Sconsiglio vivamente
e non lo rileggerei

Mrs. Dalloway

scritto da Woolf Virginia
  • Pubblicato nel 1925
  • Edito da Duckworth & Co. London
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 24 marzo 2019

Il romanzo si sviluppa a Londra nello spazio di una giornata, negli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale: per la maggior parte del tempo i personaggi si muovono, riflettono e sognano nelle vie e nei parchi della capitale inglese, luoghi facilmente riconoscibili. La mente va immediatamente all' Ulisse di Joyce, accostamento valido solo per la natura di "antiromanzo" del libro di Woolf così com'è quello dello scrittore irlandese.  Se quest'ultimo vuole scrivere un "poema omerico" e quindi mitico su un'istanza fortemente realistica (Dublino e i suoi abitanti sono in carne e ossa dinanzi a Bloom), Woolf agisce all'interno di un flusso di coscienza in uno spazio e tempo interiore, al di là del contesto esterno, del presente e del passato. Come disse la scrittrice  in un saggio del 1919 "la vita non è una specie di lampioncini disposti simmetricamente; la vita è un alone luminoso, un involucro semitrasparente che ci circonda dai primordi della coscienza sino alla fine". (da introduzione di Sergio Perosa Edizione Oscar Mondadori 1979). E' "una magica attesa simile a quella di un nuotatore prima di tuffarsi nel mare profondo e brillante sotto di lui, con le onde che minacciano di infrangersi,  ma gentilmente dividono solo la superficie, la fanno muovere, la nascondono e la coprono come se stessero stendendo perle sopra le ninfee acquatiche." Non dobbiamo aspettarci una trama, dobbiamo invece ricercare lampi di suggestione e di poesia nell'ambito di una storia semplice, banale ed intensa ad un tempo, perché parla del riconoscimento di sé stessi. C'è un primo nucleo, costituito da Clarissa Dalloway, nobildonna inglese sulla cinquantina, ben maritata con prole, la quale attende il ritorno dall'India di un vecchio innamorato. E' il momento di riflettere sul proprio passato, sulle occasioni mancate ? Solo in parte, in realtà a Clarissa, tutta nel suo ruolo, la disturba particolarmente che il marito l'abbia lasciata a casa per andare ai famosi ricevimenti di Lady Bruton. Camminando per le vie di Londra rumorose e affollate e per questo da lei così amate, Clarissa "si sentiva stranamente di essere invisibile; non vista; non conosciuta; di non essere più  sposata, di non avere più figli ora, ma soltanto questo sorprendente e alquanto solenne progredire con tutti gli altri, su per Bond Street, essere la signora Dalloway, non più Clarissa, solo la moglie di Richard Dalloway". In quei momenti la coglie un sentimento contradditorio: di estraniazione dalla vita e nel contempo di immersione in essa, nei suoi rumori di sottofondo senza il filtro dell'immaginazione e della poesia:  in questo stato d'animo, chiusa nella propria coscienza in un autismo sconcertante, Clarissa riconosce sé stessa, il suo prosaico appagamento in una vita solida e socialmente accettata. In fondo, cosa ha sofferto ? La lontananza di un antico presunto innamorato. Ben più drammatico è il secondo nucleo, purtroppo solo abbozzato. E' il racconto della pazzia di Semptimus e del disperato amore della moglie Rezia. L'uomo ha partecipato alla prima guerra mondiale, ha assistito a stragi, è stato presente alla morte del suo più caro amico. Ha profondamente sofferto, che senso ha vivere ancora ? "Rezia si metteva il cappello, e correva per campi di grano, dove poteva mai essere ?, su per una collina, in qualche parte vicino al mare, perché si vedevano delle navi, dei gabbiani e delle farfalle; ed erano seduti in cima ad una scogliera, (...) e la carezza del mare, che pareva accoglierli nel cavo d'una conchiglia, e le mormorava all'orecchio; ed ella era distesa sulla spiaggia, sparsa le pareva di essere, come dei fiori disseminati su una tomba. E' morto, diceva sorridendo alla povera vecchia che la vegliava".

Lo stile narrativo è altamente poetico e costituisce il tratto peculiare del romanzo. La trama e i personaggi si polverizzano all'interno della coscienza e sono in tal modo solo occasione per una scrittura fortemente evocativa, ricca di metafore, con un ampio ricorso al sogno. Woolf non riesce  a dare spessore realistico alla narrazione e quando abbandona lo stile poetico scivola facilmente nel melodramma, come nella conclusione citata del vaneggiamento di Rezia. La scrittrice rifiuta il coinvolgimento, persegue, purtroppo, finalità filosofiche e psicologiche molto diffuse nel suo tempo, intende essere estranea ai personaggi e alla loro storia, così facendo polverizza e rende sterile l'intero racconto.

Perché non leggerlo ? Noioso, prolisso, inconcludente.

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