Archivio Libri

Nemesis
RecensioneInglese

Nemesis

Nella mitologia greca Nemesis è la dea della giusta e fatale vendetta per colpe rimaste impunite.Quante volte abbiamo pensato che malattie, incidenti, disgrazie fossero fatalità che dovessero avere origine in una colpa? Dobbiamo trovare comunque un responsabile in una tragedia, non possiamo accettare che ciò che accade non sia una necessità, non abbia una ragione; non ammettiamo che Dio > è lʼeco di tutto il nostro vano gridare. (...) Colui che conosce il prima e il dopo e le ragioni del tutto e però purtroppo non può dircele per questʼunico motivo, così futile!: che non esiste (Sebastiano Vassalli La Chimera). Philip Roth parla di questo e lo fa raccontando dellʼepidemia di polio che travolse una cittadina degli Stati Uniti nel 1944, in piena seconda guerra mondiale. > Perché anche questa era una guerra reale, una guerra di massacri, rovine, perdite e sventure, guerra con i danni di una guerra, guerra sui bambini di Newark . Bucky Cantor è un giovanissimo istruttore sportivo, campione di giavellotto, un ragazzo solido e forte; ha evitato di andare in guerra per un grave difetto alla vista. Orfano di madre, abbandonato dal padre, è stato educato dal nonno materno alla dedizione al lavoro, ai valori morali, ad uno spropositato senso di responsabilità. È un supervisore estivo. Chiuse le scuole, il suo compito è di gestire i ragazzi e le ragazze del quartiere ebraico della città di Newark, e lo fa con grande impegno, addestrandoli allo sport, educandoli ai giochi di squadra e insegnando lealtà e determinazione. Le sue qualità gli sono riconosciute dagli alunni così come dalle famiglie. Unʼepidemia di polio, allora incurabile e senza vaccino, si sta diffondendo nei vari quartieri e inizia a colpire anche i ragazzi affidati alla supervisione di Bucky. I casi di polio, alcuni gravi e mortali, si intensificano e il giovane non riesce a capire le ragioni della calamità: è stravolto, è convinto di non fare abbastanza, ma cerca comunque di mantenere la calma e di trasmetterla ai ragazzi. La fidanzata sta trascorrendo lʼestate in un campo estivo, ai bordi di un lago. Gli ha trovato un posto di istruttore di nuoto, disciplina nella quale Bucky eccelle. Perché non lasciare una città ammorbata dalla polio e trascorrere invece lʼestate in un luogo sicuro e meraviglioso, insieme con la ragazza? Bucky è incerto, si sente già in colpa per non essere stato arruolato, non vorrebbe abbandonare i suoi ragazzi, ma poi accetta. Ma non può sfuggire alla colpa (quale?). Dopo pochi giorni dal suo arrivo si verificano i primi casi di polio nel campeggio; è quindi lui lʼuntore? È sua la responsabilità dei ragazzi morti o gravemente resi disabili, che gli furono affidati a Newark? È lui che ha portato la terribile pestilenza nel campeggio? Deve scontare la giusta punizione; e lo farà con ottusa volontà, senza perdonarsi nulla: si ammala anche lui di polio, resta disabile per tutta la vita, rifiuta le profferte della fidanzata, la quale lo ama comunque, si condanna a vivere da solo. > Sorrise (...) con un sorriso molto simile ad una smorfia dolorosa, che indicava stanchezza e non gioia. Non cʼera luce in lui. Ciò che mancava era lʼenergia e la capacità che un tempo erano al centro del suo carattere. E di certo la sua componente atletica era completamente svanita. Non erano soltanto un braccio ed una gamba ad essere inutili. La sua personalità originale, tutta quella vitale determinazione che ti avrebbe colpito nel momento in cui lo avessi incontrato sembrava essa stessa strappata via. È un racconto che si legge di un fiato: la scrittura è fluida, il ritmo narrativo è incalzante malgrado le divagazioni di carattere filosofico. Roth riesce abilmente a descrivere il percorso del protagonista: tutto è già scritto nel suo destino, nelle colpe del padre, ed eppure per il lettore è una sorpresa rendersi conto di quanto sia inutile combattere e come non valga la virtù se una mano invisibile, un Dio crudele, conduce i fili della nostra vita. Ma allora non siamo liberi? Roth cerca di recuperare nellʼultimo capitolo, con il confronto da Bucky e un altro giovane anchʼesso reso disabile dalla polio, il quale, tuttavia, è stato capace di avere unʼesistenza normale e felice. Purtroppo, è un capitolo un poʼ appiccicato, ridondante e prolisso: una caduta nella narrazione, un voler comunque offrire una conclusione non totalmente negativa. Il romanzo si chiude con unʼ affascinante descrizione del lancio del giavellotto da parte di Bucky, una esaltazione della bellezza del movimento di un atleta, ma anche il melanconico riconoscimento di un gesto non più possibile: una chicca stilistica che toglie il respiro. Perché leggerlo? Si legge molto bene e apre riflessioni sul bene e sul male.

Philip RothJonathan Cape London
No longer at ease (non più tranquilli)
RecensioneInglese

No longer at ease (non più tranquilli)

Il romanzo fa parte di una trilogia, un grande affresco della storia recente della Nigeria; è possibile leggere in questo sito la recensione del primo libro, «Things Fall Apart». «No longer at ease» è una citazione tratta da un verso del poema di Eliot («il viaggio dei magi»), che così recita: > tornammo ai nostri luoghi, ai nostri regni/ ma ormai non più confidenti (no longer at ease), nelle antiche leggi/ fra un popolo estraneo che è rimasto aggrappato ai propri idoli/io sarei lieto di un'altra morte . Così come i tre Magi, tornati ai loro Palazzi, non sono più come prima, non possono più adattarsi ai vecchi costumi, così Obi, nipote di Okonkwo il protagonista di «Things Fall Apart», non riesce più a comprendere la Nigeria, apparentemente occidentalizzata ma sempre ancorata all'antica morale ancestrale. A spese dell' Umuofia Progressive Union, un'associazione che raggruppa i maggiorenti del villaggio natale di Obi e della sua famiglia, il ragazzo è stato mandato a studiare in Inghilterra; si è laureato in letteratura inglese, al suo ritorno è stato assunto in un ufficio del nascente Ministero dell'Istruzione (siamo negli anni' 50, poco prima dell'indipendenza). Deve restituire ottocento sterline ricevute dall'associazione; Obi chiede una dilazione e un ulteriore contributo, è inebriato dall'intensa vita di Lagos, brulicante di gente, una mescolanza di etnie e di lingue, protesa verso il futuro. Il ragazzo stesso crede fermamente nella nuova Nigeria, che emergerà dal colonialismo. Rifiuta con sdegno ogni offerta di denaro per favorire un candidato agli esami e ai concorsi. La città è piena di tentazioni, ad Obi piace anche il lusso (noleggia un auto con la quale va in giro), non tiene conto delle tasse e degli anticipi ricevuti. Sono tutti piccoli peccati, che gli verrebbero perdonati, se non fosse che Obi si innamora di Clara, una ragazza appartenente all'etnia "osu > , considerata dagli igbo alla stregua di lebbrosi. Con molta ingenuità il ragazzo informa il padre della sua intenzione di sposare Clara. Suo padre rise. Ed era il tipo di riso che talvolta si udiva da uno mascherato da spirito ancestrale. (...) Noi siamo cristiani, ma questa non è una ragione per sposare un "osu > . (...) I nostri padri nella loro oscurità ed ignoranza chiamarono un uomo innocente osu > , una cosa data agli dei, e da allora egli divenne un emarginato, e i suoi figli, e i figli dei suoi figli per sempre . Obi è arrabbiato, ma è anche convinto che può convincere il padre, uomo in fondo buono e remissivo, cristiano sincero e devoto. In un secondo colloquio, dopo un lungo silenzio, il padre narra al figlio la storia di Ikemefuna. > Cominciò lentamente e in modo sommesso, così sommesso che era difficile udire le parole. Sembrava che non stesse realmente parlando ad Obi. Il viso era rivolto di lato così che Obi lo vedeva in un vago profilo . Ikemefuna fu ucciso da Okonkwo per rispettare le regole ancestrali, il padre di Obi abbandonò la famiglia e si fece cristiano, Okonkwo si impiccò per la vergogna. Che cosa voleva dire il padre raccontando al figlio questa tragedia? Chi abbandona il proprio "chi > , dio, ruolo e destino, crea terribili conseguenze a sé e alla famiglia. Questo messaggio non è esplicito, ma è così che lo interpreta Obi. Come succede spesso nei romanzi di Adache, ai personaggi viene lasciata la libertà di scelta e quindi sono responsabili delle proprie azioni; infatti il racconto poteva essere anche un invito al figlio ad intraprendere con coraggio la propria strada, così come il padre aveva fatto diventando cristiano. Obi torna a Lagos, convinto che non può sposare Clara; ma la ragazza è incinta e quindi bisogna interrompere la gravidanza. Obi l'accompagna da un medico compiacente e ritorna in macchina. Quando li vede uscire per andare alla clinica, dove verrà effettuato l'aborto, vorrebbe uscire dall'auto e gridare: Ferma! Andiamo, sposiamoci ora, ma non ci riuscì e non lo fece. L'auto del dottore scivolò via. (...) Clara guardò nella direzione di Obi e immediatamente distolse gli occhi > .Il ragazzo è un codardo: straccia con rabbia il manifesto della nuova Nigeria, ma è lui ad non aver combattuto fino in fondo per il futuro del proprio paese. E poiché come dice Stevenson, il male ha un suo fascino e richiama altro male, Obi inizia a farsi corrompere in modo spudorato, affascinato dalla pila di soldi contanti. Come dissero i vecchi di Umuofia, vedi questa cosa chiamata sangue. Non c'è niente come il sangue. Questo è il motivo per cui quando tu pianti una patata essa produce un'altra patata, e se tu pianti un arancio esso produce arance. (...) Ma non ho mai ancora visto che un banano produca una patata«. Su Obi incombe una maledizione:»è una strana e sorprendente cosa, ma posso dirti che l'ho visto prima. Lo fece suo padre«. Affascinati dal tono elegiaco di»Things Fall Apart > , dalla forza della sua trama e dei suoi personaggi, si rimane un po' delusi da questo romanzo. Obi è un piccolo uomo, non ha niente della tragicità di Okinkwo, l'ambiente cittadino non evoca misteri come il precoloniale villaggio di Umuofia. Lo stile basato sui dialoghi, serrati e concisi, ci getta in una commedia borghese", in una storia apparentemente piatta e banale. I personaggi sono tratteggiati, non approfonditi, in particolare la figura di Clara: serpeggia una sottile ironia insieme con una prevalente rassegnazione. Tutto sembra già scritto: la vicenda di Obi così come il futuro della Nigeria. Avevano ragione i vecchi di Umuofia, un banano non può produrre una patata? Perché leggerlo? Non so per quale motivi leggendo il romanzo mi è venuta in mente l'Italia.

Chinua AchebePenguin Books
Northanger Abbey
RecensioneInglese

Northanger Abbey

> Una eroina che ritorna, alla conclusione della sua storia, al villaggio nativo, in tutto il trionfo di una reputazione conquistata.... è un evento sul quale la penna di uno scrittore potrebbe ben compiacersi di trattenersi.... Ma la mia storia è molto differente, io porto indietro la mia eroina a casa in solitudine e disgrazia e nessuna dolce esaltazione di spiriti può indurmi ad un resoconto dettagliato . Austen scrive un libro, che gioca abilmente sul confine tra realtà ed immaginazione per prendere amabilmente in giro la moda dei romanzi romantici che cominciavano a diffondersi tra le giovani della buona società. Catherine, una ragazza diciassettenne, si allontana per la prima volta dalla famiglia per una vacanza in una nota città termale. Con ingenuità e fiducia stringe amicizie e fa incontri. Conosce una coppia di fratelli, Eleanor ed Henry, il cui padre, un importante generale, la invita a prolungare la vacanza presso la loro antica residenza. Lettrice di romanzi di ambiente medioevale, Catherine si lascia suggestionare dalle stanze, dai corridoi, dalle porte apparentemente segrete e dai cassettoni che sembrano nascondere misteri e storie tenebrose. Corre lʼimmaginazione di Catherine. È soprattutto la figura del generale, di cui coglie intuitivamente la natura falsa ed autoritaria, che la spinge ad indagare dietro lʼidea di delitti e soprusi. Un colloquio chiarificatore con Henry, che la coglie errare nel grande palazzo, la riporta bruscamente alla realtà: «il romanzo è finito», forse violenze e assassini capitano in altri paesi, > tra le Alpi e i Pirenei dove o si é angeli o demoni. In Inghilterra non è così, tra gli Inglesi, ella pensava, tra i loro cuori e le loro abitudini, cʼ è una generale benché ineguale mistura di buono e di cattivo . E Catherine si imbatte proprio in questa verità: il generale scopre che la ragazza non proviene da una ricca famiglia, non è un buon partito, e la rimanda rudemente a casa. Il romanzo è proprio finito. Il romanzo è unʼiniziazione. Catherine esce dallʼadolescenza ed entra nel mondo degli adulti, dove ai giovani è possibile solo momentaneamente intrecciare relazioni che non tengono conto della posizione delle famiglie nella società. Appena lʼamicizia si trasforma in storia dʼamore, le differenze sociali e il denaro riportano tutti al loro posto. Se questa è la realtà, sono soprattutto lʼipocrisia e lʼinganno a calpestare la dignità della persona. Con una sapiente e piacevole costruzione sintattica, Austen scava nei sentimenti della giovane ragazza, cogliendo le sfumature di un carattere in fase di formazione. Perché leggerlo? Allʼinizio il romanzo ci sembra lontano nel tempo ma poi leggendolo ne comprendiamo lʼattualità e si apprezza la profondità dellʼindagine psicologica e sociale.

Jane AustenDent & Sons