Gradimento Medio
e non lo rileggerei

L' Arminuta

scritto da Di Pietrantonio Donatella
  • Pubblicato nel 2017
  • Edito da Einaudi
  • 163 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 29 luglio 2018

"Mia madre del mare è morta al piano superiore del letto a castello, una di quelle notti.
A vederla non sembrava malata, forse solo un poʼ più grigia del solito.
(...) Al funerale mi accompagnava lʼaltra madre.
Poveradalgisa poveradalgisa, ripeteva torcendosi le mani.
Ma poi lʼhanno cacciata via, aveva le calze di filanca tutte smagliate e non poteva assistere alla celebrazione in quello stato." Questo sogno perseguita le notti dellʼArminuta, la "ritornata": una tredicenne rimandata alla famiglia di origine, dalla "madre per forza", dopo aver trascorso lʼinfanzia presso una zia, la "madre del mare".
Cresciuta come figlia unica in una casa ordinata e tranquilla, si ritrova catapultata in una famiglia povera e numerosa, con genitori rozzi e apparentemente indifferenti, fratelli chiassosi e sempre pronti allo scherzo anche pesante, un fratellino un poʼ ritardato, e una sorella più piccola, invadente, già esperta dei lavori di casa, e che si fa la pipì addosso.
"Verso sera sono rientrati i ragazzi più grandi, uno mi ha salutato con un fischio, un altro non si è nemmeno accorto di me.
Si sono precipitati in cucina sgomitando (...).
Si sono riempiti i piatti tra schizzi di sugo, al mio spigolo è arrivata solo una polpetta spugnosa sopra un poʼ di condimento.
(...) I miei primi genitori si sono ricordati dopo cena che in casa mancava un letto per me.
Stanotte tʼaddormi con tua sorella, tanto siete secche, ha detto il padre".
Che nostalgia per la vita di prima, per la "madre del mare" e quanta vergogna per una famiglia così ignorante, trasandata e misera ! Ma ciò che è inspiegabile per lʼArminuta sono le ragioni per cui è stata rimandata dai genitori "per forza", e così frettolosamente.
Che la madre del mare sia malata ? E se fosse morta nel frattempo ? Con animo in subbuglio e pieno di malinconia lʼ Arminuta si inoltra in un mondo per lei sconosciuto: trova un appoggio nel fratello più grande (il suo primo innamorato ?), impara ad aiutare in casa, da piccoli segnali scopre lo scontroso amore materno, anche se non lo accetta.
"Avevo sentito la mano di mia madre attraversarmi la schiena e fermarsi decisa sulla scapola.
Avevo incassato la testa tra le spalle, come un cane pauroso e compiaciuto della prima carezza dopo un lungo abbandono.
Ma presto mi ero sottratta con un movimento brusco e allontanata un poco.
Mi vergognavo di lei, delle dita screpolate, il lutto sbiadito addosso, lʼignoranza che le sfuggiva di bocca a ogni parola.
Non ho mai smesso di vergognarmi della sua lingua, del dialetto che diventava ridicolo quando si impegnava a parlare pulito".
È la sorella Adriana ("indossava vestiti striminziti, scarpe sporche, capelli unti") a rompere la solitudine borghese dellʼArminuta, a farle comprendere la ricchezza affettiva che deriva dalla sorellanza, da unʼamicizia che trova forza nella consuetudine, nellʼessere gettate insieme nel mondo, nel salvarsi insieme nella complicità.
E non poteva che essere Adriana a dirle bruscamente la verità: lʼArminuta è stata abbandonata dalla madre del mare perché questʼultima aspettava un figlio e non cʼera più posto per lei, voluta soltanto perché non si riusciva ad avere una propria creatura.
Alla fine del romanzo lʼArminuta ritrova la madre del mare e dallʼincontro capisce sé stessa: "come un fiore improbabile, cresciuto in un piccolo grumo di terra attaccato alla roccia".

Cʼè una parola che sintetizza questo breve romanzo: autenticità.
Si è veri se non si guarda il mondo attraverso le forme, le regole e le sembianze, ma si cercano i sentimenti profondi; si è veri se la cultura, lʼistruzione, i libri, le conoscenze acquisite a scuola, non sono uno schermo, ma servono a meglio calarsi nella vita reale, a ricercare il senso reciproco di umanità, al di là delle appartenenze di classe, etnia, religione e genere; si è veri se non si ha vergogna della propria lingua, ma non ci si rinchiude in una dimensione localistica e folcloristica.
Ritorna il tema già trattato nel romanzo di Elena Ferrante ("Lʼ amica geniale"), anche se in questo caso la ricerca di una vita autentica viene portata avanti allʼinterno della famiglia, nei rapporti tra figlia e madre e nelle relazioni fra sorelle.
La domanda che ci si può porre è la seguente: per quale ragione in questi anni si sente tanto il bisogno di tornare alle fonti primordiali della società italiana, la famiglia e lʼamicizia ? Perché sentiamo che la cultura sia insufficiente a farci apprendere "la resistenza" ?

La trama è gracile e i personaggi sono tratteggiati e non approfonditi, cominciando dallʼArminuta, improbabile narratrice.
Il pregio fondamentale è la scrittura: si abbandona finalmente la banalità, lo stile da sceneggiato televisivo, si lavora in direzione di una nuova lingua, fatta di frasi brevi ma non spezzettate, di una giusta mescolanza dellʼ italiano standard con parole dialettali e locali, con risonanze antiche ben collocate in un periodare moderno.

Perché leggerlo ? Una storia interessante anche se solo abbozzata, una scrittura interessante e piacevole.

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