La terrazza proibita
Come spiega lʼautrice esistono due tipi di harem. Gli harem imperiali sono quelli più noti a noi occidentali: donne lascive e indolenti, guardate da eunuchi, e sempre pronte a soddisfare i desideri del loro padrone. Gli harem domestici sono invece famiglie allargate, nelle quali la donna è reclusa allʼinterno di un confine fisico ( generalmente le mura di un palazzo quando si vive in città) o di una barriera virtuale, quando si è campagna, dove la donna può teoricamente uscire ma ne è impedita dalle regole sociali e dalle consuetudini. In questo romanzo si parla dellʼharem domestico. Siamo a Fez in Marocco negli anniʼ40, probabilmente durante la seconda guerra mondiale. Il romanzo narra lʼinfanzia dellʼautrice nella famiglia allargata del padre e dello zio, In alcuni capitoli il racconto si sposta in campagna, nella grande casa del nonno materno,poligamo, a differenza di quanto avviene nella casa paterna, dove ci sono solo coppie monogamiche. Nel libro si possono individuare tre filoni narrativi. Il primo, il più accattivante, è la storia di una bambina che diviene adulta. I racconti recitati, non letti, delle tante donne della casa, la scoperta del grande palazzo, il gusto del proibito, il gioco e la solidarietà tra cugini riempiono di gioia e di meraviglia la vita di Fatema. Affascinata dalle donne adulte, dalla loro vitalità e dai loro sogni, la bambina desidera la libertà, più per simpatia che per un senso di privazione. Infatti confessa > la mia infanzia è stata felice perché i confini erano di una chiarezza cristallina . > Cercare i confini è diventata lʼoccupazione della mia vita.... mi sembra tutto facile a guardarvi (donne dellʼharem)..... fragili, voi, nel cuore della notte, sulla terrazza lontana, eppure così piene di vita, nutrici e custodi di meraviglie. Diventerò una maga. Cesellerò parole che danno corpo ai sogni, renderanno vane le frontiere . La meravigliosa infanzia si interrompe a nove anni, quando il cugino Samir, coetaneo e compagno di divertimenti e di monellerie, la pone dinanzi ad una alternativa: giocare con lui o dedicarsi a farsi bella. Lʼancora bambina Fatema sceglie la seconda strada e rompe lʼamicizia con il cugino. Il secondo filone narrativo riguarda la condizione della donna, privata della libertà allʼinterno dellʼharem. Chiusi dentro le mura del palazzo, persino la natura è sostituita da > disegni geometrici e floreali riprodotti sulle mattonelle... tutte le finestre davano sul cortile . Questa privazione fisica diviene un dolore esistenziale, che solo il sogno permette di combattere: > oh, sì, racconterei loro dellʼimpossibile di un mondo arabo nuovo, dove uomini e donne, avvinti in un abbraccio, volano nella danza via, senza più frontiere, tra loro, né paure... fiducia è il gioco nuovo da imparare..... vanno, mettendo un piede avanti allʼaltro con gli occhi fissi al nuovo quasi inimmaginabile orizzonte, ignoto eppure privo di minacce . Per lʼintellettuale Mernissi lʼharem è stata una realtà vissuta da bambina ma è anche una metafora di tutte le barriere che si vogliono mettere alle potenzialità delle donne, e degli uomini. Il terzo filone, più che narrativo, è sociologico. Lʼautrice descrive la vita dellʼharem e con essa i costumi della società marocchina tradizionale. È una parte molto interessante per noi occidentali. Emerge infatti una società nord africana e mussulmana per noi ignota: molto ricca culturalmente, tollerante ed aperta alle innovazioni di costumi e di valori. Si tratta di tre filoni narrativi, dove quello più spontaneo, lʼinfanzia di Fatema, è soffocato dagli altri due, nei quali la donna adulta prende il sopravvento. È plausibile che una bambina ancora così piccola percepisca con tanta chiarezza filosofica il disagio e lʼaspirazione alla libertà delle donne dellʼharem? O è Mernissi, che rilegge i personaggi e le vicende dellʼharem alla luce della sua consapevolezza di donna, adulta, intellettuale e impegnata politicamente? Dʼaltra parte il filone narrativo legato alla condizione della donna è a sua volta oppresso dellʼevidente intento del libro di descrivere lʼharem e il mondo marocchino: operazione nella quale prevale la sociologa rispetto alla scrittrice. La sovrapposizione di temi, le disgressioni sullʼemancipazione della donna e la prevalenza data allo studio della società rende la narrazione prolissa e ridondante, facendole perdere quella freschezza e ingenuità che talvolta traspaiono nelle vicende di Fatema bambina. Lʼautrice non è riuscita a far emergere i temi politici e sociali dal romanzo, e quindi dalla narrazione immaginativa, affidandosi troppo spesso alla scrittura e allʼimpostazione tipica di un saggio. Perché leggerlo? È molto interessante sotto il profilo della conoscenza del mondo mussulmano. In alcuni passaggi si sente una forte impronta poetica.
Le terre del Sacramento
Il romanzo è ambientato nel Molise tra il 1921 e 1922. È il nostro Meridione, contadino, arcaico e immobile da secoli. Le terre del Sacramento sono un feudo , lasciato incolto a causa di una maledizione divina, sostenuta dalla Chiesa alla quale i terreni erano stati espropriati da una ricca famiglia, i Cannavale. Paradossalmente lʼabbandono di questa terra la mette a disposizione dei contadini. Alcuni, i più ricchi e spregiudicati, hanno spostato i confini impossessandosi di fatto delle aree più fertili, la maggior parte, invece, attinge ai campi per fare legna, pascolare le poche bestie e raccogliere frutti e radici. Dʼaltra parte il proprietario, lʼavvocato Enrico, unico erede dei Cannavale, è il classico possidente apatico del Meridione, che dissipa il suo vasto patrimonio nel gioco, nelle donne e nei viaggi, circondato da una progenie di piccoli parassiti e sfruttatori. Luca, un ragazzo di ventʼanni, alto, robusto e intelligente, è figlio di poveri contadini. Doveva farsi prete, poi, irrequieto e incerto, ha abbandonato il seminario con grave dispiacere della madre per ritrovarsi studente in legge, squattrinato e senza prospettive. Sembrerebbe il classico destino di tanti giovani del Sud, la cui famiglia ha fatto enormi sacrifici per avere il figlio laureato, anche se povero. A cambiare la vita di Luca , e il futuro delle terre del Sacramento, è lʼirruzione di Laura. Cresciuta a Napoli frequentando la brillante società della città partenopea, Laura si è dovuta trasferire nel Molise alla morte del fratello. Ambiziosa, non accetta di appiattirsi nella monotona vita di provincia. Sposa lʼavvocato Cannavale e decide di sviluppare le terre del Sacramento. Le serve un tramite tra i suoi disegni e i contadini. Lo trova in Luca: chi più di lui, istruito, volenteroso ed ascoltato dalla sua gente, può convincere i braccianti a dissodare le terre del Sacramento con la promessa che potranno averle in enfiteusi? E Luca, ingenuo e affascinato dalla donna, lavora con energia e successo, riponendo piena fiducia in Laura. Ed anche il lettore per molte pagine coltiva lʼillusione che Laura voglia veramente dare sviluppo a queste sperdute lande del Molise. Finalmente un proprietario meridionale che vuole fare lʼimprenditore! Che ama la sua terra! In realtà, i contadini, e Luca con loro, sono stati ingannati: la terra è diventata di proprietà di una società di Napoli, di cui Laura è unʼazionista. I contadini devono rassegnarsi ad essere solo poveri braccianti, condannati alla miseria. Sono stati usati per preparare i campi, per rompere la maledizione, per aumentare il valore di vendita della terra. E come è sempre stato nel nostro Meridione, la protesta dei contadini finisce in una repressione, violenta e tragica, di cui fa le spese lo stesso Luca, rimanendo ucciso. Il libro è innanzitutto un romanzo sociale, impregnato di un intenso realismo. Lʼ autore descrive, con cupo fatalismo, una vicenda che poteva essersi ripetuta nei secoli, sempre uguale a sé stessa: lʼaspirazione alla terra, la figura di un giovane che si è fatto intellettuale ma ingenuamente non coglie gli intrighi del potere, una classe dirigente indifferente, egoista e avida. In fondo perché preoccuparsi della vita di gente, che cresce, invecchia e muore con lo svolgimento della vita fisica ma con una totale immobilità della mente? Questa interpretazione del romanzo è vera per gran parte delle vicende e dei personaggi, questʼultimi stereotipi di una funzione sociale e non ricchi di una vita interiore. Essa diviene meno vera dinanzi alla figura di Laura. Chi è questa donna? Fredda, ambiziosa, disponibile ad un matrimonio di interesse, ma spesso affettuosa, gentile, attenta ai rapporti umani. È veramente una manipolatrice o ella stessa vittima? > Laura allungò la mano libera verso Luca, sorridendogli affettuosamente.... ( poi) il sorriso di Laura si spense . Perché non leggerlo? È lento e monotono, senza appassionare la lettura.
Terroriste
L’autore è uno scrittore americano ma ho letto il libro nella sua traduzione francese. Un ragazzo, figlio di una irlandese e di un egiziano che lo ha abbandonato, vive in un forte conflitto con la società americana, che riflette anche il suo difficile rapporto con la madre, donna libera e piena di idee artistiche, e una visione idealizzata della società del padre: quella mussulmana. Sviluppa una profonda fede in questa religione seguendo il corso di letture coraniche di un imam da cui è profondamente influenzato. Nel frattempo si sviluppa un’altra storia: un insegnante ebreo, del liceo frequentato anche brillantemente dal ragazzo, conduce una vita opaca, piena di disillusione e di stanchezza esistenziale. Nel suo ruolo di tutor contatta il ragazzo per convincerlo ad andare all’università, ma ne ottiene un netto rifiuto in quanto il giovane ha deciso di prendere la patente da camionista. Infatti va a lavorare presso un negozio di mobili, il cui proprietario, un libanese, è amico dello sceicco. In realtà si tratta di una copertura di terroristi e il ragazzo viene convinto a condurre un camion, pieno di materiale esplosivo, in un tunnel cittadino, con forte traffico, in modo da produrre una strage. L’insegnante ebreo, venuto a conoscenza che la polizia sospetta di un attentato e il libanese è stato ucciso dai libanesi in quanto era un infiltrato della polizia, lo insegue per convincerlo a desistere. Sale quindi sul camion, sembra decidere anche lui di andare alla morte e poi infine il libro si conclude lasciando il lettore nell’incertezza riguardo all’esplosione: non è chiaro se il ragazzo ha deciso comunque di compiere l’attentato o se invece ha desistito, convinto dall’insegnante. Il tema fondamentale del romanzo è l’innocenza del ragazzo a fronte di una società americana ormai in fase di disfacimento morale e spirituale e di un mondo degli adulti ipocrita e rassegnato. Anche le figure che il ragazzo considerava di esempio, come l’imam e il commerciante libanese, si rivelano poi dei falsi che utilizzano il giovane e lo abbondano al proprio destino. La ragazza idealmente amata è invece una prostituta che viene pagata dal commerciante libanese per andare a letto con il giovane. La madre ama il figlio, ma ha sempre la «testa» per altre cose, non lo ascolta neanche nel momento più difficile della sua vita, quando deve andare verso l’attentato suicida. Solo l’insegnante ebreo è vicino al ragazzo e ne comprende le motivazioni. E qui si tratta di un accostamento di forte impatto politico: proprio i credenti di due religioni, che sembrano oggi lontane, si rivelano invece più vicini, forse perché nella Torah ci sono così tante somiglianze con il Corano e forse perché l’insegnante ebreo è così disgustato dalla società americana che capisce la spinta verso il suicidio del giovane. L’idea di fondo del libro è quindi molto forte e riprende, se vogliamo, l’Idiota di Dostoevskij: il giovane è un idiota, è un anti-eroe, perché non capisce le regole del mondo. Il problema è che il ritmo è sempre molto lento, spesso prolisso e ridondante, assumendo solo alla fine, nell’ultimo capitolo, una velocità che sarebbe stato meglio incontrare prima. Per contro i personaggi sono poco studiati, restano piatti, talvolta incomprensibili. Anche l’ambiente di contorno è stereotipato, scontato e quindi la sua descrizione risulta poco efficace.
The Thicket (la foresta)
Dinanzi al male, alla violenza, alle tante vittime innocenti, ai genocidi e agli stermini di massa ci chiediamo spesso se Dio esista o, se cʼè, non sia un Essere indifferente alla condizione umana. E tante volte ci viene da rispondere con le parole di Shorty, uno dei personaggi del romanzo: > Dio è unʼidea, e il diavolo siamo noi. (...) La vita non è bianca e nera, qui e là. Cʼè un poʼ di fango in essa, e noi siamo parte del fango . Questo romanzo affronta la questione del bene e del male e lo fa con una storia avventurosa, terrificante e cinica. Unʼepidemia di vaiolo ha reso orfani due adolescenti, Jack e Lula. Vengono presi in carico dal nonno: esempio di virtù e di saldi valori, almeno agli occhi dei ragazzi. > Era un uomo religioso e sempre era convinto che egli avrebbe visto tutti in paradiso. Era una cosa ferma e solida in lui, e lo confortava in tutte le situazioni, e mi aveva insegnato che questo era il modo con il quale bisognava trattare con il mondo . Iniziano un viaggio, che avrebbe dovuto portare i ragazzi a vivere presso una zia, quando, attraversando un fiume su un piccolo traghetto, il nonno viene ucciso da un malvivente, lʼ imbarcazione si rovescia e Lula viene rapita dai banditi.Jack è atterrito e vuole mettersi subito alla ricerca della sorella. Giunto nella cittadina più vicina, si imbatte in un nano, appunto Shorty, e in Eustace, un gigante nero sempre insieme ad un maiale. I due sono disponibili ad aiutare Jack, perché il ragazzo li ha convinti promettendo come ricompensa una proprietà avuta in eredità. Sono due pochi di buono, almeno sembra; ma i dubbi di Jack sono altri: > potrebbe non essere necessario uccidere qualcuno. Shorty e Eustace mi guardarono come se mi fossero appena caduti i pantaloni e avessi cagato una grossa merda proprio lì nella stanza. Potrebbe non essere necessario uccidere qualcuno? disse Eustace, hai preso un drink o due senza che me ne accorgessi? Jack perde la verginità con una giovane prostituta, dalla quale viene a sapere che il nonno la frequentava con assiduità. Assiste alla tortura di uno dei banditi da parte di Eustace e Shorty; questʼultimo gli racconta la spaventosa storia dello sceriffo, la cui famiglia fu orrendamente trucidata dagli indiani. Jack tenta di non cedere, rivolgendosi a Dio, > ma le preghiere le sentivo senza senso, a differenza di quando ero a casa e la mia famiglia era in casa con me e ogni cosa era in ordine. Le preghiere allora sembravano vere, ma adesso le sentivo vuote . Hanno saputo che i malviventi si sono nascosti in una boscaglia, unʼarea impenetrabile ed in mano ai banditi. Inizia «una nobile spedizione di salvataggio»; peccato che il gruppo sia formato da improbabili personaggi: un inetto cercatore di tracce (Eustace), un maiale quasi cane, un nano troppo saggio per essere reale, una prostituta un poʼ innamorata e un poʼ in fuga, uno sceriffo disperato e un poverʼuomo, un addetto alle pulizie che si aggiunge così, per paura o perché non saprebbe cosa fare dʼaltro. È una metafora dei dannati della terra? Comunque sia, con questa compagnia bislacca Jack si inoltra nella boscaglia: si imbatte in cadaveri orribilmente sfigurati e in superstiti ancora traumatizzati dai crudeli criminali, viene a conoscenza di storie agghiaccianti, di atroci delitti, ed è coinvolto in sparatorie e omicidi, nei quali i suoi compagni mostrano la stessa indifferenza alla vita di quella dei banditi. È come discendere agli inferi, non cʼè un limite alla malvagità dellʼuomo. Fino a quando, in una scena finale di forte tensione, gli eroi, che vorremmo fossero buoni, fanno strage dei nemici e liberano Lula. Nel corso dello scontro Jack non ha remore, è ormai un assassino determinato e privo di freni etici, non cerca più la Giustizia, non si aspetta nulla dalla legge, non ha più rispetto della vita umana: > mi sentivo lontano da Gesù e più vicino a Satana di quanto ero mai stato prima . È meglio non riportare il finale del romanzo: è di un buonismo deludente, del tipo «tutti vivranno felici e contenti»; una caduta narrativa dopo un racconto che non lascia spazi allʼimmaginazione, tanto gli orridi atti di crudeltà sono dettagliati e ripetuti sino alla noia. Cʼè da chiedersi quale sia stata la finalità dellʼautore: un inno alla violenza, un affresco della società moderna con le sembianze del mondo del West, o, peggio ancora, convincerci che si diventa adulti solo se si accetta il male come elemento caratterizzante la vita umana, in tutte le epoche. Se così fosse, noi rispondiamo con le parole di un grande filosofo confuciano (Wang Yang - Ming, vissuto tra il 1472 e il 1529): la Mente, detta anche Cuore/Spirito (principio unificante dellʼuniverso) > condivide la stessa essenza della natura umana ed essendo la natura umana originariamente buona altrettanta perfezione va riconosciuta alla Mente . È inutile domandarsi se Dio è buono, cattivo o indifferente, perché non è altro che la proiezione della natura umana: siamo noi che dobbiamo coltivare noi stessi con la conoscenza, il comportamento, la compassione e la sincerità, in modo da agire bene e sgombrare il campo dal male. Il pregio fondamentale del romanzo è lo stile narrativo. Non è un inglese facile, perché pieno di parole gergali e con una struttura sintattica apparentemente involuta; eppure è proprio la scrittura a dare originalità al racconto, ad intrigare ed affascinare il lettore. Dispiace che tanta abilità sia stata messa al servizio di un messaggio così sbagliato. Perché leggerlo? Talvolta noioso, ridondante di crudeltà, troppe disgressioni: ciò che avvince è la scrittura.
This side of Brightness
Nel cercare un senso a questo intenso e confuso romanzo mi è venuto in mente la Gerusalemme Liberata, una metafora di una purificazione collettiva ed individuale che dovrebbe condurre alla resurrezione. Anche per McCann il tunnel, vero protagonista del racconto, rievoca un cammino in fondo al quale dovrebbe esserci la luce. Ma come i cavalieri di Torquato Tasso non possono raggiungere la santità a causa di sé stessi («vivrò fra i miei tormenti,(..) forsennato, errante: temerò me medesimo»), così per l'autore ogni ombra di noi stessi conduce ad un'altra ombra, ogni tunnel ad un altro tunnel. Come scrive Amelia Rosselli, > fermi ad un destino sempre semovente o irriconoscibile, tra gli alti pini stentati, tra le tante altre cose di cui non scriviamo purché riusciamo a viverle, fra le tende del camping v'erano infatti i soliti traditori: me stessa travisata da imperatore povero, (...) ho disfatto tutti i tunnel della contr' ora ( da Documenti)): non si esce dalla depressione, non c'è speranza. La questione è che McCann vorrebbe trattare questo tema esistenziale all'interno di una struttura narrativa tradizionale. Ed infatti il racconto prende le mosse dalla costruzione del grande tunnel subacqueo necessario per realizzare la metropolitana di New York. Siamo all'inizio del novecento: l' opera è gigantesca, i mezzi tecnici sono rudimentali, le condizioni di lavoro pesanti e difficili, i rischi altissimi. Al tunnel lavora Nathan Walker: un robusto uomo di colore, > le grandi braccia, il tozzo torace, il fascio di muscoli, (...) felice ed infelice quanto basta, sufficientemente solitario, in prevalenza solo, Walker è capace, come un uomo che spende molto tempo con sé stesso, di ridere forte senza un'apparente ragione . L'uomo si prende cura della figlia appena nata di un amico vittima di un grave incidente di lavoro. L'affetto per la bambina si trasforma con gli anni in amore, un uomo avanti negli anni sposa una ragazza molto giovane, un negro si unisce ad una bianca. Questo tema viene abbandonato dall'autore (ed allora perché introdurlo?) o forse si allude alla contaminazione tra differenti età ed etnie come un peccato che è all'origine di una serie di disgrazie: la moglie muore travolta da un auto, il figlio si vendica assassinando l'investitore e viene poi ucciso dalla polizia, la nuora si dà alla droga e muore di overdose, il nipote, Clarence Walker, cade nella depressione quando assiste alla morte o suicidio del nonno. E' veramente troppo! Accanto a questa storia, sinceramente inverosimile, emerge lentamente il vero tema del romanzo: Clarence Walker (per molte pagine chiamato «Treefrog», una rana che vive sugli alberi) si è nascosto in un tunnel tra i senza dimora, e si è fatto una tana in un luogo inaccessibile, raggiungibile solo con una spericolata passerella. > Ogni cosa sta nella più pura oscurità così che può difficilmente vedere persino il palmo della mano di fronte al viso. E poi c'è un lento venire di un insieme di tunnel e sprazzi di luce e può vedere attraverso le ombre. Ascolta i movimenti e la paura scende giù per la pancia e si deposita nel fegato : ricordi, ritratti evanescenti, un passato non più reale, solo sognato con nostalgia, in una spietata indifferenza. E com'è l'amore nel tunnel, metafora della nostra vita? > Le unghie di Angela strisciavano lungo la sua schiena, lasciando delle tracce nella pelle, e il movimento del loro respiro rapido rapido rapido rapido, una spinta selvaggia da entrambi, finché tutto si disfaceva in lunghi affanni di respiro, lento lento lento lento, e poi tutte e due potevano giacere là in attesa di qualcosa di più . Come un buon romanzo americano ci deve essere un lieto fine: è tuttavia troppo appiccicato per darci sollievo, dopo la fatica di giungere alla fine del racconto, caparbiamente. La scrittura è il pregio del libro ed è ciò che lo sostiene. In una trama disordinata, con personaggi descritti in modo superficiale, senza mai approfondire le innumerevoli curve della narrazione, il lettore deve lasciarsi avvincere dalle parole, dalla sintassi, dalla capacità di evocare sentimenti, immagini, condizioni umane. Si rimane ammirati dinanzi ad alcune sottili citazioni, come il termine «funhouse darkness» , che richiama la canzone della cantautrice americana P!nk: "ballo per questa casa vuota ci demolisce ti butta fuori urlando nei corridoi girando tutto intorno ed adesso noi cadiamo..... Perché leggerlo? E' faticoso ma la scrittura è affascinante.
A thousand splendid suns
Lʼamicizia femminile è al centro di questo romanzo.Lʼautore narra le vicende della condizione femminile in Afghanistan in un arco di tempo molto lungo, dagli anni ʼ60 ad oggi, dalla monarchia sino allʼinvasione dellʼesercito occidentale, percorrendo il periodo «sovietico», la guerra civile e il regime talibano. Racconta la dura vita delle donne tramite le vicende di due figure femminili: Mariam e Laila. Mariam ha quindici anni nel 1974, quando il padre la dà in sposa ad un uomo molto più anziano: Rasheed. Il matrimonio dovrebbe sanare una situazione scandalosa. Mariam è una figlia illegittima e quindi, dopo il suicidio della madre, non può essere accolta nella famiglia paterna.Per la ragazza si interrompe una adolescenza relativamente felice, arricchita dal mito del padre e dal sogno di essere accolta come figlia a tutti gli effetti, di non essere più una bastarda. Eppure, benché tradita dal padre, un debole ed un codardo, Mariam affronta con coraggio la nuova vita, nella grande città di Kabul. Ma Rasheed si rivela un uomo dispotico e violento, soprattutto dopo che Mariam non riesce a dargli un figlio maschio, perdendo anzi la bambina di cui è in attesa. La monarchia viene sostituita dal regime comunista e la condizione della donne migliora, almeno nelle dichiarazioni ufficiali e per un ristretto strato della popolazione. Ma per Mariam non cambia nulla: vive reclusa in casa sottoposta al dominio brutale del marito. Il racconto narra poi lʼadolescenza di Laila: una ragazzina vivace, irrequieta, istruita, innamorata sin da piccola di un compagno di giochi: Tariq. La guerra tra bande tribali porta ad un clima crescente di violenze, uccisioni, rapimenti e stupri, spingendo molte famiglie, tra cui quella di Tariq, a fuggire in Pakistan. Una bomba distrugge la casa di Laila, uccidendo i genitori. La ragazza viene salvata ed accolta da Rasheed e Mariam. In realtà lʼuomo mira a sposarla e ci riesce, in parte con lʼinganno ( con la falsa notizia della morte di Tariq) ed in parte perché Leila aspetta un figlio da Tariq e vede nel matrimonio una soluzione per sé e soprattutto per il bambino. Dapprima Mariam accoglie con ostilità Leila, che le ha usurpato il ruolo di unica moglie, ma poi proprio la crudeltà di Rasheed, la nascita di due bambini e la durezza della vita sotto il regime talibano creano una crescente solidarietà tra le due donne sino ad una profonda amicizia. È un legame tipicamente femminile perché nasce dalla cura per i bambini e dalla volontà di resistere, con fermezza e testardaggine, alle violenze inaudite alle quali sono sottoposte da parte di Rasheed. E sarà proprio Mariam, la docile e remissiva Mariam, a uccidere con un colpo di scure il marito, che stava cercando di assassinare Leila. In tal modo Mariam permetterà la fuga di Leila e si condannerà alla morte per mano dei talibani: un sacrificio estremo per il futuro felice dellʼamica e dei suoi bambini. Le parti migliori del romanzo sono quelle dedicate alla descrizione dellʼinfanzia e dellʼadolescenza di Mariam e di Leila: la rappresentazione del mondo della campagna, quello di Mariam, contrapposto allʼambiente di Kabul, dove è cresciuta Leila; lʼinnocenza e i sogni delle due ragazze, così differenti ed eppure simili, perché tipiche dellʼadolescenza; lʼaffetto per il padre, per Mariam mitizzato e per Leila tangibile; la lontananza affettiva delle madri e il legame così profondo tra Leila e Tariq, senza dubbio la parte positiva di un romanzo generalmente cupo e triste. Quando poi si passa a descrivere le vicende dei due matrimoni, si percepisce un senso di astrattezza e di artificioso. Inutilmente lʼautore utilizza lʼespediente letterario di narrare le vicende secondo i punti di vista delle due donne: le due personalità restano sullo sfondo, appiattite dalle scene di violenza e di vita afgana, a loro volta ripetitive e così simili a come le immaginiamo noi occidentali. In particolare, lʼamicizia fra le due donne non viene approfondita, ma emerge in modo superficiale senza che ne vengano scandagliate le motivazioni e le contraddizioni. La decisione estrema di Mariam di uccidere il marito e di liberare Leila appare come un atto improvviso, senza che se ne capisca la maturazione, con il risultato che proprio Mariam appare un personaggio di secondʼordine rispetto a quello di Leila, quando invece ha tutti i tratti di una eroina della tragedia greca. Perché non leggerlo? Troppo lungo e a tratti ridondante.
Ti prego lasciati odiare
Ben tornata superficialità! Il romanzo è una moderna favola dʼamore, con tutti i suoi ingredienti: la piccola cenerentola, nei panni di una ragazza progressista ed arrabbiata; il principe azzurro, ma indipendente ed impegnato nella carriera; la contrapposizione tra valori borghesi e mondo aristocratico, il tutto nella moderna Londra delle banche dʼaffari. La protagonista, ed anche narratrice del racconto, è Jenny. Nata da una famiglia vegana, animalista, pacifista ed anti capitalistica, Jenny ha abbracciato la carriera dellʼavvocato fiscale, non tradendo del tutto i valori dʼorigine ( lei è soltanto vegetariana!), ma decidendo di avere una propria vita, che non ricalchi la tradizione familiare. Si è creata una immagine di sé di donna forte e «tutta cervello», conducendo storie sentimentali fallimentari con uomini, colti, di «sinistra», che piacciono tanto alla sua famiglia, ma non a lei. Nella banca dʼaffari dove lavora, e dove è molto apprezzata, porta avanti da alcuni anni una «guerra» con Jan, cadetto di una alta locata stirpe, brillante, ma vanesio, arrogante e antipatico. Jenny deve ammettere che è un uomo affascinante, ma la provenienza di Jan, i suoi atteggiamenti, insieme con lo spirito competitivo che anima la ragazza, la portano ad un vero e proprio astio verso il bellʼaristocratico. In una ormai famosa lite, Jenny, impetuosa comʼè nel suo carattere, è arrivata a rompere il nobile naso di Jan. Non possono quindi lavorare insieme. Ma un importante cliente ha chiesto di essere seguito da entrambi e quindi i due, loro malgrado, si trovano ad «essere un team». Come cʼera dʼaspettarselo, la «magica attrazione», di cui parla Goethe nelle Affinità Elettive, ha la meglio sulla differenze di carattere, di idee, di status sociale e sullo spirito competitivo di entrambi. Jenny e Jan si trovano in situazioni nelle quali si verifica una crescente vicinanza fisica: un palpeggiamento casuale, ma che dà strane vibrazioni, un bacio simulato ( per far dispetto alle corteggiatrici di Jan), un bacio non più simulato sino ad un rapporto dʼamore. > È come mangiare qualcosa che sai ti farà male allo stomaco, ma a cui non riesci proprio a resistere . «La corazza», che la ragazza si è creata, si scioglie come in unʼonda, fra le braccia di Jan.Ma se non voleva farsi conquistare dal suo principe azzurro perché, quando deve uscire con Jan, si lascia convincere dalle amiche a vestirsi in modo provocante e sensuale? Il finale è scontato: i due si sposano con una cerimonia sontuosa (500 invitati). La ragazza afferma il suo spirito «proletario» non vestendo il velo, ma accetta di portare gli splendidi gioielli della famiglia del marito. Un giusto compromesso tra idee socialiste e quelle aristocratiche! Il pregio fondamentale del romanzo è lo stile: delicato, ironico, soffuso. La narrazione si basa fondamentalmente sui dialoghi, intercalati dalle sensazioni, più che riflessioni, di Janny. E sono proprio la leggerezza e lʼeleganza, con la quale lʼautrice racconta il progressivo cedimento della ragazza alle lusinghe dei sensi, a costituire lʼelemento piacevolmente attrattivo del romanzo. Peccato che non ci sia suspense: tutto è già scontato, senza colpi di scena o reali momenti di rottura in una trama narrativa, troppo debole per avvincere. Un altra occasione mancata è il contesto. Lʼambiente delle banche dʼaffari, con le loro spietate regole di carriera e di competizione, resta sullo sfondo; anzi, in certi casi, risulta inverosimile, basti pensare alla figura del capo, troppo comprensivo per essere reale. Perché leggerlo? Se si ha bisogno di leggerezza, si legge con piacere.






