Gradimento Medio
e non lo rileggerei

Una spirale di nebbia

scritto da Prisco Michele
  • Pubblicato nel 1966
  • Edito da Rizzoli
  • 330 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 07 luglio 2009

Durante una battuta di caccia Fabrizio uccide ( involontariamente ?) sua moglie Valeria.
Lʼepisodio coinvolge una potente famiglia e il commissario di polizia si deve muovere con cautela, sotto la pressione dei superiori che chiedono di chiudere al più presto il caso come una tragica fatalità.
Lʼindagine non condurrà a nessuna conclusione, lasciando delusi, ma costringerà il lettore a girare intorno alla vita dei personaggi, a ricercare una verità che non viene fuori, tanto che pare " di trovarsi a maneggiare un oggetto ripescato dal fondo del mare dove fosse rimasto abbandonato per anni, reso irriconoscibile dalle concrezioni della flora marina prosperatavi attorno in un ammasso di alghe e di gusci di conchiglie diventato nel tempo unʼinforme soprastruttura calcarea".
Innanzitutto, lʼautore descive la potente famiglia: lʼoccasione è la riunione di tutti i familiari dove si discute quale posizione assumere nei confronti di Fabrizio.
I componenti della famiglia agiscono secondo ruoli predefiniti avendo al centro il vecchio capo famiglia.
È una casta chiusa, guardinga ed ossequiosa delle regole familiari, alle quali non bisogna ribellarsi, come avevano fatto Fabrizio e Valeria.
Cʼè poi una coppia, il potente avvocato della curia e sua moglie, che conducono nellʼipocrisia e nella falsità ( per pigrizia e per attenzione alle convenzioni sociali) una vita simile ad una recita, " amministrando la segreta e prudente viltà come una forma dʼigiene, una specie di ginnastica mattutina, servendosene come ci si potrebbe servire dʼuna lozione di dopobarba, di quelle che a dare ascolto alla pubblicità vi fanno sentire a posto per tutto il giorno".
Lo stesso commissario, Renato, permette che sua madre si rifiuti di conoscere sua moglie e pretenda una visita serale, che condiziona la vita di coppia.
Anche quando decide di chiarire i rapporti con sua moglie, la vigliaccheria o la pietà per sua madre non gli permettono di andare sino in fondo ed ammette che non resta " che una sola via di scampo: lasciare chiuso il pozzo dei pensieri, lasciarsi crescere sopra il muschio dellʼadattamento".
Anche i rapporti tra Fabrizio e Valeria sono contraddistinti dallʼipocrisia: una apparente socievolezza di coppia nasconde il rancore e il disprezzo di Valeria per il marito, considerato un fallito, al punto di arrivare a picchiarlo.
Ma allora lʼazione di Fabrizio, anche se involontaria, non esprime il desiderio di rompere questa indecifrabile abitudine delle relazioni matrimoniali e familiari, di uscire dal familismo ipocrita per conseguire sincerità e purezza ?

Al di là dellʼambiente di provincia e dellʼavvio da romanzo poliziesco, lʼautore affronta in realtà il tema della povertà esistenziale dei rapporti familiari, ed in particolare di quelli di coppia.
La prosa distesa, fatto di lunghi periodi e di molte " parentesi", richiama più lʼevolversi del pensiero, la memoria, i sentimenti e le sensazioni, rispetto allo sviluppo della trama, che in realtà non cʼè.
I continui salti temporali, spesso difficili da seguire, rafforzano lʼimpressione che siano le riflessioni dei personaggi il vero tema del libro, mentre lʼazione è una semplice appendice.
Un senso di angoscia pervade il lettore via via che si sviluppano i pensieri dei protagonisti: un senso di angoscia rafforzato da un paesaggio grigio e nebbioso, dominato dalla continua pioggia.

Perché non leggerlo ? Il pregio maggiore del libro è la scrittura, elegante e piacevole, che non compensa tuttavia la verbosità dominante, che rende prolisso il racconto.

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