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Saturday
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Saturday

Henry è un neurochirurgo che vive a Londra con la moglie, avvocato, e due figli, il maschio musicista e la figlia poetessa che abita momentaneamente a Parigi. Si sveglia un sabato mattina e assiste dalla finestra allʼatterraggio di emergenza di un aereo e immagina sia un atto di terrorismo. Inizia in tal modo la giornata di sabato, che è caratterizzata da alcuni fatti generali (le notizie in televisione sulla prossima guerra in Iraq, la marcia dei pacifisti contro la guerra, le vicende dell’aereo atterrato dʼemergenza), e da alcuni fatti privati (le relazioni con la moglie, la gara di squash con un amico, la visita alla madre malata di Alzheimer, la partecipazione a un concerto del figlio, la preparazione della cena per il ritorno della figlia e l’arrivo del suocero, anche lui grande poeta). Il racconto si sviluppa in questo contrasto tra il catastrofismo del contesto esterno e la ricerca della pace famigliare, di una vita serena al di là della turbolenza esterna. Questo tentativo non ha successo e basta un piccolo incidente automobilistico per fare irrompere la violenza e l’imprevisto nella vita intima e famigliare. Per evitare la marcia dei pacifisti, Henry compie una scorrettezza in auto e urta la macchina di alcuni balordi, che cercano di aggredire il chirurgo. Henry riesce tuttavia a liberarsi da una situazione difficile in quanto destabilizza il ruolo del capo dei balordi, di nome Baxter, riconoscendo che è afflitto da una grave forma degenerativa del cervello. Baxter intende vendicarsi per l’affronto e irrompe in casa di Henry proprio nel momento in cui la famiglia sta festeggiando l’arrivo della figlia e del nonno, il grande poeta. Baxter minaccia la moglie di Henry e ordina alla ragazza di spogliarsi: in una situazione di grande tensione la ragazza legge alcune brani di poesia, che addolciscono Baxter che rinunzia alla violenza e viene spinto giù dalle scale da Henry e da suo figlio. Il romanzo si conclude con la decisione di Henry di operare Baxter, che era rimasto gravemente ferito e poi su una serie di riflessioni esistenziali da parte del chirurgo: > tutto ciò che sente è la paura. È debole e ignorante, spaventato delle conseguenze imprevedibili di un’azione che è sfuggita dal controllo ed è generatrice di nuovi eventi, di nuove conseguenze, sino a quando sei condotto in un posto dove mai sognavi di essere e che non avresti mai scelto, il coltello alla gola . Il libro si sviluppa intorno a tematiche di forte contenuto filosofico: l’impotenza dell’uomo verso un contesto sempre meno spiegabile, l’impatto del catastrofismo sulla vita quotidiana, la ricerca della serenità nell’ambito famigliare, la debolezza delle barriere tra esterno ed intimità, il peso dell’ereditarietà e la vita fuori dal nostro controllo e il ruolo delle relazioni affettive. Ma il tema più interessante del racconto è il contrasto tra la cultura scientifica, che cerca di portare ordine e razionalità e la cultura letteraria, in particolare la poesia, che interpreta il mondo secondo schemi non riconducibili alla razionalità scientifica e riesce, forse per questo, a cogliere il senso più intimo delle cose e a risolvere le situazioni. È la poesia recitata dalla figlia che fa uscire Baxter dalla pazzia e non i ragionamenti logici di Henry. E allora qual è l’uscita da una situazione non più comprensibile sulla base dei canoni della razionalità scientifica? Si è in una situazione di impasse, che si sintetizza dalle parole del poeta, Matthew Arnold: > oh amore portaci a essere autentici l’uno all’altro! Per il mondo che sembra giacere davanti a noi come una terra di sogni, così vario, così bello, così nuovo. Non c’è realmente né gioia, né luce, né amore, né certezza, né pace, né aiuto al dolore; e noi siamo qui come su una piana oscura, sballottati con confusi allarmi di lotta e di combattimento, dove armate ignoranti si scontrano di notte . Lo scontro tra il desiderio (l’amore che ci fa vedere il mondo come una terra di sogni) e la realtà, che ci appare solo portatrice di morte, non è questa contraddizione risolvibile solo da un approccio razionale?I forti contenuti filosofici e la molteplicità dei temi non vanno a beneficio del ritmo narrativo e dell’unitarietà del discorso. È, come al solito, scritto molto bene, ma talvolta si presenta troppo intellettualistico e i personaggi risultano piatti su un ruolo affidato che risponde più a stereotipi che a un vero approfondimento dei caratteri.

Ian McEwanJonathan Cape
Selected Short Stories
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Selected Short Stories

Secondo l’introduzione i quattro racconti sintetizzano lo stile e l’evoluzione dell’autore. Il primo racconto ruota attorno all’amore del mito e del bello. In the last of the Valerii, un conte italiano ha sposato una ricca e bella ereditiera americana, ma si innamora di una statua di Giunone, scoperta nel suo palazzo. La vicenda è raccontata da un personaggio, che sembra rappresentare lo scrittore, che guarda divertito, stupito e interessato l’innamoramento di un essere vivente per una statua. In the Real Thing un artista, che lavora abitualmente all’illustrazione di libri, viene coinvolto da una coppia di persone distinte cadute in miseria. Essi chiedono di poter lavorare come modelli per l’artista, il quale, dapprima accetta, ma poi si rende conto che un conto è la vita reale e un’altra cosa è un personaggio di una rappresentazione. Il racconto è quindi tutto condotto sulla contraddizione tra vita reale ed espressione artistica, figlia a sua volta dell’immaginazione. The lesson of the master, il meno riuscito dei racconti, ha come oggetto la falsità. Un giovane scrittore si innamora di una ragazza ma viene convinto da un anziano scrittore a darsi totalmente all’arte: il matrimonio o un forte legame sentimentale sono comunque elementi di disturbo perché costringono ad affrontare la prosaicità della vita normale. Quando ritorna da un lungo viaggio in Italia, il giovane scrittore viene a sapere che il suo «maestro» ha sposato la giovane: era tutto un tranello. Infine, l’ultimo racconto, Daisy Miller, è ambientato in Europa continentale e in particolare a Roma. Sono presenti alcuni temi cari all’autore: gli americani all’estero, una giovane donna americana, indipendente ma ingenua, l’italiano corruttore e il giovane innamorato. Gli ambienti sono quelli dell’alta borghesia che viaggia all’estero e Roma portatrice di febbri malariche, anche se affascinante per i resti di una grande civiltà. La contraddizione tra la società americana, rude ma sana, e la società europea, in particolare italiana, decadente ma figlia di una grande cultura, è evidente. Lo stile di James è sempre affascinante, talvolta involuto ma ricco di suggestioni. In particolare sono le descrizioni della natura, delle città e degli ambienti a costituire il pezzo forte dell’autore, mentre i dialoghi si rivelano spesso noiosi e scontati.

Henry JamesPenguin
Sugar (in Sugar and other stories)
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Sugar (in Sugar and other stories)

Si tratta di un breve racconto. Il padre della narratrice è ricoverato in un ospedale di Amsterdam, dove gli è stato diagnosticato un cancro alla prostata, che lo porterà in tempi brevi alla morte. È un uomo taciturno e schivo, che si apre alla figlia, la narratrice, raccontando della famiglia e del nonno. Uno dei temi è costituito dall’abitudine della moglie di «raccontare delle bugie», ossia di inventare episodi della famiglia. La narratrice si rende quindi conto che «buona parte del mio passato poteva essere stata confezionata da mia madre». Il tema del racconto è il mito della famiglia, ossia la capacità di mitizzare, idealizzare e immaginare una memoria famigliare, che incide poi in modo determinante nell’evoluzione mentale, psicologica e culturale dei discendenti. > Durante quelle settimane estreme in Amsterdam pensavo alle origini. Pensavo intorno a mio nonno. Pensavo anche a certi miti delle origini che avevo messo insieme da bambina per spiegare cose che erano importanti, il mio senso di essere del nord, la paura dell’arte, l’inevitabilità della fine . L’elaborazione mitologica è l’elemento determinante di questa memoria, che non fotografa la realtà, non è storia, ma permette di ricevere un mondo di valori e di sensazioni. La narratrice immagina che la sua famiglia paterna fosse come il sistema degli dei nordici «selvaggi, stravaganti, duri, robusti e terrorizzanti» e che > le bugie di sua madre fossero per addolcire e mitigare il mondo tempestoso e freddo di mio padre . L’invenzione nella narrazione è un modo per liberarci dal dolore, dall’aridezza della vita, dall’avvicinarsi inesorabile della morte: > che cos’è tutto questo, tutta questa storia che vi sto raccontando se non un’accurata selezione di cose che si possono dire, che possono essere portate alla luce del giorno? A lato di questa costruzione si allungano le ombre nere delle cose non dette, perché non voglio, o non oso dirle, oppure non le ricordo, le ho fraintese, le ho dimenticate, o non le ho mai sapute . Se la vita non è quella reale, ma ciò che si ricorda e quindi si racconta, la vita è letteratura. Essa non ci restituisce le persone: «nessuna di queste parole ce lo può restituire». Restano solo il mito e il racconto. Un racconto breve, ma di grande spessore, sia filosofico che letterario. Lo stile è molto efficace, costruito intorno a una sintassi elaborata, ma chiara, che rende la lettura piacevole ed agevole.

A.S. ByattChatto & Windus