Gradimento Medio-alto
ma non lo rileggerei

L'amica geniale

scritto da Ferrante Elena
  • Pubblicato nel 2011
  • Edito da Edizioni e/o
  • 327 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 18 luglio 2014

Per gran parte del romanzo lʼamica geniale pare essere Lila; è intelligente, capace di apprendere qualsiasi argomento (persino il latino) senza andare a scuola; è coraggiosa, creativa, intraprendente; con lʼadolescenza diviene anche una splendida ragazza.
Elena, lʼio narrante ed una delle protagoniste insieme con Lila, ne è soggiogata sin dalle elementari, vorrebbe assomigliarle, nel fisico e nella mente.
"Mi fissai con Lila, che aveva gambette magrissime, scattanti, e le muoveva sempre, scalciava anche quando era seduta accanto alla maestra (...) Decisi che dovevo regolarmi su quella bambina, non perderla mai di vista, anche se si fosse infastidita e mi avesse scacciata.
(...) Mi addestrai ad accettare di buon grado la superiorità di Lila in tutto, e anche le sue angherie".
Attraverso le parole di Elena seguiamo, un pò invidiosi, lʼinfanzia e lʼadolescenza delle due amiche, e dei loro tanti coetanei, in un rione popolare di Napoli, violento, crudele, ma vitale ed autentico.
Il romanzo è, quindi, la narrazione di unʼamicizia, tra Lila e Elena, e con essa di un ambiente sociale ? Verso la fine del libro ci accorgiamo che il tema è un altro: lʼautrice parla del distacco dal proprio mondo, come effetto dellʼistruzione, dellʼapertura verso altri orizzonti culturali e linguistici.
Quando Lila, ancora adolescente, sposa il ricco salumiere del quartiere, conquistandosi una posizione agli occhi della gente del rione, le due amiche hanno un colloquio chiarificatore, per loro ed anche per il lettore.
Elena frequenta brillantemente il liceo, e dichiara, con "un risolino nervoso", che abbandonerà gli studi, una volta presa la licenza.
Lila le risponde, secca e decisa: "tu sei la mia amica geniale, devi diventare la più brava di tutti, maschi e femmine (...) devi studiare sempre".
In quel momento Elena realizza come fossero finite "in due mondi diversi", pur abitando nello stesso rione, pur avendo avuto la stessa infanzia.
Elena aveva ricavato da Lila lʼenergia per studiare, ma la scuola era diventata una sua personale ricchezza.
"Ero cresciuta con quei ragazzi (i coetanei del rione), ritenevo normali i loro comportamenti, la loro lingua violenta era la mia.
Con loro non potevo usare niente di ciò che imparavo ogni giorno, dovevo contenermi, in qualche modo auto degradarmi.
(...) Ma proprio quella festa (il matrimonio dellʼamica) ratificava che Lila, lʼunica persona che sentivo ancora necessaria malgrado le nostre vite divergenti, non ci apparteneva più e, venendo meno lei, ogni mediazione tra me e quei giovani (...) si era esaurita.

La storia dellʼamicizia di Lila ed Elena è lʼoccasione per una rara riflessione.
Nel sentire comune la scuola svolge sempre una funzione positiva, di emancipazione e di elevazione spirituale.
Lo è senza dubbio, si spera, ma troppo spesso si trascura come lʼistruzione ci renda estranei al nostro mondo di provenienza, facendoci perdere le radici antropologiche e disperdendo valori ed attitudini non sempre totalmente negativi.
Cosa resterà di Napoli in una società che ci vuole tutti omologati ? Il cambiamento è, poi, difficile e tormentato per chi lo compie.
Elena, infatti, non si sente superiore allʼamica e ai suoi coetanei; tuttʼaltro, vive il distacco con sorpresa e con sofferenza, fa fatica ad acquisire una consapevolezza, che per molto tempo ha negato a sé stessa.
Le medesime vicende sentimentali riflettono questo intimo conflitto: è innamorata di Nino, anche lui brillante liceale, ma si è fidanzata con Antonio, un bravo giovane, ma ahimè così ignorante.
"Perché soprattutto non mi ero fermata per dire a Nino resta, vieni al ricevimento (...) parliamo tra noi, scaviamoci una tana che ci tenga fuori da questo modo di guidare di Pasquale, dalla sua volgarità, dalle tonalità violente di Carmela e di Enzo, anche - sì, anche - di Antonio ? "

Il tema del distacco non viene affrontato con un approccio falso - narrativo, ma di fatto sociologico - normativo.
Lʼautrice sviluppa un articolato sistema di personaggi, ciascuno di essi tratteggiato con efficacia e profondità psicologica.
Parimenti, il rione è descritto con vivacità e coinvolgimento, pur non nascondendo la sua natura chiusa, immobile e violenta.
Non si esprimono giudizi dallʼalto di una presunta superiorità sociale e culturale né, peraltro, si assumono toni giustificativi e populistici.
I pregi letterari, i personaggi, Lila in particolare, lʼambientazione e la scrittura semplice ed elegante, rendono indulgenti verso le debolezze del racconto: un lento ritmo narrativo, a tratti ripetitivo, ed una trama che resta sospesa, forse per preannunciare ulteriori libri.
Ma i romanzi a puntate si dovrebbero chiudere con unʼatmosfera di suspense, e non semplicemente con puntini di sospensione.

Perché leggerlo ? È affascinante la figura di Lila, fine ed elegante la scrittura.

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