<< Sono un Sognatore...vivo talmente poco nella vita reale! Ho vissuto così raramente, nella realtà, momenti come questi, che spero di farli rivivere nei miei sogni. Vi sognerò tutta la notte, tutte le settimane, tutti i mesi, tutto l'anno....>>. E' così che si esprime l'io narratore quando una notte incontra una ragazza piangente, che si definisce anch'essa una "sognatrice". Di lui non conosceremo mai il nome, di lei sappiamo che si chiama Nasten'ka e vive con la nonna, la quale la tiene legata al suo abito con una spilla per evitare che si allontani. E' una strana clausura se Nasten'ka esce tranquillamente nella notte e ha allacciato una relazione con un giovane vicino, che le ha promosso di sposarla; una storia inverosimile e "strappa lacrime", che non avrebbe sedotto nessuno se non il nostro ingenuo Sognatore. D'altra parte, è un giovane disilluso dalla vita, con <<una fantasia malata d'angoscia>>, in attesa di una << scintilla dalla quale far divampare un fuoco per scaldare il cuore gelato, dalla quale far rinascere quello che prima era tanto caro, che toccava l'animo e faceva ribollire il sangue, che strappava le lacrime dagli occhi e che ingannava così maestosamente>>. E se per Nasten'ka l'incontro è un modo per consolarsi e, se vogliamo, un atteggiamento civettuolo e vittimistico per farsi amirare e giocare con i sentimenti, per il Sognatore la fanciulla è il proseguimento del Sogno, di una fantasia d'Amore. <<Oh Nasten'ka, Nasten'ka, se sapessi quanto sono solo>>. esclama il Sognatore come se la ragazza potesse, o volesse, riempire il suo vuoto. Povero Sognatore! Il gioco sottile della seduzione è condotto fino al punto che il nostro Sognatore è pronto a sposarla, visto che il fidanzato di Nasten'ka non si è fatto vivo per onorare la promessa di portarla all'altare. Meglio un Sognatore che restare zitella attaccata alla gonna della nonna! << L'avevo guardata...S'era appoggiata a me più pesantemente. In quell'istante c'era passato accanto un giovanotto. (...) Dio che grido! che fremito! Come si era staccata dalle mie braccia per corrergli incontro. (...) Ero rimasto lì, a lungo, a guardarli... Alla fine, entrambi erano scomparsi dalla mia vista>>.
Nella sua bella introduzione Sarah Tardino chiama in causa l'amor lontano del poeta provenzale Jaufrè Rudel; in questa ottica Nasten'ka sarebbe una Fantasia d'Amore, una figura idealizzata e reale, che come cantò Giosué Carducci, "tre volte la bocca tremante/co 'l bacio d'amore baciò". Troppa grazia per l'infelice Sognatore! Questa interpretazione pone l'attenzione sulla relazione tra i due giovani, dimenticando il centro del racconto: il Sogno. All'interno di una struttura narrativa imperniata sul dialogo, il racconto è un lungo soliloquio, in cui la parte raccontata da Nasten'ka non è che lo specchio deformato della sofferenza del Sognatore e del suo bisogno di costruirsi una storia di cui lui sia il protagonista, il salvatore della dolente fanciulla. In questo dialogo frutto della fantasia del Sognatore, Nasten'ka si chiede <<perché non possiamo essere tutti come fratelli? (...) Perché non si può dire schiettamente quello che si ha nel cuore...?>>. Perché il Sogno non può divenire reale, aggiungo io? Perché non si può incontrare qualcuno o qualcuna con cui confidarsi, e innamorarsi, con cui fuggire dalla solitudine? O forse, è meglio continuare a sognare.
Perché leggerlo? Un fragile racconto di difficile comprensione, ma mirabilmente scritto.