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Cormac McCarthy

Cormac McCarthy, all'anagrafe Charles Joseph McCarthy Jr., è stato uno scrittore, drammaturgo e sceneggiatore statunitense.

Libri di quest'autore

All the Pretty Horses (Cavalli Selvaggi)
RecensioneInglese

All the Pretty Horses (Cavalli Selvaggi)

Due ragazzi, Grady di sedici anni e Rawlins di diciassette, si riposano sulle loro coperte da sella, dopo essere smontati dai cavalli. > La notte era fredda e chiara e le scintille emesse dal fuoco diffondevano calore e bagliori rosseggianti tra le stelle. Potevano ascoltare i camion là fuori sullʼautostrada e potevano vedere le luci della città riflettersi lontano nel deserto quindici miglia a nord. Cosa pensi di fare? chiese Rawlins. Non so. Niente , rispose Grady. Dopo trecento pagine, anche di difficile lettura, alla stessa domanda («dove è il tuo paese?) Grady risponde;» non so. Non so dove sia. (...) Toccò il cavallo con i suoi speroni e si mosse. Cavalcava mentre il sole gli rendeva il viso color di rame e il vento rossastro soffiava da ovest sulla pianura al tramonto e i piccoli uccelli del deserto cantavano tra le aridi felci; cavallo e cavaliere avanzavano e le loro lunghe ombre procedevano insieme come lʼombra di un solo essere. Passavano e impallidivano nella pianura al tramonto, verso il mondo a venire > Non cʼè un luogo dove fermarsi, non resta che muoversi, avendo due sole certezze: i cavalli e la grande pianura selvaggia. Il romanzo narra lʼavventura di un adolescente. profondamente solo e alla ricerca di sé stesso nelle grandi vastità di un West ormai travolto dalla moderna società americana. Noi siamo come erano i Comanches duecento anni fa. Non sappiamo cosa si mostrerà con la luce del giorno. Non sappiamo persino di quale colore sarà > . Così gli disse il padre, quasi ad invitare Grady a partire, forse a fuggire. E il ragazzo intraprende un lungo viaggio a cavallo, insieme a Rawlins. Si inoltrano nelle grandi distese verso il Messico, dentro un nugolo di stelle, così che cavalcavano non sotto ma tra di esse (...), come ladri nuovamente liberi in quel nero elettrico, come giovani ladri in un giardino luminoso, male equipaggiati contro il freddo e diecimila mondi da scegliere > . Durante il percorso incontrano Blevins, un ragazzino di tredici anni, a cavallo, solitario, forse in fuga. Si rendono conto che potrà essere fonte di guai: è impulsivo, testardo, senza giudizio, ancora un bambino. Lo accolgono tra di loro e dopo averlo sfamato, Blevins cominciò a togliersi i vestiti e a camminare nudo sul prato, e, passando accanto ai cavalli, si immerse nellʼacqua. (...) I cavalli lo guardavano > . Il ragazzino si ubriaca e si fa rubare il cavallo da un gruppo di messicani; poi coinvolge i due amici per cercare di recuperare lʼanimale e il tutto finisce in una sparatoria e in un inseguimento, dal quale Grady e Rawlins si salvano a stento, perdendo comunque le tracce di Blevins. I due giovani sembrano trovare un posto sicuro e un lavoro in una grande hacienda > ; Grady si fa apprezzare per le sue eccezionali doti di domatore di cavalli selvaggi, conosce anche la figlia del padrone, con la quale ha una storia dʼamore. È una situazione piena di rischi, lui povero vaccaro innamorato di una ricca ereditiera. Ed infatti Grady e Rawlins vengono arrestati dalla polizia messicana e vengono accusati di essere complici di Blevins, che incontrano nuovamente in carcere e che avrebbe ucciso un uomo. Nel trasporto dal posto di polizia al carcere Blevins viene ucciso; nella orrida prigione messicana i due giovani vengono aggrediti e pugnalati, e solo lʼ intervento della zia della ragazza, della quale si è innamorato Glady, li salva dallʼinferno nel quale si sono cacciati. Sembrerebbe che siamo giunti alla fine dellʼavventura, ma Grady vuole riprendere i cavalli e di conseguenza il romanzo si conclude con uno scontro a fuoco, nel quale il giovane recupera gli animali. Dʼaltra parte cosa cʼè di più bello e di più vero di un cavallo? Quella notta sognò di cavalli in un terreno su unʼalta pianura dove le piogge primaverili avevano fatto crescere il prato e i fiori di campo e i fiori si diffondevano tutti blu e gialli per quanto poteva vedere nel sogno era tra i cavalli in corsa e nel sogno lui stesso poteva correre con i cavalli (...) ed essi correvano lui e i cavalli insieme fuori nellʼalta terra dove il terreno risuonava sotto gli zoccoli al galoppo (...) in una risonanza che era come una musica..." È una storia circolare, nella quale la trama non ha un vero sviluppo, ma ritorna sempre su stessa, ossia sulla figura di Grady, la sua solitudine e disperazione. I personaggi sono descritti in modo superficiale, in alcuni casi sono incomprensibili. Se si vuole apprezzare il romanzo, bisogna focalizzarsi sul contrasto tra lʼessenzialità dei dialoghi tra Grady e Rawlins, scarni e minimalisti e per questo espressivi della loro condizione esistenziale, e la descrizione dei cavalli e dei magici paesaggi della grande pianura selvaggia. Predomina sempre, tuttavia, un livello di dettaglio, che appesantisce la narrazione e annoia il lettore. Per quanto riguarda le prolusioni sulla storia messicana stendiamo un velo pietoso. Perché non leggerlo? È prolisso, lungo e sconclusionato.

Cormac McCarthyPicador
The road
RecensioneItaliano

The road

> Le ceneri del mondo perduto si spargevano sulla landa desolata, (trasportate) qua e là nel vuoto da venti burrascosi. Trascinate e gettate e trascinate nuovamente. Ogni cosa divelta dalle sue radici. Non sostenuta nell'aria polverosa. Sostenuta da un respiro, tremante e breve. Se solo il mio cuore fosse di pietra . In un'era post apocalittica (per una catastrofe non specificata) > tutti i depositi di cibo erano stati svuotati e l'assassinio era ovunque sulla terra. Il mondo fu presto largamente popolato da uomini che avrebbero mangiato i loro figli di fronte ai loro occhi e le città stesse erano dominate da bande di sudici predatori che rovistavano tra le macerie e strisciavano dai rifiuti, (illuminati solo) dal bianco dei denti e degli occhi, portando in sacchetti di nylon barattoli di cibo carbonizzati e anonimi, come consumatori nei ristoranti dell'inferno. (...) Fuori sulla strada i pellegrini affondavano, cadevano e morivano, e la terra velata e spoglia (come un sudario) continuava a scorrere con il sole e ruotare di nuovo come il cammino senza traccia e senza segni di un qualsiasi mondo gemello, innominato e irraggiungibile nel buio primordiale.   Questa lunga citazione dà l'idea dello stile di questo romanzo: lirico, ricco di immagini evocative, con una scrittura complessa sotto il profilo lessicale e sintattico, difficile da tradurre, affascinante per i critici, molto meno per i semplici lettori. Il richiamo alle stesse parole dell'autore introduce l'ambiente dell' esile trama: un padre e un figlio, ancora ragazzino, viaggiano in un mondo devastato, fatto di alberi bruciati e lande desolate, privo di animali e piante, tra altri esseri umani dediti al cannibalismo per sopravvivere. Il padre sa che morirà presto (la polvere lo sta uccidendo) e vuole condurre al mare il figlio: sulla costa è convinto che ci sia ancora della «gente buona». Potrebbero fermarsi ma non lo possono fare perché rischiano di essere assaliti dalle bande assassine. > Dieci mila sogni sepolti dentro le loro anime erranti. Proseguirono. Attraversando il mondo perduto su un carro nascosti come topi.  Le notti morte nella loro fissità e ancora più morte nell'oscurità. Così fredde . Il padre non ha pietà, non risponde alle urla di aiuto, non si lascia impietosire da esseri umani che saranno probabilmente cibo di altri e chiedono disperatamente aiuto; non se lo può permettere, ha una missione, sopravvivere e portare in salvo il ragazzo. Il figlio è invece la coscienza critica; non solo implora umanità ma pretende che il padre sia coerente con ciò che gli racconta. «Vuoi che ti racconti delle storie», dice l'uomo. > Il ragazzo lo guardò e volse lo sguardo. (...) Quelle storie non sono vere. Non devono essere vere. Sono storie. Si (dice il ragazzo). Ma nelle storie noi aiutiamo sempre la gente e invece noi non aiutiamo gli altri.(...) Bene. Penso che siamo ancora qui. Sono capitate molte cose brutte ma noi siamo ancora qui . Quando arrivano sulla costa non c'è l'odore del mare, l'acqua non è blu ma ha un colore grigio, coperta di cenere, > solo ossa di pesci in milioni sparse lungo la spiaggia per quanto l'occhio possa vedere come una linea di morte. Un enorme sepolcro di sale. Senza senso. Senza senso . Il romanzo può essere interpretato in tanti modi. Si può leggere il racconto in modo letterale, come la storia di ciò che sarà di noi dopo una catastrofe, climatica, pandemica o nucleare; mancano troppi elementi narrativi (non ultimo le cause del disastro ambientale) per far pensare che l'autore abbia voluto narrare una vicenda distopica. Ci si può riferire a un altro libro di McCarthy (si veda la recensione di «All the Pretty Horses» in questo sito), in cui lo scrittore si sofferma sulla scomparsa del mondo dei cowboy, dei cavalli selvaggi nelle verdi pianure del West; pure «The Road» è ambientato nelle vaste praterie, anche se distrutte dalla catastrofe, come se l'autore sia tornato a piangere, ormai senza speranza, la perdita inesorabile e dolorosa del suo mondo, divenuto un paesaggio apocalittico per la diffusione disordinata e pervasiva delle fabbriche, della cementificazione selvaggia, dei centri commerciali con la loro ridondanza delle merci. Quanti oggetti e cibo abbiamo se ancora dopo anni di saccheggio possiamo trovare qualcosa di utile tra le macerie e i rifiuti! Dalla lettura si riceve un senso metafisico dell'esistenza,  fuori dal tempo e dello spazio,  di là della singola storia individuale. Il viaggio dei due pellegrini è la metafora della Morte, un cammino verso la fine dell'esistenza. Non solo non ha senso vivere in una realtà orrenda, dove si perde anche la memoria e i sogni possono essere solo incubi. La morte è il nostro inevitabile arrivo, ma è faticoso morire in un mondo senza pace. Visto da questo punto di vista il racconto ha il suo centro nel legame tra padre e figlio. Perché l'uomo continua a vivere e lottare? Perché insiste nel narrare storie falsamente ricche di umanità? Perché inganna il ragazzo? Emerge un messaggio potente: il nostro attaccamento alla vita non deve risiedere nelle cose materiali, nella quotidianità di un'esistenza sempre più inutile, fragile e dolorosa; insistiamo a non morire perché dobbiamo ancora proteggere i nostri cari. Nel momento in cui non c'è più un' escatologia, che sia la Città di Dio o il Sole dell'Avvenire, non ci resta che ancorarci alle nostre responsabilità verso chi ci è più vicino, nelle relazioni essenziali come quelle tra il padre e il figlio. La narrazione è articolata in brevi capoversi, come una raccolta di poesie che si potrebbero leggere a sé stante. Il fascino della lettura risiede proprio nel suono che scaturisce dalla ricchezza lessicale delle parole e dalla struttura sintattica fuori dagli schemi, come sospesa e inesplicabile. E' una prova di eccezionale maestria stilistica, una ricerca dell'effetto che va a scapito della storia: tutto si ripete in un eterno ritorno,  i paesaggi, le situazioni, i dialoghi (di fatto solo tra padre e figlio) si susseguono monotoni e alla fine scontati. Si attende con ansia qualcosa che rompa la noia, ma non viene, se non un finale improbabile. Rimane un senso di oppressione ed era forse questo lo scopo dello scrittore. Certo è difficile da capire il grande successo del libro; è prolisso e si fa fatica ad arrivare alla fine. Perché leggerlo? Solo per dovere e attratti dalla maestria stilistica.

Cormac McCarthyPicador Classic Book