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The Adventures of Tom Sawyer
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The Adventures of Tom Sawyer

Tom Sawyer è un ragazzino che vive con la zia in un piccolo paese di campagna sulle rive del Mississippi.   Mark Twain lo introduce in questo modo: > era tornato a casa appena in tempo utile per aiutare Jim, il piccolo ragazzo di colore, a tagliare la legna per l'indomani e spaccare i fuscelli per la cena.-- almeno aveva il tempo per raccontare a Jim le sue avventure mentre Jim faceva tre quarti del lavoro. (...) Se egli fosse stato un grande e saggio filosofo, come l'autore di questo libro, avrebbe adesso compreso che il Lavoro consiste in qualunque cosa una persona è obbligata a fare, e che Giocare consiste in qualunque cosa una persona non è obbligata a fare. Tom non ha chiara questa differenza e prende per cosa seria una vita spensierata e libera, passando dalla malinconia, che lo spinge a desiderare di morire temporaneamente, per far sentire la sua mancanza, a un mondo fantastico, in cui sogna di essere un pirata o un bandito. E così con i suoi amici fedeli, in particolare il vagabondo Huckleberry Finn, detto Huck, s' inoltra in una serie d'imprese, dalla vita da pirati in un'isola in mezzo al fiume a vagare di notte nel cimitero, assistendo a un omicidio, sino a mettersi alla ricerca dei tesori, che sicuramente bande di ladroni hanno nascosto. Questa vorticosa attività non impedisce a Tom di fare la corte a Becky, una ragazzina di buona famiglia, coinvolta anch'essa nelle sconsiderate avventure di Tom. E' inutile raccontare la storia, a tratti involuta e banale ma mai noiosa: è più interessante soffermarsi su due peculiarità del romanzo. La prima è l'ambiente contadino; con lieve e affettuosa ironia Mark Twain descrive la scuola, dove domina l'autoritarismo del maestro, le riunioni religiose con i sermoni noiosi e moraleggianti del pastore, l'esilarante rituale del saggio annuale, quando gli allievi migliori presentano un loro componimento all'intera comunità. Si può sorridere, come fa Mark Twain, dell'inglese forbito, fatto di parole che i più probabilmente non capiscono, dei valori puritani e bigotti, dell'istruzione imposta a forza; emerge, comunque, un forte spirito comunitario, che pare superare anche le differenze di classe. E' una società bianca, placida nei propri valori, con un unico e chiaro confine: la discriminazione verso i neri, i quali restano sullo sfondo, pur contribuendo all'economia agricola del piccolo paese; si può essere solidali con il vagabondo Huck, non con il servo Jim. L'altro aspetto interessante è dato dalle capacità affabulatorie di Tom. A differenza dei protagonisti di altri romanzi di formazione, Gian Burrasca o Jim dell'Isola del Tesoro (si vedano le recensioni del «Giornalino di Gian Burrasca» e di «Treasure Island» in questo sito), sorprende la dialettica di Tom, di come riesce a gestire la zia, profittando del suo amore ingenuo, di come circuisce gli amici, convincendoli ad avventure e vincendo la loro ritrosia, di come persuade Becky a seguirlo in situazioni pericolose e intime, paradossali per una società così bigotta. E quando Mark Twain dice che può fermarsi a scrivere la storia di un Ragazzo, perché > il racconto non potrebbe andare molto avanti senza divenire la storia di un Uomo. (...) Quando si scrive di giovani, ci si deve fermare dove è meglio , forse intende dire che l' innocente astuzia di Tom diverrebbe una colpevole capacità di ingannare, come spesso succede tra gli adulti. Nel mondo fantastico di Twain è meglio continuare a giocare con i piccoli sotterfugi degli adolescenti. Di là del personaggio e della storia, il valore letterario di Tom Sawyer risiede nella scrittura, attenta al dettaglio, magicamente realista, lievemente ironica. Si prenda come esempio questo brano, che descrive il risveglio di Tom nell'isola dei pirati immaginari: > quando Tom si svegliò all'alba, si chiese dov'era. (...) Ora, lontano tra gli alberi un uccello chiamava; un altro rispondeva; adesso si udivano distanti i colpi di un boscaiolo. (...) Un piccolo verme verde veniva strisciando sopra una soffice foglia, sollevando due terzi del suo corpo in aria di tanto in tanto e «annusando in giro», (...) poi procedendo di nuovo, (...) e quando il verme gli si avvicinò, spontaneamente, lui rimase immobile come una pietra, (...) poi (...) quando cominciò un viaggio sopra di lui, il suo cuore era tutto contento. (...) Ora una processione di formiche apparve da chi sa dove. (...) Una coccinella a macchie marrone saliva la vorticosa altezza di un filo d'erba (...) e Tom si chinò giù vicino e disse, > coccinella, coccinella, vola via a casa, la tua casa è in fiamme, i tuoi bambini sono soli. Sono prodigi di un mondo abitato di notte dagli spiriti e la Natura pare ancora dotata di un'anima. E che dire della descrizione della scuola, scandita da quel ripetitivo showing off«(in italiano ostentare o vantarsi)? Tutti gli insegnanti»se la tirano"

The age of Innocence (l'età dell'innocenza)
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The age of Innocence (l'età dell'innocenza)

Il romanzo è ambientato a New York alla fine dell'Ottocento, quando la vecchia élite newyorkese, con i suoi oppressivi rituali sociali, fu travolta da una nuova borghesia rampante, pregiudicata e aggressiva; reagì cercando di ignorare i cambiamenti, > finché li piombarono addosso. L'importante era preservare la «tradizionale piacevolezza» del vivere sociale. Non è un caso che il racconto si avvia con la prima all'Opera, descritta minuziosamente dalla scrittrice: la sistemazione delle famiglie nei palchi, secondo una rigida gerarchia sociale, la posizione delle persone al loro interno, nel rispetto dei ruoli familiari, i vestiti eleganti all'ultima moda parigina, le chiacchiere sommesse che devono interrompersi quando è cantato l'assolo; un'atmosfera aristocratica imbevuta di puritanesimo americano, e quindi superiore al frivolo mondo europeo. In una platea di personaggi minori, compaiono sin dall'inizio i tre protagonisti. Archer è un giovane avvocato, appassionato di letteratura con un vissuto di usuali trasgressioni borghesi (un amante, forse qualche signorina), ma ben consapevole che deve fare un «buon matrimonio». Le letture sconsiderate lo portano a fare dichiarazioni non conformiste ( > le donne devono essere libere come lo siamo noi ), ma > era un giovane uomo quieto e dotato di un forte self control. L'aderenza alla disciplina di una piccola società era divenuta quasi una sua seconda natura. Si agita però in lui un'inquietudine che lo porta a sentirsi come > se venisse seppellito vivo sotto il suo futuro. Sempre all'Opera, nel palco di famiglia in una posizione defilata, come vuole la rigida etichetta, siede la giovanissima May, che > proprio quel pomeriggio gli aveva permesso di pensare che ci fosse da parte sua «un'attenzione» (la frase ufficiale a New York da parte di una ragazza per dichiarare un interesse) ; una perfetta rappresentante della sana società americana, che > sarebbe probabilmente andata attraverso la vita affrontando ciascun' esperienza al meglio delle sue capacità, ma mai anticipando ciò che sta per accadere anche solo con uno sguardo fuggitivo. Forse questa incoscienza era ciò che dava agli occhi quell' innocenza, e al viso la sembianza di un tipo invece che di una persona. Accanto a May c'è > un'esile giovane donna, (...) con capelli castani che si sviluppano in fitte ciocche intorno alle tempie, racchiuse da una stretta fascia di diamanti, (...) con una gonna di velluto blue scuro esaltata sotto il seno da una cintura con un'ampia chiusura vecchio stile. Il portamento e l'abbigliamento inusuale attirano l'attenzione di Archer: è la «povera Ellen Olenska», la cugina di May, tornata in America dopo essersi separata da un aristocratico polacco: passi essere accolta dalla famiglia, ma portarla in pubblico, alla prima dell'Opera, dinanzi a tutte le più importanti famiglie di New York! Da questa scena iniziale, così voluttuosamente barocca, si dirama la storia: Archer è attirato dalla misteriosa e inebriante contessa Olenska, per lui promessa di una vita diversa, intravista dalla letteratura e ora realizzabile nell'innamoramento per la bella e malinconica Ellen. Se guardiamo oltre la nebbia del sogno, intravediamo che la figura di Ellen > si è costruita dentro di lui come una forma di santuario in cui lei troneggiava tra i suoi segreti pensieri e desideri. A poco a poco, questa immagine divenne la scena della sua vita reale, di ogni sua attività razionale. (...) Fuori di qui, nella scena della sua vita effettiva, egli si muoveva con un crescente senso di irrealtà e insufficienza, comportandosi in modo maldestro, contro i pregiudizi familiari e i tradizionali punti di vista, come un demente va in collisione con l'arredamento della sua propria stanza. Eppure, lui stesso s' imprigiona in un'esistenza borghese: anticipa il matrimonio con May, consiglia Ellen di non chiedere il divorzio dal marito, conduce una vita ordinaria, accanto ad una giovane moglie affettuosa e comprensiva, frequentando i tradizionali luoghi sociali di New York e ottemperando agli obblighi della famiglia di May. Lentamente e silenziosamente gli si crea attorno una cortina soffusa di protezione: ufficialmente nessuno conosce l'infatuazione di Archer per Ellen, crescente innamoramento scandito da piccole bugie, da improvvisi viaggi di lavoro, da incontri fugaci e apparentemente nascosti, come capita per tutti gli amanti. Poi, all'improvviso, esce allo scoperto May, prima offuscata dalla vitalità della splendida contessa Olenska; in un colloquio fatto di sottintesi, di verità dette e non dette, May anticipa l'irreparabile confessione di Archer dichiarandogli di aspettare un bimbo e di avere usato, sfrontata e cinica, l' ancora non certa gravidanza per indurre Ellen ad abbandonare l'America. L'innocente May si è rivelata una consorte astuta, non perché dotata di un'intelligenza particolare, ma perché si è attenuta a schemi collaudati della società cui appartiene. In un ricevimento d'addio per la contessa Olenska, (perché le forme vanno sempre rispettate!) Archer capisce che tutti conoscevano la relazione e hanno agito solidalmente per evitare lo scandalo di una separazione: nella vecchia New York tutto deve andare avanti > senza effusioni di sangue: il modo di agire di gente che temeva lo scandalo più che la malattia, che metteva la decenza sopra il coraggio. E dall'altra parte anche Archer condivideva questi valori, anche se > gli pareva di assistere alla scena in uno stato di strana mancanza di peso, come se fluttuasse da qualche parte tra il candeliere e il soffitto, niente meravigliandolo quanto la sua parte (da spettatore) in ciò che stava accadendo. Scritto dopo la prima guerra mondiale, «L'età dell'innocenza» racconta la fine di un'epoca, narra la perdita dell'innocenza della borghesia americana. Se nei libri di Alcott (si vedano in questo sito le recensioni di «Piccole Donne» e «Piccole Donne Crescono») la famiglia è la destinazione naturale della donna, concretizzandosi così il suo ruolo sociale, nel romanzo di Wharton il matrimonio è una gabbia, luogo di rinuncia e di doveri. Da questo punto di vista la contessa Olenska è la figura vagheggiata, capace di vivere fuori dagli schemi, come una farfalla tra un fiore e un altro. Questa interpretazione, enfatizzata dal film di Martin Scorsese del 1993, non racchiude il senso più vero del racconto. Dobbiamo metterci dal punto di vista di Archer e della visione conservatrice di Warthon.  Nella sua introduzione Sarah Blackword riporta come siano state trovate due conclusioni differenti rispetto al finale del libro. In entrambe è previsto che si rompa il matrimonio e Archer possa andare a vivere a Parigi con la bella contessa Olenska. Perché la scrittrice ha deciso che Archer dovesse ripiegarsi in una piatta vita borghese, nei doveri sociali e coniugali della vecchia New York? Il tema principale del romanzo è il peso delle regole sociali, la cui forza risiede nel fatto che sono interiorizzate all'interno della coscienza, sono una prigione che traccia il nostro destino, di là dei nostri «segreti pensieri e desideri».  E com' è accaduto per Archer, non ci resta che vivere nella fantasia, ancorarci al sogno e all'immaginazione, creare una realtà parallela nella nostra mente. Sempre nuovi Don Chisciotte di Cervantes o Quinchotte di Rushdie (si vedano le recensioni in questo sito) ci muoviamo smarriti e prigionieri in un mondo che vorremo diverso, finché, come Archer, ci adeguiamo, adagiati nel quieto vivere. Per quanto tempo lo potremo fare? Ricca, influente e circondata da artisti nella sua vita parigina, Wharton aveva anche la passione di «designer di arredi»; e ciò spiega le descrizioni dettagliate degli ambienti e dell'abbigliamento, vere e proprie rappresentazioni teatrali, già cinematografiche, così ricche di immagini, suggestioni e simboli. E' una scrittura minuziosa e all'apparenza realistica, che emana un fascino sognante, sospeso ed evanescente. Non so se la Wharton abbia conosciuto Joyce o Proust; ma è evidente che siamo dinanzi ad una narrazione innovativa, a un non romanzo, dietro alla patina ottocentesca e superficiale. Il lessico è ricco, di forte impronta americana, insieme a una struttura sintattica articolata e raffinata; senza dubbio un bell'Inglese! Perché leggerlo? Interessante e moderna la figura di Ascher, splendidamente barocco.

Edith WhartonPenguin Random House
Age of iron
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Age of iron

Il romanzo è ambientato in Sud Africa a metà degli anniʼ 80, nei tempi dellʼapartheid. Una anziana insegnante di materie classiche viene a sapere di avere un tumore incurabile. Decide allora di raccontare gli ultimi giorni della vita alla figlia, che ha lasciato il paese da molti anni: > ti racconto la storia non perché tu abbia compassione per me ma perché tu possa apprendere come sono le cose. Sarebbe più facile, lo so, che la storia venisse da qualcunʼaltro, se fosse una voce di un estraneo a risuonare nelle tue orecchie. Ma il fatto è, non cʼè nessunʼaltro. Io sono sola, la sola a scrivere. Non passarci sopra, non perdonare facilmente. Leggi tutto con un occhio distante . In questa dichiarazione della protagonista si racchiudono i molteplici significati del romanzo: gli avvenimenti, e soprattutto le compagnie, degli ultimi giorni di vita della vecchia signora, la solitudine e la nostalgia del passato, lʼesilio dalla figlia. Un vagabondo alcolizzato e un cane randagio trovano riparo presso la dimora della protagonista, che dapprima diffidente ma poi sempre più fiduciosa li accoglie trovando sostegno e amicizia. Nel frattempo le vicende di due ragazzi di colore coinvolgono lʼanziana insegnante nelle pesanti condizioni di vita della popolazione negra e soprattutto nella crudele repressione della polizia afrikaner. Sconvolta dai fatti che travolgono una vita sino allora tranquilla, la lettera alla figlia cambia di senso: doveva essere un modo per rafforzare il legame e invece la donna si trova trascinata nella confusione e nellʼincertezza: lʼamore verso la figlia diviene più astratto e lontano mentre sono sempre più forti i sentimenti verso chi le è più vicino nel male e dinanzi alla morte: il vagabondo, il cane e i due ragazzi di colore. E una richiesta di amore si eleva dalla vecchia insegnante: > e questa lunga lettera, lo dico adesso, è una richiesta verso il tramonto, verso lʼoccidente ( la figlia vive negli Stati Uniti) per te di ritornare da me. Vieni e nascondi la testa sul mio grembo come fa un bambino, come tu eri solito fare. Non posso vivere senza un bambino, non posso morire senza un bambino. Ciò che io sopporto, in tua assenza, è pena. Io produco dolore. Tu sei il mio dolore. È questa una accusa. Si io ti accuso. Ti accuso di avermi abbandonato . È un romanzo potente ed ancestrale, dominato da temi classici, tipici della tragedia greca, di quella di Eschilo e di Sofocle. Il rapporto tra madre e figlio viene investigato non in termini psicologici ma rimandandolo ad un destino ineluttabile, del distacco della progenie dai genitori. La fuga della figlia dal Sud Africa genera lʼesilio della madre, la sua solitudine ed insieme la consapevolezza che non sarà ricordata dopo la morte > lasciami andare da me stessa, lasciami andare via da te, lasciare andare via da una casa ancora viva di ricordi: è un compito difficile, ma sto imparando . > Non avere paura, dice la protagonista,non ti cercherò. Non è la mia anima che resterà con te ma lo spirito della mia anima, il respiro, il movimento dellʼaria intorno a queste parole, lʼesilissima turbolenza tracciata nellʼaria dal passaggio extra terreno della mia penna sopra la pagina che le tue dita adesso tengono . Perché leggerlo? Non è facile la lettura, anche perché lʼautore apre spesso parentesi filosofiche, ma la profondità cosmica del romanzo e le suggestioni di molte pagine valgono la fatica.

J.M. CoetzeePenguin Books
All Our Names
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All Our Names

Il protagonista è un giovane etiope; il desiderio adolescenziale di lasciare il proprio sperduto villaggio lo spinge a scegliersi uno scopo ed una città: diventare un grande scrittore a Kampala, che, pur essendo capitale dellʼ Uganda, come lui «non apparteneva a nessuno e nessuno la poteva reclamare». È quindi un non luogo, dove il ragazzo nasconde, dimentica o semplicemente abbandona i venticinque nomi con i quali veniva chiamato nel suo villaggio. A Kampala conosce lʼamico. > Isaac ed io diventammo amici come due cani randagi si trovano insieme seguendo la stessa traccia ogni giorno alla ricerca di cibo e di compagnia . Entrambi sono inesperti della vita urbana, ma Isaac ostenta sicurezza e prende sotto la sua ala protettiva il protagonista, ingenuo, fragile e troppo sognatore per sopravvivere da solo in una metropoli violenta e caotica. Non avendo più nomi, Isaac dà al ragazzo diversi nomignoli (ben tredici), tutti legati alla sua aria di intellettuale e di letterato. Dapprima i due giovani frequentano il campus universitario, una sorta di "oasi > in un paese sempre più dilaniato dagli scontri tra opposte fazioni, che sfociano presto nella dittatura e nella repressione. Se prima agli studenti era permesso esprimere il dissenso, poi le manifestazioni vengono proibite e soffocate nel sangue. Per il protagonista la situazione è particolarmente grave perché è uno straniero; Isaac deve intervenire più volte a salvarlo e a nasconderlo in posti sicuri. La lotta politica è ormai una guerra tra bande. Isaac, sempre più misterioso per la vita che conduce e le amicizie che frequenta, si mette al servizio di un capo clan. Il protagonista assiste inorridito a violenze, fucilazioni, veri e propri eccidi. Ma soprattutto è sconvolto dalla trasformazione dellʼ amico: da ragazzo un poʼ provocatore e un poʼ goliardico, Isaac si rivela un cinico assassino, un abile manipolatore di uomini, un opportunista senza scrupoli, forse persino un doppiogiochista. Ma chi è veramente Isaac? Cosa sappiamo di lui, del suo passato? La situazione precipita ed allora Isaac fornisce al protagonista un passaporto e un biglietto dʼaereo, per fuggire negli Stati Uniti. In questo modo gli dà anche un nome: il suo. Il ragazzo, ora Isaac, ha un visto provvisorio come rifugiato politico e viene seguito dai servizi sociali, in particolare da una giovane assistente, Helen. Nasce una storia dʼamore, ma si può amare qualcuno del quale non si conosce il passato? Durante la loro tormentata relazione Isaac le chiede che cosa può fare per lei: si, le dissi, promettimi che non scomparirai un giorno > . Ma così avverrà perché questo è il destino dei migranti, senza luogo e senza nomi: ciò che possono dire soltanto, promettendo di tornare un giorno, è che nessuno si sarà mai amato più di quanto abbiamo fatto noi. Per semplicità espositiva la trama è stata presentata secondo una possibile sequenza logica: prima le vicende dellʼUganda, poi la relazione dʼamore in America. In realtà lʼautore non sviluppa il romanzo in questo modo; la narrazione è portata avanti mediante due storie parallele: nella prima il narratore è il protagonista e lʼoggetto lʼamicizia con Isaac, nella seconda il narratore è Helen, che racconta il suo rapporto con il protagonista. Solo nelle ultime righe le due vicende si sovrappongono, quando scopriamo che la frase che il falso Isaac dice ad Helen nel momento dellʼaddio fu scritta dal vero Isaac in un foglietto per il protagonista. Ci viene il dubbio che lʼamore per Helen sia della stessa pasta dellʼamicizia tra Isaac vero e quello falso: legami straordinari in un epoca in cui le relazioni tra esseri umani sono come quelle di due uomini che si incontrano inaspettatamente nel mezzo di un deserto dopo aver viaggiato così a lungo da cominciare a credere che il mondo sia inabitato > .. Ma che cosa vuol dire questo strano romanzo? Comunica un senso di sradicamento, quella speciale solitudine che viene dal fatto di non avere niente che sia veramente tuo«, che spinge Helen a frugare nella stanza di Isaac per»cercare prove della sua esistenza > . Questo sradicamento ha un suo fascino oscuro perché ci dà un mondo senza peso«, che permette di affrontare una realtà che»ti rompe a pezzi lentamente«e di superare la paura di»ciò che verrà dopo. È un libro interessante. È tuttavia rovinato da un eccesso di intellettualismo, che si intravede in molti passaggi del romanzo e nella sua stessa impostazione complessiva: il ricorso alle due storie parallele frammenta il racconto, lo appesantisce inutilmente, facendo perdere ritmo narrativo e tensione emotiva. Il gioco quasi pirandelliano dei due Isaac è portato avanti in modo esasperato, senza peraltro riuscire a sorprendere il lettore, quando scopre che lʼIsaac di Helen non è il vero Isaac. Lʼautore ha voluto dare troppi contenuti ad una vicenda e ai suoi personaggi, quando sarebbe stato sufficiente narrarli nella loro spontaneità, nella loro vita reale di migranti del mondo". Perché non leggerlo? È noioso.

Dinaw MengestuHodder & Stoughton
All the Pretty Horses (Cavalli Selvaggi)
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All the Pretty Horses (Cavalli Selvaggi)

Due ragazzi, Grady di sedici anni e Rawlins di diciassette, si riposano sulle loro coperte da sella, dopo essere smontati dai cavalli. > La notte era fredda e chiara e le scintille emesse dal fuoco diffondevano calore e bagliori rosseggianti tra le stelle. Potevano ascoltare i camion là fuori sullʼautostrada e potevano vedere le luci della città riflettersi lontano nel deserto quindici miglia a nord. Cosa pensi di fare? chiese Rawlins. Non so. Niente , rispose Grady. Dopo trecento pagine, anche di difficile lettura, alla stessa domanda («dove è il tuo paese?) Grady risponde;» non so. Non so dove sia. (...) Toccò il cavallo con i suoi speroni e si mosse. Cavalcava mentre il sole gli rendeva il viso color di rame e il vento rossastro soffiava da ovest sulla pianura al tramonto e i piccoli uccelli del deserto cantavano tra le aridi felci; cavallo e cavaliere avanzavano e le loro lunghe ombre procedevano insieme come lʼombra di un solo essere. Passavano e impallidivano nella pianura al tramonto, verso il mondo a venire > Non cʼè un luogo dove fermarsi, non resta che muoversi, avendo due sole certezze: i cavalli e la grande pianura selvaggia. Il romanzo narra lʼavventura di un adolescente. profondamente solo e alla ricerca di sé stesso nelle grandi vastità di un West ormai travolto dalla moderna società americana. Noi siamo come erano i Comanches duecento anni fa. Non sappiamo cosa si mostrerà con la luce del giorno. Non sappiamo persino di quale colore sarà > . Così gli disse il padre, quasi ad invitare Grady a partire, forse a fuggire. E il ragazzo intraprende un lungo viaggio a cavallo, insieme a Rawlins. Si inoltrano nelle grandi distese verso il Messico, dentro un nugolo di stelle, così che cavalcavano non sotto ma tra di esse (...), come ladri nuovamente liberi in quel nero elettrico, come giovani ladri in un giardino luminoso, male equipaggiati contro il freddo e diecimila mondi da scegliere > . Durante il percorso incontrano Blevins, un ragazzino di tredici anni, a cavallo, solitario, forse in fuga. Si rendono conto che potrà essere fonte di guai: è impulsivo, testardo, senza giudizio, ancora un bambino. Lo accolgono tra di loro e dopo averlo sfamato, Blevins cominciò a togliersi i vestiti e a camminare nudo sul prato, e, passando accanto ai cavalli, si immerse nellʼacqua. (...) I cavalli lo guardavano > . Il ragazzino si ubriaca e si fa rubare il cavallo da un gruppo di messicani; poi coinvolge i due amici per cercare di recuperare lʼanimale e il tutto finisce in una sparatoria e in un inseguimento, dal quale Grady e Rawlins si salvano a stento, perdendo comunque le tracce di Blevins. I due giovani sembrano trovare un posto sicuro e un lavoro in una grande hacienda > ; Grady si fa apprezzare per le sue eccezionali doti di domatore di cavalli selvaggi, conosce anche la figlia del padrone, con la quale ha una storia dʼamore. È una situazione piena di rischi, lui povero vaccaro innamorato di una ricca ereditiera. Ed infatti Grady e Rawlins vengono arrestati dalla polizia messicana e vengono accusati di essere complici di Blevins, che incontrano nuovamente in carcere e che avrebbe ucciso un uomo. Nel trasporto dal posto di polizia al carcere Blevins viene ucciso; nella orrida prigione messicana i due giovani vengono aggrediti e pugnalati, e solo lʼ intervento della zia della ragazza, della quale si è innamorato Glady, li salva dallʼinferno nel quale si sono cacciati. Sembrerebbe che siamo giunti alla fine dellʼavventura, ma Grady vuole riprendere i cavalli e di conseguenza il romanzo si conclude con uno scontro a fuoco, nel quale il giovane recupera gli animali. Dʼaltra parte cosa cʼè di più bello e di più vero di un cavallo? Quella notta sognò di cavalli in un terreno su unʼalta pianura dove le piogge primaverili avevano fatto crescere il prato e i fiori di campo e i fiori si diffondevano tutti blu e gialli per quanto poteva vedere nel sogno era tra i cavalli in corsa e nel sogno lui stesso poteva correre con i cavalli (...) ed essi correvano lui e i cavalli insieme fuori nellʼalta terra dove il terreno risuonava sotto gli zoccoli al galoppo (...) in una risonanza che era come una musica..." È una storia circolare, nella quale la trama non ha un vero sviluppo, ma ritorna sempre su stessa, ossia sulla figura di Grady, la sua solitudine e disperazione. I personaggi sono descritti in modo superficiale, in alcuni casi sono incomprensibili. Se si vuole apprezzare il romanzo, bisogna focalizzarsi sul contrasto tra lʼessenzialità dei dialoghi tra Grady e Rawlins, scarni e minimalisti e per questo espressivi della loro condizione esistenziale, e la descrizione dei cavalli e dei magici paesaggi della grande pianura selvaggia. Predomina sempre, tuttavia, un livello di dettaglio, che appesantisce la narrazione e annoia il lettore. Per quanto riguarda le prolusioni sulla storia messicana stendiamo un velo pietoso. Perché non leggerlo? È prolisso, lungo e sconclusionato.

Cormac McCarthyPicador
American Pastoral
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American Pastoral

Il libro si articola in tre capitoli, che hanno ciascuno una propria identità. Nel primo, dal titolo significativo di Paradise Remembered, lʼio narrante è lo scrittore stesso. Lʼidolo della sua giovinezza è costituito da Seymour Levov, lo Svedese: bello, biondo, atletico, un grande sportivo. Il ricordo delle sue imprese sintetizza unʼera felice, dove lʼarmonia trionfa. Ormai sessantʼenne lo scrittore viene invitato a pranzo da Seymour con un pretesto. Lʼincontro si rivela banale e senza senso, ma in seguito,ad un party di vecchi compagni, lo scrittore viene a sapere che Seymour era malato di cancro ed era travolto dalle vicende di sua figlia, che aveva dato fuoco ad un supermercato uccidendo una persona. > Lʼuomo gentile con i suoi modi delicati di trattare con i conflitti e le contraddizioni, lʼex atleta fiducioso, sensibile e pieno di risorse in qualsiasi lotta con avversari corretti, si trova contro un avversario che non è corretto, un diavolo emergente dai sentimenti umani, ed è travolto. Egli impara a vivere dietro una maschera . Lo scrittore decide di scrivere un libro su Seymour, anche se si chiede con una nota profondamente autobiografica, se lʼuomo allʼinterno dellʼuomo è conoscibile, se è una «giara che tu non puoi aprire». Ma allora la storia che scrive risponde alla realtà o è solo lʼimmaginazione dellʼautore? Nei due capitoli successivi è lo scrittore che narra in terza persona. Nel secondo capitolo, intitolato The Fall, viene descritta la vicenda drammatica di Merry, la figlia balbuziente di Seymour, che allʼetà di sedici anni scompare dopo aver commesso un terribile delitto e via via sprofonda nella clandestinità e nellʼauto distruzione. Alla base del comportamento della figlia, cʼè lʼodio verso i genitori, la loro ordinata casa, la loro vita fatta di valori borghesi,ma anche verso la società americana. Ma come poteva > sua figlia essere così cieca da voler distruggere quel sistema che aveva dato alla sua famiglia tante opportunità di successo? Distruggere i suoi genitori capitalisti come se la loro ricchezza non fosse altro che il prodotto dellʼimpegno costante di tre generazioni? . Ma allora Merry è unʼanomalia inspiegabile? In realtà nellʼultimo capitolo, Paradise Lost, che per la maggior parte descrive un pranzo tra i coniugi Levov e i loro amici (pranzo che si chiude tragicamente con lʼuccisione del padre di Seymour) appare evidente che «la malattia morale» non riguarda solo la ragazza ma unʼintera società nella quale > ciò che dovrebbe esistere non esisteva. La devianza prevaleva. Tu non puoi fermarla. Indubitabilmente, ciò che non era supposto di accadere era accaduto e ciò che era supposto di accadere non era accaduto. Il vecchio sistema che creò lʼordine non funziona più. Tutto ciò che ha lasciato è la paura e lo sgomento, ma adesso nascosti dal niente . I temi di un libro senza dubbio poderoso sono sostanzialmente due: i rapporti tra generazioni e, soprattutto, il travaglio di un genitore, che si sente perfetto, che vorrebbe difendere la famiglia e non capisce perchè una figlia così amata sia cresciuta così lontana dal suo mondo; il travolgimento di una società, fatta di immigranti che hanno lavorato sodo per essere integrati ed ammessi come cittadini di successo, che vede invece esaurirsi i valori fondanti la coesione sociale. Il dramma di Seymour è quello di un padre, ma è anche la tragedia dellʼarmonia americana. La struttura narrativa di Roth è estremamente ricca ed articolata. Essa non si affida alla ricchezza degli aggettivi, come succede con Updike, nè al lungo periodare di Bellow ( tutti scrittori che trattano della crisi della società americana). È proprio la struttura sintattica il punto di forza di Roth ma ne è anche la debolezza: le frasi sono spesso troppo complesse, rendendo faticosa la lettura e favorendo una ridondanza di parole e soprattutto di costruzioni sintattiche. Una maggiore frugalità avrebbe sicuramente reso meglio gli argomenti del libro, che sono invece interessanti. Perché non leggerlo? È molto pesante, soprattutto il terzo capitolo. Andrebbe letto a piccoli bocconi.

Philip RothVintage
American Rust
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American Rust

Paul Krugman, un economista americano Premio Nobel, inizia il suo recente libro ( «End this depression now»), ricordando come la disoccupazione sia «un immenso disastro umano» non solo per le difficoltà finanziarie che ne derivano, ma perché possono essere devastanti gli effetti sulla propria dignità, sullʼauto rispetto, sul senso di controllo della propria vita. Ci si sente non più protagonisti e subentra un profondo disagio che nasce, come dice lʼautore di American Rust, «dalla pena di vedere il mondo cambiare senza te». Con questo romanzo lʼautore si è posto, appunto, questo scopo: narrare la deindustrializzazione di una città siderurgica attraverso gli occhi delle vittime, non tanto dei lavoratori che si sono trovati disoccupati, quanto dei loro figli, che hanno perso quellʼancoraggio sociale e psicologico che era stato dei loro padri. I protagonisti del libro sono due giovani, Isaac e Poe. Il primo, intelligente e sognatore, è figlio di un tecnico in pensione, che, dopo aver lavorato per molti anni in stabilimenti siderurgici, è oggi ridotto in una sedia a rotelle a seguito di un grave incidente di lavoro. Isaac ha rinunciato alle proprie aspirazioni (vorrebbe diventare un astrofisico) per assistere il padre mentre la sorella, altrettanto brillante intellettualmente, ha rotto con il passato, lasciando la città e diventando un avvocato di successo. Poe, invece, è stato un eroe a suo tempo, campione di football, ma si è ridotto a vivacchiare a carico della madre, una povera donna che vive in un caravan e mantiene la famiglia con un lavoro precario, presso una piccola sartoria. Il contesto è il declino di una città industriale, dipinto dallʼautore con tinte fosche, ma senza nostalgia, con descrizioni che mettono risalto la rovina delle fabbriche e degli edifici insieme con la riconquista da parte della natura di uno spazio non più dominato dallʼuomo. > La fabbrica era stata una piccola città... adesso stava come una antica rovina, le sue strutture sommerse da viti selvatiche.... le impronte di cervi e coyote attraversavano i terreni: cʼerano soltanto i segni umani di occasionali occupanti . Riaffiora un tema caro alla letteratura americana, anche quella contemporanea: il mito della natura selvaggia, di una società rurale, dove lʼuomo trova da sé, in piena libertà ed autonomia, i mezzi di sopravvivenza. Isaac ruba i risparmi del padre e decide di fuggire per inseguire i propri sogni, finalmente libero del passato. Prima di partire, si incontra con Poe, il suo migliore amico, che a suo tempo gli ha salvato la vita sventando un suo tentativo di suicidio. Decidono di passare lʼultima notte insieme in una fabbrica abbandonata. Ma qui si imbattono in un gruppo di teppisti, che Poe provoca con la solita sventatezza. Per salvare lʼamico, che rischia di essere assassinato o pesantemente picchiato, Isaac uccide uno degli aggressori. I due giovani si danno alla fuga. Poe viene accusato dellʼomicidio mentre Isaac fugge a piedi verso la California. Le vicende dei due giovani si dividono, senza che lʼuno e lʼaltro ne conoscono gli sviluppi, ma entrambi subiscono la violenza di una società in disgregazione. Poe conosce la legge spietata del carcere, che non accetta che non si appartenga ad un clan e viene, per questo, aggredito e ridotto in fin di vita. Isaac, ingenuo e fragile, subisce la violenza della strada, viene ingannato, derubato e costretto, a sua volta, a rubare per sopravvivere. A Poe basterebbe dire la verità, che è stato Isaac ad uccidere, ma non lo fa perché si sente colpevole di quanto avvenuto e soprattutto sa che lʼamico non sopravviverebbe alla vita della prigione. Isaac, a sua volta, capisce che la fuga non è la soluzione: deve ritornare e confessare il delitto,e soprattutto deve vivere laddove ha le sue radici. Lʼamicizia è il tema centrale del libro: essa è, infatti, il legame profondo che unisce i due giovani, così come i personaggi minori del romanzo, e li difende dalla disgregazione della società. Perché Poe non preferisce denunciare lʼamico, piuttosto che subire la violenza del carcere? Perché Isaac ritorna per denunciarsi, quando può fuggire in California? Dal punto di vista della dominante razionalità economica ( basata sulla teoria della ricerca dellʼinteresse individuale), il loro comportamento è irrazionale, inspiegabile, ma è invece la forza originaria che tiene insieme la società. Scavando in profondità nellʼimpatto tra declino economico e relazioni umane, lʼautore scandaglia i meccanismi interiori della mente umana in una fase di disgregazione sociale, trovando una base solida nei legami tra gli individui. Ma ciò ci dà speranza per il futuro? La narrazione viene portata avanti utilizzando un espediente letterario. Ciascuno dei protagonisti racconta la propria storia, con capitoli dedicati, la cui successione non segue apparentemente un ordine ma appare casuale. Di conseguenza, la trama complessiva è a conoscenza solo del lettore, che deve crearsi una propria visione dʼinsieme. Questo approccio, senza dubbio raffinato sotto il profilo letterario, chiede troppo al lettore. Orfani di una guida, ci si perde nelle analisi, spesso un pò troppo intellettualistiche e introspettive, dei personaggi. Tutto resta come sospeso, accennato, senza avvincere il lettore, senza catturarlo. Dʼaltra parte il romanzo è povero di azione, per cui solo lʼintrospezione psicologica dei personaggi e lʼanalisi delle loro relazioni potrebbero essere elementi di interesse. Ma è proprio ciò che non si conclude, in quanto lʼapprofondimento dei meccanismi interiori della mente sembra essere senza fine, senza uno sviluppo definitivo. Se lʼautore non vuole essere pervasivo e invadente, come il grande Dostoevskij, non riesce, o non vuole, diramare le vicende sino a portarle ad una conclusione, come fa magistralmente lo scrittore russo. Di conseguenza, la lentezza e la povertà della trama rendono il romanzo noioso e pesante. Perché non leggerlo? È noioso.

Philipp MeyerSpiegel & Grau
Ask the dust
RecensioneInglese

Ask the dust

Il terzo libro della sagra di Bandini rappresenta un ulteriore passaggio sia sotto il profilo dei contenuti narrativi che per quanto riguarda gli aspetti stilistici ed espressivi. Arturo è a Los Angeles dove sbarca il lunario cercando di scrivere e di far pubblicare i propri racconti. All’inizio, il romanzo mantiene gli elementi caratterizzanti quello precedente: una forte prevalenza dell’immaginazione, un ritmo narrativo ancora basato sulle espressioni soggettive e con un stile caratterizzato da forti accenti lirici e pieni di suggestioni. Arturo si innamora di Camilla, una ragazza messicana che lavora in un bar e inizia una tormentata storia d’amore, caratterizzata da scontri verbali, da messaggi scritti da parte di Arturo e da una gita sulla riva del mare, nella quale il ragazzo non riesce a tradurre il suo sentimento in un rapporto sessuale, pur atteso dalla ragazza. Arturo vive ancora in una sorta di delirio, nel quale passa da fasi di esaltazione a situazioni depressive. Si verifica, tuttavia, un episodio (immaginato o reale?), che sembra costituire la svolta nella struttura narrativa e stilistica del romanzo: una donna cerca Arturo per avere con il ragazzo una storia dʼamore. Da questo momento i rapporti con Camilla si rovesciano: la ragazza cerca Arturo per essere aiutata e gli confessa di essere innamorata di un altro uomo, che tuttavia non la vuole. Arturo accetta la situazione, anche perché si è accorto che Camilla si droga e vorrebbe aiutarla. Si sviluppa una relazione complessa, durante la quale Arturo matura, diventando un adulto. Il ragazzo vorrebbe portare la ragazza in una casa al mare, ma Camilla fugge e scompare nel deserto: > attraverso il deserto c’è una estrema indifferenza, il ritmo della notte e di un altro giorno, e tuttavia la segreta intimità di queste colline, il loro mistero, segreto e consolante, rendeva la morte di non grande importanza. Potevi morire, ma il deserto avrebbe nascosto il segreto della tua morte, sarebbe rimasto dopo di te, a coprire la tua memoria con venti, calore e freddo senza età…. portai il libro un centinaio di metri nel deserto, verso sud est. Con tutta la mia forza lo gettai lontano là nella direzione nella quale era andata. Poi andai in macchina, accesi il motore e ritornai indietro verso Los Angeles . Imbattersi con la vita reale dei sentimenti, e non solo con il delirio delle proprie aspirazioni e delle proprie immaginazioni, fa compiere ad Arturo la maturazione da ragazzo ad adulto. Anche lo stile si evolve in questo senso. Conserva sempre la ricchezza del linguaggio, una costruzione della frase e utilizzo dei vocaboli particolarmente attenti agli aspetti fonetici e alla suggestione del ritmo. Lo stile, tuttavia, diviene più asciutto, meno lirico e ridondante, la struttura narrativa è contraddistinta da dialoghi, prima praticamente assenti perché non c’erano personaggi di particolare rilevanza.

John FanteHarperCollins