Tra i migliori che ho letto!
ma non lo rileggerei

La guerra della fine del mondo

scritto da Vargas Llosa Mario
  • Pubblicato nel 1981
  • Edito da Einaudi
  • 588 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 30 ottobre 2010

" Come era possibile che lì, alla fine del mondo ....
qualche cosa di diverso ordinava le cose, gli uomini, il tempo, la morte, qualcosa che sarebbe ingiusto chiamare follia e troppo generale chiamare fede e superstizione".
Sono queste le considerazioni di uno dei protagonisti di un libro incredibile e per certi versi indecifrabile.
Llosa Vargas racconta un evento reale, accaduto nel Brasile del 1889, nel passaggio dallʼimpero alla repubblica.
Una massa di diseredati si era raggruppata intorno ad un santone e, in una sorta di fanatismo messianico e religioso, aveva costituito un luogo di utopia, libero dallo sfruttamento.
Il governo della giovane repubblica mandò contro di loro un esercito possente, che, dopo una battaglia sanguinosa, compì una strage agghiacciante e crudele.
Lʼepisodio era stato narrato più volte, ma Llosa Vargas ne fa un racconto complesso, dove i temi sociali e politici si intrecciano con quelli spirituali e psicologici.
Il romanzo si può dividere in tre parti.
Nella prima lʼautore racconta gli antefatti della rivolta: uno strano personaggio si muove nel sertao, seguito da pochi discepoli, per ricostruire le chiese abbandonate e e quindi portare un segno religioso ad un popolo lasciato da tutti, anche dai propri preti.
Poi, intorno a lui si raggruppa una folla sempre più numerosa, ma il santone riesce anche a convertire personaggi tra i più disparati: capi banda, sanguinari assassini, commercianti, donne di malaffare, gobbi ed infelici.
Tutti sono attratti da una ricerca di redenzione e di pace.
Nella seconda parte si crea dal nulla il luogo dellʼutopia, Canudos, la cui fama richiama altra gente ma attira anche lʼattenzione dei latifondisti monarchici, che sperano di utilizzare la rivolta ai fini anti repubblicani, e lʼinteresse di socialisti e rivoluzionari, che interpretano con categorie europee vicende fuori dagli schemi delle ideologie marxiste ed anarchiche.
Le prime spedizioni inviate a domate la rivolta falliscono miseramente: la sopravvivenza di Canudos è una minaccia, non perché la povera gente intenda fare una rivoluzione ma perché è la testimonianza di una società utopica.
Esiste una alternativa tutta brasiliana allo sfruttamento e ciò non va bene sia ai monarchici che ai repubblicani: le due forze politiche si alleano e viene inviato un grande esercito.
E qui si apre la terza parte, la più incredibile di tutto il libro.
Con una abilità narrativa eccezionale, Llosa Vargas descrive per duecento pagine lʼassedio di Canudos: è una continua alternanza di descrizioni guerresche con la narrazione delle vicende dei diversi personaggi.
Quattro sonole figure centrali le cui storie unificano un racconto che sarebbe risultato frammentario.
Innanzitutto un gruppo formato da un nano, da una contadina e da un giornalista praticamente cieco, perché ha perso gli occhiali.
I suoi occhi annebbiati guardano le scene terribili con una prospettiva sfuocata, che rende irreale lʼintera narrazione ( un espediente letterario eccezionale).
Lontano dal campo di battaglia, a fatti già avvenuti, si sviluppa, poi, il dialogo tra lo stesso giornalista e uno dei capi monarchici, un barone la cui moglie è impazzita alla vista della sua casa bruciata dai rivoltosi.
La ragione, grande ordinatrice del mondo, si è dissolta dinanzi ai terribili episodi di Canudos: le regole non hanno più senso, il mondo è rovesciato.
" Lʼamore, il piacere, pensò il barone sconcertato.
Gli parve un sacrilegio che quelle belle, dimenticate parole apparissero sulle labbra di quellʼessere ridicolo, contratto come un airone sulla poltrona.
Non era comico, grottesco che una cagnetta bastarda del sertao facesse parlare dʼamore e di piacere un uomo che, malgrado tutto, era colto ? " Ma nel mondo la verità e la felicità si possono trovare proprio in qualche cosa di incredibile, come in un rapporto di amore e di affetto tra un giornalista, una contadina e un nano, o nellʼamore lesbico della moglie del barone per la sua domestica, al quale avrebbe potuto partecipare anche il barone stesso se si fosse accorto prima che ciò avrebbe fatto piacere a sua moglie.
E allora potrebbe essere che il barone potesse vedere che " la gente sulle barche non stava pescando ma gettava fiori in mare, spargendo petali, corolle, mazzi sullʼacqua, e facendosi il segno della croce, e, pur non potendo udirlo, il petto gli palpitava con forza, fu sicuro che quella gente stava pure pregando e forse cantando".

È estremamente difficile dare unʼunica interpretazione al libro.
Di certo lo si può leggere in tanti modi: un atto di accusa verso una classe dirigente spietata nella difesa dei propri interessi, una critica ad una sinistra spesso vanagloriosa e lontana dalla comprensione della realtà specifica, una rappresentazione crudele della violenza della guerra così come dellʼignoranza delle masse.
Penso invece che il filone conduttore sia la confusione, un affollarsi di voci e di immagini, un fuoco dʼartificio, che dura pochi minuti ma illumina il cielo in modo puntiforme, senza un senso evidente.

Perché leggerlo ? Lo stile narrativo è splendido e regge un libro, sicuramente lungo e frammentario.

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