Tra i migliori che ho letto!

La crisi della coscienza europea

scritto da Hazard Paul
  • Pubblicato nel 1935
  • Edito da Boivin et Cie
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 15 maggio 2007

Il libro ripercorre lo sviluppo delle idee dal 1680 al 1715, periodo nel quale, come dice l’autore “avvenne nella coscienza europea una crisi: tra il Rinascimento, da cui derivava direttamente, e la Rivoluzione francese, che preparò, non ce ne fu nella storia delle idee nessuna di più importante.
L’uomo, e l’uomo soltanto, diventava la misura di tutte le cose”.
La prima parte del libro riguarda la demolizione del passato, in particolare lo sviluppo delle opinioni contro la religione.
I titoli dei capitoli sono emblematici dell’oggetto della furia distruttrice: i grandi mutamenti psicologici e contro le credenze razionali.
L’autore si sofferma sia sui grandi personaggi (come Pierre Bayle, Leibniz, Bossuet) sia sulle correnti culturali sottostanti alle grandi filosofie, come la negazione del miracolo, degli oracoli e delle stregonerie.
Ne deriva un affresco incredibile di storie personali, di interrelazioni tra personaggi, di incredibile diffusione di libri e di giornali, di un mondo cosmopolita, che trova la sua origine nella revoca dellʼeditto di Nantes, con il quale vengono espulsi dalla Francia i protestanti.
In realtà la Riforma è alla base del nuovo pensiero e i filosofi eretici, in particolare Spinosa, ne sono gli ispiratori.
Di particolare interesse è poi la figura di Richard Simon, che vuole leggere testualmente i testi sacri e ne coglie tutte le contraddizioni.
Dice il Simon, “sono convinto che non si possa leggere con frutto la Bibbia, se prima non si conosca quanto concerne la critica del testo.
Come dice Hazard, “erano ribelli nati….
sbrigativi, presuntuosi, paragonavano tutta la storia a un foglio di carta, tutto pieno di cattive pieghe: bisognava abolire tali pieghe, e tornare alla pagina bianca, ecco tutto!.
..
il mondo era pieno di errori, generati dalle facoltà ingannatrici dell’anima, garantiti da autorità incontrollate, diffusosi con il favore della credulità e della pigrizia…(si) doveva compiere innanzitutto un immenso ripulisti”.
La seconda parte del libro riguarda la costruzione del futuro e in particolare il percorso che porterà al predominio della Ragione, ossia del metodo scientifico.
L’autore si sofferma, anche in questo caso, sul contributo dei grandi uomini, innanzitutto Locke, Newton, ancora Leibniz e Vico, ma soprattutto esplora i cambiamenti sotterranei, quelli che Hazard chiama i valori immaginativi e sensibili: il pittoresco, la psicologia dell’inquietudine e così via.
Ne deriva un affresco ricco di suggestioni, che riesce a descrivere molto bene la contemporaneità tra un pensiero “alto”, che vuole ricondurre ad un approccio razionale il reale, e correnti sotterranee che mantengono gli elementi magici nella società.
La modernità nasce quindi bifronte ma ha un motore costituito dall’inquietudine, dal desiderio di esplorazione, dalla ricerca di una felicità che non è più possibile ricondurla allʼaldilà.
“Una filosofia che rinuncia alla metafisica e si restringe volontariamente a quel che può cogliere di immediato nell’anima umana.
Una morale che si fraziona in più morali: il ricorso all’utilità sociale, tanto per sceglierne una.
Il diritto alla felicità, alla felicità sulla terra….
La scienza che assicurerà il progresso indefinito dell’uomo e quindi la sua felicità”.
La tolleranza come virtù (si pensi all’Epistola de Tolerantia di Locke) e poi i primi tratti di romanticismo che si trovano nel concetto di inquietudine di Locke: “e non sarà forse inutile osservare che l’inquietudine è il principale stimolo che ecciti l’industria e l’attività degli uomini”.
L’inquietudine consiste nel desiderio di ciò che ci manca ma anche nella speranza e nella fiducia di poterla avere.
Che cosa è rimasto di questo ribollio di idee oggi? Lo spirito critico si è spento in una marea di parole vuote, il metodo scientifico si è frantumato in metodologie e tecniche, l’uomo ha perso di conseguenza fiducia nel futuro e il “magico”, le credenze irrazionali hanno ripreso vigore.
L’inquietudine si è riflessa su se stessa.
Cosa occorre fare? Buttare i libri alle ortiche (come sembra suggerire il film Cento Chiodi di Olmi) e buttarsi nell’empatia con gli altri e con la natura? O riprendere con calma le fila di un discorso interrotto, ridando fiducia al metodo scientifico? Come diceva Vico “ma in tal densa notte di tenebre….
apparisce questo lume eterno, che non tramonta, di questa verità…: che questo mondo civile è stato fatto dagli uomini, onde se ne possono, perché se ne debbono, ritrovare i principi dentro le modificazioni della nostra medesima mente umana”.

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