One of us e Home, sweet home
Si tratta di due brevi racconti, che, cosa usuale per Fante, hanno come ambiente la tipica famiglia italiana. Nel primo racconto, giunge un telegramma che annuncia la morte di un cugino, un ragazzo che era stato compagno di giochi di Mike, uno dei tanti fratelli della famiglia. Si sviluppa una scena molto divertente, nella quale, mentre la mamma piange per il dolore della sorella, che ha perso un figlio, i ragazzi si contendono il telegramma al punto di distruggerlo, aprendo, di conseguenza, la discussione su come è morto il cugino e quale sarà la data del funerale. La scena si sposta al funerale, al quale partecipano la mamma, Mike e suo fratello più piccolo, il narratore. Ciò che colpisce i ragazzi è che lo zio non piange la morte del figlio, mentre tutti i parenti, in particolare le donne, si scatenano in lamenti e grida. Mike, in particolare, ha paura di avvicinarsi allo zio, in quanto teme che per la sua somiglianza con il cugino morto, possa essere oggetto di astio. Ed è proprio la visione di Mike, di ciò che poteva essere anche suo figlio, che rompe la chiusura del lutto e spinge lo zio a piangere: > stavano seduti. Mike sorseggiava goloso un frappé, e zio Frank gli stava davanti, col viso nelle mani e grandi lacrime scivolavano dalle sue guance e cadevano sul tavolo, mentre guardava Mike e il suo frappé . Nel secondo racconto Jimmy ritorna a casa dei genitori, dal quale se ne era andato dopo una lite burrascosa con il padre. Si ripropone la scena di una classica famiglia italiana: la mamma ha preparato una buona cena con i dolci che piacciano a Jimmy e spera che tutto vada bene, senza liti e discussioni; il padre fa finta di aver dimenticato, è disoccupato e dopo la cena se ne va all’osteria come tutte le sere; i fratelli accolgono con entusiasmo il fratello maggiore, ma ripropongono poi la vita di tutti i giorni dalla quale Jimmy si sente ormai escluso. La conclusione non può che essere: > mi alzerò e butterò via la sigaretta, e avrò voglia di essere con lei (la fidanzata), non qui, in questa dannata insignificante città dimenticata da Dio . I racconti, soprattutto il primo, sono molto belli. Lo stile è quello tipico di Fante, elegante, dolce e scorrevole.
Our man in Havana
Il romanzo è ambientato a Cuba nel periodo immediatamente precedente alla rivoluzione. Il protagonista, venditore di aspirapolvere (gli affari vanno male) e vedovo con una figlia quattordicenne, viene ingaggiato dallo spionaggio inglese come agente all’Avana. Attirato dai soldi, il protagonista crea una falsa rete di spie e si inventa una serie di informazioni, ovviamente totalmente false. A causa dell’importanza che assume la sua attività, Londra invia due agenti a sostegno, tra i quali Beatrice, della quale il protagonista si innamora. Il racconto si sviluppa intorno a questo tema paradossale, che ironizza sui sistemi di spionaggio. Anche quando verrà scoperto, al protagonista verrà offerto una posizione all’interno dell’organizzazione, in quanto non è possibile ammettere l’errore e comunque qualche cosa di vero può esserci comunque nelle informazioni fornite, anche se chiaramente false. Lo stesso Graham Greene ha inserito questo romanzo nella categoria «divertimenti» e questo giudizio ha senza dubbio influenzato i critici e i lettori nell’interpretazione del libro: una derisione del mondo dello spionaggio e un’accusa, anche se in forma di scherno, della sua tendenza a falsificare la realtà (tema molto attuale). In realtà , se si legge il romanzo al di fuori di questa chiave di lettura, emergono altri temi interpretativi: il mondo immaginario creato dal protagonista (una rete di spie e le false informazioni) mette in moto un meccanismo di vicende anche tragiche, che distrugge la serenità e i legami di amicizia che contraddistinguevano la vita del protagonista. Inoltre quest’ultimo si muove privilegiando i sentimenti familiari (dare alla figlia un futuro di prosperità) rispetto alle esigenze della politica e ai valori di fedeltà al proprio paese. Emerge la contraddizione tra i valori "veri«, costituiti dall’amicizia e dai legami familiari, rispetto a quelli»falsi > , rappresentati dal senso di appartenenza a entità astratte, quali la nazione e le ideologie. Nell’epilogo Beatrice, in realtà l’unico carattere veramente positivo del romanzo, spiega ai propri superiori che anche se lo avesse saputo non avrebbe fermato il protagonista, perché stava lavorando per qualche cosa di importante non per la convinzione di qualcuno su una guerra globale che potrebbe non capitare mai... e poi cosa significa il proprio paese: una bandiera che qualcheduno inventò duecento anni fa«. Il limite più significativo, che rende appropriata la definizione di»divertimento", sta proprio nella figura del protagonista, che non sembra rendersi conto di ciò che ha creato, subendo di fatto gli avvenimenti e lasciando che siano gli altri a creare e a risolvere i problemi. Si tratta di un atteggiamento passivo, che rende a certi tratti monotono e scontato il romanzo. Lo stile è molto efficace, molto legato ai dialoghi e con una struttura della frase con evidenti connotati cinematografici: l’inglese è quello classico.

