Gradimento Medio-alto
ma non lo rileggerei

Racconti italiani

scritto da a cura di Lahiri Jhumpa
  • Pubblicato nel 2019
  • Edito da Guanda
  • 539 pagine
  • Letto in Italiano
  • Finito di leggere il 04 marzo 2021
Jhumpa Lahiri è una scrittrice anglo-bengalese (vedi in questo sito la recensione di The Namesake, il nomignolo); affascinata dalla lingua italiana, ha compiuto "una specie di gioco del rovescio" (come scrive nell'avvertenza): tradurre in inglese una raccolta di racconti della nostra letteratura per poi presentare la stessa antologia al pubblico italiano. Gli autori, alcuni noti ed altri meno, sono messi sotto la lente d'ingrandimento di una straniera, di una scrittrice con una propria impronta interpretativa e letteraria. La rassegna è molto ampia: 40 autori presentati secondo l'ordine alfabetico, da Elio Vittorini a Corrado Alvaro, con una distribuzione innovativa rispetto al criterio cronologico generalmente usato dalle antologie. Malgrado il lungo arco di tempo, da "Fantasticheria di Giovanni Verga pubblicato nel 1880 a "Controtempo" di Antonio Tabucchi del 2009, Lahiri ci manda un importante messaggio: la letteratura è senza tempo, il contesto sociale e letterario non conta, è ciò che si dice e come lo si dice che devono avere valore per noi. Ed allora sorge una curiosità: cosa ha valore per Lahiri? Per tentare di capirlo possiamo partire da una scrittrice italiana ormai dimenticata. In un bellissimo racconto, "La noce d'oro", Cristina Campo riporta alla luce momenti della sua infanzia e ci coinvolge nelle origini delle sua passione per le fiabe e per i misteri. Andando alla scoperta dei libri della nonna compare dinanzi alla fervida fantasia di Cristina bambina "un ambiente di tenera funebria dove le principesse dalla vita di vespe avevano l'aria di portar busti e forse anche posticci, in vaste regge grigio-cupe. (...) Scopersi allora con un brivido che quei fatali luoghi e personaggi non erano diversi, tutto sommato, dalle gialle e inquietanti fotografie cabinet di mia nonna giovane e di altre belle congiunte morte che mia madre, in astucci in cuoio verde, portava sempre con sé nei suoi viaggi". E quindi che differenza c'è tra il mondo delle fiabe e quello reale? Nessuna, è come si visita i propri defunti al cimitero e si scopre, attoniti e spaventati, il prodigio: "ai nomi cifrati, alle iscrizioni geroglifiche, si sostituivano di colpo, sul marmo tenero, i loro nomi, i miei stessi, quelli che io stessa portavo al collo sulla medaglia d'oro. (...) La fiaba era là, terribile e raggiante, risolta un attimo e irrisolvibile: l'eterna, la sempre ritornante nei sogni, viatico al pellegrinaggio, noce d'oro da serbare in bocca, da schiacciare tra i denti nell'attimo dell'estremo pericolo". La letteratura è quella noce d'oro, la quale, mescolando fantasia e realtà, ci protegge dal pensiero della Morte.  Giuseppe Tommasi di Lampedusa ha ancora pochi mesi di vita quando scrive un racconto sconcertante, di rara eleganza: "La sirena". Il narratore, solo "esemplare superstite" di un'antica famiglia siciliana, incontra a Torino un conterraneo, il più illustre ellenista dei suoi  tempi. Riesce ad entrare nelle confidenze dell'eminente professore, tanto ad essere invitato a casa. Qui scopre che l'anziano studioso vive solo, non ha mai frequentato l'altro sesso, malgrado sia stato un giovane di straordinaria bellezza, una sorta di dio greco. Quali sono le ragioni di una misoginia perseguita per tutta la vita?  Come in "Le mille e una notte" (vedi recensione su questo sito) entriamo in una matrioska letteraria che ci conduce in una leggendaria storia mitologica all'interno di una prosaica narrazione borghese. In una spiaggia di rara bellezza, dinanzi a una pura distesa di mare, il professore ancora giovane scandiva "ad alta voce versi dei poeti e i nomi di quegli Dei dimenticati, ignorati dai più, sfioravano di nuovo la superficie di quel mare che un tempo, al solo udirli, si sollevava in tumulto o placava in bonaccia". E come se l'antica lingua, recitata dal giovane ellenista, risuscitasse le meraviglie del mito e del sortilegio, emerse una Sirena: "riversa poggiava la testa sulle mani incrociate, mostrava con tranquilla impudicizia i delicati peluzzi sotto le ascelle, i seni divaricati, il ventre perfetto; da lei saliva quel che ho mal chiamato un profumo, un odore magico di mare, di voluttà giovanissima". E la Sirena gli disse, "tu sei bello e giovane, dovresti seguirmi adesso nel mare e scamperesti ai dolori, alla vecchiaia. (...) Io ti ho amato e, ricordalo, quando sei stanco, quando non ne potrai proprio più, non avrai che da sporgerti sul mare e chiamarmi: io sarò sempre lì, perché sono ovunque, e il tuo sogno di sonno sarà realizzato". C'è quindi da qualche parte, nella nostra stessa immaginazione, un'ancora di salvezza rispetto alla sofferenza e alla Morte. Può essere un fugace incontro con un signore a farci sognare, come avviene nel "La signora" di Lalla Romano, o potrebbe essere un animale ibrido, come il Centauro, il cui amore non corrisposto ne scatena la furia (vedi Primo Levi "Questio de Centauris"), oppure, infine,  la fuga dal dolore potrebbe risiedere in un ancestrale e sfortunato affetto per una cerbiatta, come nel racconto "La cerbiatta" di Grazia. Deledda. Come si legge nel magnificente racconto "Il facchino e le dame" di "Le mille e una notte", "tutto ciò che ci vedrai fare, tutto ciò che osserverai intorno a noi... non cercare di capirne la ragione".

La scelta dei racconti e degli autori è estremamente personale; per fortuna Lahiri non ha studiato la letteratura italiana sui manuali di critica dei professori nostrani, si è invece lasciata trasportare dalla curiosità, da indicazioni anche episodiche e da un gusto ben chiaro di chi e di cosa bisogna leggere. Con questo approccio compare una letteratura ben diversa da quella che abbiamo studiato: in discarica il presunto verismo e neo realismo, accoglienza alle storie ambigue, fantasiose e inverosimili, riscoperta di autori ed autrici trascurate e persino maltrattate. Alcuni scrittori risultano non così attuali o importanti (si pensi al celebrato "Un marziano a Roma" di Ennio Flaiano), altri ritornano all'attenzione come Fabrizia Ramondino con il racconto "La Torre".

Perché leggerlo? Una interessante e innovativa rassegna della letteratura italiana.

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