Sconsiglio vivamente
e non lo rileggerei

Rosso come una sposa

scritto da Ibrahimi Anilda
  • Pubblicato nel 2008
  • Edito da Einaudi
  • 261 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 06 maggio 2010

Il libro è di una scrittrice albanese, che scrive in italiano.
Nella prima parte del romanzo, la scrittrice ripercorre le vicende della sua famiglia in un piccolo villaggio sulle montagne.
È una storia di personaggi femminili, ed in particolare della nonna della scrittrice: Saba.
" È una vita incastrata nel reticolo di silenzio senza confine della montagna.
Disturbata soltanto dal brusio degli alberi mossi dal vento.
La gente si occupava delle faccende di sempre.
Si occupava di storie passate che continuamente tornavano a rivivere come fossero accadute la sera prima".
In questo mondo immobile e senza tempo, i dolori e il peso della vita sono a carico delle donne: coraggiose, dure, determinate a difendere la propria famiglia, ma anche spietate con le altre donne, quando alcune di esse non rispettano le rigide regole della comunità.
In questo mondo, " che inizia e finisce qui", il destino delle donne è inesorabile ed ad esse non è concesso di vivere lʼamore.
Solo la morte crea un legame forte tra gli uomini e le donne.
Dinanzi al marito morente, che non ha mai saputo amarla, Saba " piange così, per il tempo giusto o sbagliato che è passato ...
si corica vicino a lui, prende il suo viso tra le mani.
Accarezza le sue rughe, accarezza gli anni perduti senza amore".

La prima parte del romanzo è senza dubbio la più efficace anche perchè la scrittrice non lʼha vissuta direttamente e quindi il ricordo dà fiato alla fantasia e ad uno stile lirico, molto evocativo.
La seconda parte è più autobiografica e racconta della dissoluzione della vecchia Albania, di come un paese di forti tradizioni perda la propria identità al contatto con la società occidentale, in particolare con quella italiana.
La perdita della lingua madre, lʼalbanese, a favore dellʼitaliano sintetizza questo dissolvimento e rende impossibile dialogare con il passato.
La scrittrice vorrebbe parlare con Saba, la nonna amata, ma non ci riesce più.
" Io parlo un idioma a lei sconosciuto e così ci rincorriamo da una parte allʼaltra.
Ma la sua lingua, azzurra, verde, gialla, come le stagioni dei suoi campi, quella che vorrebbe sentire da me, non è più la mia".

È un romanzo fatto di tanti bozzetti, spesso molto belli, ma che vanno a scapito del racconto complessivo.
La ricerca, anche stilistica, dei singoli frammenti fa perdere il senso del romanzo.
Mentre nella prima parte, il lettore è affascinato dalle singole storie, dalle forti emozioni che scaturiscono dalla descrizione di una società dura ed atavica, nella seconda parte del libro le vicende risultano scontate, talvolta banali e non si capiscono le profonde trasformazioni sociali e personali che hanno caratterizzato la società albanese.
In fondo cʼè un salto, anche nellʼefficacia del racconto, tra un mondo contadino, ormai lontano e offuscato dalla nostalgia, e la nuova vita urbana ed industriale, che non può che essere italiana.

Perché non leggerlo ? Alcuni frammenti del racconto sono molto belli.
In generale, tuttavia, il racconto non riesce a creare interesse proprio quando si passa a descrivere i cambiamenti della società albanese verso la società occidentale: come risultato anche la rappresentazione del mondo contadino rimane sospesa, ricondotta ad una sorta di antropologia folcloristica.

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