Tra i migliori che ho letto!
e lo rileggerei volentieri

Gomorra

scritto da Saviano Roberto
  • Pubblicato nel 2006
  • Edito da Mondadori
  • 331 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 20 ottobre 2007

Gomorra è un libro che tratta della camorra, ossia di quello che viene chiamato il "sistema".
Ma in realtà non tratta soltanto di un fatto criminale, ma indaga sull’intreccio tra economia e criminalità e sulla presa di coscienza di un mondo corrotto al quale, però, ci si deve ribellare, innanzitutto con l’informazione e con la denuncia.
Il libro si apre e si conclude con l’intreccio tra economia e criminalità.
L’industria dell’abbigliamento, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, l’edilizia sono tutti settori "regolari", nei quali i grandi gruppi economici utilizzano la camorra per fare profitto ed eludere le regole del mercato e le leggi.
Gran parte del libro è poi dedicata alla violenza, inaudita, delle bande e delle famiglie camorristiche: una lotta senza freni, che colpisce i nemici come gli innocenti.
Ogni tanto si levano coraggiosamente alcune testimonianze isolate: un prete, una giovane maestra, un magistrato e così via.
Il libro può essere interpretato come un percorso di crescente consapevolezza sulla situazione di abbandono nella quale viene lasciata la Campania e della quale sembrano essere vittime tutti i suoi abitanti, dai normali cittadini alla manovalanza criminale sino ai capi boss, il cui destino sembra essere quello di essere uccisi o di finire in carcere condannati all’ergastolo.
Ma perché tutto ciò succede? Perché questa regione è diventata la cloaca di tutti i rifiuti tossici del paese con il consenso dei maggiorenti locali? A queste domande Saviano sembra dare una precisa risposta: "una ricchezza saccheggiata, presa con fatica da qualcuno e portata nel proprio buco".
Questa frase sintetizza la società napoletana, ma racchiude una verità più ampia, che riguarda l’intero paese.
La mancanza totale di senso della comunità, se non quello di clan, la dipendenza culturale da stereotipi (i capi camorristici imitano il cinema e non viceversa), il mito della violenza sono tutti presupposti culturali di una società, che facilmente si fa asservire dai grandi interessi economici.
In questo senso, i capi camorristici sono destinati a pagare per chi sta dietro: "i boss che decidono di non pentirsi vivono di un potere metafisico, quasi immaginario" ma "i boss pagano sempre, non possono non pagare.
Ammazzano, gestiscono batterie militari, sono il primo anello dell’estrazione di capitale illegale e questo renderà i loro crimini sempre identificabili e non diafani come i crimini economici dei loro colletti bianchi".
A questa situazione Saviano, e pochi altri, si ribellano.
Dinanzi alla tomba di Pasolini, l’autore sente di "essere meno solo".
"E lì iniziai a biascicare la mia rabbia, con i pugni stretti sino a fare entrare le unghie nella carne del palmo.
Iniziai ad articolare il mio io so.
L’io so del mio tempo.
..
Io so dove le pagine dei manuali d’economia si dileguano mutando i loro frattali in materia, cose, ferro, tempo e contratti.
Io so".
E quindi si eleva il grido di rivolta: "non permettiamo uomini che le nostre terre diventino luoghi di camorra, diventino un’unica grande Gomorra da distruggere".
Ma questo grido può trovare risposta in un Italia, così paludata come quella attuale?

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