Gradimento Medio
e non lo rileggerei

A place called freedom

scritto da Ken Follett
  • Pubblicato nel 2019
  • Edito da Pan Macmillan books
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 20 novembre 2022
Ken Follett immagina di aver trovato una scatola sepolta nel giardino della casa dove si è trasferito. Dentro trova incisa su un collare  questa scritta: "quest' uomo è proprietà di Sir George Jamisson, anno 1767.(...) se il collare d'acciaio potesse parlare,(...) che storia racconterebbe?"Da questo incipit, che ricorda la scoperta di un tesoro, si avvia un racconto che vorrebbe essere storico e sociale, all'Emile Zola, ma diviene presto un fumettone. Siamo nell'Inghilterra della metà del Settecento e già dalla metà del XVI secolo era iniziato lo sfruttamento dei giacimenti di ferro e di carbone del "Black Country", nelle Midlands occidentali inglesi. Le condizioni di lavoro erano durissime, per le rudimentali tecniche minerarie e per l'avidità dei padroni, ai quali i minatori erano persino legati da un vincolo settennale. Uomini, donne e bambini scendevano nelle profondità della terra, numerose e frequenti erano le vittime, dovute principalmente alle esplosioni conseguenti alle perdite di gas. Non restava ai minatori che sognare la libertà in un futuro al di là della vita. "Non guardare più con gli occhi della pietà/vedi la nostra vittoria/quando noi edifichiamo quella città paradisiaca/tutti gli uomini saranno liberi".  In queste parole ci sono la rassegnazione e il riscatto, l'incrollabile volontà alla libertà. Ed è quest'ultima che spinge Mack, un giovane e carismatico minatore, a porsi a capo della sua gente. Pure nella nascente borghesia ci sono impulsi verso la libertà, più vista come una insofferenza verso le strette regole sociali che per una consapevolezza delle condizioni di bestiale sfruttamento del popolo. Lizzie appartiene ad una famiglia un tempo benestante oggi impoverita: la ragazza potrebbe sposare uno dei giovani Jamisson perché è graziosa, di belle maniere anche se troppo indipendente, e soprattutto possiede un terreno particolarmente ricco di carbone. Questa Lizzie è un carattere particolare: ama indossare abiti maschili per potersi muovere più liberamente, cavalcare come un uomo, conoscere la vita dei minatori; ed è inoltre attratta dal magnetismo di Mack, dal fascino che emana: "con orgoglio muoveva il suo corpo potente, la sicurezza con la quale piegava la testa, lo sguardo intenso nei suoi verdi occhi lucenti. Ella si sentiva attratta". Lizzie non vuole riconoscere la passione per Mack, anche quando scende nelle miniere e vede il giovane all'opera, indomito e forte, a salvare la gente durante un'esplosione di gas, quando lo ammira per il suo coraggio di reclamare migliori condizioni di lavoro, e quando infine lo vede nudo emergere dalle fredde acque del torrente, nella fuga verso Londra. Ci vuole tempo perché Lizzie riconosca l'amore per Mack, e insieme il desiderio di libertà. Sposerà uno dei due giovani Jamisson, bugiardo, rammollito e ottuso, con lui andrà in Virginia in una piantagione di caffè, dove incontrerà di nuovo Mack, portato schiavo dall'Inghilterra, ed è con lui che troverà la libertà nel selvaggio West.

C'è da chiedersi cosa intenda Ken Follett per libertà: i costumi indipendenti e trasgressivi di una giovane borghese, aspirazioni più vicine alle nostre che a ciò che una ragazza potesse avere nell' Inghilterra del XVI secolo, o invece l'emancipazione di un popolo che inizia un  cammino verso i diritti e la giustizia sociale della classe operaia? Se pensiamo che lo scrittore è simpatizzante del partito laburista, il romanzo testimonia, sotto traccia, l'involuzione del pensiero socialista: da movimento operaio a liberalismo di sinistra. Dov'è la libertà? Solo nel selvaggio West, lontano dai vincoli borghesi della società. Non sarebbe stato meglio approfondire la vita sociale e individuale di un nascente mondo operaio nell' industria mineraria e metallurgica, che avrà un'importanza determinante nella rivoluzione industriale e nella nascita di una coscienza di classe? 

Scritto, come in tutti suoi racconti, in un bell'inglese, elegante e arricchito anche da parole gergali, una trama articolata e talvolta avvincente (come nella visita di Lizzie alle miniere), il romanzo presenta i soliti difetti di Ken Follett: tante vicende che si sovrappongono (lo sfruttamento dei minatori, la lotta dei portuali londinesi, lo schiavismo e l'aspirazione d'indipendenza  dei coloni americani), e personaggi poco approfonditi, in particolare Lizzie, che dovrebbe essere il perno dell'intera storia. Quale nostalgia per le ragazze di Jane Austen!

Perché leggerlo? Si legge agevolmente, anche se alla fine risulta piatto e prolisso.

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