Gradimento Medio-basso
e non lo rileggerei

Memorie del sottosuolo

scritto da Dostoevskij Fedor
  • Pubblicato nel 1865
  • Edito da Rusconi
  • 128 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 01 agosto 2026

Nel preambolo è lo stesso autore a dividere il racconto in due parti. Nella prima, intitolata "Il sottosuolo", <<il personaggio presenta sé stesso, le sue convinzioni, e pare voler chiarire le cause per cui è comparso, e doveva comparire nel nostro ambiente>>, ossia come nell'era del positivismo, della ragione dominante, fosse necessario riconoscere nell'uomo una forza primordiale, che viene dal sottosuolo, che ti spinge ad essere malvagio, ad avvilirti nell'abbiezione, che ti fa gridare con compiacimento: <<sono un uomo malato... Sono cattivo>>. E' quindi un manifesto filosofico, un punto di arrivo nichilista sulla natura umana. Nella seconda parte,  "A proposito della neve bagnata" (un titolo che ci si aspetterebbe da un romanzo giapponese), il protagonista narra un episodio della sua vita che dovrebbe spiegare le idee e le suggestioni espresse nella prima parte. E' come se il protagonista, quarantenne nel momento in cui illustra le sue teorie, ritornasse con la memoria a quando era ventenne e a un incontro che gli aveva cambiato la vita. Se ci liberiamo dallo schema subdolamente proposto dall'autore, ci accorgiamo come il racconto abbia al centro la Donna. Un chiaro suggerimento è già nei versi citati da Dostoevskij in avvio della seconda parte: "quando, dalle tenebre dell'errore, /(...) mi raccontavi la storia di quanto era stato prima di me/e all'improvviso, coprendoti il viso con le mani,/sopraffatta dal dolore e dalla vergogna,/indignata e sconvolta,/ tu piangevi..." (Nikolàj Nekràsov 1846). Qui è una giovane prostituta, Liza, che il protagonista incontra in un postribolo e che invita a cambiare vita, offrendole il suo aiuto. L'aveva affascinato il suo <<volto fresco, giovane, palliduccio, con le sopracciglia diritte e scure e uno sguardo severo, come un po' stupito>>. Nel farle l'avventata promessa di redenzione, il nostro protagonista non è mosso da una vera empatia. << Un pensiero sordido nacque nella mia mente e serpeggiò per tutto il mio corpo come una sensazione sgradevole, simile a una discesa in un sotterraneo umido e muffoso. (...) Ora invece mi si chiarì l'dea assurda, disgustosa come un ragno, della depravazione, che senza amore, in modo brutale e volgare, comincia proprio da quello il coronamento dell'amore vero>>. C'è come un lieve confine tra la sopraffazione, il piacere di umiliare, e l'affetto sincero e puro per una Donna, tra l'amore come voluttà e l'Amore senza sé e senza ma. E quando Liza si presenta a casa del protagonista, quest'ultimo porta avanti un gioco crudele, di offese e di ripicche, quasi che fosse colpa della povera ragazza se lo avesse sorpreso con una vestaglietta <<sudicio, misero, disgustoso, (...) una canaglia, un farabutto, un fannullone>>, non più l'eroe del loro incontro al postribolo. Ed allora <<accadde un caso strano>>. Umiliata, offesa, dinanzi all'avvilimento, Liza <<aveva capito, fra tutto, quello che una donna intuisce sempre prima di ogni altra cosa, se è veramente innamorata, e cioè che ero infelice. (...) Non immaginavo neppure che non era venuta per avere parole pietose, ma per amarmi, perché per una donna solo nell'amore risiede ogni resurrezione, ogni salvezza, da qualunque rovina e ogni rinascita, che non può manifestarsi se non nell'amore>>. Purtroppo <<siamo nati morti, e già da tempo non nasciamo più da padri vivi, e ci piace sempre di più>>. Non sappiamo riconoscere ed accettare l'Amore.

Il racconto è un'analisi esistenziale, introspettiva e filosofica di un anti eroe, o meglio di una scissione dell'Io, tra la nostra autorappresentazione nella fantasia e nella letteratura, e la vita concreta, in cui non siamo più grandi uomini, ma esseri meschini e malvagi. Non so se D'Annunzio abbia mai letto "Memorie del sottosuolo", ma senza dubbio il protagonista del racconto pare preannunciare i personaggi dei romanzi e delle opere teatrali del nostro scrittore: superuomini nell'arte e abbietti nella vita. Non è il protagonista-narratore che ci rimane scolpito nella nostra immaginazione, anzi alla fine ci annoia il fluire ridondante delle parole, dietro cui si rifugia; è Liza ad emergere pian piano, da misera prostituta a donna ferita nel suo amore tradito, nel suo orgoglioso rifiuto di un compenso, che brutalmente le viene elargito. E' una figura dinamica, non stereotipata, l'unica figura ad evolversi all'interno di una narrazione statica, in cui le situazioni e i personaggi sembrano inchiodati nelle loro funzioni, a cominciare dal protagonista. Non è un caso che "Memorie del sottosuolo" non abbia avuto un successo di pubblico e di critica, proprio perché mancano la trama e l'evolversi delle figure umane, nella loro dimensione psicologica e spirituale.

Perché leggerlo? E' interessante per conoscere la "filosofia" di Dostoevskij

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