreta le vicende della famiglia secondo la propria immaginazione e le dicerie della gente? Heathcliff e Catherine sono due personaggi moderni e antichi ad un tempo. Della modernità portano il desiderio di libertà e di autorealizzazione, del mondo passato hanno lo spirito rozzo e vendicativo. Il contrasto con la società vittoriana è letto in chiave nostalgica, ossia come ritorno ad un mondo rurale nel quale i sentimenti potevano esprimersi con maggiore libertà e trasparenza rispetto alle regole della società borghese. Questa chiave di lettura sociologica non si traduce, tuttavia, in unʼanalisi dei personaggi, che restano impersonali e bloccati nel ruolo affidato dallʼautrice. La trama si sviluppa lenta, senza ritmo, spesso scontata e ripetitiva. Perché non leggerlo? Il libro è fondamentalmente noioso e la lettura è resa pesante da un inglese inutilmente difficile

Emily BronteCollins Classics