Gradimento Medio
e non lo rileggerei

I Viceré

scritto da De Roberto Federico
  • Pubblicato nel 1894
  • Edito da Garzanti
  • 655 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 25 luglio 2010

I Viceré sono una edizione ottocentesca della serie televisiva Brothers & Sisters.
Gli Uzeda sono una antica famiglia nobiliare di Catania, che annoverano tra gli antenati persino una santa.
" La vecchia razza spagnuola mescolatasi nel corso dei secoli con gli elementi isolani, mezzo greci, mezzo saracini, era venuta a poco a poco perdendo di purezza e di nobiltà corporea: chi avrebbe potuto distinguere, per esempio, don Blasco da un frattacchione uscito da lavoratori della gleba, o donna Ferdinanda da una vecchia tessitrice ? " Come nella famosa serie televisiva, i membri della grande famiglia litigano, si insultano, tramano ma vivono sempre insieme, ritornano sempre nella grande casa principesca.
Siamo nel 1850, dopo la rivoluzione siciliana del 1848- 1849, conclusasi nel sangue.
La principessa madre, una donna avida e cattiva, muore lasciando due eredi: il figlio maggiore, che assume il titolo di principe, e il figlio amato, il contino Raimondo.
Il principe opera subito per prendere in mano tutta lʼeredità mediante intrighi e sotterfugi.
Nel frattempo la storia cammina e la " nuova Italia" permette alla famiglia, pur profondamente borbonica e reazionaria, di trovare vantaggio dalle cariche pubbliche, adesso elettive, e dalla confisca dei beni ecclesiastici.
Si arriva al conflitto tra il principe e il figlio Consalvo, la cui colpa è di ferire il principe nel " sentimento più forte di tutti gli altri", la "sua borsa".
Ma Consalvo è anchʼegli un Uzeda.
Se " il principe aveva lottato tutta la vita per accumulare nelle proprie mani quanto più denaro era stato possibile, per toglierlo alla madre, ai fratelli, alle sorelle, alla moglie", Consalvo non pensava che " al proprio interesse individuale; per soddisfare il suo amor proprio egli era disposto a giovarsi di tutto".
Erano in fondo entrambi i rappresentanti " degli ingordi spagnuoli unicamente intenti ad arricchirsi, incapaci di comprendere una potenza, un valore, una virtù più grande di quella dei quattrini".
Ed è forse la vera conclusione del romanzo.
Quando Consalvo diviene deputato fingendosi democratico e va dalla zia Ferdinanda, che esclama con ira " Tempi obbrobriosi ...
Razza degenere !", il nuovo principe, e membro del Parlamento del Regno, le risponde con una verità profondamente pessimistica ma spesso vera: " la storia è una monotona ripetizione; gli uomini sono stati, sono, e saranno sempre gli stessi.
No, la nostra razza non è degenerata: è sempre la stessa".

I Vicerè sono un romanzo corale.
I singoli protagonisti sono stereotipi di un ruolo sociale al quale sono condannati.
Il lettore non riesce ad appassionarsi ai personaggi né alla vicende, anchʼesse ripetitive e spesso scontate.
Il romanzo, come tutti i grandi libri dellʼOttocento, scorre piano senza salti e rapide, come un grande fiume.
È facile da leggere ma anche monotono.

Perché leggerlo ? Perché si legge bene sotto lʼombrellone.

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