Tra i migliori che ho letto!
ma non lo rileggerei

Saturday

scritto da McEwan Ian
  • Pubblicato nel 2005
  • Edito da Jonathan Cape
  • 279 pagine
  • Letto in Inglese
  • Finito di leggere il 06 settembre 2007

Henry è un neurochirurgo che vive a Londra con la moglie, avvocato, e due figli, il maschio musicista e la figlia poetessa che abita momentaneamente a Parigi.
Si sveglia un sabato mattina e assiste dalla finestra allʼatterraggio di emergenza di un aereo e immagina sia un atto di terrorismo.
Inizia in tal modo la giornata di sabato, che è caratterizzata da alcuni fatti generali (le notizie in televisione sulla prossima guerra in Iraq, la marcia dei pacifisti contro la guerra, le vicende dell’aereo atterrato dʼemergenza), e da alcuni fatti privati (le relazioni con la moglie, la gara di squash con un amico, la visita alla madre malata di Alzheimer, la partecipazione a un concerto del figlio, la preparazione della cena per il ritorno della figlia e l’arrivo del suocero, anche lui grande poeta).
Il racconto si sviluppa in questo contrasto tra il catastrofismo del contesto esterno e la ricerca della pace famigliare, di una vita serena al di là della turbolenza esterna.
Questo tentativo non ha successo e basta un piccolo incidente automobilistico per fare irrompere la violenza e l’imprevisto nella vita intima e famigliare.
Per evitare la marcia dei pacifisti, Henry compie una scorrettezza in auto e urta la macchina di alcuni balordi, che cercano di aggredire il chirurgo.
Henry riesce tuttavia a liberarsi da una situazione difficile in quanto destabilizza il ruolo del capo dei balordi, di nome Baxter, riconoscendo che è afflitto da una grave forma degenerativa del cervello.
Baxter intende vendicarsi per l’affronto e irrompe in casa di Henry proprio nel momento in cui la famiglia sta festeggiando l’arrivo della figlia e del nonno, il grande poeta.
Baxter minaccia la moglie di Henry e ordina alla ragazza di spogliarsi: in una situazione di grande tensione la ragazza legge alcune brani di poesia, che addolciscono Baxter che rinunzia alla violenza e viene spinto giù dalle scale da Henry e da suo figlio.
Il romanzo si conclude con la decisione di Henry di operare Baxter, che era rimasto gravemente ferito e poi su una serie di riflessioni esistenziali da parte del chirurgo: "tutto ciò che sente è la paura.
È debole e ignorante, spaventato delle conseguenze imprevedibili di un’azione che è sfuggita dal controllo ed è generatrice di nuovi eventi, di nuove conseguenze, sino a quando sei condotto in un posto dove mai sognavi di essere e che non avresti mai scelto, il coltello alla gola".
Il libro si sviluppa intorno a tematiche di forte contenuto filosofico: l’impotenza dell’uomo verso un contesto sempre meno spiegabile, l’impatto del catastrofismo sulla vita quotidiana, la ricerca della serenità nell’ambito famigliare, la debolezza delle barriere tra esterno ed intimità, il peso dell’ereditarietà e la vita fuori dal nostro controllo e il ruolo delle relazioni affettive.
Ma il tema più interessante del racconto è il contrasto tra la cultura scientifica, che cerca di portare ordine e razionalità e la cultura letteraria, in particolare la poesia, che interpreta il mondo secondo schemi non riconducibili alla razionalità scientifica e riesce, forse per questo, a cogliere il senso più intimo delle cose e a risolvere le situazioni.
È la poesia recitata dalla figlia che fa uscire Baxter dalla pazzia e non i ragionamenti logici di Henry.
E allora qual è l’uscita da una situazione non più comprensibile sulla base dei canoni della razionalità scientifica? Si è in una situazione di impasse, che si sintetizza dalle parole del poeta, Matthew Arnold: "oh amore portaci a essere autentici l’uno all’altro! Per il mondo che sembra giacere davanti a noi come una terra di sogni, così vario, così bello, così nuovo.
Non c’è realmente né gioia, né luce, né amore, né certezza, né pace, né aiuto al dolore; e noi siamo qui come su una piana oscura, sballottati con confusi allarmi di lotta e di combattimento, dove armate ignoranti si scontrano di notte".
Lo scontro tra il desiderio (l’amore che ci fa vedere il mondo come una terra di sogni) e la realtà, che ci appare solo portatrice di morte, non è questa contraddizione risolvibile solo da un approccio razionale?I forti contenuti filosofici e la molteplicità dei temi non vanno a beneficio del ritmo narrativo e dell’unitarietà del discorso.
È, come al solito, scritto molto bene, ma talvolta si presenta troppo intellettualistico e i personaggi risultano piatti su un ruolo affidato che risponde più a stereotipi che a un vero approfondimento dei caratteri.

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