Gradimento Medio
e non lo rileggerei

Il prato in fondo al mare

scritto da Nievo Stanislao
  • Pubblicato nel 1974
  • Edito da Marsilio
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 07 settembre 2019
Stanislao è il nipote di Ippolito Nievo: scrittore, poeta e grande patriota del Risorgimento, morto all'età di 29 anni. Si deve ad Ippolito uno dei capolavori della nostra letteratura dell'Ottocento: "Le Confessioni di un italiano", la cui recensione è disponibile in questo sito. Il 4 marzo del 1861 il battello a vapore Ercole, partito da Palermo per Napoli con a bordo Ippolito, scomparve nel tratto di mare tra Capri e la penisola Sorrentina. Morirono tutti: con Nievo si perse anche la contabilità dell'esercito garibaldino e quindi la prova della correttezza della gestione finanziaria della spedizione, oggetto di calunnie e accuse da parte del governo piemontese. Fu un naufragio dovuto alle condizioni del mare o fu una bomba che mise fine alla vita di Ippolito e sotterrò negli abissi documenti di fondamentale importanza ? Stanislao ricostruisce questa vicenda e indaga sui misteri che circondano la scomparsa della nave. Non bisogna aspettarsi una storia poliziesca: è la ricerca "di qualcuno perduto e avvolto da una strana luce che talvolta confondeva la verità". "Elegante, distaccato, viso morbido, occhi marroni, mobilissimi, (...) romantico, razionale nell'azione", Ippolito è un mito; di lui e della sua morte non se ne parlava nella famiglia Nievo, quasi che solo il silenzio potesse immortalare un personaggio che non desiderava altro che l'oblio.  La ricerca di Stanislao prende le mosse da una visione. Guardando un francobollo dedicato allo zio, d'improvviso "il mare si ingrandì, diventò enorme, in grandezza naturale. Il volto si allargò e divenne chiarissimo poi si dissolse riapparendo di colore naturale e allontanandosi nel mare che lo avvolgeva. Nel bollo l'uomo aveva una macchia rossa sul petto. Era un berrettino da guerra, rosso. Rimase il colore e cambiò la forma che si mise a pulsare. (...) Scomparve tutto nel mare che era diventato una porta azzurra". E' una allucinazione; essa dà l'impronta all'intero romanzo, apparentemente costruito intorno ad una trama razionale, in realtà scandito da una serie di ritratti, alcuni di essi di grande suggestione. Pensiamo al capitolo "l'ultimo minuto", capitolo che da solo vale la lettura del libro. Con un realismo inquietante e affascinante l'autore ripercorre il naufragio, immaginando anche i pensieri dell'ultimo minuto, quando "apparve ad ognuno la vecchiaia che non avrebbe mai vissuto", fino a quando "si accesero alcune luci. Erano creature del fondo ad organi elettrici. Nessun altro assisté all'arrivo sul fondo del vascello napoletano. Si adagiò con una carezza silenziosa e chiuse dentro il suo misero carico". Viene in mente una delle poesie di Ippolito ( "le lucciole " citata nel libro): "la mia mente somiglia un praticello/Pieno di lucciolette all'ora bruna/ Dove il chiaror in questo lato o in quello/ Tremulo guizza senza posa alcuna". L'adagiarsi sul fondo del vascello evoca gli ultimi capitoli, nei quali l'autore racconta le immersioni in profondità per rintracciare il battello o almeno alcuni resti di esso. E' una descrizione realistica e dettagliata: tra numerose imbarcazioni adagiate sul fondo (quanto è immenso il mare ! e quanta umanità è seppellita nelle sue profondità !) Stanislao realizza come la sua indagine fosse "un'onda che mi trasportava senza direzione e senza leggerezza. Dove ? (...) La solitudine pian piano si svuotò delle sue immagini. Tutto divenne estraneo, leggero. Mi sentivo una galleria dove il vento scuoteva le strutture. E mi conduceva lontano, nel nulla. (...) Fui gettato nella memoria di solitudine  del naufrago che cercavo." Ippolito, una settimana prima di sparire, scrisse: "morirò per morire e tutto sarà finito"  E' inutile la ricerca: Ippolito Nievo vuole restare un mito e un mistero deve essere la sua scomparsa.

Come si fa a raccontare la vita e la morte di uno zio, di un padre o di un nonno? Come si riesce a dare il senso di una devozione? Stanislao dà una risposta sconcertante: lo si fa cercando sé stessi, in un turbine di ritratti e riflessioni, nel quale il ricordo della persona venerata resta lì sospeso, nella memoria e nell'immaginazione. Come è scomparso Ippolito Nievo ? Non lo sapremo mai, ma per un nipote che importanza ha? Non deve scrivere una biografia né portare avanti un'indagine storica: deve riscostruire nella sua mente, anche affidandosi alla fantasia, il carattere essenziale dell'uomo. Per Ippolito era la solitudine, d'altra parte, diceva: "le lucciole brillano nel mio cervello all'ora bruna, scintillando tra dense ombre".

Come il capolavoro dello zio anche il romanzo di Stanislao è discontinuo: a capitoli di grande efficacia narrativa e persino esilaranti (pensiamo alla parte intitolata "le stalle di Augia" dove si racconta la peregrinazione negli archivi di stato), si susseguono pagine confuse e ridondanti, come gli incontri con chiromanti ai quali chiedere lumi su dove trovare il battello, inutili digressioni sull'efficacia delle pseudo scienze. La scrittura sorregge il romanzo, con frasi brevi, dialoghi serrati e un parsimonioso ma efficace uso degli aggettivi; tuttavia l'autore non riesce ad evitare che il ritmo diventi prolisso e dispersivo. Se lo zio Ippolito ha avuto la giustificazione di non aver potuto rivedere il suo capolavoro prima che andasse alle stampe, caro Stanislao ! Tu non hai alcuna scusa: alcune belle sforbiciate avrebbero fatto bene al racconto.

Perché leggerlo? Per il capitolo "l'ultimo minuto" e per riscoprire le Confessioni di un italiano. 

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