John Williams
Libri di quest'autore
Butcher's Crossing
Lʼanno è il 1873 e Butcherʼs Crossing è una città del Kansas, in realtà un piccolo insediamento di cacciatori di buffali. Andrews è un ragazzo di ventʼanni; ha abbandonato Boston per una vaga idea di libertà. > Talvolta, dopo aver ascoltato le voci sommesse in chiesa e a scuola, superava i confini di Cambridge per le terre e i boschi che giacciono a sud - ovest. Là in qualche luogo solitario, immobile su un nudo terreno, sentiva la mente riempirsi dellʼaria limpida e si immergeva in uno spazio infinito: la vacuità e la costrizione che sentiva erano dissolte nella natura selvaggia che lo circondava . Il giovane conosce un cacciatore, si lascia coinvolgere in un progetto: andare al di là della grande pianura, in mezzo alle montagne, laddove pascolano ancora migliaia di buffali. > Capì che la caccia era soltanto uno stratagemma, un inganno a se stesso. (...) Nessun affare lo spingeva... andava là per la libertà . Si forma una strana squadra: Miller il capo, cacciatore paranoico, uccide i buffali per il gusto di farlo, e non solo per avidità, Schneider un uomo pratico e cinico, deve scuoiare le bestie con lʼaiuto di Andrews, e con loro un vecchio pazzo alcolizzato, Charley Hoge. Con questo gruppo Andrews si inoltra nel selvaggio West, nel contempo unʼavventura e una trasformazione fisica e spirituale. Sono unʼaltra immensità ed un altro orizzonte, ma la mente del ragazzo è ancora «piena delle meraviglie che aveva conosciuto da bambino». Francine, una prostituta, gli dice con affetto, dolcemente sorridendo: > tornerai; ma non sarai lo stesso. Non sarai così giovane; diverrai come gli altri. Andrews la guardò confuso, e nella sua confusione gridò: diverrò soltanto me stesso . Le tappe del cambiamento, da ragazzo ad adulto, sono scandite dalle diverse fasi del viaggio. Innanzitutto camminano per molti giorni nella grande pianura ed Andrews deve abituarsi alle lunghe ore di cavallo in un ambiente piatto e monotono: > si sentiva come la terra, senza identità e senza forma (...), percepiva il corpo divenire lentamente asciutto e forte: pensava a volte che stava entrando in un nuovo corpo, o in un corpo reale, prima nascosto da una innaturale mollezza, bianchezza e delicatezza . La seconda fase è costituita dalla caccia al buffalo: la strage senza pietà, la bestia scuoiata e macellata. > Lʼintera attività sembrava ad Andrews come una danza, un tenebroso minuetto ; lʼ eccidio senza fine come > un meccanismo, una automazione, (...) come una fredda risposta senza senso alla vita. (...) Capì che si allontanava non a causa di una nausea femminile del sangue, (...) ma per lo shock di vedere il buffalo, alcuni momenti prima orgoglioso e nobile e pieno di dignità, adesso spoglio e senza aiuto, un pezzo di carne inerte. (...) Il suo essere era ucciso, e in quella uccisione sentiva la distruzione di qualche cosa entro di lui, ed egli non era capace di affrontarlo . Ed infine è il lungo inverno: il gruppo si ritrova intrappolato dalla neve sino a primavera, al freddo e totalmente isolato. > Egli finì per accettare il silenzio nel quale viveva, e non cercare un qualche significato in esso. (...) Ricordava vagamente le comodità della sua casa a Boston; ma ciò sembrava irreale e lontano, e di quei pensieri gli restava soltanto lievi fantasmi di una rimembranza : una sorta di estraniazione, perdita di coscienza e di identità. La natura selvaggia, imperscrutabile ed indifferente, ha la meglio sui sogni del ragazzo: crea un uomo duro, incapace di affetto, solitario ed individualista. E quando finalmente il gruppo ritorna a Butcherʼs Crossing, dopo aver perso tutto il carico di pellicce nellʼattraversare un torrente in piena, e quando Miller e i suoi scoprono che il prezzo delle pellicce è crollato, che la loro fatica non è valsa a nulla, Andrews si chiede che senso abbia avuto tutto questo. Dove era stato e perché? Non resta che andarsene, rimettersi in cammino, solo. > Perfino adesso, alla luce dellʼalba, la città era come un piccolo rudere; la luce colpiva i bordi degli edifici e rendeva più evidente un vuoto che era già là. (...) Egli non sapeva dove stava andando; ma sapeva che (la direzione) gli sarebbe sopraggiunta più tardi nella giornata. Cavalcava avanti senza fretta, e sentiva dietro di lui il sole salire lentamente e riscaldare lʼaria . Non bisogna lasciarsi ingannare dalla storia, dalle descrizioni minuziose dei paesaggi e della caccia al buffalo: lʼoggetto del racconto non è il selvaggio West. E non siamo dinanzi ad un romanzo di formazione, perché Andrews non è diventato veramente adulto, tanto è vero che abbandona la donna, Francine, che lo ha accolto con amore al ritorno dal lungo viaggio. Lʼargomento del romanzo è lʼestraniazione dal mondo: il non sentirsi parte di niente, uomo solo in un mondo incomprensibile, senza amicizie e senza valori. Se la grande conquista del West, il mito americano, fosse stato questo, che ne sarebbe dei valori di comunità e di libertà che tuttavia sorreggono la società statunitense? Il romanzo non parla di questo, anche se sembrerebbe farlo; il racconto è allʼinterno della coscienza dellʼautore, parla della ricerca di un equilibrio non riuscito tra individualità e socialità. Il racconto è scritto molto bene. Lo stile è elegante, i periodi scorrono fluidi e piacevoli, lʼelemento documentaristico ben si concilia con la trama e i personaggi. Si percepisce, tuttavia, un forte connotato intellettualistico, qualche cosa di artefatto, risultato di un indagine, non di un mondo vissuto, almeno nei suoi ideali. Si parla di natura selvaggia, di uomini che lottano in un ambiente ostile, ma se si confronta il romanzo con le opere di Jack London, ed in particolare con quel capolavoro che è Zanna Bianca, si capisce molto bene come John Williams sia semplicemente lʼennesimo intellettuale, che scrive di sé stesso e, perché mai?, anche di uomini ed ambienti che conosce solo sui libri, perché li ha studiati. Perché leggerlo? Bella scrittura, ottime descrizioni dei luoghi, personaggi tratteggiati mirabilmente.
Augustus: a Novel
John Williams ha scritto tre romanzi di grande successo: «Butcher's Crossing» nel 1960, «Stoner» nel 1965 e questa biografia di Augusto nel 1972 (con questa scheda i libri sono tutti recensiti in questo sito). Williams è uno scrittore di grande talento che innova continuamente lo stile adattandolo alla storia e ai personaggi. In questo caso l'autore costruisce la trama mediante le lettere scritte da diversi personaggi; Augusto interviene solo alla fine in prima persona e così noi possiamo conoscere alcuni passaggi fondamentali, politici e personali, della sua vita da differenti punti di vista. E' un raffinato espediente letterario che tuttavia frammenta il racconto e presuppone che si conoscano, almeno a grandi linee, le complesse vicende che portarono al Principato prima e all'insediamento di Tiberio poi. Chi era veramente Ottaviano, poi Augusto? Quando muore lo zio Cesare che lo fa suo erede, Ottaviano è un giovane di diciott'anni: viene a sapere la notizia in Grecia dove si trova insieme con i suoi amici: Mecenate, Agrippa e Salvidienio Rufo. Nel suo diario questi racconta che Ottaviano esprime le sue incertezze sulle reale fedeltà delle legioni di Cesare e rivolgendosi agli amici dice che egli parlerà dei suoi timori solo con loro tre, > che siete realmente miei amici, (...) una fredda tristezza era sopraggiunta e lo allontanava da noi . E' come se il giovane Ottaviano si fosse reso conto che l'adolescenza era finita e che su di lui incombe il grave compito di porre fine alle guerre civili e di assicurare pace e prosperità a Roma: per far questo deve divenire un abile e spregiudicato uomo politico, mettendo gli affetti in secondo piano e usando tutto e tutti, persino i vecchi amici e l'amata figlia Giulia. Parafrasando il mito di Euridice e Orfeo, Orazio racconta il destino di Ottaviano. > Il suo amore non era una donna; la sua Euridice era la conoscenza, un sogno del mondo, al quale cantava la sua canzone. Ma il mondo di luce che era il suo sogno di conoscenza venne distrutto da una guerra civile; (...) e il suo sogno svanì, come se evaporasse, nell'oscurità del tempo e delle circostanze. Vide il mondo, e capì che era solo, senza padre, senza proprietà, senza speranza, senza sogni..... Fu solo allora che gli dei gli diedero la loro lira d'oro, e gli permisero di suonare non come essi volevano ma come desiderava lui . E' una splendida sintesi del destino di Ottaviano, che lo eleva a un ruolo immortale e unico nella storia, a perseguire un fine al quale tutto è subordinato, pure la felicità di Giulia. Ed è qui che ci inoltriamo pure noi nell'oscurità dell'animo umano. Con un colpo di genio letterario Williams riporta il diario di Giulia nell'isola di Ponza dove è stata esiliata. Il triste e rassegnato racconto di Giulia è preceduto dai pettegolezzi sulla sua vita dissoluta, quasi a giustificare la tremenda decisione del padre. Eppure non possiamo che avere simpatia per questa ancora giovane donna, la quale fu costretta a sposare Agrippa, ben più vecchio di lei, e poi l'inquietante Tiberio. Può darsi che sia vero che il padre l'abbia esiliata per i suoi costumi immorali per non farla condannare a morte per complotto contro lo stato; è certo che la crudele e fredda severità di Augusto contrasta con la dolce malinconia di Giulia. Sono pagine bellissime che giustificano da sole la lettura del romanzo: lo svanire dei ricordi perché ormai inutili e portatori solo d'infelicità, e per contrasto la precisione del racconto dell'incontro tra Ottaviano e Giulia, tra padre e figlia. > Il suo viso era smagrito, e c'erano rughe di stanchezza intorno ai suoi occhi pallidi; ma nella luce incerta della stanza, la faccia poteva essere quella di lui che mi ricordavo da bambina . Giulia apprende che la cospirazione è stata scoperta da Tiberio e il padre non può fare altro che condannarla per salvaguardare la sua autorità. > Mia bambina, disse, ciò non ha niente a che fare con l'amore. Si volse di nuovo via da me e prese alcune carte sulla scrivania. (...) Non ho visto mio padre d'allora. Capisco che egli non dirà (più) il mio nome . L'eleganza della scrittura, la ricostruzione romanzata ma sapiente di vicende ancora non chiare agli storici, la ricchezza del lessico e la capacità di rendere le peculiarità dei diversi protagonisti (da Marco Antonio a Cicerone sino a quelli minori) sono qualità letterarie che abbagliano il lettore. In molte recensioni è paragonato a «Io Claudio» di Robert Graves; ebbene è un'altra cosa. Svolazzando con superficialità nella storia e nei protagonisti Williams non riesce a trasmettere passione e mistero; il romanzo finisce per essere distaccato e rigido come immaginiamo che sia stato Ottaviano Augusto. Perché leggerlo? Un po' di fatica ma il diario di Giulia è veramente bello.
Stoner
Il romanzo narra lʼignota carriera di un professore di letteratura inglese. William è lʼunico figlio di una modesta famiglia contadina. A costo di gravi sacrifici i genitori lo hanno mandato a studiare scienze agrarie, nella speranza che un giorno tornasse con quanto appreso per migliorare la gestione della terra. Allʼuniversità il giovane Stoner si innamora della letteratura, e dei libri. Soprattutto sceglie la protezione delle sicure mura dellʼuniversità. Come gli disse un amico: > nel mondo saresti stato sempre in procinto di avere successo, ma saresti stato distrutto dai tuoi fallimenti. Così hai scelto, sei stato scelto; la provvidenza.... ti ha strappato dalle morse del mondo e ti ha piazzato in salvo qui, tra i tuoi fratelli... Chi sei tu?. Un semplice figlio della terra, cosa pretendi di te stesso? Le parole sono profetiche di quella che sarà una vita banale: un progressivo ritirarsi nella mediocrità, mettendosi in un cantuccio, accettando la sconfitta prima ancora di lottare, senza pretendere molto dallʼesistenza. Si sposa per scoprire subito che non è amato, eppure non si ribella; si fa carico di un debito esorbitante per il suo modesto stipendio, pur di comprare la casa desiderata dalla moglie; ed è sempre questʼultima che decide di restare incinta, dandogli una figlia, che, tuttavia, William non può amare come vorrebbe e gli diviene ben presto estranea. Tutto accetta il nostro protagonista per il quieto vivere, per una pigra tranquillità. Si innamora di una giovane insegnante, che ricambia il suo amore. Ma quando il preside della facoltà lo invita a dare una svolta alla relazione, cosa fa il nostro «coraggioso» William? > Egli si appoggiò alla poltrona e guardò il basso, buio soffitto che era stato il cielo del loro mondo. Disse con calma: se gettassi tutto via, se smettessi e me ne andassi, tu verresti con me, non è vero? Si, ma tu sai che io non lo farò, è vero? Si lo so.... Perché allora, Stoner spiegò a se stesso,... noi entrambi diventeremmo qualche cosʼaltro, qualche cosʼaltro di noi stessi. Saremmo niente . E come tutti quelli che mettono «la testa sotto la sabbia», William è ben contento che la giovane amante se ne sia andata senza dirglielo e che > non gli abbia lasciato una nota dʼaddio per dire cose che non potevano essere dette . È meglio vivere allʼinterno delle mura dellʼUniversità di Columbia, dove William era entrato studente, era diventato professore e sarebbe andato in pensione, il più tardi possibile. Non importa se nel frattempo nella vita reale si susseguono eventi epocali, che travolgono lʼesistenza di milioni di individui: la prima guerra mondiale, la crisi degli anniʼ30, la seconda guerra mondiale e il duro dopoguerra. Come succede a molti intellettuali è sufficiente pensarli, non viverli. Non ci stupisce allora come sfiori un libro in punto di morte. I libri gli hanno dato quella sicurezza che ha cercato per tutta la vita e per la quale ha rinunziato a vivere realmente. Nella sua introduzione John McGahern afferma che Stoner è «un vero eroe» perché > egli diede testimonianza di valori che sono importanti... La cosa importante nel romanzo per me è il senso di Stoner per una missione. Insegnare per lui è una missione.... la sua missione gli diede un particolare tipo di identità e lo fece ciò che era . Per lʼinsegnamento Stoner ha rinunziato a tutto. Ma siamo sicuri che si possa essere un buono insegnante astenendosi dal lottare per le persone amate, dal combattere per il proprio paese, dallo stare vicino alla terra dei propri genitori, ossia educare gli altri senza vivere noi stessi? E non lo pensava in questo modo anche William? Alla fine della sua vita riconosce infatti che > aveva voluto essere un insegnante, e lo era diventato; tuttavia sapeva, lo aveva sempre saputo, che per la maggior parte della sua vita egli era stato indifferente... Senza passione, razionalmente, contemplava il fallimento che la sua vita deve apparire che sia stata... Che cosa ti aspettavi? Egli si chiese. Lʼambiente universitario non deve ingannare. La vera storia del romanzo è lʼeterna vicenda di chi preferisce una vita mediocre ad unʼesistenza intensa, relazioni abitudinarie e tranquille a rapporti sentimentali turbolenti ma profondi. Insomma chi sceglie lʼindifferenza e la chiusura in sé stessi (la fuga nei libri?) e non si lascia invece travolgere dagli avvenimenti e dagli affetti. Il romanzo è considerato un capolavoro, oggi dopo cinquantʼanni dalla sua pubblicazione. Che siano scaduti i diritti dʼautore? Non si capisce infatti quali siano i motivi per ritenerlo un capolavoro. Certo la scrittura è molto elegante e grammaticalmente perfetta, da ottimo professore dʼinglese. È peraltro banale così come noiosa risulta la trama. Infastidisce in particolare questo piccolo mondo accademico. Non è uno spicchio del mondo. È come se si leggesse della serafica vita di un monastero medioevale mentre i barbari imperversano: è un microcosmo inutile. È vero che siamo nellʼera degli anti eroi, ma, perdio!, un poʼ di storie vere e di personaggi ricchi di personalità! Perché leggerlo? Si legge bene, ma lascia poco.


