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J.M. Coetzee


Libri di quest'autore

The childhood of Jesus (L'infanzia di Gesù)
RecensioneItaliano

The childhood of Jesus (L'infanzia di Gesù)

«In age of iron» (tra le recensioni) la madre abbandonata dalla figlia e condannata alla solitudine esclama con disperazione «lasciami andare da me stessa, (...) è un compito difficile, ma sto imparando». In Disgrace (anch'esso tra le recensioni) il protagonista, un borioso intellettuale, va verso la morte: > sdraiato su una sedia di plastica tra il puzzo delle penne di gallina e delle mele in decomposizione, sente il suo interesse  per il mondo defluire a goccia a goccia . E se invece noi non accettassimo la morte, anche se essa assume la forma del Paradiso? Un adulto e un bambino si ritrovano in un mondo immaginario, dove predomina la gentilezza e l' amicizia, nel quale tutto fluisce sempre uguale a sé stesso, dove tutti si sono dimenticati del proprio passato. > Niente sta mancando. Il niente che tu pensi che stia mancando è un'illusione. Tu stai vivendo in un'illusione. Per il protagonista > questa vita è troppo placida per il suo gusto, manca troppo di sù e giù, di dramma e tensione, è troppo, di fatto, come la musica alla radio. Anodina«, è questa la parola spagnola»? La storia stessa non è che una narrazione. La nostra storia non è reale. Ed allora che cos'è la nostra vita? Un racconto? Insomma, accettare il Paradiso lo si può fare solo perdendo sé stessi. Dice Dante nel canto XXXIII del Paradiso, > Qual è colui che sognando vede,/che dopo il sogno la passione impressa/rimane, e l'altro a la mente non riede, /cotal son io, ché quasi tutta cessa/mia visione, e ancor mi distilla/nel core il dolce che nacque da essa (versi 58-62).Ossia, solo se mi abbandono ad una mistica intuizione di Dio posso dissolvermi nel Paradiso ed acquisire una pace, serena ed eterna, anche se monotona  Se avessi continuato la lettura forse avrei capito il ruolo del bambino (Gesù che accompagna l'incredulo Giuseppe?); devo confessare che ho interrotto il libro in forza del diritto di tutti i lettori di poter abbandonare un racconto, se esso non piace. Ciò che mi ha disturbato sono state l'astrattezza dei dialoghi e la ripetitività della trama. Sembra, quasi, che lo scrittore stia parlando con San Tommaso o con qualche altro teologo, usando i personaggi non come soggetti vivi e ricchi di sentimenti ma come bolse controfigure di concetti. D'altra parte siamo in Paradiso. Coetzee ci ha convinto: con la morte è meglio scomparire nel nulla. Perché non leggerlo? Astratto, noioso e inconcludente.

J.M. CoetzeeHarvill Secker
Disgrace
RecensioneInglese

Disgrace

Un professore di letteratura viene espulso dall’università a seguito di una relazione, essenzialmente sessuale, con una studentessa. L’uomo ha superato i cinquant’anni ed è reduce da due divorzi. Abituato a essere corteggiato dalle donne, si ritrova ormai solo, costretto a ricercare sesso con delle prostitute, e quindi si lascia trascinare nell’avventura, alla ricerca della propria vanità e del proprio eros. Si trasferisce in campagna presso la figlia, che gestisce una piccola proprietà agricola e un ricovero per cani. Aiuta la figlia a portare i suoi prodotti al mercato, conosce una donna della sua età che gestisce un ospedale per animali e aiuta i cani in soprannumero a morire, lavora con Petrus, un uomo di colore che aiuta la figlia a portare avanti l’azienda. L’atteggiamento dell’uomo non è tuttavia cambiato, la sua vanità continua a dominare anche i rapporti con la figlia, con la quale non riesce ad avere un dialogo reale: né a raccontare la vicenda che lo ha portato a lasciare l’Università, né a capire le ragioni della figlia a vivere in campagna, così isolata. Un episodio cambia radicalmente la vita: tre uomini di colore entrano in casa, la saccheggiano, cercano di dare fuoco al professore e stuprano la figlia. Ancora più sconvolgente è il fatto che la figlia non denuncia il fatto e decide, anzi, di tenersi il figlio nato dalla violenza e di sposare Petrus per dare sicurezza alla propria vita in campagna. Si dissolve il mondo del professione, che trovava riferimenti precisi nel mondo dell’immaginazione, della poesia e nelle convenzioni borghesi: come disse all’inizio del libro commentando una strofa di Wordsworth (la delusione del poeta alla vista del Monte Bianco): > i grandi archetipi della mente, le pure idee, trovano se stesse usurpate dalle mere immagini che provengono dai sensi. Tuttavia, non possiamo vivere ogni giorno nel mondo delle pure idee, protette dall’esperienza dei sensi... La questione deve essere. Come noi troviamo un modo per le due (immaginazione e realtà) di coesistere? Idee di un intellettuale narcisista alle quali la figlia risponde che la vita è un fatto concreto e piano. L’uomo cerca di ritornare in città, ma ormai la sua vita precedente si è dissolta. Prende quindi una stanza nel villaggio vicino alla fattoria della figlia, lavora a un’opera musicale, che deve avere come oggetto la relazione tra Byron e la sua moglie ravennate, Teresa; aiuta la gestione dell’ospedale per gli animali. Il libro si conclude, tristemente, con la decisione dell’uomo di uccidere un cane, al quale si era affezionato, perché tutti dobbiamo andare verso la nostra fine, la morte. Si tratta di un romanzo molto complesso, del quale è difficile individuare un unico filone narrativo. Tra i possibili (il contesto sociale del Sud Africa, il contrasto tra la cultura europea della borghesia e i valori emergenti del popolo di colore, le relazioni tra padre e figlia, l’accettazione delle regole della violenza, gli animali e i cani in particolare), mi sembra che il più interessante sia costituito dal tema della morte e dell’attesa della morte. Il primo è affrontato dalla vicenda del protagonista, che si rende conto del tempo che è passato: > vaga senza scopo in giardino, un triste sentimento lo sta prendendo. Non è soltanto perché non sa che cosa fare di se stesso. Gli eventi del giorno prima lo hanno scioccato profondamente. Il tremolio, la debolezza sono solo i primi e più superficiali sintomi dello schock. Ha come la sensazione che al suo interno un organo vitale sia stato ferito e abusato, forse persino il suo cuore. Per la prima volta sente che cosa significa essere un uomo vecchio, stanco nelle ossa, senza speranza, senza desideri, indifferente al futuro. Sdraiato su una sedia di plastica tra il puzzo delle penne di gallina e delle mele in decomposizione, sente il suo interesse per il mondo defluire da lui goccia a goccia. Ci vorranno settimane, forse mesi prima che resti senza sangue, ma si sta dissanguando. Quando tutto ciò è finito, egli sarà come una mosca che si sta rinchiudendo in una ragnatela, fragile al tocco, più leggera di un chicco di riso, pronta a fluttuare via . Il tema dell’attesa è trattato da Teresa, che aspetta per tutta la sua vita il ritorno di Byron, che è andato in Grecia a morire: > mio Byron, lei canta per la terza volta; e da qualche parte, dalle caverne dell’altro mondo, una voce risponde cantando, esitante, senza corpo, la voce di un fantasma, la voce di Byron. Dove sei? Egli canta, e poi una parola che la donna non voleva sentire: secca. È seccata, la fonte di ogni cosa . E infine la conclusione terribile del romanzo, che sintetizza la disperazione del protagonista, la fine della vita, dell’attesa: > portandolo (il cane) nelle sue braccia come un pezzo di carne, rientra nell’infermeria. Pensavo che lo volessi salvare per un’altra settimana, dice Bev Shaw: Lo vuoi consegnare? Sì lo voglio consegnare«o l’autore con il termine give up intende»rinuncio, mi arrendo!".

J.M. CoetzeeSecker & Warburg
Age of iron
RecensioneInglese

Age of iron

Il romanzo è ambientato in Sud Africa a metà degli anniʼ 80, nei tempi dellʼapartheid. Una anziana insegnante di materie classiche viene a sapere di avere un tumore incurabile. Decide allora di raccontare gli ultimi giorni della vita alla figlia, che ha lasciato il paese da molti anni: > ti racconto la storia non perché tu abbia compassione per me ma perché tu possa apprendere come sono le cose. Sarebbe più facile, lo so, che la storia venisse da qualcunʼaltro, se fosse una voce di un estraneo a risuonare nelle tue orecchie. Ma il fatto è, non cʼè nessunʼaltro. Io sono sola, la sola a scrivere. Non passarci sopra, non perdonare facilmente. Leggi tutto con un occhio distante . In questa dichiarazione della protagonista si racchiudono i molteplici significati del romanzo: gli avvenimenti, e soprattutto le compagnie, degli ultimi giorni di vita della vecchia signora, la solitudine e la nostalgia del passato, lʼesilio dalla figlia. Un vagabondo alcolizzato e un cane randagio trovano riparo presso la dimora della protagonista, che dapprima diffidente ma poi sempre più fiduciosa li accoglie trovando sostegno e amicizia. Nel frattempo le vicende di due ragazzi di colore coinvolgono lʼanziana insegnante nelle pesanti condizioni di vita della popolazione negra e soprattutto nella crudele repressione della polizia afrikaner. Sconvolta dai fatti che travolgono una vita sino allora tranquilla, la lettera alla figlia cambia di senso: doveva essere un modo per rafforzare il legame e invece la donna si trova trascinata nella confusione e nellʼincertezza: lʼamore verso la figlia diviene più astratto e lontano mentre sono sempre più forti i sentimenti verso chi le è più vicino nel male e dinanzi alla morte: il vagabondo, il cane e i due ragazzi di colore. E una richiesta di amore si eleva dalla vecchia insegnante: > e questa lunga lettera, lo dico adesso, è una richiesta verso il tramonto, verso lʼoccidente ( la figlia vive negli Stati Uniti) per te di ritornare da me. Vieni e nascondi la testa sul mio grembo come fa un bambino, come tu eri solito fare. Non posso vivere senza un bambino, non posso morire senza un bambino. Ciò che io sopporto, in tua assenza, è pena. Io produco dolore. Tu sei il mio dolore. È questa una accusa. Si io ti accuso. Ti accuso di avermi abbandonato . È un romanzo potente ed ancestrale, dominato da temi classici, tipici della tragedia greca, di quella di Eschilo e di Sofocle. Il rapporto tra madre e figlio viene investigato non in termini psicologici ma rimandandolo ad un destino ineluttabile, del distacco della progenie dai genitori. La fuga della figlia dal Sud Africa genera lʼesilio della madre, la sua solitudine ed insieme la consapevolezza che non sarà ricordata dopo la morte > lasciami andare da me stessa, lasciami andare via da te, lasciare andare via da una casa ancora viva di ricordi: è un compito difficile, ma sto imparando . > Non avere paura, dice la protagonista,non ti cercherò. Non è la mia anima che resterà con te ma lo spirito della mia anima, il respiro, il movimento dellʼaria intorno a queste parole, lʼesilissima turbolenza tracciata nellʼaria dal passaggio extra terreno della mia penna sopra la pagina che le tue dita adesso tengono . Perché leggerlo? Non è facile la lettura, anche perché lʼautore apre spesso parentesi filosofiche, ma la profondità cosmica del romanzo e le suggestioni di molte pagine valgono la fatica.

J.M. CoetzeePenguin Books