Gradimento Medio
e non lo rileggerei

Via delle Oche

scritto da Lucarelli Carlo
  • Pubblicato nel 1996
  • Edito da Giulio Einaudi
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 15 novembre 2022
Siamo a Bologna nei giorni immediatamente precedenti alle elezioni del 1948, in un clima di duro scontro tra la Democrazia Cristiana e il Fronte Popolare. Il vice commissario De Luca è stato appena trasferito a Bologna per seguire la Buoncostume, lui che era stato il più giovane commissario d'Italia ed era noto per aver risolto numerosi delitti. E' stato declassato, in qualche modo salvato dall'epurazione se non dalla fucilazione, colpevole di aver lavorato all'investigativa della famigerata brigata Muti. Non conosce bene la "geografia politica" della questura, dove convivono un vice questore democristiano e un capo di gabinetto comunista; ma De Luca è caparbiamente legato alla sua missione di poliziotto, a prescindere dal contesto. Al maresciallo Pugliese, l'unico amico a Bologna, che lo invita alla prudenza, dichiara con enfasi che non gli importa se lo usano, "io sono un poliziotto, Pugliese, faccio il poliziotto e sto con chi mi permette di fare il mio mestiere!" Un morto in Via delle Oche  il quartiere dei bordelli, gli permette di mettere in campo le capacità investigative. Il corpo è del buttafuori della casa di tolleranza e De Luca  capisce subito che si tratta di un omicidio. Non si ferma anche dopo che il delitto viene derubricato come "suicidio intenzionale" e il vice gabinetto lo invita a non uscire dalle sue competenze. "Gli sconfinamenti d'ufficio, da noi, non sono graditi. (...) Vice commissario aggiunto, pensi alle puttane che sono importanti anche quelle". Continua l'indagine e si imbatte in altri assassinii e nella scomparsa di una giovane prostituta, trovata pure lei morta ammazzata. La testimone chiave è una tenutaria di bordelli, "Tagliaferri Claudia in arte Tripolitina, signorina e non signora"; De Luca potrebbe perdersi nelle braccia della prostituta esperta, trovare momenti di pace nella "pelle, calda e un po' umida di sudore" della donna, ma il poliziotto non dimentica mai la sua missione. Quale legame c'è tra i diversi delitti? Perché il vice questore è così interessato ad insabbiare e il capo gabinetto ad incitare De Luca ad andare avanti? Respinta, "con un sorriso duro, che le fece tornare le rughe agli angoli della bocca", la Tripolitina grida, "non sei così forte, commissario, non lo siamo nessuno dei due. Tu sei solo un poliziotto e io sono solo una puttana". De Luca sa che è uno sconfitto, eppure, come un "eroe discreto", continua testardo nella sua indagine sino a svelare il legame tra i diversi delitti e la "geografia politica che ne é dietro. La nuova Italia è come quella vecchia, fatta di torbidi e inconfessabili segreti, e come De Luca vorremmo correre in bagno, chiuderci dentro, aprire tutti i rubinetti e singhiozzare forte senza che nessuno possa sentirci piangere.

"Il passato è il presente che vive di memoria", diceva Sant'Agostino. Nella figura del vice commissario De Luca, in un mondo politico già cinico, in un'autorità già prona ai dettati del potere, ritroviamo l'Italia di oggi, quella delle stragi occultate, dell'asservimento a propositi inconfessabili, della decadenza morale e civile. De Luca è ricattabile, farebbe meglio ad accettare gli inviti dell'affascinante meretrice, e anche lui sognare, come il giovane Dino Campana, tra le vie della Bologna invitante; ed invece "sospirò e si alzò dal letto": scivolò nella solitudine e nella sconfitta pur di restare "eroe discreto". Il presente è così invadente che pone in secondo piano Bologna, "la città turrita" di Campana; malgrado tutto le ombre e le luci, i rumori di fondo e la variegata fauna umana affiorano di continuo in un affresco di una Bologna ormai svanita.

La trama, che vorrebbe essere quella del noir, la struttura dialogica spesso ridondante e i personaggi un po' stereotipati, ad eccezione di De Luca e della Tripolitina, non compromettono un stile narrativo suggestivo e preciso, in grado di creare l'atmosfera di fondo del romanzo: forse meritava una storia più ampia e articolata.

Perché leggerlo? Bella la figura di De Luca, suggestiva la descrizione di Bologna degli anni'40

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