<< Appena si sedeva al pianoforte, subito Glenn si raggricciava tutto, pensai, e allora sembrava una bestia, ma a guardarlo più attentamente pareva uno storpio, e se lo si guardava ancora più attentamente appariva come quell'uomo bello e intelligente, che in effetti era>>. Se si vuole cercare di comprendere questo racconto, per molti versi delirante, conviene andare su YouTube a vedere e ascoltare le "Variazioni di Goldberg" di Bach, suonate al piano dal "leggendario" Glenn Gould. Lo si deve fare perché Bernhard parla del "genio" e di cosa succede a chi incontra una personalità irraggiungibile per qualità artistiche: non si può che essere "soccombenti". << Non c'è niente di più tremendo che vedere un essere umano il quale è talmente grandioso che la sua grandiosità ci annienta, e mentre noi questo processo lo osserviamo e lo sopportiamo e alla fin fine non possiamo far altro che accettarlo, (...) ma allora non c'è più niente da fare, per noi è finita>>. L'io narratore, Whertheimer e Glenn si ritrovano a Salisburgo, allievi di un noto insegnante di pianoforte. I primi due sono giovani pianisti virtuosi, che potrebbero avere una buona carriera concertistica; ma l'incontro con il genio è fatale perché entrambi comprendono che non potranno mai essere all'altezza del "leggendario" Glenn, mai sarebbero capaci di suonare le "Variazioni di Goldberg", come riesce all'amico. Entrambi, l'io narratore e Whertheimer, abbandonano la musica: il primo regala persino il suo splendido Steinway e si ritira a Madrid a scrivere su Glenn, in un'affannosa e inconcludente revisione dell'opera del grande pianista; il secondo si rinchiude in un solitario casino di caccia, strimpellando un pianoforte scordato. Alla notizia della morte improvvisa di Glenn, Whertheimer si uccide. L'io narratore vuole capire i motivi più profondi del suicidio dell'amico. Era sempre stato un infelice, come quei depressi che si portano dentro di sé "il male di vivere"? E' un destino dei "soccombenti", <<ce la mettono tutta per tiranneggiare il mondo che li circonda e uccidere a poco a poco le persone che li frequentano, mi dissi>>? O <<Wertheimer non era capace di vedere sé stesso come un essere unico al mondo, mentre in effetti è così che ciascuno di noi può e deve concedersi di vedere sé stesso se non vuole cadere in balia della disperazione...>>? Per capire il mistero dietro al suicidio dell'amico, l'io narratore si fa aprire l'ultima dimora di Wertheimer, dove si era rintanato, e scopre un pianoforte a coda di nessun valore, <<un pianoforte atrocemente scordato>>, su cui c'è lo spartito delle Variazioni di Goldberg"; e l'io narratore, pure lui, vorrebbe riprendere il pianoforte dopo anni, per misurarsi con il genio, e forse anche lui si perderà nel tentativo di emulare il leggendario Glenn.
Dopo aver letto questo racconto, potremmo esclamare "viva la mediocrità". Quale sofferenza c'è in ogni artista che non può emulare il genio! Forse, la depressione di Francesco Petrarca nacque dalla gelosia per Dante, come affettuosamente gli fece notare l'amico Boccaccio; e per questo cercò con i "Trionfi" e "Africa" di scrivere due poemi che contendessero il primato con la Divina Commedia, e drammaticamente non ci riuscì. E che dire di Dante che nel Canto XXV dell'Infermo getta un grido contro Ovidio rivendicando una sua superiorità nelle creazioni delle metamorfosi: "Taccia di Cadmo e d'Aretusa Ovidio, /ché se quello in serpente e quella in fonte/ converte poetando, io non lo 'invidio (versi 97-99). Per consolarci, non ci resta che ingabbiare i grandi uomini <<nelle nostre librerie, da dove essi, condannati al ridicolo per sempre, ci guardano con gli occhi sbarrati, così diceva, pensai>>. Per il leggendario Glenn la condanna è un video su YouTube, lui, fuggito dai concerti in una isolata casa di campagna, sarà costretto a farsi ascoltare per l'eternità come un pianista "prigioniero" della sua stessa fama; noi, uomini mediocri, saremo veramente liberi perché anonimi.
La trama del racconto è inesistente, è come un soliloquio, con un periodare fluido ma in certi tratti senza senso, con un ritmo che richiama il teatro invece che la prosa: tutto si è scomposto, niente ha senso, si può solo riportare il ricorrere dei pensieri e dei ricordi; anche in questo caso con molti dubbi, con la formula retorica "così diceva, pensai".
Perché non leggerlo? E' tremendamente faticoso. Può stare bene in una libreria per fare bella figura della nostra cultura.