Gradimento Medio-basso
e non lo rileggerei

Unless (a meno che)

scritto da Shields Carol
  • Pubblicato nel 2005
  • Edito da Harper Perennial
  • 320 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 26 marzo 2016

Reta, moglie di un medico e madre di tre figli, si trova con lʼamica Danielle, della quale cura le traduzioni dal francese in inglese.
"Sarebbe meglio (...) usare la parola mente al posto di cuore; (,,,) riferirsi al cuore come sede dei sentimenti non è più di moda, condannato dai critici perché evanescente.
(...) Danielle meditò per un momento, poi mi sorrise con affetto ma in modo mordace, e mise la mano sul seno: ma qui è dove io sento pena, disse, e tenerezza".
È possibile affrontare razionalmente lʼabbondono di una figlia, la profonda tristezza, che rende "falsi gioielli" le piccole abitudini della vita ?.
"Nella nostra grande e vecchia casa (,,,) vivevamo la vita che abbiamo scelto molto tempo fa: abbondante, intensa, ma con intervalli di pace, circondati da mobili, libri, soffici cuscini sui quali stendersi, cibo nel frigo, ancora di più nel freezer".
Allʼimprovviso Norah, la figlia più grande, lascia lʼuniversità, va per strada a chiedere lʼelemosina con un cartello che riporta la parola "Bontà".
Come reagire ? Il malessere è così profondo, invade qualsiasi momento della vita e coinvolge tutta la famiglia, spingendo ciascuno a rinchiudersi in sé stesso, a cercare disperatamente di farsi una ragione, di dare un aiuto, di sopportare la pena continuando la quotidianità della vita.
Ma non è possibile, la sofferenza è troppo grande.
Reta si trova in una toilette di un ristorante e di impulso scrive sulla parete: "il mio cuore è rotto, lʼavrei riconosciuto più tardi come un atto drammatico, infantile, indulgente, grandioso e pieno di forza.
(...) Subito sentii un sollievo tra le costole.
(...) Qualche cosa simile alla gioia mi invase, soltanto per un momento (...) come sotto un incantamento.
Mi ero permessa di essere recettore e trasmettitore ad un tempo, non una morta cosa ma un vivo legame con tutto ciò che sarebbe diventato una insopportabile sofferenza.
Credetti in quel momento al mio istinto, posi giù delle parole che rivelavano la verità, testimoniando la più privata ed allarmante delle visioni, invece del auto commiserevole e melodrammatico graffito quale era realmente." Reta reagisce impegnandosi a scrivere un romanzo, una fiction che vuole che sia leggera, superficiale e a lieto fine.
Due fidanzati dovrebbero sposarsi ma lei non è convinta del matrimonio, non è veramente innamorata.
Quanto della sofferenza di Reta si ritrova nel romanzo ? E quanto riflette il suo matrimonio ? Reta è a un bivio: dare al racconto una svolta drammatica, come vorrebbe lʼeditore per renderlo unʼopera di spessore, o attenersi allʼidea originale, ossia un libro "rosa", rivolta al grande pubblico invece che alla critica.
Reta resta ancorata al proprio progetto perché è attaccata alla speranza, al desiderio di ritrovare la figlia.
La protagonista non si sposa, sceglie la propria felicità; proprio quando si conclude la scrittura del romanzo ha termine anche la vicenda di Norah.
Per una serie di favorevoli circostanze la figlia, gravemente malata, viene salvata in extremis e curata; ritorna in famiglia.
In ospedale i medici si accorgono che Norah ha numerose bruciature; è stata infatti coinvolta in un incendio, una ragazza si è suicidata dandosi fuoco.
In quel momento Norah si è accorta che il mondo non è buono, che anzi predominano le ingiustizie e la sofferenza esistenziale, fuori dalle pareti della casa e dellʼuniversità.
Dio è morto ! Come Simone Weil, la quale vide nella propria consunzione fisica lʼunico modo per far rinascere Dio, così Norah insegue la propria auto distruzione per gridare il desiderio di Dio, testimoniare la voglia di Bontà.
E quindi anche il comportamento di Norah ha una sua spiegazione logica, un motivo comprensibile: è la mente e non il cuore la fonte del gesto di Norah.

È un libro complesso e difficile.
La scrittura è elegante e sapiente, la lettura scorre fluida, affascinata dalla bellezza della lingua.
Troppi sono i temi trattati, da quelli di carattere filosofico alla condizione femminile sino alla funzione catartica dellʼimmaginazione del racconto; mancano invece gli approfondimenti psicologici, che chiarirebbero meglio le ragioni del comportamento di Norah e le reazioni di Reta, di suo marito e delle altre figlie.
E come se la scrittrice sfuggisse dalla condizione umana per portarsi in una dimensione metafisica, politica e sociologica: approccio che fa svanire lʼuniversalità della vicenda raccontata con tanta perizia e preziosità.
Dʼaltra parte lʼuso di "a meno che non" (in inglese unless) presuppone la forma del terzo condizionale, già di per sé indicativo di un approccio volutamente sofisticato alla narrazione: forse una maggiore semplicità avrebbe dato maggiore vigore al racconto.

Perché non leggerlo ? È difficile da capire, a tratti prolisso e noioso.

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