Tra i migliori che ho letto!

La zia Julia e lo scribacchino

scritto da Vargas Llosa Mario
  • Pubblicato nel 1977
  • Edito da Einaudi
  • 329 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 26 febbraio 2011

Vargas Llosa ha definito lʼopera dello scrittore come " due cose insieme: una riedificazione della realtà e una testimonianza del dissenso ( dello scrittore) rispetto al mondo.
Indissolubilmente uniti, nellʼopera (dello scrittore) compariranno questi due ingredienti, uno oggettivo e lʼaltro soggettivo: la realtà con cui (lo scrittore) si trova inimicato e i motivi di questa inimicizia; la vita così comʼè e quel che lui vorrebbe sopprimere, aggiungere o correggere nella vita".
Apparentemente, il romanzo esprime proprio questo dissidio.
Nei capitoli dispari si svolge la storia di un diciottenne, che sogna di diventare uno scrittore, e che nella Lima degli anni 50 sʼinnamora della zia, appunto zia Julia.
Le relazioni di parentela ( i nonni, i tanti zii e le tante zie, i cugini), lʼambiente di lavoro della radio, i locali e i quartieri malfamati, i villaggi peruviani sono il contesto allʼinterno del quale si sviluppa una narrazione briosa e piacevole, ma sostanzialmente scontata perché conduce allʼinnamoramento e alle difficoltà che non può non incontrare lʼamore tra un minorenne e una donna molto più vecchia.
Nei capitoli pari , invece, uno scrittore di radioromanzi ( lo scribacchino) inventa storie incredibili, meravigliose e catastrofiche: racconti totalmente fantasiosi, che sono senza dubbio la parte più affascinante del romanzo.
Il problema è che lʼimmaginazione prende la mano: lo scribacchino non governa più le proprie storie e soprattutto i propri personaggi.
Lo scribacchino, un giorno, confessa allʼaspirante scrittore che " sta succedendo qualcosa di imbarazzante, non ricordo bene i copioni, ho dei dubbi e mi scappano delle confusioni" I personaggi " si mescolano".
" Quando me ne accorgo, è troppo tardi.
Bisogna fare salti mortali per rimetterli al loro posto, per spiegare i loro mutamenti".
Con una maestria eccezionale, capitolo per capitolo Vargas Llosa aggiunge in ogni storia, trasmessa per radio, sempre più numerosi elementi di confusione fino ad arrivare ad un finale pirotecnico.

Ma è vero questo dissidio tra capitoli dispari ( quelli realistici) e i capitoli pari ( quelli immaginati) ? La storia del giovane diciottenne inizia come un classico romanzo dellʼottocento, ma poi si perde anchʼessa in vicende inverosimili, basti pensare alla peregrinazione dei due innamorati per la campagna peruviana per trovare un sindaco che li unisca in matrimonio.
E quando dopo molti anni il giovane scrittore, ormai affermato in Europa, ritorna in Perù, scopre che le vicende della vita sono come il destino di vecchi romanzi radiofonici: " lʼumidità aveva cancellato i caratteri, i topi e gli scarafaggi avevano mordicchiato e scagazzato le pagine, e i copioni si erano mescolati gli uni con gli altri.
Non cʼè modo di scegliere: tutalpiù, tentar di scoprire qualche testo leggibile." Ma allora aveva ragione lo scribacchino quando affermava, nel suo delirio, " che cosʼè il realismo, signori, il tanto vantato realismo che cosʼè ?

La sovrapposizione tra immaginazione e realtà ( il vero filone conduttore del libro) non è tanto conseguito dalla struttura narrativa ( anche se ricca di personaggi e di episodi), quanto si fonda su un linguaggio ed una sintassi che creano meravigliosamente un senso di evanescenza e di fantastica sospensione.
Si pensi allʼinizio del capitolo dodicesimo, senza dubbio uno dei migliori: " nel centro polveroso della città, a metà del jiron Ica, cʼè una vecchia casa con balconi e persiane le cui pareti maculate dal tempo e dagli incolti passanti ( mani sentimentali che incidono frecce e cuori e scribacchiano nomi di donna, dita perverse che scolpiscono sessi e parolacce) lasciano ancora intravedere, come in lontananza, velami di quella che era stata la pittura originale, quel colore che nella Colonia ornava dimore aristocratiche: lʼindaco".

Perché leggerlo ? È un libro bellissimo che si legge di un fiato ed è una fuga dalla realtà.
È opera di un grandissimo scrittore.

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