Gradimento Medio-alto
ma non lo rileggerei

Frankenstein a Baghdad

scritto da Saadawi Ahmed
  • Pubblicato nel 2013
  • Edito da Edizioni e/o
  • 347 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 21 febbraio 2016

Un vecchio rigattiere, ubriacone e ciarlatano, compone un cadavere con pezzi di corpi dilaniati dalle bombe, così frequenti a Baghdad durante lʼoccupazione americana, negli anni 2005 e 2006.
Una vecchina vive in contemplazione di un quadro di San Giorgio, che le ha promesso, secondo lei, il ritorno del figlio, scomparso da venticinque anni nella guerra tra lʼIraq e lʼIran.
Hasib, un giovane addetto alla sicurezza di un albergo viene ucciso dallʼesplosione provocata da un kamikaze di nazionalità sudanese.
Non è possibile ricomporre il corpo e i familiari dovranno piangere una bara vuota, come avviene spesso a Baghdad, oggi.
Ma lʼanima del giovane si impossessa del cadavere ricostruito dal rigattiere e gli dà nuova vita.
È merito di San Giorgio, che in tal modo cerca di mantenere lʼimpegno preso con la vecchina, ingannandola a fin di bene ? O "ciascun membro della famiglia sognò qualcosa riguardo Hasib, e quei sogni, assemblati e intrecciati insieme, si contemplavano a vicenda, (...) dando vita al corpo onirico di Hasib.
(...) E alcuni di loro esagerarono con i sogni, spingendo con le proprie mani lʼaggrovigliata e compatta matassa onirica fino a molto lontano, più lontano di quanto potessero immaginare i familiari, gli amici, i parenti e i vicini di casa insieme, in un luogo che non sarebbe mai venuto loro in mente" ? Superstizione, immaginazione, menzogne non sono altro che facce della storia, alle quali si finisce di credere, "dimenticando che erano solo bugie divenute vere in un qualche momento del passato".
Quel che sia, un nuovo essere, denominato "Comesichiama" prende vita, agisce in un quartiere di Baghdad; e noi lo seguiamo nella sua vicenda: dapprima un vendicatore, che vuole "impartire punizioni esemplari, (...) per gli innocenti che non hanno alcun sostegno, a parte la propria anima che cerca di difendersi dalla morte"; alla fine un assassino, che uccide per poter rimanere in vita, rimpiazzando i pezzi in decomposizione (una mano, un occhio, le dita dei piedi ...) con altre parti, ancora fresche.
"Quella era la sua unica giustificazione, Non voleva decomporsi ed estinguersi.
(...) Per questo si aggrappava alla vita, forse più degli altri, di quelli che gli concedevano le loro, di vita, e pezzi dei loro corpi, così, per paura".
Comesichiama ha tanto da raccontare, ha i ricordi di tutti coloro che gli hanno dato pezzi di corpi, ma lʼunica persona che lo ascolta è la vecchina che crede che lui sia il fantasma del figlio scomparso.
Ma anche lei non riesce a comprenderlo, è stanca, è ora di andare a dormire.
"Perché non ti riposi, figlio mio ? Vuoi che ti sistemi un materassino in cortile ? gli disse per porre fine al suo monologo lungo e ramificato.
Lui sentì che avrebbe voluto davvero (...) distendersi sul sottile materasso di cotone a guardare il quadrato del cielo e contare le stelle fino ad addormentarsi.
Ma quella vita non gli era concessa".

Così sintetizzato, il romanzo può sembrare una via di mezzo tra una storia macabra e un racconto metafisico, una rappresentazione dellʼodierna condizione esistenziale, in Iraq come altrove: lʼunico modo per ricomporre la propria frammentaria esistenza, individuale e collettiva, è depredare parti di altre, in un circolo vizioso che non ha fine, perché può sostenersi solo con un saccheggio continuo.
Per fortuna, intorno al filone principale si sviluppano altre vicende, che non si capisce se siano di semplice contorno o se rappresentino invece il vero oggetto del libro: la vita di quartiere e i suoi abitanti; le traversie di un giovane e brillante giornalista, stritolato dagli ingranaggi del potere, delle donne e del facile guadagno; un oscuro dipartimento dei servizi segreti, che si affida ad astrologi e negromanti per fare previsioni riguardi agli attentati che insanguinano la città e scoprirne gli autori; ed infine lo scrittore stesso, casuale narratore della paura ormai diffusa, di "unʼimmagine che mutava e si moltiplicava in base al numero delle teste poggiate sui cuscini, nella notte, preoccupate e allʼerta".
Molti personaggi e tante situazioni si alternano e si sovrappongono, tutte narrate con tratti ironici e paradossali, rendendo di fatto lʼintero romanzo una grande metafora del potere e di come "ci sono leggi che operano solo in circostanze precise, e quando accade qualcosa che obbedisce a queste leggi lʼuomo si stupisce e sostiene che si tratti di una cosa assurda, una superstizione o, nel migliore dei casi, un miracolo".

Delicato, elegante, leggero ma non superficiale, intriso di nostalgia e di affetto per Baghdad, il romanzo è quasi perfetto; gli manca solo il ritmo narrativo.
Il racconto si sviluppa lentamente, frammentandosi in troppi episodi e personaggi, confondendo il lettore, privandolo delle sorprese e nel contempo degli approfondimenti psicologici, che avrebbero dato spessore ai protagonisti.

Perché leggerlo ? È una lettura piacevole pur affrontando una realtà terribile.

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