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Benediction
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Benediction

Dad Lewis e sua moglie tornano da Denver > via dalle montagne, indietro negli altopiani: nei pascoli una distesa d'erba per i buffali, cespugli di artemisia, erbacce infestanti e gramigna azzurrina, nei campi coltivati frumento e cotone. Su entrambi i lati dell'autostrada c'erano strade bianche di campagna in tutte le direzioni sotto un puro cielo blu. Holt é una cittadina del Colorado come tante altre, un luogo che è inutile identificare perché è uguale dappertutto, è dove si vive un'esistenza normale, > la preziosa vita ordinaria: storie banali, con niente di eccezionale, che potrebbero essere di chiunque, ma che racchiudono in sé l'amore, gli affetti familiari, l'infelicità, i sensi di colpa, i ricordi e l'attesa della Morte.  Dad ha appena saputo che ha pochi mesi di vita, per un cancro ai polmoni. Assistiamo al lento e inesorabile declino fisico dell'uomo. Con frequenti flash back l'autore ci offre scorci su ciò che oggi attanaglia Dad. Nel passato, proprietario di un supermercato, ha licenziato un dipendente che aveva rubato; Dad è stato inesorabile, tutto di un pezzo, non ha dato alcuna possibilità, neanche alla moglie, che aveva persino offerto il suo corpo per ripagare quanto sottratto. L'uomo si è ucciso lasciando la famiglia in povertà. Quest rigido atteggiamento ha portato alla rottura con il figlio maschio. Quando l' ha sorpreso, ancora adolescente,  a indossare gli indumenti della sorella più grande, lo ha picchiato , timoroso dello scandalo e rifiutando la sua omosessualità; il ragazzo è scappato da casa, non lasciando traccia di sé. Anche con la figlia più grande, tornata a casa per assisterlo, è stato anaffettivo, severo e distante. Ora, realizza di non aver mai accarezzato la figlia. > ero troppo occupato. Non feci attenzione. No, lei disse, Non lo eri. Gli mise la mano sulla sua guancia, adesso. Perdonami, sussurrò. Mi sono mancare molte cose. Potevo fare di meglio. Ti ho sempre amato. Vuole rivedere il figlio, lo aspetta, desidera avvicinare la donna per chiederle scusa, vorrebbe tornare indietro, ma ormai le persone della sua vita, quelle che ha perduto, fanno parte degli incubi di un malato terminale. Se l'inesorabile percorso di Dad verso la Morte è la storia principale, intorno ad essa ruotano altre vicende, tutte impresse dalla sofferenza. > Ogni vita scorre attraverso qualche tipo d' infelicità, (...) ma c'è anche qualcosa di buono. (...) Ci sono solo brevi momenti. E come in «Il pappagallo volò sull'Ijssel» di Kader Abdolah ( vedi recensione in questo sito), si sussegue il ciclo delle stagioni nelle grandi pianure. > In autunno i giorni volgevano al freddo e le foglie cadevano dagli alberi e in inverno il vento veniva dalle montagne e fuori, negli altipiani della Contea di Holt, ci furono temporali notturni e tre giorni di bufere di neve.   Il romanzo dice come la nostra vita trascorra senza che noi ne cogliamo le occasioni per esprimere umanità verso gli altri, per comprendere la sofferenza di chi ci circonda. Certo, Dad ha mostrato una grande integrità morale a rifiutare le avances di una bella donna; ma non sarebbe stato meglio che le accettasse, che fosse più indulgente verso se stesso? Anche nella nostra vita prosaica, così lontana da quella dei grandi uomini, ci troviamo sempre di fronte a delle scelte, e queste decisioni riguardano le relazioni con gli altri. Alla fine della vita non resta che la rimembranza, ma la Morte dissolve anche quella. > Se non si muore, si vive.,così scrive Salvatore Satta in «Il giorno del giudizio» (vedi la recensione in questo sito). > E questa verità, che sembra ovvia, è invece gravida di conseguenze, perché la vita trasforma tutto, non cʼè nulla che resista alla sua implacabile verità. (...) Per conoscersi bisogna svolgere la propria vita fino in fondo, fino al momento in cui si cala nella fossa. La qualità fondamentale del libro è la scrittura: nitida, essenziale e affascinante nello stesso tempo. Si susseguono frasi brevi, dialoghi serrati e rare dissertazioni sull'ambiente, i personaggi non sono descritti, ma si svelano da soli, sempre con quell'aura di mistero, d' incomprensibile, che ci segue per tutta la vita. Se Dad si svela nella Morte, gli altri chi sono? Dispiace che il ritmo narrativo, così intenso, sia compromesso da un finale di timbro melodrammatico e sinceramente prolisso. Perché leggerlo? Splendida la scrittura.

Kent HarufPicador
Between the assassinations
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Between the assassinations

Il libro è una raccolta di racconti ambientati in una città dellʼIndia Sud Occidentale, Kittur. Lʼautore ripercorre i vari luoghi della città, la gente e la vita sociale, come un nuovo Guy de Maupassant. Ma in realtà, come dice un editore respingendo i racconti, > i tuoi personaggi non vogliono assolutamente nulla. Semplicemente camminano tra situazioni descritte accuratamente e pensano profondamente. Camminano tra le mucche, gli alberi, i galli, e pensano, e poi camminano tra galli, alberi e mucche e pensano un pò di più. Ciò è tutto. La narrazione, infatti, si sviluppa tra la descrizione realistica, cruda e spesso ripetitiva, della moderna società indiana, e la cronaca pessimistica di una immodificabile dimensione sociale ed esistenziale. Malgrado lʼ intenso dinamismo economico dellʼIndia, non cʼè un reale cambiamento nella struttura sociale, nei rapporti tra le caste, nei meccanismi di governo, sempre dominati dalla corruzione e dal sopruso, e nella vita dei personaggi, che tutte le volte che vorrebbero avere o credono di aver raggiunto un minimo di mobilità sociale vengono ricacciati nellʼinvariabilità dei ruoli di una società stratificata. Tutti i racconti sono particolarmente belli, ma quello più emblematico dellʼintera raccolta è «Market and Maiden». Keshaya é un ragazzo proveniente dalla campagna in cerca di lavoro in città: «è piccolo, magro, di pelle scura, con enormi occhi che vagano sognanti». Pieno di energia ma ad un tempo «capace di guardare al soffitto per ore», il ragazzo non sa bene cosa vuole ma resta affascinato dalla vita del conduttore del tram, che lavora allʼesterno, attaccato pericolosamente al mezzo. Riesce a conquistarsi questo lavoro e ed è felice perché va a lavorare con la bicicletta che gli ha dato il padrone. Era di un precedente conduttore di tram, che oggi chiede lʼelemosina per la strada perché azzoppato dopo un incidente. Un giorno, Keshaya cade, picchia la testa, viene licenziato e si trova a vagare per il mercato, come un pazzo, come un uomo selvaggio. E tutti fanno finta di non riconoscerlo ma «era il re del tram numero 5», urla lo zoppo, lʼunico che gli sta vicino, per la solidarietà che cʼè tra i poveri e gli infelici. «Ciò è come va il mondo», dice il protagonista di un altro racconto, «ed allora è un mondo schifoso». E che cosa può fare lo scrittore? Se non vuole impazzire, come un altro personaggio del libro, deve convincersi che > ogni vera parola, appena è stata scritta, è come la luna piena, in un giorno svanisce e passa interamente nellʼoscurità. E questo è il modo di tutte le cose . Ciò che è veramente notevole nei racconti è la scrittura di Adiga. Essa riesce a trasfigurare il realismo sociale nellʼattesa, o nella possibilità, di una fuga, tutta contemplativa ed interiore, dalle forze deterministiche ed inesorabili dellʼeconomia e della sociologia. In «The Bunder», Abasi è un piccolo imprenditore, oppresso dalla corruzione dei funzionari pubblici, che vive un profondo conflitto interiore, tra lʼesigenza di dare sicurezza alla sua famiglia e la consapevolezza che le lavorazioni che svolge nella sua fabbrica porteranno le lavoranti inesorabilmente alla cecità. Che fare? Sale sul tetto della sua fabbrica: > da qui un uomo può vedere i limiti di Kittur... e vedere il mare dʼArabia che si estende da Kittur. Il sole al tramonto sta brillando sopra di esso. Una nave sta lasciando lentamente il porto, navigando laddove le acque blu del mare cambiano colore e diventano di uno scuro profondo. E sta per incontrare un larga fetta del brillante sole al tramonto, unʼoasi di pura luce Abisa si getterà dal tetto o accetterà le inesorabili leggi dellʼeconomia? Restiamo in uno stato di sospensione, di attesa, che è la conclusione della maggior parte dei racconti. Perché leggerlo? Sono racconti splendidi, una scrittura meravigliosa e vicende sociali e umane di grande impatto.

Aravind AdigaAtlantic Books
Blood and Thunder
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Blood and Thunder

Il sotto titolo del libro è «l’epica storia di Kit Carson e la conquista del West». Il libro copre, infatti, un periodo molto lungo, dal 1809, anno di nascita di Kit Carson, alla sua morte nel 1868. Anche se la grande guida è al centro del libro, in realtà ci sono tutti i protagonisti di quegli anni, che hanno contribuito a una vicenda estremamente complessa e articolata, nella quale si inseriscono diverse aspirazioni: il sogno imperiale degli Stati Uniti finalizzato a conquistare tutto il continente, dall’Est all’Ovest, a spese di un paese più debole, quale il Messico; l’espansione economica verso territori, la cui ricchezza era anche sopravvalutata; la guerra civile americana con il ruolo svolto dalle popolazioni indiane; lo scontro di culture (nord-americani, messicani e indiani) e infine la forte impronta di una visione metodista che vuole imporre le proprie regole senza riconoscere le peculiarità e le caratteristiche specifiche. Alla base del libro c’è quindi il sogno americano, l’idea di essere nel giusto e quindi l’incapacità di comprendere le popolazioni indigene. Queste ultime, abituate a una società nomade e basata sulla razzia, non si rendono conto di trovarsi di fronte a un nuovo avversario, diverso dagli spagnoli e dai messicani, dotato di mezzi tecnologici e soprattutto di unʼostinazione tale da arrivare sino in fondo. A pagare il prezzo più caro sono i Navajios, che peraltro costituivano una nazione indiana tra le più forti e le più ricche. Essi vengono distrutti: prima dalla fame, poi dalla lunga marcia verso una località che doveva rappresentare un esperimento di civilizzazione e si rivela invece una zona inospitale, dove le malattie, lo scarso raccolto e le condizioni insalubri dell’acqua danno un colpo mortale ai Navajios. È un libro di scontri e di battaglie, di saccheggi e crudeltà, nel quale emerge una società violenta, dall’una e dall’altra parte. Uno strano codice di condotta unisce di fatto americani e indiani: dente per dente, occhio per occhio. In questo contesto Kit Carson, già leggendario in vita, rappresenta una figura emblematica: grande guida, dotato di doti diplomatiche e nel contempo guerriere, condottiero, è alla fine un esecutivo, che, malgrado la sua volontà, è portato, per ubbidienza e riconoscenza verso altre persone, ad affrontare guerre e condizioni che lui stesso non condivide. È un debole in fondo, una fragilità evidente anche nel fisico e nella voce al punto che i visitatori, che avevano letto i racconti sulla sua vita e sulle sue imprese, non lo riconoscono al momento dell’incontro. Si tratta di un eroe, che diviene tale nonostante se stesso, quasi una figura costruita ad arte nell’immaginario collettivo degli Stati Uniti. Questa figura è servita ad aprire la conquista del West al popolo americano e a giustificare gli eccidi verso gli indiani. Come tutti gli eroi è anche un anti eroe. Il libro è molto bello. Sembra ben documentato sotto il profilo storico e pur non essendo un romanzo vero e proprio, la narrazione ne ha tutte le caratteristiche. Anche il sovrapporsi degli episodi, che si sviluppano in parallelo per poi confluire in una vicenda centrale, crea un clima di suspense, tipico di un racconto poliziesco o di una moderna fiction. L’approccio è cinematografico. La parte più interessante è il largo ricorso ai diari stessi delle persone che hanno partecipato agli avvenimenti. Per esempio, una donna che ha seguito la carovana verso la conquista di Santa Fè, capitale del New Messico, racconta scandalizzata un ballo in onore dei conquistatori dove le donne messicane si presentano con vestiti scollati e provocanti.

Sides HamptonDoubleday
The book of illusions
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The book of illusions

Il protagonista perde la moglie e i figli in un incidente aereo. Per sfuggire alla disperazione scrive la biografia di un attore del cinema muto, che era scomparso senza lasciare traccia di sé. Rintracciato da Alma, di cui si innamora, viene a conoscenza che l’ex attore vive in una fattoria, nella quale ha continuato a produrre film che ha deciso di distruggere dopo la sua morte. Il protagonista raggiunge la casa di campagna per assistere alla morte dell’ex-attore, riesce ancora a vedere uno dei film che erano stati prodotti per poi assistere da spettatore all’incendio che distrugge tutte le produzioni cinematografiche. Il racconto si conclude tragicamente con la morte di Alma. È un romanzo complesso, per molti aspetti intellettualistico e colto, che si sviluppa tra vicende paradossali su due temi filosofici ed esistenziali: il mondo è tutta unʼillusione, non è chiaro che cosa sia reale e che cosa siano la finzione e il frutto della nostra immaginazione; la distruzione, la morte, è il risultato casuale dell’illusione nella quale viviamo. Il tema dell’illusione è personificato dall’ex-attore Hector: non si sa da dove venga e fa di tutto per non farlo capire, vive una doppia relazione che si conclude tragicamente, fugge sempre fingendo di essere un altro e simulando situazioni sino a rinchiudersi in campagna a produrre film criptici che non verranno mai proiettati in sale cinematografiche. Il tema della distruzione, di tragedie che travolgono la vita degli uomini, di fatti inesplicabili è rappresentato dalle stesse vicende del libro e dai tormenti del protagonista. > Èun libro di frammenti, un insieme di nostalgie e di sogni solo in parte ricordati . Il libro è scritto molto bene, con un stile piacevole e agevole alla lettura. C’è una base intellettualistica che rende spesso farraginoso e ridondante il ritmo narrativo.

Paul AusterFaber & Faber
The bottle imp
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The bottle imp

The bottle imp, in italiano il diavoletto nella bottiglia, è un breve racconto, che gravita intorno al rapporto ambiguo dellʼuomo verso il male. Keawe, il protagonista, > era un uomo povero, coraggioso e laborioso; sapeva leggere e scrivere come un maestro di scuola ed era inoltre un marinaio di primʼordine . Un giorno, a San Francisco, si ferma ad ammirare una splendida casa. Quando Keawe esprime il suo desiderio di avere una casa simile, il padrone gli dice che tutta la sua fortuna ha avuto origine in una bottiglia, nella quale vive un diavoletto. Chiunque acquista questa bottiglia vedrà esauditi tutti i suoi desideri. Ci sono tuttavia degli inconvenienti: si va allʼinferno se si muore avendo in possesso ancora la bottiglia e si deve vendere la bottiglia sempre ad un prezzo più basso del costo di acquisto. Keawe è combattutto ma alla fine accetta di comprare la bottiglia per cinquanta dollari. Rapidamente la sua vita cambia radicalmente: diviene un uomo ricco e si può permettere una bellissima casa. Riesce a vendere la bottiglia e quindi può vivere tranquillo e felice, anche perché nel frattempo si è innamorato di una giovane, Kokua, che ha intenzione di sposare. Un giorno, però, scopre di avere la lebbra e decide di cercare di nuovo la bottiglia per farsi guarire dal diavoletto. Inizia, quindi, una ricerca che lo porta a scoprire che il prezzo della bottiglia è continuamente in calo, sino a valere solo due centesimi. Ma allora si deve acquistare la bottiglia a un centesimo, e poi come venderla, visto che il centesimo è la moneta disponibile più piccola? Keawe la compra comunque e si sposa con Kokua, ma non è felice perché sa, che , quando morirà, andrà allʼinferno. Una volta conosciuto il terribile segreto, Kokua decide di comprare lei, di nascosto, la bottiglia con un abile espediente: va in un isola appartenente alla Francia, dove sono previste monete di valore inferiore al centesimo. Aver ceduto al male ha creato una sorta di «catena di SantʼAntonio alla rovescia», che ha generato altro male al punto tale che i due innamorati si sono attorcigliati in un paradossale corto circuito, dove la felicità dellʼuno è la fonte del dolore dellʼaltro. Poi, come in una bella favola, cʼè il lieto fine: Keawe riesce a vendere la bottiglia ad un ubriacone e se ne libera per sempre. Il racconto rispecchia la struttura di una favola ( la presentazione della situazione iniziale, lʼeroe che affronta le difficoltà sino a riuscire a superarle) e ha anche le caratteristiche di una narrazione marinara, in quanto si svolge tra navi e città del Sud. Lʼidea di fondo è tuttavia la rappresentazione del percorso del male, tutto giocato sulla sua progressiva perdita di valore. Come dire? Più si vive nel male e sempre più ci si abitua al punto che il diavoletto vale sempre meno. Perché leggerlo? È scritto molto bene, anche se talvolta ripetitivo, ma soprattutto è attuale la morale alla base del racconto. In questi anni gli italiani hanno accettato via via comportamenti sempre più illegali, immorali e volgari, i cui prezzi sono sempre più bassi perché ormai fanno parte del sentire comune. Attenzione! Non cʼè fine al peggio.

The Broken Window
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The Broken Window

Chi ha letto o visto al cinema il Collettore di Ossa conosce già i principali personaggi del libro. Lincoln Rhyme è un famoso criminologo, che basa le proprie tecniche di indagine su un uso rigoroso e attento di evidenze «fisiche», anche le più insignificanti. Malgrado sia rimasto paralizzato a seguito di un scontro a fuoco. Rhyme continua a collaborare con la polizia, coadiuvato da un gruppo di detective e da Amelia Sachs, stretta e valida collaboratrice, nonché compagna di vita. Il cugino di Rhyme viene accusato di stupro e di omicidio. Tutti gli indizi portano a pensare che sia colpevole. Rhyme si convince rapidamente che le prove sono stati confezionate da un serial killer, che «conosce ogni cosa». Nel corso delle indagini Rhyme e i suoi scoprono che esiste una grande organizzazione privata, che raccoglie, archivia ed elabora informazioni su qualsiasi cosa, vendendole ad aziende ( per esempio per indagini di mercato) così come a organizzazioni pubbliche e statali. È un «Grande Fratello Informatico», le cui informazioni sono apparentemente inaccessibili, ma che invece il criminale è stato in grado di utilizzare e persino di manipolare. Il thriller è sapientemente costruito, con una trama ricca di colpi di scena e con una conclusione imprevedibile. La parte migliore del libro è la descrizione del mondo delle grandi società di trattamento delle informazioni. Il gruppo di Rhyme si rivela molto inesperto ( forse anche troppo, visto che non conosce neanche excel) e si inoltra in questo mondo gradualmente, restando stupefatto, affascinato e spaventato. Lo stesso Rhyme è sconcertato: lʼaccessibilità a tante informazioni può sostituire il metodo e lʼintuito che devono presiedere alla criminologia? Ed anche il lettore si pone alcune domande. Apparentemente avere potenti data base e strumenti sofisticati per la rilevazione dei dati sembrerebbe una grande conquista. Ma ne vale la pena, se un criminale se ne serve per compiere impunemente stupri ed omicidi? La disponibilità di tante informazioni, che permette persino di predire gli avvenimenti, è veramente utile per trovare gli assassini o sono più efficaci le tradizionali ed obsolete modalità di indagine? Il tema è interessante, la scrittura è concisa ed efficace, la trama è ben costruita e i personaggi, soprattutto quello di Amelia Sachs, sono avvincenti; peccato, che come succede in molti trhiller, la lunghezza del libro lo rende prolisso e dispersivo. Ma questi autori li pagano per il numero di parole, come succedeva per Salgari? Perché leggerlo? È un bel thriller e il tema è interessante.

Jeffery DeaverPocket Star Books
The brotherhood of the grape
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The brotherhood of the grape

Henry Molise è figlio di un padre tirannico e ubriacone. Chiamato dai fratelli perché sembra che i genitori vogliano divorziare, dopo un’ennesima prepotenza del padre, Henry si trova coinvolto ad aiutare proprio il padre a costruire un piccolo magazzino in pietra, presso un motel fuori città. Durante il viaggio in compagnia dei vecchi amici del padre e lavorando insieme, Henry riscopre con orrore la propria matrice familiare e l’affetto per il padre. Il magazzino, appena finito, viene distrutto da una tempesta di vento dimostrando chiaramente come il vecchio padre, un tempo famoso e abile artigiano, non sia più in grado, fisicamente e intellettualmente di compiere un lavoro, anche se semplice. A questo punto, la storia precipita: il padre si sente male, viene ricoverato e quindi fugge dall’ospedale per morire presso un vecchio amico, che ha un vigneto e produce un ottimo vino. I fili conduttori del libro sono fondamentalmente due:il contesto familiare, dal quale Henry ha cercato di fuggire per poi riscoprire con questo ritorno a casa di farne parte in modo indelebile. Il contesto familiare non è solo composto dai personaggi (la madre, i fratelli, gli amici del padre e i frequentatori del bar, i vicini che sopportano le intemperanze del padre), ma ne fanno parte anche gli oggetti (innanzitutto, il vino e la cucina) e i ricordi di un’infanzia, fortemente plasmata dall’origine italiana. «La fratellanza dell’uva» è l’ambiente di una serie di relazioni primordiali, che creano legami profondi tra gli uomini. È emblematica da questo punto di vista la figura di Angelo Musso, sublime produttore di vino e privo della parola, che costituisce per i partecipanti della fratellanza un «dio greco», che quando Henry viene a prendere il padre per riportarlo in ospedale sentenzia con una saggia fatalità «è meglio morire bevendo che morire di sete» e «è meglio morire tra gli amici che tra i dottori». È evidente la nostalgia per un tempo antico, nel quale il ritmo della vita e i legami tra gli uomini erano determinati da una saggezza autentica; i rapporti con il padre, che ha condizionato la vita di tutti i figli senza riuscire peraltro a conseguire il desiderio di trasmettere le proprie capacità di artigiano. Non si tratta tanto dei tradizionali legami, fatti di conflitto e di affetto con la figura paterna; l’oggetto del racconto è soprattutto costituito dall’attività di cavatore e posatore di pietre , che è stata tramandata al padre dai suoi genitori. I figli rifiutano questa attività, che ha condizionato pesantemente la loro vita. Il fallimento del padre nella sua ultima opera ne rileva tutta la fragilità e debolezza e riapre quindi il rapporto con il figlio, che riscopre un affetto e un legame con il genitore ma anche con il suo lavoro, che si era perso nel tempo a causa della presunta onnipotenza della figura paterna. Lo stile ricorda quello dei grandi scrittori americani, come Faulkner e Chandler, ma è basato sull’uso delle parole, sul loro accostamento attento così da esprimere un ritmo poetico e musicale. Il significato del racconto non emerge tanto dalla trama né dallo studio dei personaggi e dalla descrizione degli ambiente, ma soprattutto dalle sensazioni che emergono dal susseguirsi delle parole e dei suoni.

John FanteBlack Sparrow Press
Butcher's Crossing
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Butcher's Crossing

Lʼanno è il 1873 e Butcherʼs Crossing è una città del Kansas, in realtà un piccolo insediamento di cacciatori di buffali. Andrews è un ragazzo di ventʼanni; ha abbandonato Boston per una vaga idea di libertà. > Talvolta, dopo aver ascoltato le voci sommesse in chiesa e a scuola, superava i confini di Cambridge per le terre e i boschi che giacciono a sud - ovest. Là in qualche luogo solitario, immobile su un nudo terreno, sentiva la mente riempirsi dellʼaria limpida e si immergeva in uno spazio infinito: la vacuità e la costrizione che sentiva erano dissolte nella natura selvaggia che lo circondava . Il giovane conosce un cacciatore, si lascia coinvolgere in un progetto: andare al di là della grande pianura, in mezzo alle montagne, laddove pascolano ancora migliaia di buffali. > Capì che la caccia era soltanto uno stratagemma, un inganno a se stesso. (...) Nessun affare lo spingeva... andava là per la libertà . Si forma una strana squadra: Miller il capo, cacciatore paranoico, uccide i buffali per il gusto di farlo, e non solo per avidità, Schneider un uomo pratico e cinico, deve scuoiare le bestie con lʼaiuto di Andrews, e con loro un vecchio pazzo alcolizzato, Charley Hoge. Con questo gruppo Andrews si inoltra nel selvaggio West, nel contempo unʼavventura e una trasformazione fisica e spirituale. Sono unʼaltra immensità ed un altro orizzonte, ma la mente del ragazzo è ancora «piena delle meraviglie che aveva conosciuto da bambino». Francine, una prostituta, gli dice con affetto, dolcemente sorridendo: > tornerai; ma non sarai lo stesso. Non sarai così giovane; diverrai come gli altri. Andrews la guardò confuso, e nella sua confusione gridò: diverrò soltanto me stesso . Le tappe del cambiamento, da ragazzo ad adulto, sono scandite dalle diverse fasi del viaggio. Innanzitutto camminano per molti giorni nella grande pianura ed Andrews deve abituarsi alle lunghe ore di cavallo in un ambiente piatto e monotono: > si sentiva come la terra, senza identità e senza forma (...), percepiva il corpo divenire lentamente asciutto e forte: pensava a volte che stava entrando in un nuovo corpo, o in un corpo reale, prima nascosto da una innaturale mollezza, bianchezza e delicatezza . La seconda fase è costituita dalla caccia al buffalo: la strage senza pietà, la bestia scuoiata e macellata. > Lʼintera attività sembrava ad Andrews come una danza, un tenebroso minuetto ; lʼ eccidio senza fine come > un meccanismo, una automazione, (...) come una fredda risposta senza senso alla vita. (...) Capì che si allontanava non a causa di una nausea femminile del sangue, (...) ma per lo shock di vedere il buffalo, alcuni momenti prima orgoglioso e nobile e pieno di dignità, adesso spoglio e senza aiuto, un pezzo di carne inerte. (...) Il suo essere era ucciso, e in quella uccisione sentiva la distruzione di qualche cosa entro di lui, ed egli non era capace di affrontarlo . Ed infine è il lungo inverno: il gruppo si ritrova intrappolato dalla neve sino a primavera, al freddo e totalmente isolato. > Egli finì per accettare il silenzio nel quale viveva, e non cercare un qualche significato in esso. (...) Ricordava vagamente le comodità della sua casa a Boston; ma ciò sembrava irreale e lontano, e di quei pensieri gli restava soltanto lievi fantasmi di una rimembranza : una sorta di estraniazione, perdita di coscienza e di identità. La natura selvaggia, imperscrutabile ed indifferente, ha la meglio sui sogni del ragazzo: crea un uomo duro, incapace di affetto, solitario ed individualista. E quando finalmente il gruppo ritorna a Butcherʼs Crossing, dopo aver perso tutto il carico di pellicce nellʼattraversare un torrente in piena, e quando Miller e i suoi scoprono che il prezzo delle pellicce è crollato, che la loro fatica non è valsa a nulla, Andrews si chiede che senso abbia avuto tutto questo. Dove era stato e perché? Non resta che andarsene, rimettersi in cammino, solo. > Perfino adesso, alla luce dellʼalba, la città era come un piccolo rudere; la luce colpiva i bordi degli edifici e rendeva più evidente un vuoto che era già là. (...) Egli non sapeva dove stava andando; ma sapeva che (la direzione) gli sarebbe sopraggiunta più tardi nella giornata. Cavalcava avanti senza fretta, e sentiva dietro di lui il sole salire lentamente e riscaldare lʼaria . Non bisogna lasciarsi ingannare dalla storia, dalle descrizioni minuziose dei paesaggi e della caccia al buffalo: lʼoggetto del racconto non è il selvaggio West. E non siamo dinanzi ad un romanzo di formazione, perché Andrews non è diventato veramente adulto, tanto è vero che abbandona la donna, Francine, che lo ha accolto con amore al ritorno dal lungo viaggio. Lʼargomento del romanzo è lʼestraniazione dal mondo: il non sentirsi parte di niente, uomo solo in un mondo incomprensibile, senza amicizie e senza valori. Se la grande conquista del West, il mito americano, fosse stato questo, che ne sarebbe dei valori di comunità e di libertà che tuttavia sorreggono la società statunitense? Il romanzo non parla di questo, anche se sembrerebbe farlo; il racconto è allʼinterno della coscienza dellʼautore, parla della ricerca di un equilibrio non riuscito tra individualità e socialità. Il racconto è scritto molto bene. Lo stile è elegante, i periodi scorrono fluidi e piacevoli, lʼelemento documentaristico ben si concilia con la trama e i personaggi. Si percepisce, tuttavia, un forte connotato intellettualistico, qualche cosa di artefatto, risultato di un indagine, non di un mondo vissuto, almeno nei suoi ideali. Si parla di natura selvaggia, di uomini che lottano in un ambiente ostile, ma se si confronta il romanzo con le opere di Jack London, ed in particolare con quel capolavoro che è Zanna Bianca, si capisce molto bene come John Williams sia semplicemente lʼennesimo intellettuale, che scrive di sé stesso e, perché mai?, anche di uomini ed ambienti che conosce solo sui libri, perché li ha studiati. Perché leggerlo? Bella scrittura, ottime descrizioni dei luoghi, personaggi tratteggiati mirabilmente.

John WilliamsVintage