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Portnoy's Complaint
RecensioneInglese

Portnoy's Complaint

Come mai un giovane, di una rispettabile famiglia ebrea e con una apprezzata posizione sociale, ricerca il sesso più sordido e depravato invece di sposarsi con ragazze della buona società borghese, «con le quali allevare intelligenti, amorevoli e robusti bambini»? > Dignità, Benessere, Amore, Industria, Conoscenza, Fiducia, Decenza, Alti Valori, Compassione! Perché diavolo inseguo il sesso sensazionale? Come posso perdermi in qualche cosa così semplice, così stupido, come la figa? Il libro è un lungo, divertente e isterico monologo, nel quale il protagonista ripercorre le vicende della propria vita, solo apparentemente per una ricerca psicoanalitica delle ragioni dei propri orientamenti ( voyerismo, feticismo, auto erotismo, coito orale), ma in realtà per affermare, a sé e agli altri, che la sua è stata la scelta di vita più giusta. Per dare il senso di un racconto, difficilmente sintetizzabile e comprensibile se non si entra in una scrittura vorticosa e ridondante di parole e modi di dire, si può riportare un brano nel quale il protagonista spiega perché non ha sposato una delle brave e borghesi ragazze che ha frequentato. > Bene, cʼera il suo ostentato, ricorrente gergo scolastico , tanto per iniziare. Non si poteva sopportare... E poi cʼerano i soprannomi dei suoi amici: cʼerano gli amici stessi! Poody e Pip and Peddle... Ma poi il mio gergo le causava imbarazzo. La prima volta che dissi scopare in sua presenza ( in presenza dellʼamica Pebble, con il suo colletto alla Peter Pan e i suoi attillati cardigan, e abbronzata come un indiano da così tanto tennis al Chevy Chase Club), un tale sguardo di agonia passò sul viso dellʼerede dei Padri Pellegrini che tu avresti pensato che avessi appena piantato le quattro lettere nella sua pelle. Perché, chiese in modo così pietoso una volta che fummo soli, perché devo essere così maldestro? Quale possibile piacere mi dà essere così di male maniere? Cosa diavolo ho provato? Perché devi essere così pus-y? «Dove questa parola, spiega il protagonista, sta per» propensione ad essere sgradevoli ". > A letto? niente di divertente, nessuna acrobazia o tentativi di osare; come noi lo facemmo la prima volta così continuammo, io assaltavo e lei si arrendeva . Se si pensa che «ostentato, ricorrente gergo scolastico» è la traduzione approssimativa di un inglese intraducibile, quale «cutesy- wootsy boarding school argot» e che per dire attillato usa il neologismo «cablestitch», si può avere lʼidea della scrittura del romanzo, che è tutto giocata sugli aggettivi e sulle frasi gergali. La struttura sintattica si sviluppa senza ordine ( come il ricorrersi di pensieri) e le parole inglesi sono spesso qualificate da forme verbali dellʼebraismo americano. La lettura è esilarante anche se il libro va letto tutto di un fiato. In caso contrario si rischia di perdersi nella successione disordinata di racconti e di personaggi. Al di là della evidente vocazione per il sesso sensazionale, come lo chiama lʼautore, il filo conduttore del romanzo può essere individuato nelle regole, da trasgredire. > Che cosʼaltro, ti chiedo, erano tutte quelle proibizioni e regole legate alle diete con le quali cominciavi ( sin da piccolo), che cosʼaltro se non darci a noi piccoli bambini ebrei lʼabitudine ad essere repressi? Pratica, caro, pratica, pratica, pratica. Lʼinibizione non cresce negli alberi, tu lo sai, ci vuole pazienza, richiede concentrazione, comporta genitori attenti e che si sono sacrificati e un bambino obbediente e dedito al lavoro duro così da creare in solo pochi anni un essere umano realmente inibito, con il culo stretto . È evidente che questa ripulsione verso le regole trova le sue radici nella società ebraica, verso la quale lʼautore porta avanti una critica caustica, anche se in fondo ricca di affetto e di nostalgia. Non è un caso che la fuga del protagonista abbia termine proprio in Israele, quasi alla ricerca della tradizione e delle salde radici. Il tema delle proibizioni è tuttavia un argomento di importanza generale se si pensa al continuo richiamo a regole morali e a norme di comportamento da parte di presunte, e spesso ipocrite, autorità spirituali e religiose. Perché leggerlo? È un romanzo divertente, ma va letto tramite unʼottima traduzione.

Philip RothVintage
The portrait of a Lady
RecensioneInglese

The portrait of a Lady

Il romanzo è ambientato in Inghilterra e in Italia. Isabel è una giovane ragazza americana, che, rimasta orfana, si trasferisce in Inghilterra presso la zia e il marito di quest’ultima, un ricchissimo banchiere. Stringe amicizia con il cugino, Ralph, che è tuttavia malato; riceve inoltre due proposte di matrimonio, da un lord ricchissimo e da un giovane e promettente imprenditore americano, proposte che la ragazza rifiuta, sorprendendo tutti, in quanto intende restare indipendente e libera per conoscere il mondo e se stessa. Su volontà di Ralph, lo zio lascia a Isabel un capitale elevato, che la rende ricca e le permette di viaggiare e vivere con una notevole autonomia finanziaria. Alla morte dello zio, segue quindi la zia in Italia, prima a Sanremo e poi a Firenze, dove incontra nuovamente Madame Merle, una donna brillante e piena di relazioni, che fa in modo che la ragazza conosca e frequenti Gilbert Osmond, un americano che vive a Firenze raccogliendo e studiando opere d’arte. Isabel resta affascinata di Gilbert Osmond, dalla sua cultura e raffinatezza, e dopo un lungo viaggio con Madame Merle decide di sposarlo, malgrado l’opposizione di Ralph, della zia e della sua migliore amica, una brillante giornalista americana. Il matrimonio è un fallimento, in quanto Osmond si rileva una persona egoista, convenzionale e falsa, che ha sposato Isabel solo per il denaro. Isabel si sente schiacciata da questo uomo, che vuole uniformarla alla sua volontà e al suo modo di vedere la vita che è basata sull’ipocrisia e sul formalismo, in forte contrasto con lo spirito indipendente e concreto di Isabel. Quest’ultima vive in un profondo conflitto, tra l’impegno che ha assunto sposandosi (le convenzioni, le regole della società ecc. ) e la sua ricerca di felicità e di autonomia. La grave malattia del cugino, ormai sul punto di morte, la induce a tornare in Inghilterra, anche in contrasto con la volontà del marito. Nel frattempo viene a sapere che Madame Merle è la madre della figlia del marito e per darle una buona sistemazione economica ha fatto in modo che Isabel sposasse Osmond. Isabel si rende conto di essere stata tradita e che i suoi veri amici sono quelli della sua infanzia, la giornalista americana e il giovane imprenditore, nonché il cugino. Ritornata in Inghilterra assiste il cugino sino alla morte e quindi, dopo un drammatico colloquio con l’imprenditore americano, che cerca di convincerla ad abbandonare il marito, ritorna da quest’ultimo nella loro casa di Roma. Isabel, la figura centrale, è un personaggio sconcertante, in bilico tra il desiderio di indipendenza e il dovere sociale al punto tale da sacrificare per quest’ultimo anche la propria felicità: sotto un’apparenza di forza e di autonomia, emerge un carattere debole, incapace non solo di assumere decisioni e azioni vigorose, ma anche di conoscere sino in fondo se stessa, di essere capace di confessare a sé e agli altri di avere sbagliato. Isabel è una perdente, che si muove in mezzo a caratteri forti, che vorrebbero gestirla e imporle la sua volontà, con l’unica eccezione del cugino, che, anche sbagliando, la vuole aiutare e ascoltare, sino all’ultimo. In realtà tutti i personaggi si muovono in questo contrasto tra modernità e tradizione: la brillante giornalista americana, che esalta la società statunitense e l’indipendenza della donna, finisce per sposare un nobiluomo inglese; la figlia di Osmond è ubbidiente ai voleri del padre, pur sentendo un desiderio di vivere con il giovane del quale è innamorata; Madame Merle, che sembrava così poco dipendente dagli uomini, in realtà si rivela una povera donna, che compie una serie di infamie per amore di un uomo, Osmond, che non la vuole e la disprezza. Il messaggio del libro sembra in fondo conservatore: la donna non può trovare la propria strada senza l’uomo e senza accettare le regole sociali. In questo senso il romanzo, anche se molto diverso come ambientazione e stile, ha molte analogie con Madame Bovary e Anna Karenina. Un altro tema del libro è senza dubbio il contrasto tra società americana, piena di energia e attenta all’essenziale, e quella europea, decadente e futile. Questo contrasto si esprime, mirabilmente e con grande perspicacia, nella descrizione dei paesaggi e degli ambienti, quali le prime pagine del romanzo (la descrizione del giardino della dimora inglese), l’introduzione delle vicende fiorentine e soprattutto il contesto romano. La casa di Isabel a Roma con le sue grandi e fredde stanze, i suoi cimeli e mobili antichi, la passeggiata di Isabel tra i ruderi dell’antichità di Roma sono pagine molto belle, dalle quali emerge in misura chiara la decadenza e la rovina di una società, destinata a soccombere e a distruggere, non a creare. L’ Italia è un simulacro per Isabel e per l’energia americana. Non è chiaro se l’autore abbia voluto dare ai rapporti tra Ralph e Isabel un significato più ampio e profondo rispetto al solo affetto tra cugini; c’è l’impressione che i due non siano riusciti ad esprimere l’amore reciproco e quindi siamo in presenza di un altro tema di grande interesse: la difficoltà a comunicare i veri sentimenti e a esprimere con sincerità ciò che si pensa e si sente. Solo di fronte alla morte Ralph e Isabel esprimono sino in fondo l’amore reciproco. Lo stile dell’autore è tortuoso e complesso e richiede unʼelevata concentrazione per seguire il percorso delle frasi e dei capoversi: non è quindi di facile lettura anche se occorre ammettere che la struttura della narrazione è di grande effetto e crea, in alcuni casi, suggestioni e immagini quasi pittoriche. L’analisi dei personaggi non assume mai profondità psicologiche, restando sempre in superficie; ma, in realtà, essi sono sintomatici di un ruolo sociale piuttosto che di individualità. Il tema del femminismo, del cambiamento sociale, del contrasto tra società sembra avere il sopravvento sulla vita autonoma dei personaggi. La scoperta della maternità di Madame Merle e della sua relazione con Osmond è una caduta di stile, che avvicina il romanzo a una moderna fiction fornendo al comportamento di Isabel (la decisione di andare in Inghilterra in contrasto con la volontà del marito) una motivazione esterna, che indebolisce la sua decisione.

Henry JamesHoughton
The power and the glory
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The power and the glory

Il romanzo è ambientato in Messico nel periodo delle guerre civili tra il 1911 e il 1924 quando i diversi governi rivoluzionari portarono avanti una energica politica anti-cattolica, in aperto contrasto con la Chiesa di Roma. Il protagonista è un prete, «un whisky priest», alcolizzato, padre di una bambina che ha abbandonato, codardo al punto di far condannare a morte alcuni ostaggi che non volevano denunciarlo, insomma un «bad priest». Inseguito per anni dalla polizia, riesce a passare il confine e, quando è in ormai in salvo, decide di ritornare in Messico per confessare un assassinio sul punto di morte. Viene quindi catturato e fucilato: muore come un santo e la Chiesa trionfa in definitiva. Interpretato generalmente in chiave religiosa come una celebrazione della superiorità della fede e della capacità della Chiesa di risorgere continuamente dalle persecuzioni, la parte più interessante del romanzo è costituita dalla descrizione del profondo squallore materiale e umano di una società povera e miserabile, nella quale, a danno della quale, si sviluppano le vicende del protagonista. È il Messico contadino e meticcio, fatto di gente ignorante ma dotata di una grande dignità e di una religiosità ingenua e sentita al punto di rischiare la vita per conservarla. Sono molto suggestive le pagine che descrivono l’arrivo del prete nel villaggio, dove è stato parroco e dove ha avuto una amante (anche se per sola sera) dalla quale ha avuto una figlia. La gente del villaggio ha paura e lo invita ad andarsene, eppure lo ospita, chiede di confessarsi e di assistere alla messa, anche se i soldati sono a poche miglia di distanza. Quando questi arrivano, prendono un ostaggio e interrogano la gente del villaggio, il prete si nasconde e non viene comunque tradito. Sempre in questa circostanza, come in altre, emerge il contrasto tra la forza dei sentimenti dei contadini e la vacuità del protagonista, che, appena riprende il suo ruolo di sacerdote, riacquista immediatamente l’arroganza, la sicumera e la sicurezza di chi sa di avere in mano le coscienze del popolo. Altro che romanzo celebrativo della Chiesa di Roma! Forse malgrado le stesse intenzioni dello scrittore, ne esce in modo drammatico la desolazione di una religione che si basa sull’ipocrisia e sulla manipolazione della coscienze. Il romanzo sembra essere un complemento delle splendido colloquio di Dostoevskij tra Cristo e il grande inquisitore. Il romanzo dovrebbe concludersi alla fine della seconda parte, quando il prete ritrova finalmente una chiesa e > si sedette improvvisamente sul prato intriso di pioggia e appoggiando la testa contro la parete bianca cadde addormentato, con la casa dietro le spalle. Il suo sogno fu pieno di suoni gioiosi . Invece lo scrittore ha voluto dare una conclusione che esaltasse il sacrificio, con una lunga e noiosa descrizione della cattura, con inverosimili colloqui tra il prete e un ufficiale di polizia, con una celebrazione finale che contempla la ricomparsa di un altro prete: capitoli totalmente inutili che riducono pesantemente la qualità del libro in termini sia di contenuti che di ritmo narrativo. Lo stile è quello tipico di Greene, articolato in differenti episodi e comunque suggestivo nella descrizione delle situazioni: come al solito, i dialoghi e l’introspezione dei personaggi non sono all’altezza dell’illustrazione del contesto.

Graham GreenePenguin
Pride and Prejudice
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Pride and Prejudice

Nella società inglese del primo ottocento ciò che conta sono le regole della buona società: le maniere educate ed amabili, le ragazze da marito moderatamente istruite, i buoni matrimoni che danno una prospettiva di stabilità e di benessere. Lʼapparenza così come il denaro dominano sovrani. A queste due regole auree fanno eccezione due personaggi: Elizabeth, seconda di cinque sorelle appartenente ad una modesta famiglia, e Darcy, giovane ricco e di alto lignaggio. Elizabeth è una ragazza orgogliosa e indipendente, che non accetta che il suo destino sia determinato da altri: «sono soltanto decisa ad agire secondo la mia opinione per avere la mia felicità». Darcy è un uomo silenzioso, brusco e poco simpatico, cui interessa solo agire secondo le proprie convinzioni senza dar conto a nessuno. Una società fatta di apparenze può essere, tuttavia, una trappola per una ragazza orgogliosa. Le voci che circolano su Darcy sono negative e spingono Elizabeth a rifiutare con sdegno la proposta di matrimonio del giovane: la ricchezza non può sopperire alla cattiva opinione che la ragazza si è fatta di Darcy! Ma lʼorgoglio può portare al pregiudizio se non si guarda alla sostanza. Saranno gli avvenimenti, il racconto dellʼinfanzia del giovane, la visita alla casa dove è cresciuto, ossia una migliore conoscenza, a far capire ad Elizabeth la vera personalità di Darcy, a maturare lentamente lʼamore per il giovane. Ma sarà la forza di carattere di Elizabeth a permetterle di superare le resistenze e le pressioni dei parenti di Darcy che non vogliono accettare un matrimonio, considerato troppo modesto. Orgoglio e pregiudizio sono due lati dello stesso problema: pieni di sé stessi, chiusi nel proprio mondo, non si è capaci di comprendere gli altri. > Ella si vergognò di sé stessa. Non poteva pensare a Darcy senza sentire che era stata cieca, parziale, pregiudizievole, assurda. Come avevo agito male, ella gridò, Io, che mi ero orgogliosamente basata sul mio discernimento! Io che avevo valutato me stessa sulle mie abilità! Che avevo spesso disprezzato il generoso candore di mia sorella e gratificato la mia vanità, in un inutile e colpevole sfiducia. Come è umiliante questa scoperta! È un libro estremamente moderno, che invita alla conoscenza e ai giudizi aperti non precostituiti. Scritto in un inglese elegante, è tuttavia appesantito dalla complessità della struttura sintattica, che richiede una lettura attenta e non sempre facile. Il ritmo narrativo è lento e alla fine risulta scontato. Se si esclude la figura di Elizabeth, i personaggi sono spesso stereotipi, piatti e privi di vita. Perché leggerlo? Il fascino del libro è concentrato nella figura di Elizabeth, donna già moderna alla ricerca della propria affermazione.

Jane AustenPenguin