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L'ha ucciso lei
RecensioneItaliano

L'ha ucciso lei

Mohamed è emigrato dal Marocco in Francia per lavorare in fabbrica, una vita dura che gli ha permesso di crescere cinque figli. Essi gli sono ormai estranei perché integrati nella società francese, mentre lui è rimasto legato alle proprie tradizioni, sentendosi marocchino piuttosto che francese. La quotidiana fatica di unʼintensa vita lavorativa gli ha permesso di nascondere, innanzitutto alla propria coscienza, il disagio di una cultura che non condivide e il rifiuto dellʼintegrazione, della rassegnazione ai costumi occidentali. Giunge, però, lʼetà della pensione e non può più sfuggire ad una sensazione di malessere che ha sempre avuto: di essere «uno che non ha mai trovato il proprio posto». La maggior parte del breve romanzo è la narrazione di un percorso interiore. Mohamed cerca in tutti modi di dare un senso alla vita da pensionato francese, ma dovrebbe trascorrere le sue giornate al bar, > bere birra? Neanche per sogno. Guardare la Tv, seguire i risultati delle corse, fantasticare su quelle ragazze seminude che popolano i telefilm americani? O seguire il consiglio di un compaesano: trasferirsi al paese e prendersi una bella ragazza come seconda moglie. Nessuna delle due soluzioni è possibile. È troppo forte in lui il legame con la propria tradizione, la religione, la terra, i costumi del suo Marocco. La sua rettitudine e il suo senso del dovere famigliare non gli permettono, neanche, di offendere la moglie e di mettersi in contrasto con i figli. > Mohamed si incamminò, con i pugni chiusi nelle tasche. Pensava ai propri figli ed ebbe la sensazione di averli persi. Si sentì precipitare nel vuoto, scaraventato nel nulla come un sacco di macerie. Un sacco pieno di cose che non servono più. In questo sacco cʼera un ratto morto da tempo. E ne emanava un fetore insopportabile. Si disse, Io sono il sacco e il ratto, sono le pietre e il ferro arrugginito, sono lʼanimale che nessuno ama... Mohamed non esiste più. Più nessuno pensa a lui, invoca la sua presenza. È finita, è giunto al termine del lungo cammino . Ed allora Mohamed reagisce a questa angoscia nellʼunico modo che è immaginabile per lui, emigrato ed estraneo alla nuova patria: ritornare al proprio paese, costruire una grande casa in grado di accogliere tutta la sua famiglia. Ma come gli disse unʼombra che gli comparve dinanzi, questo edificio sarà > un luogo di penitenza per anime perse come te, stranieri che non sanno più chi sono né da dove vengono . Lʼultima parte del romanzo è, appunto, il racconto di questo percorso, che non può finire che con una morte solitaria, seduto in una poltrona che > sprofondava ogni giorno di più... solo la testa sporgeva ( sino a che) il quarantesimo giorno la terra inghiottì la testa.. (e) in pochi giorni la tomba si ricoprì dʼerba verdissima . E come se il Marocco lo riprendesse dopo una vita di esilio: un immagine tenebrosa ma bellissima. Il romanzo affronta alcuni temi tradizionali della condizione dellʼemigrato, in bilico tra la terra dʼorigine e il paese di accoglienza. La pensione è lʼelemento scatenante per uomini che nel lavoro hanno trovato il modo per nascondersi quel profondo disagio esistenziale, che deriva da una condizione sempre più isolata, se non in contrasto, con le nuove generazioni. È molto interssante che tutto il racconto ruoti intorno al rapporto intergenerazionale, piuttosto che affrontare scontate problematiche culturali e sociologiche. Lʼelemento peculiare del romanzo è la figura di Mohamed. Non cerca scappatoie e mezze misure, ma affronta, caparbiamente e miseramente, la propria estraneità rispetto alla società francese e il sogno di un ritorno alla propria cultura. Ma allora a chi si riferisce lʼautore con quel Lei del titolo: alla nostalgia per la sua terra che lo ha ucciso o, invece, proprio alla rettitudine di Mohamed che lo porta a non accettare compromessi? Scritto molto bene, è un peccato che si senta unʼimpronta intellettualistica, che toglie sincerità alla narrazione. È troppo forte il salto tra gran parte del libro, fatto di introspezioni psicologiche, e la parte finale, onirica e surreale. Perché leggerlo? È scritto molto bene, lʼautore si perde, tuttavia, nei meccanismi psicologici del protagonista.

Jelloun Tahar BenGiulio Einaudi
Half of a yellow sun
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Half of a yellow sun

Il libro è ambientato in Nigeria, negli anni tra il 1960 e il 1970 ed è articolato in due parti: i primi anni ʼ 60 in una Nigeria appena uscita dal dominio inglese, caratterizzata da una apparente tranquillità sociale; i secondi anni ʼ 60 nel Biafra ( nel sud-est della Nigeria), dove lʼetnia Igbo, di prevalente religione cattolica, combatté una guerra infelice per lʼindipendenza dal nord della Nigeria, dominata da altre etnie, di prevalente religione mussulmana. Il racconto è introdotto dallʼarrivo di uno dei protagonisti, Ugwu, nella casa di Odenigbo, un professore di matematica con focose idee rivoluzionarie, anti occidentali ed esaltatrici dellʼidentità africana. Ugwu è ancora ragazzo, ma dimostra una forte ambizione culturale e un elevato attaccamento al proprio padrone. Entrano poi in scena le due sorelle, Olanna e Kainene, figlie di una potente e ricca famiglia, tra di loro molto diverse: la prima bellissima, colta e irrimediabilmente innamorata di Odenigbo, della cui intelligenza e cultura è affascinata, la seconda concreta e imprenditrice, che si innamorerà presto di Richard, un giovane inglese, giunto in Nigeria per scrivere un libro sulla società africana. Il romanzo è costruito sapientemente intorno allʼimpatto di drammatiche vicende ( la guerra, la violenza e la fame) sulle relazioni tra i diversi personaggi e sulla lotta di questi per sopravvivere e per dare un senso di normalità alla propria vita. La prima parte del romanzo inquadra le vicende dei personaggi in una società fortemente stratificata dal punto di vista sociale ed ancora dominata dalla cultura inglese. Le due sorelle, educate a Londra, reagiscono in modo diverso alla corruzione dellʼambiente in cui vivono. Olanna si trasferisce da Odenigbo nellʼambiente universitario, pieno di ideali e di discussioni spesso inconcludenti sul futuro del paese, sulla sua indipendenza dal mondo occidentale. Kainene accetta invece le regole del mondo degli affari e intraprende con cinica spregiudicatezza la carriera imprenditoriale. Tra le due sorelle si produce una grave frattura. Olanna scopre che Odenigbo è andato a letto con una donna, da cui ha avuto una figlia, e per la rabbia ha una breve relazione con Richard. La separazione tra le due sorelle viene poi accompagnata dalla decisione di Olanna, incomprensibile e coraggiosa, di adottare la bambina nata dalla relazione tra il marito e la donna. La seconda parte del romanzo racconta le vicende dei protagonisti in mezzo ad una guerra, che diviene giorno per giorno più crudele e violenta. Pian piano la povertà e la miseria prendono il sopravvento, le strutture familiari si frantumano, viene meno quel minimo di rispetto che dovrebbe caratterizzare i rapporti tra gli esseri umani, tutto, anche il corpo e lʼanima, diventano merce di scambio, pur di salvarsi. Gli stessi protagonisti partecipano ad episodi di estrema violenza: Olanna è coinvolta in un massacro, si salva fortunosamente per scoprire poi nella fuga che una donna porta con sè la testa della propria figlia, Ugwu, costretto ad entrare nellʼesercito, viene coinvolto in uno stupro di massa, Odenigbo crolla psicologicamente dandosi allʼalcool e tradendo la moglie. Kainene e Richard, che sembrano maggiormente difesi dal terrore della guerra, assistono inermi allʼuccisione di uno dei loro servi: il corpo decapitato cammina ancora senza la testa prima di crollare a terra. I protagonisti non vivono, ma è la vita che li trascina e alla fine si ritrovano come > in una stanza illuminata dalle luci delle candele, dove si vedono le cose in ombra, soltanto con mezzi bagliori di luce . È difficile sintetizzare le vicende della seconda parte del libro, in quanto il racconto sembra perdere spesso un filone conduttore, frantumandosi in episodi e in una molteplicità di personaggi. Ciò che, tuttavia, colpisce è la contrapposizione tra la drammaticità degli avvenimenti e la serenità della narrazione. È come se i protagonisti si muovessero in un sogno, in un incubo, dal quale sono sicuri di risvegliarsi ritornando al mondo che si è dissolto con la guerra. La violenza ,che li ha travolti, li porta a rimuovere i drammatici episodi che hanno vissuto e li spinge a perdonare anche le colpe, i tradimenti reciproci, gli abbandoni e le vigliaccherie. «Ci sono cose così imperdonabili che rendono altre cose facilmene perdonabili». Si creano legami che rompono le tradizionali stratificazioni sociali, come la profonda amicizia tra Olanna e Ugwu. Si dissolvono certezze, come quelle di Odenigbo, si creano nuove appartenenze, come quella di Richard per il popolo Igbo, si continua a lottare mettendo al servizio del popolo la propria imprenditorialità, come nel caso di Kainene, che muore proprio per cercare di portare i viveri e le medicine indispensabili per il proprio centro di raccolta di rifugiati. Questa sensazione di provvisorietà, di incredulità emerge non tanto dalla trama e dai dialoghi, quanto dalla scrittura, mai drammatica od enfatica, ma sempre quieta, pacata e distesa. La visione dellʼautore è sempre introspettiva e quindi riflette il modo con il quale i protagonisti guardano e vivono le vicende esterne. Da questo punto di vista, il dramma del Biafra diviene una tragedia universale, che potrebbe essere ambientata dovunque la gente è travolta dalla guerra e dalla violenza: la Bosnia, il Ruanda e oggi il Corno dʼAfrica e il Pakistan. Si riesce ad essere stessi dinanzi alla catastrofe collettiva? La risposta che viene dal romanzo non è affermativa, ma richiama alla forza di ciascun individuo e alle condizioni nelle quali ciascuno si trova a vivere la tragedia. Malgrado la lunghezza, la lettura del libro è molto piacevole sia per la scrittura che la profondità dei sentimenti trattati: non ci sono ricerca psicologica e inseguimento dellʼeffetto,lʼautrice solamente descrive e lascia alle parole, ai personaggi e alle vicende il compito di trasmettere il dramma di tutto un popolo. Emerge, tuttavia, una certa dispersione, che deriva dalla sovrapposizione degli eventi e dei personaggi. Perché leggerlo? Perché racconta un dramma che potrebbe essere ambientato in tutte le parti del mondo: racconta come si può essere travolti dalla violenza.

Harry Potter & the Philosopher's Stone
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Harry Potter & the Philosopher's Stone

Harry Potter vive presso gli zii, una prosaica famiglia borghese, la quale odia soprattutto che > si parli di qualcosa che non dovrebbe essere, non importa se sia in un sogno o persino in un cartone animato, (...) potrebbe essere una idea pericolosa . Come nella favola di Cenerentola Harry è trattato malissimo dagli zii, è oggetto degli scherzi stupidi e brutali del cugino, insomma è una vittima perché rimasto orfano di genitori considerati eccentrici e dei quali è meglio non parlare. Iniziano ad arrivare strane lettere: invitano Harry ad un college per streghe e stregoni. Lo zio distrugge la posta, ma essa continua ad arrivare; allora fugge con la famiglia in luoghi irraggiungibili; tutto è inutile, misteriosamente la posta arriva ovunque. Deve accettare che il nipote sia stato ammesso in una scuola dove si insegna «ciò che non dovrebbe essere»; deve persino accompagnarlo al marciapiede «nove e tre quarti», il binario che non cʼè. La prima parte del libro è tutta giocata sul paradosso, tra ciò che è reale e ciò che potrebbe essere, che spesso noi vorremmo che fosse e lo viviamo con la fantasia. È la parte migliore del romanzo. Da quel momento in poi seguiamo Harry nella sua particolare scuola, dove si insegnano le arti magiche, i segreti delle streghe, dove però operano i meccanismi di ogni collegio: le rivalità, le amicizie, la disciplina e come infrangerla, gli insegnanti severi, quelli indulgenti, i simpatici e gli antipatici. Il collegio, un tenebroso castello, nasconde un mistero: un cane a tre teste difende una Pietra Filosofale, il possesso della quale dà lʼimmortalità e fornisce poteri tali da conquistare il mondo. Harry sospetta che un insegnante se ne voglia impossessare per darla a Voldemort, il signore del Male, il cui nome nessuno osa pronunciare, tanta è la paura. Avventure, pericoli, atti di coraggio mettono a dura prova Harry e il suo gruppo di amici; alla fine ci sarà un colpo di scena, con uno scontro diretto tra Harry e Voldemort. Come ha fatto il ragazzo a resistere alla forza del male? > Se cʼè una cosa che Voldemort non può comprendere, è lʼamore. Non capì che lʼamore, potente quale era quello di tua madre per te, avrebbe lasciato il suo proprio segno , ha dato a Harry una protezione per sempre. Ed ancora, > soltanto uno che voleva trovare la Pietra, trovarla, ma non usarla, sarebbe stato capace di prenderla . Lʼautrice mescola abilmente gli elementi magici e quelli avventurosi con un ambiente familiare agli adolescenti, qualʼ è la scuola. Il ritmo narrativo non è così intenso e sorprendente come ci si aspetterebbe, anche perché si è consapevoli che il pericolo è solo apparente e si risolverà sempre per il meglio. Il ruolo salvifico del super mago Dumbledore appiattisce lʼautonomia di Harry, aiutato eccessivamente da forze e da personaggi al di sopra di lui. Il libro non riesce ad essere fino in fondo un romanzo di formazione, in quanto il giovane protagonista non diviene totalmente adulto. Se si confronta «Harry Potter» con, «Lʼ Isola del Tesoro», colpisce la differenza tra Jim ed Harry: il contesto è sempre eccezionale, ma il primo ne esce uomo, il secondo resta un adolescente, subalterno ai grandi. Forse per questo che i ragazzi leggono Harry Potter e non il grande libro di Stevenson? Perché possono illudersi che ci sia qualcuno o qualcosa che li aiuterà sempre nella vita? Il pregio principale del romanzo di Rowling è la scrittura: elegante, chiara, efficace, grammaticalmente perfetta. Il libro potrebbe essere usato tranquillamente per insegnare le forme più difficili della lingua inglese. Perché leggerlo? Un bellissimo inglese

J.K. RowlingBloomsbury
Herzog
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Herzog

Che fatica! Si tratta di un libro estremamente noioso e talmente ricco di intellettualismi da far perdere il senso e la direzione della lettura. Herzog, uno studioso del romanticismo, è stato lasciato dalla sua seconda moglie. Entra in una fase di delirio, fisico e psicologico, vaga tra New York e Chicago e immagina di avere una corrispondenza con personaggi della sua vita e con studiosi e letterati. Alla fine si ritira nella sua casa in campagna e cade in un silenzio assoluto: «questa volta non aveva messaggi per nessuno. Niente. Non una singola parola». L’ultima frase del libro racchiude il suo significato profondo: la verbosità che nasconde la perdita di senso. Per 340 pagine (per 13. 600 righe) l’autore porta avanti un racconto totalmente frammentario, senza un ritmo narrativo, ma ricco di aggettivi e di «parentesi». Il post-modernismo sommerge sia il piano filosofico del libro che quello personale: tutto è confuso e non esistono una metafisica e una sicurezza alla quale ancorarsi. Non è il matrimonio, che è fonte di tradimenti e di infelicità (la figura di Madeleine), non sono le relazioni affettive al di fuori del matrimonio (Ramona, che si aspetta comunque una relazione continuativa), non sono le città, ridotte ormai a meri luoghi di appuntamento e di riposo, non è soprattutto la filosofia e la letteratura, che costituiscono spesso un inutile orpello e una pesante sovrastruttura. Forse sono i figli e la famiglia d’origine gli unici legami che contano in un mondo confuso e spezzato nella sua unicità. > Il dramma di questo stadio dell’evoluzione umana sembra essere... l’età di una speciale commedia....forse la vendetta presa dai numeri, dalla specie sui nostri impulsi di narcisismo (ma pure sulla nostra domanda di libertà) è inevitabile. In questo regno di moltitudini, l’auto coscienza tende a rivelarci a noi stessi come mostri . Nella prefazione al libro Malcolm Broadbury sottolinea due importanti aspetti di Herzog. Il libro è stato pubblicato nel 1964 e il suo stile narrativo e la sintassi del periodo aprono un filone letterario che è oggi dominante: il dissolvimento della struttura del romanzo. Molti scrittori moderni (pensiamo allo stesso Paul Auster) sono profondamente influenzati da Saul Bellow. Il romanzo non ha più una sua compiutezza e unicità, ma è un insieme di «zig-zag» che riflettono la frammentarietà e la contraddizione che dominano l’individuo, l’auto-coscienza e la società. Con il romanzo non si cerca di dare una rappresentazione verosimigliante del mondo, ma si persegue, come disse Saul Bellow nel suo discorso a Stoccolma in occasione della consegna del premio Nobel, «una capanna nella quale lo spirito prende riparo». Il secondo aspetto è quello filosofico. Herzog litiga con il pensiero moderno e si muove nel mondo delle idee. Il suo disordine interno è soprattutto dovuto a una angoscia esistenziale che non trova risposta in un mondo dominato dalle metropoli, dalla massa, dalla scienza, dal potere organizzato.

Saul BellowViking Press
Hotel Bosforo
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Hotel Bosforo

A differenza del più riuscito «Appuntamento a Istanbul» in questo romanzo non è chiaro dove lʼautrice voglia andare a parare: libro giallo, racconto di ambientazione o storia di una quarantenne, simpatica ma ancora alla ricerca di sé stessa? Ciò che sappiamo per certo è che la protagonista, e narratrice in prima persona, ha una libreria specializzata in genere noir, ama vivere fuori casa, nei tanti locali di Istanbul (attenzione! annotarseli per chi ha intenzione di visitare la città) e soprattutto sogna di scrivere nel suo biglietto da visita: > Kati Hirschel libraia - detective, consulente della squadra omicidi . Ad innescare la storia e scuotere la svogliata Kati è lʼarrivo di Petra, amica dʼinfanzia e presto coinvolta, come possibile indiziata, nellʼassassinio del regista del film, al quale lavora come attrice. È stata lʼamica, per gelosia o per qualche segreto della sua vita? È stato qualcuno della troupe, forse per prendere il posto del regista? O invece, lʼuomo era coinvolto in qualche traffico criminale ed è stato eliminato dalla mafia turca? Lʼinvestigazione di Kati procede lentamente e fiaccamente, senza che i tasselli del delitto si mettano a posto secondo un percorso logico. Mancano anche i colpi di sorpresa. La conclusione arriva alla fine, per caso. Il lettore viene, invece, travolto da un turbinio di personaggi ai quali la protagonista pone le stesse domande in modo testardo e monotono. Qualche scena erotica condisce malamente il racconto. Sinceramente è un brutto romanzo. Non si riesce a trovare un elemento di qualità. Non è un buon noir, perché non ha una trama. La vita personale di Kati è tratteggiata superficialmente e noi non riusciamo a capire chi sia veramente questa tedesca, innamorata di Istanbul. Lʼatmosfera della città resta sullo sfondo. Le annotazioni sono infatti banali e scontate, del tipo: > su dieci milioni di persone, pare che nessuno torni mai a casa. Le strade pullulano di gente e di auto a qualsiasi ora del giorno e della notte . Quante metropoli non rispondono a questa descrizione? Si salva solo la lieve ironia della narratrice, ma non è sufficiente a farci gustare il racconto. Perché non leggerlo? È noioso: una perdita di tempo.

Esmahan AykolSellerio Editore
The house of sleep
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The house of sleep

Il tema del sonno vorrebbe essere il filo conduttore del libro al punto che il romanzo è diviso in parti corrispondenti ai diversi stadi del sonno. In realtà si tratta di un espediente, forse troppo intellettualistico, per raccontare lʼamore tra Robert e Sarah. Siamo in una residenza universitaria. Sarah soffre di un disturbo del sonno, che porta a confondere i sogni con la realtà. Nel loro primo incontro Robert le racconta che ha appena perso un gatto, di cui era molto affezionato. Sarah sogna che Robert avrebbe perso una sorella gemella, Cleo, che in realtà non esiste. Ed è su questo equivoco, che ha origine proprio dal segreto di Sarah, il suo disturbo del sonno, che ha origine il loro rapporto: > nel momento in cui lei se ne va, si guardarono direttamente negli occhi per la prima volta; e qualche cosa capitò allora, si creò qualche connessione, solo per un momento . Il loro rapporto è fatto di confidenze, che > variavano liberamente su sentimenti, amicizia, famiglie e genere, intimità condivise e auto rivelazioni che diventarono sempre più profonde e frequenti come gli oggetti stessi diventavano più grandi e più complessi . Il rapporto tra Robert e Sarah non si può, tuttavia, svilupparsi in una vera relazione tra amanti, in parte perché Sarah è lesbica e in parte per la difficoltà di Robert di tradurre i suoi sentimenti in iniziative amorose. La loro storia resta in un limbo fino a quando la vita di Sarah e quella di Robert si divaricano: ha termine il periodo universitario e nel momento in cui Sarah pone fine ad una relazione con una donna, Robert realizza che non è in grado di cogliere questa opportunità per concretizzare in un rapporto sessuale il suo affetto per lʼamica. A questo punto, la vicenda ( in realtà la narrazione è un continuo salto tra il passato e il presente, che rende complessa la lettura) si sposta nel futuro, quando la residenza universitaria si è trasformata in una clinica per le cure del sonno, guarda caso, diretta dal primo amante di Sarah, un paranoico convinto che la sua missione fosse quella di trovare il modo di non dormire. È questa la parte meno convincente del libro, che sembra scivolare in un thriller, condito di considerazioni superficiali sulle scienze psicologiche e su riferimenti ad analogie tra i sogni, la fantasia e il cinema. Le pagine migliori sono quelle che narrano la vita di Sarah, diventata insegnante, in qualche modo perseguitata dai suoi disturbi del sonno, di cui si è fatta una ragione, e sempre in attesa di Robert, lʼunica persona con la quale sa di essere di sintonia. E solo verso la fine del romanzo, si svela che Robert ha cambiato sesso ( perché ha capito della sua vera natura o per amore di Sarah?) diventando Cleo, medico specializzato in malattie del sonno. E come qualsiasi trhiller tutto si chiarisce e finalmente Cleo può rivelarsi a Sarah. Il merito principale del libro è la scrittura, piacevole, brillante e scorrevole. Il principale difetto è lʼinconcludenza delle vicende e dei personaggi: il tutto resta superficiale, creando una sensazione di divario tra una struttura narrativa tipica del thriller e lʼevidente aspirazione di darci qualche cosa di più. Che cosa? Non si capisce. Perché leggerlo? Le singole pagine si leggono molto bene, la storia complessiva delude.

Jonathan CoePenguin
How to get Filthy Rich in Rising Asia
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How to get Filthy Rich in Rising Asia

Il romanzo si presenta nella forma di un manuale. Lʼautore immagina di insegnare come diventare ricchi in Asia, continente in profonda trasformazione. > Perché persisti a leggere i tanto incensati, ma così noiosi, romanzi stranieri... se non per il desiderio di capire quei paesi distanti che, a causa della globalizzazione, influenzano in misura crescente la tua vita? Che cosʼè questo tuo desiderio, nella sua essenza, se non una ricerca di auto apprendimento? . I titoli e la successione dei capitoli rispecchiano i momenti topici di una scalata sociale. Per ciascuno dei quali lʼautore offre le giuste istruzioni: abbandonare la campagna ed andare in città, istruirsi anche sulle spalle dei familiari, evitare di innamorarsi e di perseguire degli ideali, imparare a fare affari da un padrone e poi liberarsene senza scrupoli, essere pronti alla violenza, a venire a patti con la criminalità, a corrompere i burocrati e i militari, ricorrere ai debiti senza paura. > Indebitarsi è un modo per il piccolo per diventare grande, per il grande per essere enorme, una gloriosa astrazione, la promessa del domani oggi, si, una liberazione dal tempo..... indebitarsi è essere immortali . Splendida definizione del capitalismo rampante! Insomma, ci vuole tanto lavoro ma bisogna anche essere spregiudicati, disponibili alla truffa. È pur vero che in ciascuna di queste fasi ci sono alternative. La vita è una continua biforcazione tra ciò che si è diventati e ciò che si poteva essere. Per esempio, si poteva aiutare di più i propri genitori e fratelli rinunziando ad istruirsi, si poteva seguire la ragazza che si è poi amato, vanamente, per tutta la vita, oppure si poteva stare più vicino alla propria moglie e al proprio figlio per non perderli, per non farli diventare estranei. Uno stile lievemente ironico e apparentemente leggero conduce il lettore lungo le peregrinazioni del protagonista, il quale si dirige verso la ricchezza in modo risoluto ma con intima tristezza, come se fosse costretto dal destino, da una forza irresistibile. È lʼAsia, tumultuosa, violenta e ricca di opportunità: o si sta al gioco o si soccombe. > Attraverso le finestre del tuo ufficio vedi la tua città mutare intorno a te, scivolar via qualsiasi vincolo urbanistico e di pianificazione, profonde fondazioni e scheletri di edifici stanno occupando la terra che soltanto pochi anni fa una fotografia aerea avrebbe mostrato spumeggiante di opulenti ville barocche . Come capita spesso, al successo segue la caduta sociale, in questo caso la malattia e il fallimento. Il consiglio è di «focalizzarsi sui fondamentali»: ridurre le spese, rendersi visibili il meno possibile, accettare la sconfitta. E così fa il nostro protagonista e noi ci aspetteremo un declino sino alla morte, in totale solitudine. Così non avviene, perché il nostro autore offre una strategia dʼuscita, insperata benché inverosimile. Il nostro protagonista incontra la ragazza amata da giovane, la quale a sua volta ha raggiunto il successo per ritrovarsi tristemente sola. Lʼamore tanto vagheggiato diviene realtà nella vecchiaia ed entrambi capiscono che la vera felicità sta nel darsi allʼaltro, nel desiderare che lʼaltro «non sia solo». Ma allora il tutto si riduce ad una favola? Dʼaltra parte, > noi tutti siamo in fuga dalla nostra infanzia. E così ci rivolgiamo, tra le altre cose, alle storie. Scrivere una storia, leggere una storia, è come fuggire dal nostro stato di fuggitivi...cʼera un momento quando ogni cosa era possibile. E ci sarà un momento quando niente è possibile. Ma in mezzo noi possiamo creare . Il romanzo è un affresco di una delle possibili vite. Ne potremo pensare altre e, quindi, è giusto che lʼautore ci offra un lieto e tenero fine. Perché non è possibile immaginarlo? Se si legge il libro in inglese, emerge la peculiarità della scrittura, ricca di vocaboli inusuali, ma non di neologismi, e caratterizzata da una struttura sintattica complessa, talvolta difficile da seguire. Mohsin è senza dubbio uno scrittore raffinato, con una propria impronta stilistica. Dovrebbe, tuttavia, riportarla ad una maggiore sobrietà. Anche lui è dinanzi ad una biforcazione. Perché leggerlo? È molto piacevole.

Hamid MohsinPenguin Books