Gradimento Medio-alto
ma non lo rileggerei

Il Secondo Cerchio

scritto da Ganieva, Savelyev, Lavrinenko, Lukjanov
  • Pubblicato nel 2012
  • Edito da Marco Tropea Editore
  • 219 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 15 ottobre 2012

Il libro raccoglie quattro racconti di giovani scrittori russi, che erano bambini quando è crollata lʼUnione Sovietica e sono, quindi, del tutto estranei ai temi ereditati dal crollo dellʼimpero.
I racconti hanno stili e contenuti totalmente differenti, ma hanno un comune oggetto: " la ricerca di qualche cosa che ci manca", come conclude Vladim, il protagonista della breve storia di Savelyev, la più riuscita delle quattro.
" Salam Dalgat" di Alisa Ganieva è ambientato in una città del Caucaso.
Dalgat, un giovane studente " magro come uno stecco", è alla ricerca di un parente e ciò lo porta attraverso la città: al mercato, nelle squallide periferie, ad un matrimonio.
Dappertutto si imbatte nella desolazione, nella violenza gratuita e nel costante contrasto tra tradizione e modernità.
Quanto è lontano tutto questo dalla retorica ufficiale che vorrebbe dare unʼimmagine luminosa e virtuosa delle terre e del popolo del Caucaso ! Nel suo errare Dalgat incontra un uomo che gli vuole far leggere un libro che parla di come è stata distrutta la nazione caucasica, le sue lingue, i suoi canti, le sue poesie secolari.
Ma quando il giovane gli chiede di che cosa parla il libro, lʼuomo risponde con un sorriso: " niente di speciale, sciocchezze".
Se lo stile di Ganieva è ancora profondamente russo, quello di Igor Savelyev, è minimalista, essenziale.
La sua " Città Pallida" parla del mondo dellʼautostop.
I protagonisti sono dei giovani che vagano per la grande Russia senza un vero scopo, se non quello di fuggire dai genitori, dalla vita borghese.
Vladim, nel suo peregrinare, trova ospitalità per la notte ad Ufo, una delle tante città al limite degli Urali, presso uno studente fuori corso.
Qui incontra una ragazza, Nastja, anchʼessa autostoppista.
Nasce una breve storia dʼamore, che il ragazzo vorrebbe continuare, ma Nastja " si accalorava ....
non mi importa dove andare (dice), purché sia lontano da casa ...
ho bisogno di posti nuovi dove fermarmi poco ....
conoscenze occasionali, persone che appaiono e spariscono".
Ed allora non resta che rimettersi sulla strada alla ricerca di quellʼ " acuto senso di solitudine che non è possibile trovare nella vita normale".
" Il bambino perduto" di Anna Lavrinenko è un racconto delicato, sentimentale, anche psicologico, ma dietro lʼapparente normalità narrativa si nasconde un paradosso: il protagonista, un operatore di call center, è convinto di essere stato abbandonato da sua madre allʼetà di cinque anni.
Questo pensiero, ma è vero che è stato lasciato ?, lo ha perseguitato per trentʼanni, ma forse non è necessario un fatto così grandioso per dare un senso alla vita.
" Forse basta semplicemente dimenticarsi le chiavi, sedersi in una tromba delle scale deserta".
Infine, " Alta pressione" di Aleksej Lukjanov ci riporta, in modo surreale, allo squallore della vita politica attuale.
Alcuni operai lavorano stancamente in una officina ferroviaria, quando si accorgono, giorno dopo giorno, che non funzionano più i telefoni, internet e tutti i mezzi di comunicazione.
Il governo cerca di rimediare con un progetto assurdo: la radiodiffusione a vapore.
Ma ciò non arresta il disfacimento, anche le parole importanti ( " sacramentali") cominciano a mancare.
Tutti vogliono scappare in occidente, ma i treni sono troppo affollati.Il futuro potrebbe essere di desolazione, di povertà e di solitudine, se non fosse che il ciclo delle stagioni continua.
" Era tornato il verde e alcune reti commerciali si erano autoliquidate in tutta fretta ....
e così la fame non arrivò".
Ad un certo punto, il governo, tramite la radiodiffusione a vapore, comunica che si è stancato dei cittadini, troppo ignoranti per comprenderlo, e ha deciso di abbandonarli al loro destino.
Esplode la radiodiffusione a vapore ma ritornano le parole e si è finalmente liberi.
Ma siano in Italia o in Russia ?

I racconti sono scritti molto bene e affrontano temi generali, tipici della società odierna: il disorientamento della gioventù ma anche la volontà di costruirsi da soli il futuro, autonomamente e con le proprie forze.
Le storie non si concludono, restano sospese ed incerte, ma è ciò che abbiamo dinanzi: non ci sono più sicurezze.

Perché leggerlo ? La lettura è piacevole e i temi sono convincenti ed intriganti.

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