Sconsiglio vivamente
e non lo rileggerei

L'orologiaio di Brest

scritto da de Giovanni Maurizio
  • Pubblicato nel 1985
  • Edito da Feltrinelli
  • 271 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 20 giugno 2026
Nella sua splendida biografia di Matteo Ricci ("Il Palazzo della memoria di Matteo Ricci" editore Adelphi) Jonathan D. Spence racconta come il missionario gesuita conquistasse i mandarini cinesi con il dono di orologi che si faceva venire dall'Europa. A sbalordire l'élite confuciana erano la splendida meccanica del Seicento europeo e l'idea di poter sezionare il tempo in misure infinitamente piccole, tali da scomporre e persino fermare il flusso degli eventi. Forse, era a questo cui ha pensato de Giovanni quando ha intitolato questo romanzo: un "quasi Noir" che mescola la scoperta del proprio passato e della propria identità con le macchinazioni di una misteriosa "Entità".  Ci sono due dimensioni temporali: uno sbiadito professore di storia medievale è spinto da una giovane giornalista a svelare l'irrisolto omicidio di un magistrato e del suo autista, per scoprire che l'assassino era stato suo padre, un terrorista degli ann'60, abile costruttore di dispositivi meccanici, come esplosivi e innocenti orologi; in un altro piano temporale, di molti anni prima, un'ingenua ragazza allaccia una relazione con un potente cardinale, il cui assistente, su indicazione del suo superiore, organizza l'eliminazione della giovane, servendosi di un misterioso personaggio. Come si intrecciano le due storie e come si concludono, forse, sulla costa atlantica, appunto a Brest? Non lo sveliamo per non togliere la sorpresa al lettore.

Già in un romanzo del 2022, " L'equazione del Cuore", (si veda la recensione in questo sito) l'autore si era allontanato dal Noir classico all'italiana, di forte ambientazione, per indagare il dilemma tra razionalità e sentimento, ispirandosi all'equazione del fisico Dirac, per cui i legami d'amore non si evolvono, sono intrecciati per sempre. Pure qui, in questo racconto, de Giovanni fa riferimento ad un ingranaggio per dire che il passato riaffiora di continuo, legando due persone, il professore e la giovane giornalista, in un intreccio non ricercato ma indissolubile. Sotto il profilo narrativo, la trama è troppo condizionata dai disegni criminali del Potere, qui identificato nel potente Cardinale e nel suo ambizioso assistente. Perché impelagarsi in una storia così inverosimile, quando sarebbe stato sufficiente indagare il tema della Memoria non accettata, eppure necessaria se si vuole vivere un'esistenza autentica. Aver voluto mettere insieme troppe storie e troppi generi letterari ha creato un polpettone prolisso e ridondante, che solo a momenti acquista il ritmo di un Noir. A peggiorare la narrazione è la sovrapposizione di piani temporali, che solo verso la fine si chiariscono, senza dare suspense al racconto.  Dispiace infine che de Giovanni abbia perso ogni riferimento con Napoli, privando il racconto dell'ambientazione che resta infatti evanescente.

Perché non leggerlo? E' noioso.

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