Tra i migliori che ho letto!
ma non lo rileggerei

Il Clandestino

scritto da Tobino Mario
  • Pubblicato nel 1962
  • Edito da Mondadori
  • 406 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 19 settembre 2016

Nella Resistenza (la guerra di liberazione tra il 1943 e il 1945) la scelta di prendere le armi contro il nazifascismo nacque raramente da una maturazione meditata; il più delle volte fu un atto di inconsapevole spavalderia, incosciente dei rischi che si andava a correre.
Come scrisse Luigi Meneghello in "I Piccoli Maestri", fu "un urlo, (...) un sentimento collettivo (...) inebriante: si avvertiva la strapotenza delle cose che partono dal basso, le cose spontanee".
Anche Mario Tobino approfondisce la scelta della lotta partigiana, e lo fa con il suo stile, di chi "studia gli uomini e li ama".
Anselmo è un giovane ufficiale medico, di recente tornato dalla Libia.
"Era ancora imbambolato dalla guerra, aveva nelle orecchie i lamenti dei soldati, era stato spettatore di azioni crudeli." Come il protagonista del romanzo di Cesare Pavese (La casa in collina), vorrebbe "un letargo, un anestetico", per "riscoprire la bontà, la tenerezza che nel mondo, al di là di ogni brutta violenza, ci dovevano essere ancora".
Un giorno, dopo lʼ8 settembre, una donna lo ferma per strada.
"Lʼaspettavo, volevo domandarlo a lei che ha fatto la guerra.
(...) Chi è stato ? Ora con chi siamo ? Cosa ci hanno fatto credere ? Di chi è la colpa ? E tutti quelli che sono morti, poverini ? (...) Li ho visti morire, è stato inutile ..." risponde Anselmo e "sentì che era stupidamente per piangere".
Per il giovane è uno scossone, un risveglio, deve uscire dal torpore, mettersi in azione.
Nella sua città, Viareggio (nel romanzo chiamata Medusa), un gruppo di giovani ha creato unʼorganizzazione clandestina: si definiscono marxisti - leninisti, si dicono comunisti, anche se non hanno mai letto Marx e Lenin e non hanno ancora avuto contatti con il risorto partito comunista (lo desiderano ardentemente).
Cʼè poi un vecchio ammiraglio, il quale vorrebbe agire; è stato messo a riposo dalla Regia Marina per le sue posizioni anti fasciste.
ma è animato da una fanciullesca voglia di lottare, di fargliela vedere ai fascisti e ai tedeschi.
Anselmo diviene ben presto lʼufficiale di collegamento tra " i clandestini" e lʼammiraglio, gli vengono affidate missioni delicate e difficili, che riesce ad assolvere sempre molto bene, per le sue doti di equilibrio e di fine tessitore delle relazioni umane.
Tobino ci conduce attraverso i primi passi della lotta partigiana, come si trattasse di un romanzo di evasione; situazioni pericolose però narrate in modo esilarante ed ironico si sovrappongono al racconto del crescente legame che si crea tra i giovani clandestini, giovani non ancora adulti, caratteri profondamente diversi, differenti le condizioni sociali e il livello di istruzione, ma sempre animati dalla voglia di vivere e da una comprensione reciproca, che supera i difetti e le varie attitudini: lʼazione porta allʼamicizia e questʼultima allʼunità.
I clandestini così come lʼammiraglio vivono sullʼorlo del burrone, come se fosse un gioco, certo rischioso ma senza dubbio a lieto fine.
IL volto crudele della guerra emerge, al di là del nostro desiderio di serena avventura: non siamo al cinema, come fantastica uno dei protagonisti del libro ! Cominciano le perquisizioni, i rastrellamenti, gli arresti.
Anselmo partecipa allʼuccisione di un fascista a La Spezia, lui stesso uccide uno squadrista, che ha assassinato crudelmente lʼammiraglio.
Devono lasciare Viareggio e andare sulle montagne, a combattere la guerra partigiana, dove Anselmo troverà la morte.
"Chiuse gli occhi (...) e subito sognò di essere in un bosco densissimo di fronde, lui era sdraiato, uccelli di nido gli volavano intorno, gli mettevano il becco vicino, lʼaprivano come ridessero, uguali a bambini soddisfatti di aver mangiato".

Chi si aspetta il Partigiano Johnny di Fenoglio non può che restare deluso: qui non ci sono eroi solitari.
Il romanzo è costruito linearmente, senza enfasi, una cronaca aperta, ricca di infinite possibilità, la quale riesce a scherzare perché lucida, trasparente, ed eppure amorevole verso i protagonisti, persino nei confronti dei fascisti.
"Ma i fascisti perché fanno questo ? si domandò Anselmo in un mormorio".
La determinazione dei "clandestini" prende corpo dagli avvenimenti, sono loro a farli adulti, a maturarli politicamente, a renderli dei combattenti, convinti comunque che come le navi possono navigare nel mare calmo come in quello agitato, anche tra gli alberi, dove "mugolava la morte, (...) purtuttavia cʼera felicità, letizia, di fronte alla presente solitudine".

Perché leggerlo ? Splendido libro di un autore purtroppo dimenticato.

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