Tra i migliori che ho letto!
e lo rileggerei volentieri

Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana

scritto da Gadda Emilio Carlo
  • Pubblicato nel 1946
  • Edito da Rivista Letteratura
  • 264 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 24 dicembre 2006

Si tratta di un libro molto particolare, non solo per la lingua utilizzata (un misto tra il romanesco e l’italiano) e per lo stile, ma anche per il racconto, che, pur all’interno della trama tipicamente poliziesca, sembra essere l’occasione per la ricostruzione di ambienti sociali della Roma degli anni ʼ20.
Si verificano due delitti in via Merulana a Roma, in una palazzina della buona borghesia romana: vengono rubati alcuni gioielli e, il giorno dopo, viene assassinata una donna.
Si sviluppa, quindi, l’inchiesta giudiziaria, che viene condotta in parte dalla polizia e in parte dai carabinieri.
Questa inchiesta è il contesto all’interno del quale vengono portati avanti alcuni ritratti sociali e individuali.
Gli ambienti sono costituiti dalla borghesia romana e dalla vita condominiale, dal mondo della polizia con i suoi meccanismi burocratici e le sue piccole rivalità, dalla periferia romana con la sua povertà e desolazione.
I personaggi sono rappresentati dal commissario Don Ciccio, dai coniugi, uno dei quali è la vittima dell’assassinio, dalle donne della periferia romana, nonché da numerosi altri personaggi minori.
Al di là delle differenze, l’autore fa emergere la stanca rassegnazione della vita, priva di novità e di cambiamenti, la pochezza dei sentimenti(l’importanza del denaro e le piccole gelosie), la mediocrità dominante: il tutto addolcito da una lieve ironia e da una palese comprensione dei problemi della vita.
La lingua rappresenta uno dei tratti più significativi del romanzo: essa è innanzitutto caratterizzata dall’uso del romanesco e quindi dal tentativo di superare l’artificiosità della lingua letteraria e ciò rende particolarmente vivaci i dialoghi e le conversazioni.
Da questo punto di vista è bellissimo il lungo interrogatorio di una donna (la Ines), da parte della polizia.
Fuori dai dialoghi l’autore utilizza una lingua inventata, ricca di parole in romanesco, in italiano (anche classico) e, secondo me, anche di neologismi.
Emerge una ricerca dannunziana per la sonorità e l’effetto, che talvolta appesantisce e contribuisce a una sensazione di falsità e di formalismo.
Come è scritto nell’Enciclopedia della Repubblica, "l’opera di Gadda nasce da un rapporto estremamente teso e violento con la realtà, concepita come intimamente sommossa, profondamente e irrimediabilmente deforme, disordinata, sconvolta, tanto che a essa si può applicarsi soltanto una parola che entri in gara con la sua deformità, la solleciti a rilevarsi appieno .
..
.la commistione dei dialetti.
..
come difformità rispetto alle più ordinate e mistificate forme della lingua; poi le forzature metaforiche, portate a tensioni estreme, delle lingue tecniche; la sintassi ramificatissima e intricata, entro cui si manifesta l’intenzione di corrodere a fondo l’organizzazione consueta delle cose".

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