Esmahan Aykol
Libri di quest'autore
Appartamento a Istanbul
La protagonista è una quarantenne tedesca, che vive in Turchia e gestisce una libreria specializzata in gialli. Si descrive in questo modo: > ho il doppio mento, i capelli arancioni, un telefono cellulare (un modello vecchio, però) e una cerchia di amiche che fanno uso di anti depressivi. Sono sempre nervosa, ma non so perché . Triste e sconfortata a seguito di un litigio con il fidanzato, si mette alla ricerca di un appartamento da acquistare. Tra quelli che le sono stati segnalati, cerca di visitarne uno, peraltro occupato abusivamente. Nel tentativo di vederlo, la protagonista, che ha un carattere impulsivo e irascibile, si scontra con lʼinquilino, che rifiuta di farle prendere visione dei locali. Vuole il caso che lʼinquilino venga ucciso: inizia una storia poliziesca, nella quale la protagonista, un pò perché sospettata e soprattutto perché le piace fare la detective, cerca di trovare lʼassassino. Bisogna dire che come noir non è particolarmente avvincente, in particolare perché manca di colpi di scena e tutto appare un pò scontato. Più interessante risulta il tratteggio di una donna che sta in bilico tra due società così differenti, quella tedesca ( dove «la gente è sempre di malumore, infelice e insoddisfatta») e quella turca, dove > gli interni delle case e i vetri delle finestre sono tirati a lucido, ma i balconi e le strade sono talmente sporchi da risultare sgradevoli a chiunque ci metta piede . È chiaro che cosa vuole la protagonista, anche perché dove può vivere, se non in una città mediterranea, una donna che preferisce che nella sua vita entri «un nuovo appartamento invece di un altro uomo?» Il libro ha un innegabile pregio: offrire ad un eventuale turista un elenco dei quartieri più interessanti di Istanbul. La figura della protagonista è descritta con tratti frettolosi e superficiali, quasi volutamente per non entrare in approfondimenti psicologici o sociologici. La vita corre veloce e non cʼè tempo per capire perché si vive ad Istanbul invece che a Berlino, perché si preferisce vivere da soli, con il piacere di fare la detective, che avere un marito e le amicizie tipiche di una tedesca progressista di mezzʼetà, come avere > amiche ossigenate che abitassero in complessi residenziali con piscina, che si lamentassero dei mariti che russavano, che portassero ballerine argentate e votassero per i socialdemocratici . Perché leggerlo? La lettura è piacevole ma il racconto è evanescente e labile. Il lavoro del traduttore deve costare molto poco per pubblicare in italiano un libro così scontato.
Hotel Bosforo
A differenza del più riuscito «Appuntamento a Istanbul» in questo romanzo non è chiaro dove lʼautrice voglia andare a parare: libro giallo, racconto di ambientazione o storia di una quarantenne, simpatica ma ancora alla ricerca di sé stessa? Ciò che sappiamo per certo è che la protagonista, e narratrice in prima persona, ha una libreria specializzata in genere noir, ama vivere fuori casa, nei tanti locali di Istanbul (attenzione! annotarseli per chi ha intenzione di visitare la città) e soprattutto sogna di scrivere nel suo biglietto da visita: > Kati Hirschel libraia - detective, consulente della squadra omicidi . Ad innescare la storia e scuotere la svogliata Kati è lʼarrivo di Petra, amica dʼinfanzia e presto coinvolta, come possibile indiziata, nellʼassassinio del regista del film, al quale lavora come attrice. È stata lʼamica, per gelosia o per qualche segreto della sua vita? È stato qualcuno della troupe, forse per prendere il posto del regista? O invece, lʼuomo era coinvolto in qualche traffico criminale ed è stato eliminato dalla mafia turca? Lʼinvestigazione di Kati procede lentamente e fiaccamente, senza che i tasselli del delitto si mettano a posto secondo un percorso logico. Mancano anche i colpi di sorpresa. La conclusione arriva alla fine, per caso. Il lettore viene, invece, travolto da un turbinio di personaggi ai quali la protagonista pone le stesse domande in modo testardo e monotono. Qualche scena erotica condisce malamente il racconto. Sinceramente è un brutto romanzo. Non si riesce a trovare un elemento di qualità. Non è un buon noir, perché non ha una trama. La vita personale di Kati è tratteggiata superficialmente e noi non riusciamo a capire chi sia veramente questa tedesca, innamorata di Istanbul. Lʼatmosfera della città resta sullo sfondo. Le annotazioni sono infatti banali e scontate, del tipo: > su dieci milioni di persone, pare che nessuno torni mai a casa. Le strade pullulano di gente e di auto a qualsiasi ora del giorno e della notte . Quante metropoli non rispondono a questa descrizione? Si salva solo la lieve ironia della narratrice, ma non è sufficiente a farci gustare il racconto. Perché non leggerlo? È noioso: una perdita di tempo.

