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Author Profile

Pier Paolo Pasolini

Biographical notes and intros are automatically translated from Italian using artificial intelligence.
Pier Paolo Pasolini was an Italian poet, writer, film director, screenwriter, actor, painter, and playwright, considered among the foremost Italian intellectuals of the twentieth century. Culturally versatile, first and foremost a poet, literary critic, and director, he distinguished himself in numerous fields, leaving contributions as a painter, novelist, linguist, translator, and essayist.
Source: Wikipedia(Full article→)

Books by this author (1)

ReviewItaliano

The Ragazzi

Pier Paolo Pasolini• Giulio Einaudi

Poems

(original Italian text)

Non è di maggio... da "Le ceneri di Gramsci" 1957

Non è di maggio questa impura aria che il buio giardino straniero fa ancora più buio, o l’abbaglia con cieche schiarite …. questo cielo di bave sopra gli attici giallini che in semicerchi immensi fanno velo alle curve del Tevere, ai turchini monti del Lazio … Spande una mortale pace, disamorata come i nostri destini, tra le vecchie muraglie l’autunnale maggio. In esso c’è il grigiore del mondo, la fine del decennio in cui ci appare tra le macerie finito il profondo e ingenuo sforzo di rifare la vita; il silenzio, fradicio e infecondo…. Tu giovane, in quel maggio in cui l’errore era ancora vita, in quel maggio italiano che alla vita aggiungeva almeno ardore, quanto meno sventato e impuramente sano dei nostri padri – non padre ma umile fratello – già con la tua magra mano delineavi l’ideale che illumina ( ma non per noi: tu, morto, e noi morti ugualmente, con te, nell’umido giardino) questo silenzio. Non puoi, lo vedi ?, che riposare in questo sito estraneo, ancora confinato. Noia patrizia ti è intorno. E, sbiadito, solo ti giunge qualche colpo d’incudine dalle officine del Testaccio, sopito nel vespro: tra misere tettoie, nudi mucchi di latta, ferrivecchi, dove cantando vizioso un garzone già chiude la sua giornata, mentre intorno spiove. Commento del 8 luglio 2015 E’ un maggio triste, autunnale, in una città sommersa dalle costruzioni che tolgono la luce, la vista. Questa cupezza della metropoli è analoga alla disperazione di chi ha capito che i sogni sono finiti. Ma quale nostalgia dell’ardore giovanile, di chi, forse sventatamente, è almeno vissuto, libero dal fardello delle generazioni passate, pieno di ideali che illuminavano la nostra solitudine ! E la poesia si chiude con immagini tra di loro apparentemente contradditorie: la pace del cimitero, scossa da lontani rumori operai, i rottami che si ammucchiano disordinatamente e il canto lascivo di un garzone che lascia il lavoro. Il poeta si rivolge a Gramsci, ma in realtà sta parlando alla sua generazione, con la quale si sono spente le speranze di rinnovamento della società italiana. Che cosa resta: “un silenzio, fradicio…. Infecondo”. Di grande attualità è la strofa nella quale il poeta dà una splendida definizione di come dovrebbe essere un giovane: “quanto meno sventato e impuramente sano dei nostri padri”. E’ un componimento bellissimo per la struttura del verso, che, pur superando l’impostazione tradizionale della poesia italiana ( melodica e ritmica), mantiene una sua eccezionale fluidità e musicalità.