Sconsiglio vivamente
e non lo rileggerei

Il sogno del Celta

scritto da Vargas Llosa Mario
  • Pubblicato nel 2010
  • Edito da Einaudi
  • 419 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 17 luglio 2011

Roger Casement è nato nel 1864, nel secolo della conquista del mondo da parte dellʼ Occidente, di ciò che si auto definiva la civiltà.
È il giovane Roger crede fortemente nello spirito civilizzatore, ed avventuroso, al punto di decidere andare nel Congo, allora terra di conquista del Belgio.
Ma lì la realtà gli si presenta in modo profondamente diverso: " quella povera gente frustata, mutilata, quei bambini con mani e piedi mozzati, che muoiono di fame e di malattia.
Quegli esseri spremuti fino allʼestinzione e per di più assassinati.
Migliaia, decine, centinaia di migliaia.
Da uomini che hanno ricevuto unʼeducazione cristiana.
Io li ho visti andare a messa, pregare, comunicarsi, sia prima che dopo aver commesso quei crimini.
Forse in quegli anni ho perduto la ragione.
E tutto quello che mi è accaduto dopo è stata lʼopera di qualcuno che, anche se non se ne rendeva conto, era pazzo".
Ma Roger crede ancora nella civiltà occidentale e quindi dedica la propria vita alla denuncia dei crimini perpetrati ai danni dei popoli.
Prima in Congo e poi in Brasile porta avanti una inchiesta per conto del governo inglese sulle condizioni di sfruttamento e sulle barbarie che venivano commesse.
Il suo nome diviene famoso in Inghilterra e negli Stati Uniti al punto che gli viene conferito il titolo di baronetto.
Ma è facile stare dalla parte della giustizia quando ciò riguarda terre lontane, soggetti al dominio di altre potenze, in questo caso il Belgio e il Perù.
È più difficile misurarsi con ciò che è vicino, come lʼIrlanda.
Roger è irlandese e decide di dedicare gli ultimi anni della sua vita alla lotta per lʼindipendenza per il proprio paese, al punto tale da portare avanti la folle idea di farsi aiutare dalla Germania, durante la prima guerra mondiale.
Viene arrestato nel 1916 e condannato a morte.

La vita di Roger Casement viene narrata in forma di romanzo, ma in questo caso Vargas non riesce, o non vuole, trasfigurare la storia.
Risulta un resoconto ben scritto, ma che non è unʼ indagine documentata, che chiarisca i fatti e le motivazioni di un personaggio così singolare e importante, né riesce a dare al lettore il senso della sofferenza e della disillusione che deve avere in qualche modo dominato il protagonista.
È senza dubbio un atto di accusa verso il colonialismo, ma resta come tale senza riuscire a muovere le coscienze.

Perché leggerlo ? Lʼunico motivo è scoprire un personaggio veramente singolare ed importante.

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