Sconsiglio vivamente
e non lo rileggerei

The Tent (Microfiction)

scritto da Atwood Margaret
  • Pubblicato nel 2006
  • Edito da Anchor Books
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 06 gennaio 2016

Il libro è una raccolta di storie minime: da qui proviene il titolo Microfiction dellʼedizione italiana, il quale non dà tuttavia il senso complessivo dei racconti.
Sin dallʼinizio la scrittrice dichiara che "sta lavorando alla storia della sua vita, (ma chi) volesse una linea narrativa avrebbe dovuto chiederlo prima.
(...) Prima che scoprissi le virtù delle forbici, le virtù del mettere insieme".
Le storie minime sono frammenti di vita, sono lʼespressione di una realtà che non può più essere ricomposta.
Nel racconto "Versione di Orazio" Atwood prende le mosse dal dramma di Amleto per giungere ad una riflessione su se stessa come narratrice delle vicende umane.
"Così andai indietro alle storie di singoli fatti.
(...) La rivoluzione francese, il Terrore, il commercio degli schiavi, (...) Vietnam, il Medio Oriente, Cambogia, tu li nomini.
Io ero là.
Talvolta ero un venditore di mercanzie, talvolta una staffetta, talvolta uno spettatore, talvolta chi elargiva aiuti.
(...) Ho parlato alle vittime della fame, agli orfani di guerra, a chi è sopravvissuto a massacri e stupri, a coloro che li hanno commessi, ogni sorta di gente, con le mani pulite e sporche.
(...) Penso che sono pronta a parlare.
Dire come le cose sono, adesso, in questo mondo.
Finalmente, sono pronta ad iniziare".
Ma cosa posso veramente dire ? " Così dovresti ascoltare di fatti corporei, sanguinosi, e innaturali; di giudizi casuali, massacri senza senso; di morti perpetrate con la forza e lʼinganno; e, in sostanza, fini sbagliati, ideati dalle menti dei creatori.
Tutto questo posso io veramente dare".
Ma tutto ciò che avviene di terribile nel mondo non è altro che "uno specchio magico" della mente umana.
"Guarda nel magico specchio, dolce lettore.
Guarda nel profondo ed eterno desiderio del bene.
Chiedi a te stesso." Ma Atwood, come lʼintera umanità, è persa in una "impenetrabile foresta" , nella quale si può trovare rifugio solo in una tenda, metafora dello scrivere.
"Perché tu immagini questo tuo scrivere, questa grafomania in una fragile cava, questo scribacchiare di qua e di là, su e giù tra le pareti di ciò che sta cominciando a sembrare una prigione, non in grado di proteggere nessuno ? È un illusione, la convinzione che il tuo scarabocchiare sia una sorta di corazza, quasi seducente, perché nessuno conosce meglio di te quanto sia fragile il tuo rifugio".

Le storie minime non sono frammenti isolati, chicche stilistiche di una grande scrittrice, ma rappresentano una riflessione sul destino del genere umano e sulla funzione dellʼintellettuale, dello scrittore.
Possiamo ancora rappresentare la nostra epoca mediante una grande narrazione ? O, come i conflitti, le distruzioni, le morti si susseguono e si sovrappongono senza una ragione, senza poter essere nemmeno spiegate, così lo scrittore non può che rifugiarsi in una tenda, dove esprimere sprazzi di dolore e di razionalità.
Non è neanche più possibile raccontare, si può solo evocare.

Come succede spesso, i pregi sono anche i limiti.
Atwood fa poesia con la sintassi e lo stile della prosa.
Il confine tra i due generi letterari è labile, le suggestioni prevalgono sul discorso.
Senza una struttura narrativa, che dia sintesi e ritmo, ogni racconto scivola nel paradosso, nelle parole ripetute, spesso senza che ne si comprenda il senso.
Se si escludono alcuni sprazzi, come i bellissimi "Foresta Impenetrabile e "La Tenda", il tutto risulta prolisso e pesante.

Perché non leggerlo ? È noioso e intellettualistico.

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