Gradimento Medio-basso
e non lo rileggerei

L'amante palestinese

scritto da Nassib Sélim
  • Pubblicato nel 2004
  • Edito da Edizioni e/o
  • 177 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 10 febbraio 2013

È possibile che una storia di amore possa colmare il solco ineluttabile fra due popoli ? Il romanzo dà una risposta negativa a questa domanda, forse troppo ingenua.
E lo fa ripercorrendo una vicenda sconcertante: la relazione tra Golda Meir, autorevole primo ministro israeliano nei primi anni ʼ70, e Albert Pharaon, discendente di una ricca famiglia palestinese.
Il libro ripercorre la storia del nascente stato di Israele dal 1917 ( anno della dichiarazione Balfour con la quale lʼimpero britannico si dichiarò favorevole alla creazione " in Palestina di un focolare nazionale del popolo ebraico") e la guerra del 1948, in conseguenza della quale venne costituito lo stato di Israele e iniziò lʼesilio di oltre settecentomila palestinesi.
Lʼavvio del romanzo è estremamente suggestivo.
Da un lato cʼè Golda, ancora ragazza, nel kibbutz.
Lʼideale sionista della vita dura e comunitaria si sintetizza mirabilmente nella vigoria e nel coraggio della giovane Golda: " così luminosa, così sicura di sé e così fiduciosa, ulivo cresciuto rigoglioso in una terra sterile".
Dallʼaltro lato cʼè Albert, " uomo di mondo squisitamente educato" per il quale " nulla è abbastanza attraente nella vita sociale da strapparlo al suo dolce ozio".
Se Golda personifica la forza inarrestabile di una idea, alimentata dalla disperazione e dal ricordo delle persecuzioni, Albert rappresenta molto bene una casta di possidenti, che contemplano sbalorditi e increduli lʼimmigrazione degli ebrei, con la loro pazza convinzione di crearsi uno stato, e sono soprattutto preoccupati dellʼideologia socialista, che potrebbe alimentare " strane aspirazioni" nei contadini palestinesi, da sempre sfruttati.
Pur così diversi, Golda ed Albert si incontrano, si sentono attratti e portano avanti per alcuni anni una relazione nascosta, profondamente carnale.
Alla base del loro rapporto cʼè tuttavia un fraintendimento.
Per Albert il loro legame è logico e possibile.
Il fatto di essere lʼuno un palestinese e lʼaltra una ebrea non è un problema per chi è vissuto da sempre in una terra, nella quale tante comunità hanno convissuto senza difficoltà.
Per Golda la barriera di nazionalità è insormontabile.
In un colloquio determinante per il futuro del loro rapporto, ad Albert, che la invita a riconoscere che gli ebrei saranno obbligati a vivere con i palestinesi, Golda grida piena di rabbia: " noi siamo venuti qui per non dipendere più da nessuno, capisci ? Non ci sono altri noi allʼinfuori di noi".
Le parole sacre del sionismo ( " diventare padroni del nostro destino") sono più forti di qualsiasi amore.
Ed allora i due amanti " si gettano allʼassalto lʼuno dellʼaltra, si urtano, si stringono disperatamente, abbandonati a una voglia irresistibile di farsi a pezzi, e che non rimanga più niente di loro né della loro relazione impossibile".
La storia di amore tra Golda ed Albert è la metafora delle vicende drammatiche di due popoli.

La parte più suggestiva del romanzo è quella sino allʼincontro di Golda ed Albert.
Fino a questo punto il racconto è aperto ad imprevedibili sviluppi.
Il lettore si aspetta che lʼautore voglia investigare la personalità di Golda: moglie, madre, amante di molti uomini, vigorosa idealista, personalità politica, condottiera del suo popolo.
La relazione con Albert era solo il passatempo di una donna profondamente carnale o rispondeva, invece, ad un bisogno inconscio di uscire dagli schemi culturali e sociali del suo essere ebrea ? Cʼerano contraddizioni nel mondo di Golda o solo capricci di una donna di potere ? Tramite Albert Golda poteva essere " il principe azzurro" che gettava il popolo palestinese " nella modernità come gamberi nellʼacqua bollente", creando tuttavia una eventuale convivenza ? La narrazione abbandona questa possibile evoluzione, forse per mancanza di informazioni o perché non vuole forzare più di tanto la storia.
Si concentra invece sulla figura di Albert, languida, pigra e insignificante.
Ed è un peccato perché il racconto perde di attrattiva e diviene il resoconto di un declino di un uomo, il cui epilogo era già scritto nel preambolo, nella sua stessa figura.

Perché non leggerlo ? È un racconto fragile: non aggiunge elementi alla comprensione del conflitto tra gli israeliani e i palestinesi, non è intrigante perché non approfondisce il personaggio centrale, quello di Golda.

Altre recensioni che potrebbero interessarti

Disguises

McEwan Ian

Attesa sul mare

Biamonti Francesco