Gradimento Medio
e non lo rileggerei

The Good Earth

scritto da Buck S. Pearl
  • Pubblicato nel 1931
  • Edito da John Day
  • 320 pagine
  • Letto in Inglese
  • Finito di leggere il 25 febbraio 2007

Il libro è la sagra di una famiglia contadina cinese, che da una situazione di estrema povertà diviene estremamente ricca a seguito della scoperta di un tesoro di gioielli, investiti tutti nell’acquisto della terra.
Il protagonista è Wang Lung, un povero contadino, che sposa la serva di una grande e potente famiglia.
La sposa, O-lan, è una donna brutta, taciturna ma tenace e forte lavoratrice.
Costituisce la vera fortuna del contadino, sia per le sue capacità di lavoro che per la sua saggezza e buon senso.
Costretti a lasciare la terra a seguito di una grave carestia, la coppia si trasferisce in città, dove vive una vita di stenti.
Durante una sommossa, O-lan, forte della sua esperienza di serva, scopre il nascondiglio di un tesoro di gioielli e li dà al marito, tranne due perle, che tiene con sé.
Inizia la fortuna di Wang Lang, che tradisce la moglie prendendosi una nuova sposa e relegando la donna a una posizione subalterna.
La malattia e la morte di O-lan fanno capire al marito l’importanza della moglie, di cui sente profondamente la mancanza.
Il libro si chiude tristemente con la decisione dei figli di vendere la terra, chiudendo un ciclo familiare, che aveva fatto della terra un solido punto di riferimento.
Il soggetto del libro è la terra e quindi l’aspirazione di qualsiasi contadino di possedere più terra possibile.
Un altro protagonista è O-lan, che rappresenta il ruolo tradizionale della donna, la sua funzione sociale e familiare.
Ed è proprio l’esame di questo personaggio, che non esprime mai una vera rivolta contro il marito a dimostrare la visione conservatrice dell’autrice, la sua incapacità a leggere in modo realistico e crudo le vicende della donna nel mondo cinese né ad esprimere un percorso di emancipazione, che eppure era possibile individuare, anche se, probabilmente, con forzature rispetto alla realtà.
Nello stesso modo, gli altri personaggi, femminili e maschili, si muovono all’interno dei canoni sociali, ad eccezione di uno dei figli che preferisce la strada della rivoluzione a una tranquilla vita di possidente.
Non esiste una aspirazione al cambiamento e tutto viene ricondotto ad un fatalismo "buonista".
Le pagine più intense del libro sono quelle iniziali (Wang Lang che va a prendersi la futura sposa presso la potente famiglia) e la descrizione della vita in città, con il contrasto tra il mondo urbano e quello contadino, con l’impatto delle prime rivoluzioni sociali e la presenza degli stranieri.
In seguito il racconto diviene compassionevole e sommerso da un pietismo, spesso stucchevole.
Se nell’avvio sembra esserci la volontà di fornire un quadro, anche crudo e realistico, della vita cinese della campagna (con assonanze, anche lievi, con Terra di Zola), poi tutto si perde in un approccio giustificativo, che pone l’ambiente cinese sullo sfondo.
Il ritmo del libro si mantiene sempre efficace, permettendo una lettura veloce e leggera, la lingua è molto ricca all’inizio, con l’uso di vocaboli propri della vita contadina, per poi rarefarsi in un inglese sempre meno personale e colloquiale.
La lingua accentua il percorso verso una narrazione sempre meno pregnante e viva.

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